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crivinc
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martedì 24 aprile 2012
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un pugno nello stomaco...da vedere!
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"Incendies" ti lascia il segno. Alla fine del film sono stata travolta da una marea di emozioni contrastanti tra loro. Fino a che punto può arrivare l'amore per un figlio? Cosa si può perdonare in nome dell'amore? Come spezzare la catena dell'odio? Tanti interrogativi che sono da spunto per riflettere e che, alla fine, pongono in secondo piano il fatto che risulta un pò difficlie seguire il dipanarsi della storia. A mio parere sarebbe stato più opportuno cercare di contestualizzare meglio i fatti, dato che le vicende storiche di cui si parla non sono un semplice contorno alla storia, ma parte integrante di essa.
Comunque la mia opinione resta che questo è un film da vedere!
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francesco2
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mercoledì 11 aprile 2012
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(ri) scoprire il passato
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Come un altro, piuttosto celebrato film della scorsa stagione, "Un gelido inverno", anche quest'opera racconta sotto certi aspetti una storia che non c'è. Un passato da (ri)scoprire, anche se in questo caso l'intreccio, quando c'è, è sicuramente più denso.
C'è (almeno) una differenza sostanziale, tuttavia: se il film statunitense parla di un mondo piccolo, anzi di un posto isolato dal mondo, dove vigono leggi -Sic!- che è generoso definire settarie, "La donna che canta" è un film che si proietta verso una dimensione ampia.
Perché c'è un viaggio che abbraccia vari punti del mondo, ed avolte culture differenti: al quale poi si unirà anche l'altro fratello.
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Come un altro, piuttosto celebrato film della scorsa stagione, "Un gelido inverno", anche quest'opera racconta sotto certi aspetti una storia che non c'è. Un passato da (ri)scoprire, anche se in questo caso l'intreccio, quando c'è, è sicuramente più denso.
C'è (almeno) una differenza sostanziale, tuttavia: se il film statunitense parla di un mondo piccolo, anzi di un posto isolato dal mondo, dove vigono leggi -Sic!- che è generoso definire settarie, "La donna che canta" è un film che si proietta verso una dimensione ampia.
Perché c'è un viaggio che abbraccia vari punti del mondo, ed avolte culture differenti: al quale poi si unirà anche l'altro fratello. sotto una luce diversa, perché un viaggio per (ri) scoprire il (nostro?) passato è sempre qualcosa di multiforme.
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omero sala
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venerdì 2 dicembre 2011
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viaggio nel passato
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In un paese ricco, il Canada, che non ha conosciuto guerre, vive una famiglia borghese, benestante e serena di origini libanesi: Nawal, la madre, è segretaria presso un affabile notaio, i figli gemelli, Jeanne e Simon, sono perfettamente integrati nel milieu del paese nordamericano.
In un trenquillo pomeriggio d’estate, in una piscina affollata, la madre ha un improvviso malore: seduta sul lettino a bordo vasca viene colpita da un violento choc e si immobilizza pietrificata. Subito soccorsa, viene ricoverata, ma non supera la crisi e muore dopo pochi giorni.
Alla lettura del testamento i gemelli vengono messi a conoscenza di avere in Libano un terzo fratello e un padre. La madre vuole che i due ragazzi partano per la loro terra d’origine (della quale non conoscono nemmeno la lingua), che scovino il padre (creduto morto) ed il fratello (che non sapevano di avere), e che consegnino loro due lettere.
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In un paese ricco, il Canada, che non ha conosciuto guerre, vive una famiglia borghese, benestante e serena di origini libanesi: Nawal, la madre, è segretaria presso un affabile notaio, i figli gemelli, Jeanne e Simon, sono perfettamente integrati nel milieu del paese nordamericano.
In un trenquillo pomeriggio d’estate, in una piscina affollata, la madre ha un improvviso malore: seduta sul lettino a bordo vasca viene colpita da un violento choc e si immobilizza pietrificata. Subito soccorsa, viene ricoverata, ma non supera la crisi e muore dopo pochi giorni.
Alla lettura del testamento i gemelli vengono messi a conoscenza di avere in Libano un terzo fratello e un padre. La madre vuole che i due ragazzi partano per la loro terra d’origine (della quale non conoscono nemmeno la lingua), che scovino il padre (creduto morto) ed il fratello (che non sapevano di avere), e che consegnino loro due lettere.
