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ivan il matto
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domenica 26 aprile 2026
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strategia di...un borghese piccolo piccolo
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Nello stesso anno di “Strategia del ragno” (1970), Bernardo Bertolucci riprende la riflessione fra storia e individuo, confrontandosi ancora col fascismo, come farà anche sei anni dopo con “Novecento atto 1° e 2°”. “Il Conformista”, infatti, film che parte dal romanzo omonimo di Alberto Moravia di cui stravolge la cronologia e del quale il regista parmense è anche sceneggiatore, suona come un pamphlet non tanto (e non solo) contro il fascismo, ma soprattutto contro la borghesia come classe sociale, che si adatta alle norme vigenti in ogni epoca, meglio se vuote di significati profondi e piene di stereotipi magniloquenti.
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Nello stesso anno di “Strategia del ragno” (1970), Bernardo Bertolucci riprende la riflessione fra storia e individuo, confrontandosi ancora col fascismo, come farà anche sei anni dopo con “Novecento atto 1° e 2°”. “Il Conformista”, infatti, film che parte dal romanzo omonimo di Alberto Moravia di cui stravolge la cronologia e del quale il regista parmense è anche sceneggiatore, suona come un pamphlet non tanto (e non solo) contro il fascismo, ma soprattutto contro la borghesia come classe sociale, che si adatta alle norme vigenti in ogni epoca, meglio se vuote di significati profondi e piene di stereotipi magniloquenti. 1936, Marcello Clerici, giovane insegnate di filosofia dalla provenienza sociale alto borghese, per distorta ansia di rientrare nella ‘normalità’ (padre e madre non certo dalla vita specchiata), diventa un sicario del fascismo. Nonché lo strumento di uno dei delitti più infami perpetrato dal regime in Francia (forse in filigrana si può scorgere quello dei fratelli Rosselli), ci viene presentato con i tratti di una mostruosità media, del genere di quella destinata a riempire anche le cronache della nostra epoca. Egli è fascista perché conformista e non viceversa! In questo senso l’apparire totalmente inespressivo di Jean Louis Trintignant (il protagonista al quale l’attore francese dona una maschera penetrante e sfaccettata), diventa una virtù di cui la pellicola aveva un disperato bisogno. Ma il fascino e l’originalità stilistica dell’opera risiedono nel modo col quale la temperie socio-culturale dell’Italia sotto il regime mussoliniano viene ricreata, quindi le grottesche deformazioni, le vigorose sintesi dei diversi livelli nei quali i vari rituali fascisti si inserivano nella vita quotidiana. Ed ecco le canzonette, la radio, il cinema, le pompe urbanistiche e architettoniche dei luoghi iconici, esposte all’ammirazione passiva delle masse. Tutto ciò anche grazie ai contrappunti della luce che arricchiscono i temi del film, cui il maestro Vittorio Storaro, attraverso i chiari e gli scuri delle immagini, conferisce un’impronta indelebile. Che dire, poi, di come viene resa la metafora della cecità della borghesia fascista nei confronti delle malefatte di regime? Ceco l’amico più caro di Marcello, Italo Montanari, che legge i proclami propagandistici alla radio con voce stentorea; cechi tutti i partecipanti alla festa di matrimonio del protagonista; cechi, o abituati a vedere solo ombre, anche i prigionieri del Mito della Caverna platonica raccontato, suggestivamente, presso lo studio del prof. Quadri (ex docente del protagonista) a Parigi da Marcello stesso. Diventa credibile, allora, la narrazione, recuperata da varie fonti, che vede il regista della Nuova Hollywood, Francis Ford Coppola, prima e durante le riprese del “Padrino”, proiettare in continuazione il film di Bertolucci alla troupe, per apprendere e ispirarsi a uno stile moderno e innovativo di fare cinema.
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eugen
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lunedì 20 ottobre 2025
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grande pelicula de los anos setenta
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IMportante peicula de los anos 1970"El conformista"(de Berbardo Bertolucci, de una novela de Alberto Moravia; 1070)es la demonstracion de como il cine"politico"(fascismo-antifascismo, en el caso, pero no solo)habia tenido mucha importancia a la epoca, perdiendo la misma en el tiempo.,.. El confundido u"villado de nino"doctor en filosofai que se habia vuelto epsion de la OVRA(polcia politica fascista, espionage, praticamente)con su manera ambigua de vivir tambien el matimonio u la vida relacional en general va ser ejmeplo de una manera de ser que hace parte de una otra epoca, que pero puede siempre revivir tamien en epoca"democratica", si no hay bastante consicencia democratica y bastante coscinecia de lo que se pasa.
