Una serie di omicidi. Una serie logica misteriosa. L’università di Oxford. Un vecchio professore di matematica. Un giovane tirocinante americano. Sono questi gli ingredienti del film di Álex De la Iglesia.
Un thriller vecchio stile, compenetrato di elementi noir, a partire dalla location e dalla scenografia. Martin (Elijah Wood) si ritrova, suo malgrado, coinvolto nella caccia ad un serial killer, insieme al professor Seldom (John Hurt). In quello che sembra più un enigma matematico, tutti i protagonisti possono finire sul banco degli imputati. E fino alla conclusione si può dubitare di ogni personaggio.
Se l’inizio è ben orchestrato e la curiosità dello spettatore è catturata costantemente anche durante la parte centrale del film, il finale arriva un po’ in sordina e a ben vedere è più il frutto della casualità che non della logica degli eventi.
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Una serie di omicidi. Una serie logica misteriosa. L’università di Oxford. Un vecchio professore di matematica. Un giovane tirocinante americano. Sono questi gli ingredienti del film di Álex De la Iglesia.
Un thriller vecchio stile, compenetrato di elementi noir, a partire dalla location e dalla scenografia. Martin (Elijah Wood) si ritrova, suo malgrado, coinvolto nella caccia ad un serial killer, insieme al professor Seldom (John Hurt). In quello che sembra più un enigma matematico, tutti i protagonisti possono finire sul banco degli imputati. E fino alla conclusione si può dubitare di ogni personaggio.
Se l’inizio è ben orchestrato e la curiosità dello spettatore è catturata costantemente anche durante la parte centrale del film, il finale arriva un po’ in sordina e a ben vedere è più il frutto della casualità che non della logica degli eventi. Ma tant’è, perché il film si apre proprio con la diatriba tra matematica (scienza esatta) e filosofia.
Nè il vecchio professor Seldom, secondo cui la verità non esiste, nè Martin, fiducioso che la matematica possa risolvere qualsiasi enigma, alla fine avranno le stesse convinzioni di prima.
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