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athos
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giovedì 8 gennaio 2026
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non ? cambiato nulla
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Buon film per ambientazione e interpretazione degli attori anche se manca un po' di pathos di quei tempi passati. Fosse uscito cinque o sei anni fa sarebbe magari passato sotto traccia mentre oggi, e speriamo non domani, risulta impressionante l'omogeneitá delle idee e del culto pagano. Ognuno faccia attenzione.
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ivan il matto
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mercoledì 7 gennaio 2026
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quando c''era ancora il diritto internazionale
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Quando c’era ancora il diritto internazionale
Si ha l’impressione che man mano che ci si allontani dalle drammatiche vicende del primo e più importante precesso di Norimberga (1945-46), il cinema che se ne occupa perda progressivamente intensità narrativa nel restituirci il pathos che caratterizzò quell’epocale resa dei conti. Se “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer (1961) resta il resoconto più appassionante di quei fatti, nonostante il b/n e i 171 minuti di durata, già “Il processo di Norimberga” del canadese Yves Simoneau (in realtà una miniserie televisiva in due parti) del 2000 risente dei 40 anni e più trascorsi nel frattempo, nonché dei ritmi televisivi imposti dalle circostanze.
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Quando c’era ancora il diritto internazionale
Si ha l’impressione che man mano che ci si allontani dalle drammatiche vicende del primo e più importante precesso di Norimberga (1945-46), il cinema che se ne occupa perda progressivamente intensità narrativa nel restituirci il pathos che caratterizzò quell’epocale resa dei conti. Se “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer (1961) resta il resoconto più appassionante di quei fatti, nonostante il b/n e i 171 minuti di durata, già “Il processo di Norimberga” del canadese Yves Simoneau (in realtà una miniserie televisiva in due parti) del 2000 risente dei 40 anni e più trascorsi nel frattempo, nonché dei ritmi televisivi imposti dalle circostanze. Ma è l’ultimo “Norimberga” di James Vanderbilt, uscito nelle settimane natalizie del 2025, che denota quanto altre necessità narrative (spettacolarizzazione, semplificazione, peso di una lunghezza eccesiva, gigionismo dei protagonisti) tendano a spegnere la “densità” storico-sociale degli eventi legati al processo del secolo, per far prevalere esclusivamente i personalismi. Da un lato lo psichiatra dell’esercito USA Douglas Kelly, chiamato a valutare la sanità mentale dei gerarchi nazisti, un Ramy Malek (ricordate il Freddie Mercury di “Bohemian Rhapsody”?), quasi illusionista stralunato che entra in scena con un mazzo di carte e un giochetto di prestigio per ammaliare sul treno la bella giornalista di turno. Dall’altro il vice Hitler Hermann Goring, astuto e carismatico, che pretende di farsi chiamare ancora Reichsmarchall, interpretato da un Russel Crowe che punta all’Oscar fra esibizionismo vanitoso ed autoesaltante, non potendo contare sulla glaciale e spettrale eleganza dell’originale…quanto rimpiangiamo il Marlon Brando di “Apocalipse Now”! Per concludere con la ridicola ricostruzione del volo di Rudolph Hesse in Gran Bretagna del 1941, quasi una sequenza accelerata come da comiche finali. Sicuramente nella sua superficiale lunghezza (che pesa nella fattispecie a differenza dei film citati precedentemente) “Norimberga” è un film che ne contiene altri al suo interno, quindi vietato buttar via il bambino con l’acqua sporca, come la solennità del processo in sé, la canonica proiezione al processo delle raccapriccianti immagini della realtà dei campi di sterminio. Alla fine, però, tutto rischia di passare in second’ordine rispetto alla relazione ambigua e ‘pericolosa’ del sottile duello psicologico ingaggiato fra Kelly e Goring destinato a cannibalizzare l’intera pellicola. Si dirà che almeno all’epoca esisteva un diritto internazionale che le 4 potenze vincitrici la seconda guerra mondiale decisero di sottolineare e incarnare attraverso lo storico processo al nazismo deciso già durante il conflitto…perché 80 anni dopo le vicende raccontate, gli equilibri globali che siamo costretti a registrare sembrano recitare un deciso De Profundis di quello stesso diritto.
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xerox
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domenica 4 gennaio 2026
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bellissimo!