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IMportante peicula de los anos 1970"El conformista"(de Berbardo Bertolucci, de una novela de Alberto Moravia; 1070)es la demonstracion de como il cine"politico"(fascismo-antifascismo, en el caso, pero no solo)habia tenido mucha importancia a la epoca, perdiendo la misma en el tiempo.,.. El confundido u"villado de nino"doctor en filosofai que se habia vuelto epsion de la OVRA(polcia politica fascista, espionage, praticamente)con su manera ambigua de vivir tambien el matimonio u la vida relacional en general va ser ejmeplo de una manera de ser que hace parte de una otra epoca, que pero puede siempre revivir tamien en epoca"democratica", si no hay bastante consicencia democratica y bastante coscinecia de lo que se pasa.... Trintignante, Sandrelli, Sanda, Moschin,Clemaenti y los otros son interpretes de grande cualidad. que no encuentran mas en nuestra epoca, mala suerte.. Eugen
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stenoir
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sabato 25 febbraio 2023
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un viaggio indimenticabile in una pineta
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L’anno in cui si svolge la vicenda è il 1938, tra poco più di dodici mesi, scoppierà la Seconda Guerra Mondiale. Marcello Clerici (Jean Louis Trintignant) si trova in una camera d’albergo di Parigi, attende una chiamata al telefono: risponde e risulta sorpreso, o forse, sembra più contrariato, quando dall’altra parte della linea, qualcuno gli riferisce che “è partita anche lei”; prende accordi, copre con un lenzuolo una donna sdraiata sul letto e scende in strada. Giunto in macchina, è assalito dai ricordi e tramite flashback, veniamo a conoscenza del perché si trovi nella Capitale francese (ufficiosamente in viaggio di nozze, come vuol far credere all’ignara moglie Giulia -Stefania Sandrelli- una ragazza borghese, la donna intravista in precedenza sul letto, ma ufficialmente per compiere l’omicidio di un dissidente politico), del suo lavoro (deve compiere un omicidio, Marcello è un fervente credente fascista ed è una spia della suddetta polizia), dei suoi genitori (il padre è internato in un manicomio e la madre è oppiomane) e del suo passato (con l’evento avvenuto in età adolescenziale, determinante per “conformarlo” a ciò che è diventato).
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L’anno in cui si svolge la vicenda è il 1938, tra poco più di dodici mesi, scoppierà la Seconda Guerra Mondiale. Marcello Clerici (Jean Louis Trintignant) si trova in una camera d’albergo di Parigi, attende una chiamata al telefono: risponde e risulta sorpreso, o forse, sembra più contrariato, quando dall’altra parte della linea, qualcuno gli riferisce che “è partita anche lei”; prende accordi, copre con un lenzuolo una donna sdraiata sul letto e scende in strada. Giunto in macchina, è assalito dai ricordi e tramite flashback, veniamo a conoscenza del perché si trovi nella Capitale francese (ufficiosamente in viaggio di nozze, come vuol far credere all’ignara moglie Giulia -Stefania Sandrelli- una ragazza borghese, la donna intravista in precedenza sul letto, ma ufficialmente per compiere l’omicidio di un dissidente politico), del suo lavoro (deve compiere un omicidio, Marcello è un fervente credente fascista ed è una spia della suddetta polizia), dei suoi genitori (il padre è internato in un manicomio e la madre è oppiomane) e del suo passato (con l’evento avvenuto in età adolescenziale, determinante per “conformarlo” a ciò che è diventato). Tratto da un romanzo di Alberto Moravia (dal quale si differenzia con il finale cinematografico), pubblicato nel 1951, Bertolucci raccontò la trama del libro ai produttori della Paramount, i quali gli avevano richiesto un’idea per un film e in seguito, scrisse la sceneggiatura in un mese. Girato tra Roma (zona EUR), Parigi e in Savoia, regione francese delle Alpi, Il Conformista si caratterizza, a mio parere, per il montaggio, continuamente alternato tra passato e presente, di Franco Arcalli e per la fotografia, del futuro tre volte Premio Oscar, Vittorio Storaro, raggiungendo l’apice con la scena, meravigliosa, nella pineta: una corsa tra gli alberi, tutt’attorno la foschia, mentre sta iniziando ad albeggiare.