Il film racconta questo viaggio e questa faticosissima ricerca. E intreccia questa discesa agli inferi, questa anabasi con delle analessi che evocano e ricostruiscono, in una serie di tesissimi flashback, la terribile biografia della madre e la drammatica storia di un paese sconvolto da una sanguinosa guerra civile.
Le ricerche di Jeanne e le peripezie della madre sono le tracce parallele e asincrone di due percorsi narrativi che ricostruiscono una storia sepolta, un’epopea intricata che ricompone radici aggrovigliate e inimmaginabili verità. Una storia che ha la tremenda complessità delle tragedie greche.
Negare il passato violento e tragico e seppellirne la memoria aiuta a sopravvivere; ma la memoria trova sempre il modo di presentare il conto: e di fronte alla orribile verità, c’è chi crolla e muore, chi si lascia annientare per sopravvivere squarciato dai rimorsi e chi invece trova il modo di capire e attraversare il dolore, di crescere e maturare, di ricostruire equilibri nuovi, ritrovare emozioni forti, rintracciare il senso di un legame e la dimensione di un affetto.
Il film non dà tregua, non percorre scorciatoie, non risparmia nulla, non ammette semplificazioni: è spietato come la cupa storia che racconta, ma nello stesso tempo è pietoso.
Il regista non cerca facili effetti, prende una misurata distanza e non concede nulla alla propensione per il sadismo e la truculenza. Guarda alla sofferenza attraverso gli occhi di Nawal e osserva con uguale orrore la ferocia dei cristiani e quella dei mussulmani, descrive con atroce distacco e infinita desolazione la spietatezza di ogni rappresaglia e l’incomprensibile disumanità di tutti gli aguzzini, non parteggia con nessuno, non si schiera. Non condannando nessuno, stigmatizza con maggior efficacia l’empietà della violenza e l’assurdità devastante dell’odio, la disperata brutalità delle fazioni e la triste cecità degli individui.
Il montaggio ad incastro è articolato e complesso, ma nonostante i coup de théâtre ed i frequenti flash back quasi indistinguibili dalla sequenze narrative, non presenta cali di tensione.
L’ambientazione si colloca fra lo squallore dell’anonima periferia industriale di una fredda città canadese e la desolazione di città mediorientali sventrate dalla guerra, devastate e circondate da aridi paesaggi cotti dal sole.
L’angosciosa vicenda è sottolineata in alcuni passaggi dallo struggente sottofondo musicale dei Radiohead che pare composto su misura. Il canto della “donna che canta” per non ascoltare la sofferenza e per sottomettersi è di un’angosciante dissonanza.
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lars_42
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mercoledì 26 ottobre 2011
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lungo e noiosetto
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Il punto di forza di questo film è senza dubbio la trama, molto complessa e articolata. Quello che non funziona è tutto il resto: le musiche sono perlopiù assenti (tranne i Radiohead nella prima scena), la regia non coinvolge particolarmente e i dialoghi sono piuttosto scialbi. Il finale risulta piuttosto forzato, come se il regista avesse cercato a tutti i costi di inserire un colpo di scena magistrale. Nel complesso il film non è male, racconta uno spaccato di storia contemporanea interessante e crudo, ma la trasposizione in opera cinematografica risulta approssimativa, e non saranno rari gli sbadigli in sala.
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mik74
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lunedì 26 settembre 2011
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crudeltà e sofferenza, amore e perdono
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Sono questi gli ingredienti, di un piatto decisamente saporito, cucinato a fuoco lento, ma dall'aroma intenso e penetrante. Consiglio questo film a chiunque abbia voglia di emozioni che lascino il segno.
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mauro.t
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giovedì 4 agosto 2011
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quando si vuole strafare
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Traendo spunti da “Edipo re” e da “La casa degli spiriti”, il film avrebbe il lodevole intento di parlare della guerra che ha insanguinato il Libano tra gli anni ’70 e ‘80. La storia parte dal Canada: i due figli di una signora defunta, nativa del Libano, davanti alla lettura del testamento da parte del notaio, vengono a sapere di avere un fratello e il padre ancora vivo, ai quali la madre ha lasciato dei messaggi. Il ragazzo non ne vuole sapere, ma la ragazza parte per il Libano e si mette a indagare. Ricostruisce così a poco a poco la storia della madre, ripudiata dalla famiglia per esser rimasta incinta da giovane, passata alla lotta armata dei palestinesi (?) dopo aver visto gli orrori dei cristiano-nazionalisti, imprigionata per aver ucciso un importante esponente politico e stuprata in carcere.