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Prima notazione: dall'inizio alla fine del film non si è sentito un respiro, in sala. Bellissimo film, da conservare nella propria videoteca personale. Russel Crowe non è stato bravissimo: di più, molto di più. Il film è la testimonianza di come il cinema possa essere la migliore forma di narrazione della Storia. Più dei libri o delle fotografie. E ricordiamocelo tutti: se una cosa è già successa, può succedere di nuovo. L'uomo può affrescare la Cappella Sistina, e costruire Aushwitz.
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nicole bertrand
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sabato 3 gennaio 2026
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una americanata
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Abbastanza convincente Russell Crowe, nei panni di Goering, assolutamente inadeguato Rami Malek, il cui unico ruolo decente è stato in Mr Robot. La storia si conosce, nulla di nuovo ci viene svelato ovviamente, nemmeno nel tentativo di tracciare il profilo di uno dei leader più influenti del nazismo. Di poco spessore.
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francesca meneghetti
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venerdì 2 gennaio 2026
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da vedere!
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Norimberga è una città ricca di storia. È stata città imperiale, città commerciale molto legata per affari con Venezia, oltre che patria di Albrecht Dürer. Ma nel ‘900 la sua fama è legata al nazismo: qui furono emanate le leggi razziali del 1935, qui si tennero gli imponenti raduni di hitleriani, presso lo Zeppelinwiese (un’enorme arena sportiva che poteva ospitare fino a 200.000 persone e aveva preso il nome dall'atterraggio di uno dei dirigibili del conte Zeppelin). Era una scenografia del potere accuratamente studiata dal ministro della propaganda Goebbels, arricchita dagli effetti spettacolari prodotti da 150 riflettori potenti che illuminavano il cielo.
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Norimberga è una città ricca di storia. È stata città imperiale, città commerciale molto legata per affari con Venezia, oltre che patria di Albrecht Dürer. Ma nel ‘900 la sua fama è legata al nazismo: qui furono emanate le leggi razziali del 1935, qui si tennero gli imponenti raduni di hitleriani, presso lo Zeppelinwiese (un’enorme arena sportiva che poteva ospitare fino a 200.000 persone e aveva preso il nome dall'atterraggio di uno dei dirigibili del conte Zeppelin). Era una scenografia del potere accuratamente studiata dal ministro della propaganda Goebbels, arricchita dagli effetti spettacolari prodotti da 150 riflettori potenti che illuminavano il cielo. Per queste due ragioni la città, pesantemente bombardata dagli Alleati, fu scelta, alla fine della seconda guerra mondiale, come sede del tribunale speciale alleato che avrebbe dovuto processare i criminali di guerra nazisti. Questo tribunale internazionale militare (formato da giudici statunitensi, inglesi, francesi, russi) era un fatto inedito; pertanto aveva sollevato diverse criticità, a partire dagli USA che non avevano mai subito aggressioni dalla Germania. Ma l’enormità dei fatti su cui si giudicava (che emerge drammaticamente dal documentario proiettato durante il processo, davvero sconvolgente) aveva spinto a superare la regola della territorialità del diritto (per cui un reato viene processato là dove è stato compiuto e in base alle leggi di una data nazione) per poter processare crimini sovranazionali: crimini di guerra, contro la pace, contro l’umanità.
Di questo si occupa (e non è la prima resa cinematografica) il film Norimberga di James Vanderbilt, prodotto negli States. A dire il vero la ricostruzione storica, rigorosa, non rappresenta l’unico filo narrativo, intrecciandosi con un filone secondario della stessa storia basato sul romanzo Il nazista e lo psichiatra di Jack El-Hai: per garantire che i prigionieri fossero sani di mente (dunque responsabili), l’esercito americano inviò un ambizioso psichiatra militare, il capitano Douglas M. Kelley, a supervisionare il loro benessere mentale. Nasceva così un appassionante duello tra Kelley (interpretato da Rami Malek, dallo sguardo magnetico) ed Hermann Göring, la seconda carica del Terzo Reicht (interpretato, anche lui splendidamente, da un pezzo da novanta come Russel Crowe (Il gladiatore). Si può discutere se l’analisi di questa relazione abbia prevaricato o meno sul quadro più generale, ma un regista non è uno storico: dispone della massima libertà interpretativa (per altro rispetta la narrazione storiografica). Certo è che questa metaforica partita a scacchi tra due menti brillanti non si risolve bene: nessuno dei due si salva alla fine.
