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mercoledì 29 ottobre 2025
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danygor
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domenica 5 ottobre 2014
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tante belle premesse poi deluse
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"Un'occasione persa, questa del film di Daniele Costantini, per tanti motivi: nelle idee della sceneggiatura, nel tema trattato sempre molto attuale e di moda e, soprattutto, nel confezionamento del film finale.
Un film inutilmente troppo teatrale nel modo in cui la vicenda viene narrata direttamente dagli attori- personaggi storici protagonisti, troppo forzato nel linguaggio popolare usato. Si è scelto un taglio narrativo teatrale con uno spazio fisso e gli attori che si rivolgono direttamente al pubblico, ma questo non può essere l'ottanta percento del film. Si potevano alternare scene di racconto diretto con immagini esterne, magari narrate in voce off. Invece la pellicola è pressoché priva di dialoghi, mentre dagli attori alla scenografia più che un film sembra di assistere alla ripresa di uno spettacolo teatrale.
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"Un'occasione persa, questa del film di Daniele Costantini, per tanti motivi: nelle idee della sceneggiatura, nel tema trattato sempre molto attuale e di moda e, soprattutto, nel confezionamento del film finale.
Un film inutilmente troppo teatrale nel modo in cui la vicenda viene narrata direttamente dagli attori- personaggi storici protagonisti, troppo forzato nel linguaggio popolare usato. Si è scelto un taglio narrativo teatrale con uno spazio fisso e gli attori che si rivolgono direttamente al pubblico, ma questo non può essere l'ottanta percento del film. Si potevano alternare scene di racconto diretto con immagini esterne, magari narrate in voce off. Invece la pellicola è pressoché priva di dialoghi, mentre dagli attori alla scenografia più che un film sembra di assistere alla ripresa di uno spettacolo teatrale.
La pellicola nasce infatti da un'opera dello stesso regista, allora ci chiediamo perché non mantenerla tale?! Cinema e teatro sono infatti due arti che hanno storicamente sempre viaggiato parallelamente, incontrandosi ogni tanto con alterne fortune. Ma se si pensa ad alcune trasposizioni divenute film di successo sicuramente notiamo grosse differenze con "I fatti della Banda della Magliana". Perché portare direttamente lo spettacolo al cinema? Ne esce un film noioso e con scarso ritmo. Ci sono grandi capolavori con poche azioni e tanti dialoghi intellettualmente stimolanti come le pellicole della scuola francese ad esempio, "I fatti della Banda della Magliana" invece non ha poca azione, ma neanche dialoghi coinvolgenti in alternativa e né, tanto meno, delle scene ed una fotografia che permettano di superare sia la mancanza di azione che quella di un'interazione costruita tra i personaggi.
Anche l'idea di far apparire e parlare nella vicenda personaggi defunti è nobile nelle intenzioni, rifacendosi magari ad un modo di narrare metafisico, spesso grottesco, ma comunque utilizzato da grandi maestri del cinema come ad esempio Federico Fellini. Ma, ahimè, anche quest'idea nel film di Costantini, sfocia nella noia e nella ripetitività.
Il fatto di romanzare pochissimo una vicenda di cronaca italiana, tutt'ora con alcuni lati oscuri, di attenersi alla realtà dei fatti, mantenendo anche i nomi storici di chi ha fatto parte della Banda della Magliana poteva essere un punto di vantaggio, rispetto ad altri film sul tema. Ma pensando al famosissimo e ben fatto "Romanzo Criminale" ed alla serie tratta poi dallo stesso film, dove probabilmente l'unica nota stonata è la rivisitazione di personaggi ed episodi...Perché si è talmente coinvolti dalla vicenda che poi il fatto che essa sia stata romanzata ed a tratti inventata, potrebbe suonare quasi come un tradimento. In "I Fatti della Banda della Magliana" invece a tradire non sono i fatti narrati ed i personaggi attinenti alla cronaca reale, ma tutto il resto della narrazione.
Il linguaggio, troppo forzato allo scopo forse di aumentare il realismo della pellicola, contribuisce alla noia del film, non solo una storia narrata in maniera soporifera ma anche con un linguaggio evidentemente talmente spinto da perdere quel sapore realista dato dalla scena.