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francesco2
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domenica 7 agosto 2022
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bel film, ma non indimenticabile
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Esiste, secondo chi scrive -ma ascoltate anche quakche battuta del film' qualcosa di camusiano -nel senso dello romanzo Lo straniero- nel protagonista di questo film. Appare come un estraniato, avulso dalla realta piu grande di lui e prigioniero di
un inerzia che assume i tratti dell alienazione. Solo nel finale -sp si ribella forse al proprio modo di -non-essere, piu che ad un regime ormai in decadenza. A differenza del personaggio di Trintignant, quelli della Sandrelli e di Moschin appaiono occasioni sprecate -meglio quello della Sanda, che pure poteva essere meglio sviluppato. Anche la confezione non si oppone per davvero agli stilemi del genere, ed allora viene il sospetto che persino Bertolucci, nell intenzione di mettere alla berlina i conformismi, sia artefice egli stesso di un opera non scevra da convenzioni.
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Esiste, secondo chi scrive -ma ascoltate anche quakche battuta del film' qualcosa di camusiano -nel senso dello romanzo Lo straniero- nel protagonista di questo film. Appare come un estraniato, avulso dalla realta piu grande di lui e prigioniero di
un inerzia che assume i tratti dell alienazione. Solo nel finale -sp si ribella forse al proprio modo di -non-essere, piu che ad un regime ormai in decadenza. A differenza del personaggio di Trintignant, quelli della Sandrelli e di Moschin appaiono occasioni sprecate -meglio quello della Sanda, che pure poteva essere meglio sviluppato. Anche la confezione non si oppone per davvero agli stilemi del genere, ed allora viene il sospetto che persino Bertolucci, nell intenzione di mettere alla berlina i conformismi, sia artefice egli stesso di un opera non scevra da convenzioni.
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la nera
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venerdì 31 luglio 2020
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assolutamente sì
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carlo
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lunedì 25 maggio 2020
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storia politica italiana e psicanalisi freudiana
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Ritratto di un borghese qualunquista talmente privo di scrupoli che collabora con degli assassini di stato pur di far carriera nella società, con bella moglie,degno alloggio e posto fissi inclusi. Un tipo mediocre che nel ventennio fascista sarebbe finito al massimo a comandare un ufficio dietro la raccomandazione di qualcuno, magari in cambio di qualche spiata ma che potrebbe essere ancora attuale anche in una società più democratica e moderna. Il suo trauma scatenante, l’ omicidio di un autista pedofilo che da piccolo lo aveva aggredito e segregato, con le ideologie politiche del suo tempo ovviamente non c’entra nulla e non c’è molto da stupirsi se questo "uomo qualunque" sia il figlio di un ricco pazzo finito in manicomio.
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Ritratto di un borghese qualunquista talmente privo di scrupoli che collabora con degli assassini di stato pur di far carriera nella società, con bella moglie,degno alloggio e posto fissi inclusi. Un tipo mediocre che nel ventennio fascista sarebbe finito al massimo a comandare un ufficio dietro la raccomandazione di qualcuno, magari in cambio di qualche spiata ma che potrebbe essere ancora attuale anche in una società più democratica e moderna. Il suo trauma scatenante, l’ omicidio di un autista pedofilo che da piccolo lo aveva aggredito e segregato, con le ideologie politiche del suo tempo ovviamente non c’entra nulla e non c’è molto da stupirsi se questo "uomo qualunque" sia il figlio di un ricco pazzo finito in manicomio. Forse questo personaggio da psicoanalista voleva essere una metafora del piccolo borghese italiano medio che all’ epoca appoggiava o ignorava la politica antidemocratica dello stato dominante pur di star bene e vivere la sua vita indisturbato, salvo per dichiararsi subito antifascista quando il regime era caduto e “passato di moda” tra la gente comune. Facile poi accusare del proprio delitto politico proprio quell’ omosessuale da lui creduto morto ma invece ritrovato per caso più vecchio a corrompere un povero giovane in un vicolo di notte. Niente da obbiettare sulla bravura degli interpreti e sulla qualità artistica del film, comprese le tristi musiche di Georges Delerue, giuste per un film come questo, di non facile lettura per via della sua contrapposizione di psicologie contorte e dramma storico-politico, un "cocktail" per molti pesante.
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stefanocapasso
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venerdì 30 novembre 2018
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uomini e storia in un conflitto esistenziale
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Ormai adulto, Marcello decide di sposare Giulia per placare quel suo bisogno di normalità, che lo insegue dai suoi ricordi adolescenziali, ambigui, sia per la sessualità sia perché probabilmente uccise un uomo. E insieme, convinto fascista, si offre di fare un’operazione per la polizia segreta, che prevede l’uccisione di un suo vecchio professore universitario, esiliato politico in Francia. L’occasione per l’omicidio si proporrà durante il viaggio di nozze che organizzerà proprio a Parigi.