Dal punto di vista cinematografico, il montaggio dinamico che alterna le due storie (la grande e a più piccola) tiene tesa l’attenzione dello spettatore, che non avverte i 148 minuti della durata, e rende il film adatto anche agli studenti (ultimi anni delle superiori). Anche per capire il significato di quella Giornata della Memoria che è adesso oggetto di distorsioni e attacchi e per ricordare che i crimini di guerra fascisti non sono mai stati processati (anzi, qualcuno degli accusati, come Rodolfo Graziani, ha avuto, in tempi recenti, un mausoleo, ad Affile realizzato con il denaro pubblico).
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eugenio
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venerdì 2 gennaio 2026
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kelly e g?ring
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Norimberga, città dal passato nazional-socialista, parzialmente distrutta dai bombardamenti, celebre per i processi ai criminali di guerra nazisti, torna al cinema nel film di Vanderbilt, alla regia dieci anni dopo Truth. L’impostazione, tratta da “Il nazista e lo psichiatra” del giornalista Jack El-Hai, si mantiene classica nell’interrogatorio sulle origini del male con una macchina da presa capace di indugiare sapientemente sui primi piani di coloro che credevano di far grande la Germania, in uno dei regimi più truculenti dell’intera umanità. Due antagonisti: uno psichiatra americano, Douglas Kelley, dal volto di Rami Malek e il detenuto per eccellenza, Herman Göring (un riuscito Russel Crowe), secondo di Hitler, in quello che è un tentativo di dialogo sulla ricerca delle propensioni che hanno portato questi gerarchi a ordinare atrocità.
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Norimberga, città dal passato nazional-socialista, parzialmente distrutta dai bombardamenti, celebre per i processi ai criminali di guerra nazisti, torna al cinema nel film di Vanderbilt, alla regia dieci anni dopo Truth. L’impostazione, tratta da “Il nazista e lo psichiatra” del giornalista Jack El-Hai, si mantiene classica nell’interrogatorio sulle origini del male con una macchina da presa capace di indugiare sapientemente sui primi piani di coloro che credevano di far grande la Germania, in uno dei regimi più truculenti dell’intera umanità. Due antagonisti: uno psichiatra americano, Douglas Kelley, dal volto di Rami Malek e il detenuto per eccellenza, Herman Göring (un riuscito Russel Crowe), secondo di Hitler, in quello che è un tentativo di dialogo sulla ricerca delle propensioni che hanno portato questi gerarchi a ordinare atrocità. Nel confronto a ricordar il Silenzio degli innocenti, dalla falsa amnesia di altri prigionieri nazisti come Rudolf Hess alle farneticazioni mistiche di Alfred Rosenberg, la pellicola esplora il fatuo narcisismo di un soldato di regime, tutt’altro che fantoccio, maledettamente spietato. Lucidamente avvinto a una sicumera, tanto ferma quanto arrogante, Göring incarna la sintomaticità di un germe, quello nazista, propagato in fondo dallo stesso popolo.
La struttura di un film d’inchiesta, rigido e formalmente essenziale, si traduce in un viaggio negli abissi del male capace di cancellare ogni scrupolo morale gettando un’inquietante luce, come affermato dallo stesso Kelley verso la fine, sulla modernità attuale della più grande democrazia del mondo da cui questo film è prodotto.
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imperior max
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martedì 30 dicembre 2025
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?se uno ? tuo alleato, non vuol dire che stia dalla tua parte?.
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NORIMBERGA.
Sala piuttosto piena per il nuovo film di James Vanderbilt che scrive, dirige e produce.
Nell?ultimo giorno della seconda guerra mondiale, il 7 maggio 1945, in Austria viene catturato Hermann Goring, braccio destro di Adolf Hitler e secondo in comando del Terzo Reich. Nel frattempo viene informato dell?accaduto il giudice Robert Jackson e decide di organizzare un processo per i 22 gerarchi nazisti nonostante il Congresso sia d?accordo per un?esecuzione sommaria, ma riesce ad avere l?appoggio da Papa Pio XII grazie ad un astuto cavillo controverso. Lo psichiatra militare Douglas Kelley viene chiamato a Lussemburgo per visitare i gerarchi e valutarne la salute mentale e l?idoneit? per affrontare il processo.
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NORIMBERGA.
Sala piuttosto piena per il nuovo film di James Vanderbilt che scrive, dirige e produce.
