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Paul, Mick e gli altri
Un film di Ken Loach.
Con Joe Duttine, Tom Craig, Venn Tracey, Steve Huison
Titolo originale The Navigators.
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 96 min.
- Gran Bretagna, Germania, Spagna 2001.
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![]() Loach: un regista necessario
Giancarlo Zappoli
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Un gruppo di operai lavora in uno scalo ferroviario nel sud dello Yorkshire a metà degli anni Novanta. È la fase delle privatizzazioni. Nulla è più come prima: ogni remota possibilità di accordo sindacale viene considerata un ostacolo allo sviluppo. La concorrenza impone un abbassamento dei costi e una messa a repentaglio di ogni tutela dei lavoratori. Gli addetti alla manutenzione delle ferrovie vengono messi gli uni contro gli altri, si richiede il massimo dei risultati con il minimo delle strutture messe a disposizione. Narrato così sembra un articolo di analisi politica. È invece un film di Ken Loach, che sa come proporre autentici pamphlet narrando la quotidianità di persone che non contano più nulla. In nome del liberismo più sfrenato si sacrifica qualsiasi ideale di tutela sociale. Ancora un funerale a chiudere un film di Loach. Ma se in Terra e libertà era l'occasione per un passaggio di testimone tra generazioni nella lotta e in My Name is Joe costituiva il riconoscimento collettivo dell'impossibilità di uscire da un vicolo cieco costruito da una società insensibile, qui assume la disillusa forza di chi non può più partecipare neppure a una testimonianza comune. Perché è diventato complice innocente di delitti compiuti da mani ignote ma sempre più rapaci. |
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DVD | Paul, Mick e gli altriUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 5 marzo 2008
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di Maurizio Cabona Il Giornale
Fra le celebrità, pochi conoscono la Squadra Rialzo. In Italia, fra le celebrità, c'è Francesco Guccini, passeggero abituale, in gioventù, della linea Bologna-Porretta. Ora è il regista Ken Loach a fare della Squadra Rialzo inglese la protagonista di un film collettivo, The Navigators, cioè Gli sterratori. Questo è infatti il loro lavoro: tenere in ordine binari, traversine e massicciata. Trarre da un'attività così poco spettacolare un film amaro, ma relativamente divertente, è merito notevole. Eppure a Venezia The Navigators non è stato premiato. » |
di Lietta Tornabuoni La Stampa
Ken Loach, il regista inglese amico del popolo, il narratore dei drammi del lavoro contemporanei, racconta in un bel film lo smantellamento di uno scalo ferroviario nello Yorkshire nel 1995, al tempo della privatizzazione delle Ferrovie britanniche sotto il governo di John Major. Diventano reali, vissuti, patiti, tutti quei termini ingannevolmente neutri che sono il linguaggio dei nostri giorni verso i quali non siamo troppo abituati a pensare: scivolo verso l'uscita, lavoro flessibile, ristrutturazione, obsolescenza del posto fisso, parcellizzazione del lavoro, imprese remunerative, economia di mercato. » |
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di Enrico Magrelli Film TV
Enrico Magrelli La classe operaia non va più in Paradiso. Non può permettersi nemmeno di andare in treno. È morta. Una morte bianca causata dalla flessibilità, dagli scivoli, dal lavoro interinale, dai subappalti, dalla fine della cultura del posto fisso, dagli incentivi, dallo sgretolarsi di garanzie e statuti dei lavoratori. Ken Loach, dopo la trasferta tra gli immigrati addetti alla pulizia degli uffici di Los Angeles, torna in Inghilterra con l'aiuto della sceneggiatura scritta da Rob Dawner, un ex ferroviere, morto nel febbraio di quest'anno di un cancro contratto a causa dell'amianto, si sposta in uno scalo ferroviario, in un deposito dello Yorkshire nell'anno in cui le Ferrovie Britanniche sono state privatizzate. » |
di Claudio Carabba Sette
I disagi e i quotidiani affanni di un gruppo di ferrovieri inglesi, travolti dalla privatizzazione (siamo verso la metà dei Novanta) e dalla flessibilità. È bravo, il rosso Ken Loach, quando non si perde in terre lontane e gioca in casa. Le passioni e le lotte dell'Inghilterra lui le conosce a fondo e, se è in forma, sa narrarle senza retorica, con arrabbiata ironia. Ma anche l'indomato Ken sa che le cose cambiano (in peggio) e che il mondo non si ferma. Dietro l'apparente fedeltà alla formula Riff-Raff, il suo nuovo film, Paul, Mick e gli altri ha un tono più dolente e perplesso. » |
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