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Traendo spunti da “Edipo re” e da “La casa degli spiriti”, il film avrebbe il lodevole intento di parlare della guerra che ha insanguinato il Libano tra gli anni ’70 e ‘80. La storia parte dal Canada: i due figli di una signora defunta, nativa del Libano, davanti alla lettura del testamento da parte del notaio, vengono a sapere di avere un fratello e il padre ancora vivo, ai quali la madre ha lasciato dei messaggi. Il ragazzo non ne vuole sapere, ma la ragazza parte per il Libano e si mette a indagare. Ricostruisce così a poco a poco la storia della madre, ripudiata dalla famiglia per esser rimasta incinta da giovane, passata alla lotta armata dei palestinesi (?) dopo aver visto gli orrori dei cristiano-nazionalisti, imprigionata per aver ucciso un importante esponente politico e stuprata in carcere. Solo alla fine il figlio refrattario partecipa alle ricerche iniziate dalla sorella, e i due fratelli si troveranno di fronte ad una verità agghiacciante. Il film ci riuscirebbe egregiamente a rendere l’orrore, se gli autori non decidessero di curvare la storia in un melodramma dove parecchi aspetti risultano inverosimili, a partire dall’età dei personaggi (quanti anni dovrebbe avere il torturatore del carcere?), per continuare con il passaggio di alcuni protagonisti da una parte all’altra dello schieramento politico, che nel caso del ragazzo cresciuto in orfanotrofio appare gratuito, per finire con l’onniscienza della casta dei notai, i quali riescono a reperire documenti in una realtà dove il buon senso ne suggerirebbe la scarsa plausibilità. Ed è proprio la sensazione di una storia artefatta, in cui appare evidente lo sforzo di colpire le viscere, che toglie valore a un film partito bene. La storia degli affetti avrebbe esaltato uno scenario storico spaventoso, ma purtroppo il film, con le sue forzature nella trama, rischia di lasciare perplessi sulla credibilità, un po’ irritati per un uso allegorico della matematica che c’entra come i cavoli a merenda e con la sensazione di aver tolto qualcosa alla rappresentazione di una delle più terribili guerre civili degli ultimi decenni.
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astromelia
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lunedì 13 giugno 2011
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è veramente accaduto?
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..questo mi chiedo se da qualche parte questa donna è veramente esistita e con questo pensiero ritengo il film uno dei più belli sentiti toccanti.....una pellicola che rimane viva, il giorno dopo averlo visto riandavo alle scene e alla storia, agghiacciante altro non aggiungo, concordo con i commenti lasciato nel forum perfettamente esaustivi,bravi attori e regista.....
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janmaris
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giovedì 9 giugno 2011
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una storia, oltre la storia
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E' il film che mi ha più colpito quest'anno. E' stato detto molto nei commenti del pubblico, aggiungo poco di più (e quel che più mi urge): intanto che è un film con 'Storia', come pochi se ne vedono, forse perfino con 'troppa' storia; poi che è vero che in questa storia ci sono elementi che non 'si tengono', fino a risultare improbabili se non proprio irrealistici.
Ma il punto è questo: a mio avviso è un film in cui la storia trascende la storia, volutamente: l'intento non è tanto di raccontare una storia d'un paese e neanche una storia di persone, quanto di andare oltre esse per toccare dei 'topos' molto più profondi.
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E' il film che mi ha più colpito quest'anno. E' stato detto molto nei commenti del pubblico, aggiungo poco di più (e quel che più mi urge): intanto che è un film con 'Storia', come pochi se ne vedono, forse perfino con 'troppa' storia; poi che è vero che in questa storia ci sono elementi che non 'si tengono', fino a risultare improbabili se non proprio irrealistici.
Ma il punto è questo: a mio avviso è un film in cui la storia trascende la storia, volutamente: l'intento non è tanto di raccontare una storia d'un paese e neanche una storia di persone, quanto di andare oltre esse per toccare dei 'topos' molto più profondi. Non è un caso che il film trae origine da una piece teatrale, e non è un caso che la sensazione che hai, alla fine, è di avere assistito ad un'ultima tardiva postuma 'tragedia' greca' , il cui intento primario non è certamente quello del realismo (per questo dissento parecchio in questo caso dalla critica di MyMovies).