Se certe scelte sono state fatte per un motivo di abbattimento dei costi del film, il regista Costantini dovrebbe andare a rivedersi i tanti capolavori che la storia del cinema ci ha lasciato, fatti con pochissimo budget. Perché un capolavoro non lo si misura dagli investimenti della produzione, ma dalla bravura del regista..."
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gianni lucini
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martedì 20 settembre 2011
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un film girato in carcere
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Fin dal 1992 Daniele Costantini inizia a lavorare all’idea di un film sulla Banda della Magliana. Legge e prende spunto da tutti gli atti processuali e i verbali degli interrogatori, in particolare quelli del pentito Maurizio Abatino. Due anni dopo la sceneggiatura è pressoché terminata, ma non trova produttori interessati. Costantini non s’arrende. Rielabora il progetto e lo trasforma in un lavoro teatrale intitolato "Chiacchiere e sangue" di cura anche la regia. Proprio il successo ottenuto in teatro spiana la strada alla versione cinematografica. Il film viene girato in gran parte all’interno del carcere romano di Rebibbia con cinque attori professionisti (Francesco Pannofino, Roberto Brunetti, Francesco Dominedò, Fabio Grossi, Leo Gullotta) e quattro detenuti rinchiusi nello stesso carcere in cui si svolgono le riprese.
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Fin dal 1992 Daniele Costantini inizia a lavorare all’idea di un film sulla Banda della Magliana. Legge e prende spunto da tutti gli atti processuali e i verbali degli interrogatori, in particolare quelli del pentito Maurizio Abatino. Due anni dopo la sceneggiatura è pressoché terminata, ma non trova produttori interessati. Costantini non s’arrende. Rielabora il progetto e lo trasforma in un lavoro teatrale intitolato "Chiacchiere e sangue" di cura anche la regia. Proprio il successo ottenuto in teatro spiana la strada alla versione cinematografica. Il film viene girato in gran parte all’interno del carcere romano di Rebibbia con cinque attori professionisti (Francesco Pannofino, Roberto Brunetti, Francesco Dominedò, Fabio Grossi, Leo Gullotta) e quattro detenuti rinchiusi nello stesso carcere in cui si svolgono le riprese. Tutti parlano la stessa lingua, il romanesco delle borgate. Il risultato è una ironica, quanto implacabile, ricostruzione senza alcun giudizio che non siano i fatti e le opinioni dei protagonisti. Il giudice ascolta e poi se ne va senza dire una parola perchè in questo film, come in quelli di Kitano e Tarantino, non possono esserci buoni e cattivi visto che nella realtà i buoni non esistono.
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gianni lucini
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martedì 20 settembre 2011
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chiacchiere e sangue
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Nella trasposizione cinematografica della sua fortunata commedia teatrale “Chiacchiere e sangue”, Daniele Costantini ne lascia inalterata la struttura. Lo humor nero fa così da guida alla paradossale ricostruzione della storia di una delle più sanguinarie gang della storia italiana che ha imperversato a Roma dalla metà degli anni Settanta fino ai primi anni Novanta. La narrazione parte dalla deposizione volontaria davanti a un giudice di “Accattone”, uno dei pochi esponenti ancora in vita dell’organizzazione criminale, le cui parole finiscono per evocare tutti i componenti della banda sia quelli morti che quelli ancora in vita. Ciascuno di loro porta la sua versione e il suo punto di vista alla ricostruzione dei fatti.
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Nella trasposizione cinematografica della sua fortunata commedia teatrale “Chiacchiere e sangue”, Daniele Costantini ne lascia inalterata la struttura. Lo humor nero fa così da guida alla paradossale ricostruzione della storia di una delle più sanguinarie gang della storia italiana che ha imperversato a Roma dalla metà degli anni Settanta fino ai primi anni Novanta. La narrazione parte dalla deposizione volontaria davanti a un giudice di “Accattone”, uno dei pochi esponenti ancora in vita dell’organizzazione criminale, le cui parole finiscono per evocare tutti i componenti della banda sia quelli morti che quelli ancora in vita. Ciascuno di loro porta la sua versione e il suo punto di vista alla ricostruzione dei fatti. Ne nasce un dibattito, sottolineato da una lunga serie di flashback, violento, urlato e paradossale nel quale i partecipanti non esitano a minacciarsi e a venire alle mani. Il tono dei dialoghi non può che essere sopra le righe, esagitato al limite del parossismo. Per questa ragione Costantini sceglie di temperarne la veemenza rendendo statica la ripresa. Nelle scene che si svolgono nell’angusto locale dove il giudice sta raccogliendo le deposizioni sono i movimenti dei protagonisti a rendere dinamiche le inquadrature, a dettarne il ritmo mentre la macchina da presa mantiene un’immobilità quasi oggettiva. Lo spettatore guarda ai fatti con gli occhi del giudice, che non si vede mai e viene inquadrato soltanto nelle sequenze finali, quando il racconto si è concluso. Davanti a lui sottile e costante scorre una violenza connaturata ai personaggi visto che nella realtà la storia della Banda della Magliana è finita con i capi che si sono ammazzati tra loro. E proprio perchè nessuno pensi che sia stata una scelta casuale, nella chiusa finale “Accattone” ne riassume il senso con una frase lapidaria: «Era cominciata come una storia di esclusività e solidarietà ed è finita come una storia di chiacchiere e sangue».