Nell?ultimo giorno della seconda guerra mondiale, il 7 maggio 1945, in Austria viene catturato Hermann Goring, braccio destro di Adolf Hitler e secondo in comando del Terzo Reich. Nel frattempo viene informato dell?accaduto il giudice Robert Jackson e decide di organizzare un processo per i 22 gerarchi nazisti nonostante il Congresso sia d?accordo per un?esecuzione sommaria, ma riesce ad avere l?appoggio da Papa Pio XII grazie ad un astuto cavillo controverso. Lo psichiatra militare Douglas Kelley viene chiamato a Lussemburgo per visitare i gerarchi e valutarne la salute mentale e l?idoneit? per affrontare il processo. Primo fra tutti Hermann Goring si rivela essere molto composto e affabile nei confronti di Douglas e dell?interprete Howard Triest. Successivamente l?avvocato britannico sir David Maxwell Fyfe e Robert Jackson, con l?appoggio di diversi giudici tra Francia, Russia e Inghilterra, vengono nominati procuratori del Tribunale Militare Internazionale e i detenuti vengono trasferiti a Norimberga. Di l? in poi si svolgeranno tutte gli eventi storici e personali del Processo di Norimberga.
Una regia tutto sommato molto buona con ottimi stacchi di montaggio che donano un buon ritmo ad un film il pi? delle volte dialogato, insieme ad ottimi campi e controcampi. Anche i movimenti di macchina seguono per bene gli attori dove stavolta sono il fiore all?occhiello. Primo tra tutti un ottimo Russell Crowe che almeno dal fisic du role bello robusto impersona bene Hermann Goring dandogli un certo carisma, seppur di fatto un personaggio storicamente negativo. Ramy Malek non ? da meno con Douglas Kelly che lo interpreta in maniera spiccata, molto accesa, anche se a volte rischia di andare sopra le righe. Ancora meglio Michael Shannon con un?imponente teatralit? temperata da buon giudice pacato. Leo Woodall come Howie Triest simpatico, molto empatico e a tratti commovente. E a sorpresa una piccola parte per Giuseppe Cederna come Papa Pio XII.
Una cosa sorprendente della trama, ma anche della sceneggiatura, ? la totale umanit? dei personaggi che ? senza ombra di dubbio il tema centrale. I gerarchi processati mostrano diverse sfumature l?uno dall?altro: chi razzista, chi mentalmente folle, chi troppo insicuro. Goring invece veramente intelligente, sveglio, aperto, ma anche molto narcisista. Tutti elementi che serviranno a Douglas per poter scrivere un libro e condurre al meglio il processo, ma anche per rimanerne segnato non poco, sia per le rivelazioni al processo che con i lati oscuri nascosti di Goring. Robert Jackson che ? fermo dell?idea che un processo civile contro chi non lo meriterebbe serve pi? che altro a non far ripetere un?altra volta una guerra mondiale, un altro nazismo e un?altra Shoah, anche a costo di ricattare un pontefice che ha fatto carte false per preservare un equilibrio di potere cattolico con Hitler. Triest ? un interprete che si riveler? molto importante come personaggio, diviso tra la giustizia, la vendetta e la piet? verso il nemico. Goring appunto non nasconder? mai di essere stato un vero nazista con le sue ragioni anche comprensibili di seguire Hitler, intratterr? un rapporto prima di amicizia con Douglas con le missive della moglie e della figlia, poi un?intesa quasi complice con degli aneddoti molto interessanti e alla fine una condizionalit? quasi patologica dove entrambi avranno una sorte non poco in comune.
Non mancheranno ovviamente delle scene forti delle proiezioni dei campi di sterminio, le strategie per poter inchiodare Hermann Goring, ma anche delle ragioni da parte sua per difendersi al processo tra le quali il perch? si sia diffusa fortemente una mentalit? totalitaria in Europa, come fallimento di una democrazia debole e una convenienza da parte del mondo occidentale contro il Comunismo. Tre morti ben messe in scena, una delle quali tanto empatica quanto compassionevole e un finale sia consolatorio che monitorio, ma anche amaro.
Peccato che alcuni passaggi risultano essere troppo affrettati e il voler romanzare alcuni fatti rischiano di cadere quasi nell?ovvio e nel ridicolo. Poi si capisce il focus del film, ma dal momento che si riprendono degli atti processuali non da poco si poteva mettere la lente di pi? anche in quelli.