Ti arrivano gli sguardi, soprattutto delle protagoniste femminili (anche quando sono duri, come nell'incontro fra le donne e la figlia) e di certi primi piani; ti arrivano alcuni gesti e la musica (magnifica); soprattutto ti arrivano -più che parole- i sentimenti: di odio, di rabbia, di pietà, di angoscia, d'amore, di paura; risuonano in te e ti interrogano: di certo non li dimenticherai facilmente.
Quando mi sono apprestato a vederlo per la seconda volta (è appeno uscito in DVD), già la prima scena di 'tosatura' del ragazzino con lo sfondo stupendo della canzone dei Radiohead "You and whose army?" (Tu con l'esercito di chi?), con i suoi occhi che ti fissano... Vedetelo, se ne avete modo
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gabriella
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mercoledì 25 maggio 2011
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scioccante nella sua crudezza.
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130 minuti ben spesi per la visione di questo film fortemente drammatico e scioccante nella sua crudezza.Stupendi attori,specie la belga di origini magrebine Lubna Azabal,perfetta nei tratti del volto per questa parte.Capelli corvini,sopracciglia folte,occhi scuri,naso irregolare,sguardo indurito dagli orrori della vita.Come sfondo la guerra in Libano dal 1975 al 1990.Un'occasione per conoscere una storia non così lontana,per conoscere una guerra grondante di orrori come del sangue delle vittime,una guerra che come tutte le guerre ha generato dei mostri(come se quelli già esistenti non fossero sufficienti..).Uno sguardo sui pregiudizi che possono devastare la vita delle persone.
Una figlia che,alla morte della madre,con in tasca una sua foto e con indosso un laccetto appartenutole,compie un percorso a ritroso alla ricerca delle sue origini,alla scoperta di una madre che non "conosceva".
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130 minuti ben spesi per la visione di questo film fortemente drammatico e scioccante nella sua crudezza.Stupendi attori,specie la belga di origini magrebine Lubna Azabal,perfetta nei tratti del volto per questa parte.Capelli corvini,sopracciglia folte,occhi scuri,naso irregolare,sguardo indurito dagli orrori della vita.Come sfondo la guerra in Libano dal 1975 al 1990.Un'occasione per conoscere una storia non così lontana,per conoscere una guerra grondante di orrori come del sangue delle vittime,una guerra che come tutte le guerre ha generato dei mostri(come se quelli già esistenti non fossero sufficienti..).Uno sguardo sui pregiudizi che possono devastare la vita delle persone.
Una figlia che,alla morte della madre,con in tasca una sua foto e con indosso un laccetto appartenutole,compie un percorso a ritroso alla ricerca delle sue origini,alla scoperta di una madre che non "conosceva".Una scoperta agghiacciante in un finale scioccante che non si dimentica facilmente!
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nalipa
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lunedì 23 maggio 2011
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come un'antica tragedia
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greca.
Film da un'adattamento della pièce del canadese Wajdi Mouawad, racconta guerra, terrorismo e genocidio in un crescendo di colpi di scena come in un thriller.
Quando il notaio Lebel legge a Jeanne e Simon il testamento dlela madre Nawal , i gemelli restano stupiti e scioccati davanti alle due buste lasciategli, una destinata al padre che credevano morto e l'altra a un fratello di cui non conoscevano l'esistenza. Jeanne parte per il Medio Oriente per scoprire il passato della sua famiglia e quindi poter esaudire ciò che la madre ha lasciato detto. Ben presto anche il fratello la raggiungerà e scopriranno insieme alcune terribili verità sulla madre e quindi su loro stessi.
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greca.
Film da un'adattamento della pièce del canadese Wajdi Mouawad, racconta guerra, terrorismo e genocidio in un crescendo di colpi di scena come in un thriller.
Quando il notaio Lebel legge a Jeanne e Simon il testamento dlela madre Nawal , i gemelli restano stupiti e scioccati davanti alle due buste lasciategli, una destinata al padre che credevano morto e l'altra a un fratello di cui non conoscevano l'esistenza. Jeanne parte per il Medio Oriente per scoprire il passato della sua famiglia e quindi poter esaudire ciò che la madre ha lasciato detto. Ben presto anche il fratello la raggiungerà e scopriranno insieme alcune terribili verità sulla madre e quindi su loro stessi.
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