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Seven Swords
Un film di Tsui Hark.
Con Donnie Yen, Leon Lai, Charlie Young, Honglei Sun, Yi Lu, So Yeun Kim, Kar-leung Lau
Titolo originale Qi Jian.
Azione,
durata 144 min.
- Hong Kong 2005.
uscita venerdì 2 settembre 2005.
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![]() Poderosa unione di estro creativo e genuino intrattenimento, capace di avvincere le più svariate fasce di pubblico per due ore e mezzo
Davide Morena
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Apre una 62ma Mostra di Venezia tutta rivolta ad oriente, il ritorno al wuxiapian di uno tra i massimi registi hongkongesi contemporanei: Seven Swords di Tsui Hark. Finalmente dimenticato il pupazzo Van Damme, Tsui torna al suo grande amore, il cinema che mischia azione a rappresentazione storica, riuscendo ad eccellere su entrambi i fronti. |
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Umile parere
giovedì 8 settembre 2005
di nico
Nel terzo millennio, nell'eta' dell'informatica e della tecnologia che abbattono tutte le barriere geografiche, non ci si stupisce piu' che in oriente, cosi' come avviene per altri settori "merceologici", si producano anche i film da Botteghino(!), rispettando, nella creazione "artistica" quelle regole di gusto valide nel "ricco" (e sempre piu' stupido) occidente: regole narrative scontate e ormai affermatesi come dominanti grazie al bombardamento "stilistico" della peggiore hollywood. Il film e' continua » |
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DVD | Seven SwordsUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 11 gennaio 2006
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di Roberto Nepoti La Repubblica
Ci sono due differenze fondamentali tra Seven Swords, scelto da Marco Muller come apertura di questa edizione della Mostra, e i film-di-spada diretti da Zhang Yimou e Ang Lee. La prima è una questione di tecnica: là dove i suoi colleghi hanno imposto, fino a inflazionarle, le sequenze di duelli aerei a base di cavi d’acciaio, Tsuì Hark (che il vuxia, in pratica, lo ha inventato più di vent’anni fa) punta invece sul realismo dei combattimenti: un realismo ovviamente relativo, dove un solo eroe fa a fette molte decine di avversari, ma ottenuto senza ricorrere a troppi trucchi ed effetti speciali; più vicino, per intendersi, all’estetica degli immortali samurai di Akira Kurosawa. » |
di Roberta Ronconi Liberazione
S’intitola Le sette spade ma al festival di Venezia ci hanno messo un minuto a ribattezzarlo le “sette palle”. Un po’ volgare, ma efficace. E ci evita di imbrigliarci in giri di parole. Questa 62ma Mostra di Venezia si è aperta ieri con un kolossal (Seven Swords del giovane e rampante Tsui Hark, frequentatore del milieu hollywoodiano) di cappa e spada cinese, genere wuxia, come vuole la corretta denominazione, di cui poteva fare fieramente a meno. Proviamo a raccontare. Siamo nella Manciuria di metà Seicento. » |
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di Maurizio Cabona Il Giornale
Nella cultura wuxia, l'arma è la spada. Brandendola, il guerriero diventa tutt'uno con lei e assume un'identità a parte; la lama prende vita e spirito». Così Tsui Hark, produttore, sceneggiatore e regista di Seven Swords (Sette lame) presentava il film inaugurando fuori concorso la Mostra di Venezia 2005. A suo modo un evento: Seven Swords capovolgeva infatti la prospettiva di The Terminal di Spielberg, film d'apertura nella Mostra del 2004. Al posto dell'apologia dello sradicamento, la difesa dell'identità; al posto del piagnisteo, la lotta; al posto di un non-luogo (l'aeroporto) per sfondo e di un non-cittadino per protagonista, sangue e suolo. » |
di Valerio Caprara Il Mattino
«Yang Yunchong voleva vivere tranquillo, ma Chu Zhaonan lo ha spinto ad agire con sentimenti di rabbia». «Wu Yuanyin ha una pessima opinione di se stessa, ma Han Zhiban dice che il Maestro l'ha rigenerata». «Sì, Fu Qingzhu... Ricorda bene questo nome». È una parola. Nomi, nomignoli e dialoghi, volenterosamente decrittati dai sottotitoli di Seven Swords contribuiscono a rintronare lo spettatore già bombardato da una sinfonia di cavalcate, assalti a mano armata, massacri, razzie, esecuzioni, prodigi celesti e duelli a base di voli e piroette d'acrobata. » |
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