In definitiva un ottimo legal drama storico e ricordate: ?Se uno ? tuo alleato, non vuol dire che stia dalla tua parte?.
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laura menesini
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martedì 30 dicembre 2025
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apriamo gli occhi
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Film molto importante oggi nel momento in cui venti di guerra soffiano da ogni parte e dove l'odio si propaga. Personalmente ho trovato significativa l'ultima frase, se ricordassimo sempre ciò che l'uomo ha fatto saremmo in grado di prevedere meglio quello che può fare. Nell'essere umano non è tutto bello e buono come vorremmo e nel mondo ci sono così tante ingiustizie che ti chiedi spesso perché tu sia nato dalla parte bella e non da quella sbagliata. Nel film Goring non è affatto "fuori di testa", è consapevole di quello che ha fatto e pensa che tutti i vincitori lo facciano e non ha tutti i torti. Il film crea un climax di attesa nella prima parte per poi passare, nella seconda, a filmati d'epoca e a uno straordinario interrogatorio di Goring in cui emerge la sua mente da serial killer mai pentito e sempre pieno di sé.
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Film molto importante oggi nel momento in cui venti di guerra soffiano da ogni parte e dove l'odio si propaga. Personalmente ho trovato significativa l'ultima frase, se ricordassimo sempre ciò che l'uomo ha fatto saremmo in grado di prevedere meglio quello che può fare. Nell'essere umano non è tutto bello e buono come vorremmo e nel mondo ci sono così tante ingiustizie che ti chiedi spesso perché tu sia nato dalla parte bella e non da quella sbagliata. Nel film Goring non è affatto "fuori di testa", è consapevole di quello che ha fatto e pensa che tutti i vincitori lo facciano e non ha tutti i torti. Il film crea un climax di attesa nella prima parte per poi passare, nella seconda, a filmati d'epoca e a uno straordinario interrogatorio di Goring in cui emerge la sua mente da serial killer mai pentito e sempre pieno di sé. Le parti più belle del film sono quelle a quattr'occhi tra lo psichiatra e la "mente malvagia" che riesce a manipolare tutti. Quindi film molto interessante e ben confezionato, ma che soprattutto ci dice di tenere gli occhi ben aperti.
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st.ci
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sabato 27 dicembre 2025
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tutti i clich? del cinema americano
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Film inutile che non trasmette nulla se non il fastidio per i sorrisetti fuori luogo del protagonista, tutti i clich? del cinema americano per sceneggiatura e regia pensate e realizzate per un pubblico di "bocca buona", il talento di molti bravi attori e una storia che poteva essere interessante sprecati in un film che sembra scritto e montato in fretta e furia.
[+] sì, ...
(di anna rosa)
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no_data
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giovedì 25 dicembre 2025
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film imperfetto
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Trovo che i difetti del film si annidino nella sceneggiatura. Il racconto della preparazione del processo e dell?allestimento teatrale della sala distoglie dal fuoco vero: il rapporto tra detenuto e dottore, che avrebbe avuto bisogno di pi? tempo. Un film fatto per chi non conosce la storia e deve seguire ogni passaggio, piuttosto che stare con maggiore insistenza sulla potenza del rapporto tra loro due, incarnati da due star, due mostri di bravura. Malek che pure deve cedere a Crowe, esprime bene quel senso di fragilit? e l?ambiguit? del personaggio. Bravi tutti gli altri, peccato aver disperso il racconto su troppi fronti, con l?intento di realizzare un film storico e non un dialogo tra due uomini.
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Trovo che i difetti del film si annidino nella sceneggiatura. Il racconto della preparazione del processo e dell?allestimento teatrale della sala distoglie dal fuoco vero: il rapporto tra detenuto e dottore, che avrebbe avuto bisogno di pi? tempo. Un film fatto per chi non conosce la storia e deve seguire ogni passaggio, piuttosto che stare con maggiore insistenza sulla potenza del rapporto tra loro due, incarnati da due star, due mostri di bravura. Malek che pure deve cedere a Crowe, esprime bene quel senso di fragilit? e l?ambiguit? del personaggio. Bravi tutti gli altri, peccato aver disperso il racconto su troppi fronti, con l?intento di realizzare un film storico e non un dialogo tra due uomini. Grande film, anyway.
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