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salvatore scaglia
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martedì 9 novembre 2010
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quale l'intento del regista ?
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I personaggi sono tanto grezzi da risultare alla fine ridicoli: non so se fosse questo l'intento del regista.
Non sono affatto contrario ai film dialogati, anzi; ma in una pellicola che avrebbe dovuto rappresentare-denunciare fatti criminali, tutte queste parole sono eccessive.
A meno che si sia voluta fare un'introspezione, piuttosto, psicologica dei protagonisti: se così era, tuttavia l'opera è decisamente malriuscita.
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effemme
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lunedì 19 maggio 2008
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quando il mondo suona tutto assieme...
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LA BANDA di Eran Kolirin
Cinema Greenwich – Ore 19.05 – 30 marzo 2008
La banda musicale della polizia di Alessandria d’Egitto, durante la ricerca del Centro di Cultura Araba dove all’indomani dovrà suonare la propria musica, si perde in uno sperduto ed arido paesino d’Israele ed è, gioco forza, costretta al “contatto” con gli ospitali residenti locali.
Con tocco leggero ma capace anche di repentine e profonde discese nel “denso” vivere che segna e modifica, “La Banda” del regista Israeliano Eran Kolirin narra di un incontro breve ma non per questo superficiale tra culture diverse ma soprattutto tra “vite ed esseri umani” ognuno con il suo percorso e le sue “piccole e grandi delusioni e aspettative”, ai quali il “fugace contatto” di una notte accenna ed indica nuove possibilità e speranze.
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LA BANDA di Eran Kolirin
Cinema Greenwich – Ore 19.05 – 30 marzo 2008
La banda musicale della polizia di Alessandria d’Egitto, durante la ricerca del Centro di Cultura Araba dove all’indomani dovrà suonare la propria musica, si perde in uno sperduto ed arido paesino d’Israele ed è, gioco forza, costretta al “contatto” con gli ospitali residenti locali.
Con tocco leggero ma capace anche di repentine e profonde discese nel “denso” vivere che segna e modifica, “La Banda” del regista Israeliano Eran Kolirin narra di un incontro breve ma non per questo superficiale tra culture diverse ma soprattutto tra “vite ed esseri umani” ognuno con il suo percorso e le sue “piccole e grandi delusioni e aspettative”, ai quali il “fugace contatto” di una notte accenna ed indica nuove possibilità e speranze.
L’intraprendenza dell’uno come la generosità di altri scioglie la timidezza, tesse relazioni, crea piccoli pertugi di accesso nelle dimensioni sconosciute degli “stranieri”, “anfratti” dove non è necessario affatto “entrare del tutto” per colpire nel segno….e così facendo appare di tutta evidenza come il regalare calore umano ed il propendere verso il nostro simile equivalga a spargere il “sale della vita”.
Alleggerendo di tanto in tanto con toni da commedia ma altrettanto bravo nel rendere con verità imbarazzi, sensazioni e disagi, utilizzando in “primo piano” la figura di un militare suo malgrado costretto in una situazione ai suoi occhi (e soprattutto alla sua “forma mentis”) oltremodo sconveniente, Kolirin abbatte “difese e protezioni” dei suoi protagonisti, dischiude drammi intensi e piccoli malesseri, regala compagnia alle solitudini, porta a termine “piccole incompiute”.