Bertolucci gira un film che colpisce subito per la sua bellezza fotografica, la qualità geometrica scelta da Storaro, che insieme alla distribuzione degli spazi identifica perfettamente il periodo storico del ventennio.
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Ormai adulto, Marcello decide di sposare Giulia per placare quel suo bisogno di normalità, che lo insegue dai suoi ricordi adolescenziali, ambigui, sia per la sessualità sia perché probabilmente uccise un uomo. E insieme, convinto fascista, si offre di fare un’operazione per la polizia segreta, che prevede l’uccisione di un suo vecchio professore universitario, esiliato politico in Francia. L’occasione per l’omicidio si proporrà durante il viaggio di nozze che organizzerà proprio a Parigi.
Bertolucci gira un film che colpisce subito per la sua bellezza fotografica, la qualità geometrica scelta da Storaro, che insieme alla distribuzione degli spazi identifica perfettamente il periodo storico del ventennio.
È un’indagine su vari fronti quella che viene condotta attraverso il percorso del protagonista e che ha come tema centrale l’ambiguità del reale. I personaggi tutti hanno qualcosa di ambigui e vivono di adattamenti continui, non sempre ben riusciti che hanno origine spesso in un ricordo o un fatto legato all’infanzia. L’impronta psicoanalitica è dunque ben presente seppure perfettamente inserita nel contesto di un film che è una difficile storia di persone inquiete e di un era politica che ben si presta a trasformismi.
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onufrio
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lunedì 29 giugno 2015
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clerici il conformista
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Tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia, Bernardo Bertolucci confeziona un'opera cinematografica stilisticamente perfetta, coadiuvata da un cast di attori sublimi come il protagonista della storia, il Marcello Clerici interpretato da Jean-Louis Trintignant, e poi ancora, le splendide Sandrelli e Sanda. Siamo nel periodo fascista che precede lo scoppio della seconda guerra mondiale, Clerici, per "espiare" un omicidio commesso in tenera età decide di far parte del regime fascista, lavorando come spia al servizio della polizia fascista, ma l'incontro con una bella donna stravolgono l'ardore ed il rigore del camerata.
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il befe
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sabato 7 marzo 2015
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capolavoro
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ralphscott
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sabato 11 ottobre 2014
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l'eclatante bellezza,le infinite riflessioni
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Godersi innanzitutto la sontuosa messa in scena fissando inevitabilmente il ricordo di scene memorabili,dalla solitudine di Marcello nel metafisico paesaggio del Ministero sino alla terribile,cruda realtà di Anna tradita e trucidata. Passando dai balli,quello delle splendide amiche e quello che avvolge come un pitone il sig. Clerici. E' impensabile citare tutte le sequenze che colpiscono lo spettatore e si prestano a letture in quanto riuscite metafore. La bellezza dei protagonisti,le ottime prove attoriali e gli splendidi costumi delle due dame assecondano l'arte di un regista capace di trasmettere forti suggestioni. Bertolucci,inoltre,da buon cinefilo ci regala camei di divine dello spettacolo nostrano:la Sanson e Milly (decadente e drogata).
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Godersi innanzitutto la sontuosa messa in scena fissando inevitabilmente il ricordo di scene memorabili,dalla solitudine di Marcello nel metafisico paesaggio del Ministero sino alla terribile,cruda realtà di Anna tradita e trucidata. Passando dai balli,quello delle splendide amiche e quello che avvolge come un pitone il sig. Clerici. E' impensabile citare tutte le sequenze che colpiscono lo spettatore e si prestano a letture in quanto riuscite metafore. La bellezza dei protagonisti,le ottime prove attoriali e gli splendidi costumi delle due dame assecondano l'arte di un regista capace di trasmettere forti suggestioni. Bertolucci,inoltre,da buon cinefilo ci regala camei di divine dello spettacolo nostrano:la Sanson e Milly (decadente e drogata). Ripeterà queste scelte con altri mostri sacri,come la Valli. Mi spiace vedere un po' sacrificato un attore di razza come Moschin. Questo filmone dà infiniti spunti di riflessione. Nel mio caso si insinuano dubbi e pensieri a distanza di ore,giorni dalla visione in dvd dell'opera restaurata. E tornano alla mente anche le immagini irreali,i blu impossibili,gli sfondi onirici che hanno fortemente impattato la vista di uno spettatore abituato soprattutto ai contrasti del b/n. Grande,grande cinema.
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