Il film Vita mia di Edoardo Winspeare è un film di rara bellezza: la storia è molto coinvolgente; la fotografia e le immagini sono piuttosto interessanti; le ambientazioni sia nel Salento che nella Transilvania, e le sue popolazioni diverse sì ma accumunate da un senso di umanità che emoziona, sono trascinanti. Si tratta di un film prevalentemente al femminile dove le protagoniste, una Didi in preda a dei ricordi infantili di guerra dalla caratteristiche persecutorie (una bravissima Dominique Sanda) e, aiutata nella sua vecchiaia, e nel morbo di Parkinson, da Vita (una splendida Celeste Casciano), sono attorniate specie nel Salento da un coro di femmine, quasi tutte attempate, di una teatralità contagiosa.
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Il film Vita mia di Edoardo Winspeare è un film di rara bellezza: la storia è molto coinvolgente; la fotografia e le immagini sono piuttosto interessanti; le ambientazioni sia nel Salento che nella Transilvania, e le sue popolazioni diverse sì ma accumunate da un senso di umanità che emoziona, sono trascinanti. Si tratta di un film prevalentemente al femminile dove le protagoniste, una Didi in preda a dei ricordi infantili di guerra dalla caratteristiche persecutorie (una bravissima Dominique Sanda) e, aiutata nella sua vecchiaia, e nel morbo di Parkinson, da Vita (una splendida Celeste Casciano), sono attorniate specie nel Salento da un coro di femmine, quasi tutte attempate, di una teatralità contagiosa. Come in tutte queste relazioni, la differenza di cultura, di censo, di esperienze di vita, di età, di generazione, mettono in difficoltà la relazione, che però alla prova del tempo si consolida in un unione dove l’umanità, la presenza, il potersi fidare ed affidare, fanno da collante tenace. Assistiamo alla leggerezza con cui viene sollevato il velo che copre la verità, dolorosa. È vero, Vita non ha gli strumenti per comprendere gli stati allucinatori ed esperienzali di Didi, ma vi sopperisce con la ricchezza della sua sensibilità; il contatto con il suo cuore non viene mai meno.
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