Neanche troppo esplicitamente “le nazioni” cedono il passo “al mondo”, la musica è un ponte ma non l’unico, amore e rispetto l’unico auspicabile “eterno DNA” dell’uomo, perché è importante il concerto ma soprattutto quando e dove “l’orchestra” cominciano a suonare….e soprattutto per chi…
FRANCO – 31 marzo 2008
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mirko
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martedì 16 gennaio 2007
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roma mitica.
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HO visto il film: un vero e proprio disastro,non sò come si possa far vedere una schifezza del genere che di film non ha proprio niente,7 Romani al teatro capaci ha dire solo parolacce all'infinito,che delusione:
Leo Gullotta:in questa specie di commedia non ha detto "A"
ROMANZO CRIMINALE: Questo è un vero FILM...
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max
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sabato 12 agosto 2006
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storia e cinema
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Michele Placido ricostruisce con attenzione e rispetto una delle vicende più tragiche del nostro paese: l'esistenza, a Roma, della così detta Banda della Magliana.
Nella pellicola si ripercorrono circa quindici anni di storia del nostro Paese, fra i più drammatici. La Banda della Magliana non è solo una semplice congrega di criminali di periferia, sbandati senza arte ne parte, violenti e dediti ad ogni tipo di nefandezza: spaccio, ricatti, gioco d'azzardo, sequestri di persona, ma ben più gravemente si trasforma in una sorta di bassa manovalanza pronta a tutto, eterodiretta dai servizi segreti deviati. Criminalità comune, ideologia e politica si fondono così in una miscela esplosiva e tragica che contribuisce, in quegli anni, ad insanguinare il Paese, già di per se attraversato da una strisciante guerra civile e sorretto da una fragile democrazia.
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Michele Placido ricostruisce con attenzione e rispetto una delle vicende più tragiche del nostro paese: l'esistenza, a Roma, della così detta Banda della Magliana.
Nella pellicola si ripercorrono circa quindici anni di storia del nostro Paese, fra i più drammatici. La Banda della Magliana non è solo una semplice congrega di criminali di periferia, sbandati senza arte ne parte, violenti e dediti ad ogni tipo di nefandezza: spaccio, ricatti, gioco d'azzardo, sequestri di persona, ma ben più gravemente si trasforma in una sorta di bassa manovalanza pronta a tutto, eterodiretta dai servizi segreti deviati. Criminalità comune, ideologia e politica si fondono così in una miscela esplosiva e tragica che contribuisce, in quegli anni, ad insanguinare il Paese, già di per se attraversato da una strisciante guerra civile e sorretto da una fragile democrazia.
Nel film con il trascorrere degli anni si alternano alla guida della Banda diversi capi: il violento Libanese, il più idealista Freddo, fino all'ambiguo ed arrivista Dandi. Ma la loro è una vita sciagurata e senza uscita che trascina nel vortice della disperazione e della morte chiunque li circondi, compresi gli innocenti. Questo è un punto fermo del film, ed è molto importante. Placido non plaude mai a questi antieroi che sono comunque carichi di fascino negativo e perverso, e che risultano pericolosamente magnetici.
La fotografia è molto bella, gli attori tutti bravissimi, e molto curata è la ricostruzione di ambienti, costumi, locali ed abitudini di un'epoca ormai trascorsa e consegnata alla storia. Ottima anche la colonna sonora. Non è mai facile portare sullo schermo un libro di successo, il film è tratto da un libro, e non è facile rappresentare avvenimenti storici soprattutto poi se sono ancora vicini temporalmente. Michele Placido è riuscito in tutto questo. Fatti della Banda della Magliana è un film senza dubbio riuscito, che incolla lo spettatore allo schermo ma che lo fa anche pensare.
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[+] placido???
(di valerio77)
[ - ] placido???
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ugo altinier
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domenica 12 giugno 2005
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fatti della banda della magliana
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Classificato dai media come film drammatico, per me è in realtà un film comico. Non mi è capitato spesso di divertiormi tanto.-
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titti
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giovedì 2 giugno 2005
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uno sguardo originale sul mondo della amlavita
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A me il film è piaciuto molto. Ha sicuramente un linguaggio cinematografico molto diverso da quello che usualmente ci propone il cinema americano nel raccontarci storie di malavita. Gli attori sono tutti bravissimi.
Andatelo a vedere.
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