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ivan il matto
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giovedì 27 novembre 2025
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wimbledon pu? attendere
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Wimbledon può attendere
“Paternità cercasi”, sembra questo uno dei contenuti ricorrenti negli ultimi mesi al cinema in Italia, se mettiamo insieme i temi di pellicole come “Paternal Leave” di Alissa Jung (moglie del protagonista Luca Marinelli), “Cinque secondi” di Paolo Virzì, “Enzo” di Robin Campillo (…magari più alla lontana) ed “Il maestro” di Andrea di Stefano. In quest’ultimo caso il regista romano abbandona i toni cupi de “L’ultima notte di Amore” (2023) che lo aveva lanciato in Italia, per inoltrarsi nei territori di una commedia brillante basata sull’amicizia fra i caratteri dei due personaggi principali, molto diversi fra loro, nei modi del sottogenere definito ‘Buddy movie’.
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Wimbledon può attendere
“Paternità cercasi”, sembra questo uno dei contenuti ricorrenti negli ultimi mesi al cinema in Italia, se mettiamo insieme i temi di pellicole come “Paternal Leave” di Alissa Jung (moglie del protagonista Luca Marinelli), “Cinque secondi” di Paolo Virzì, “Enzo” di Robin Campillo (…magari più alla lontana) ed “Il maestro” di Andrea di Stefano. In quest’ultimo caso il regista romano abbandona i toni cupi de “L’ultima notte di Amore” (2023) che lo aveva lanciato in Italia, per inoltrarsi nei territori di una commedia brillante basata sull’amicizia fra i caratteri dei due personaggi principali, molto diversi fra loro, nei modi del sottogenere definito ‘Buddy movie’. C’è sempre Pierfrancesco Favino al centro della narrazione, nei panni di Raul Gatti, maestro di tennis di mezza età con un grande avvenire alle spalle, che si fa carico di condurre al trionfo sportivo il 13enne Felice Milella, lungo i tornei del ranking nazionale, in un’estate dei primi anni ’80. Fra “Cuccuruccucu paloma” e “Sereno è” il road movie dell’autore romano sottolinea, da un lato, le aspirazioni di rivalsa sociale e i relativi sogni di gloria di genitori frustrati che riversano sui giovani rampolli, ogni loro velleità di successo. Dall’altro le speculari diversità delle personalità dei protagonisti: se Raul ha sperperato il proprio talento fra improbabili avventure erotiche ed un vasto repertorio di psicofarmaci, Felice è un ragazzino talmente inquadrato e chiuso da non considerare nemmeno lontanamente l’ipotesi di abbandonare la linea di fondo campo, secondo i farneticanti insegnamenti del padre, benché assente. Capirsi e venirsi incontro fra i due non sarà facile, ma entrambi, fra assolati campi di tennis e sconfitte dolorose, impareranno una lezione: il giovane che lungo il cammino si possono trovare anche altri ‘padri’ ed un nuovo senso di libertà; l’uomo di mezza età l’importanza di legami umani che non si possono ignorare, insieme ad un salutare ritorno alle origini. In ogni caso il film non vuole essere consolatorio, facendoci vivere situazioni imbarazzanti, magari al limite del comico-grottesco, mai patetiche o didascaliche come accade in tante commedie analoghe. Dal canto suo Favino aggiunge una nuova perla alla galleria delle sue caratterizzazioni, un personaggio dalla fragilità impressionante, ottimamente mascherata in pose da sex symbol o smargiassate da presunti trascorsi tennistici da “ottavi di finale al Foro Italico", degni del ‘mattatore’ Vittorio Gassman.
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(di gabriella)
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imperior max
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martedì 25 novembre 2025
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non un grande film, ma ? una bella esperienza di vita tra battute divertenti e battute amare, oltre che sul campo.
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IL MAESTRO.
Dopo L?Ultima notte di Amore tornano Andrea di Stefano alla regia e Pierfrancesco Favino come attore co-protagonista. Stavolta in una commedia drammatica con molte sfumature ironiche.
Anno 1989, il giovane Felice Minella gioca a tennis, seguito dal padre Pietro che lo tiene costantemente concentrato a livello tecnico, fisico e quotidiano fino addirittura a fare lavori extra pur di mantenere i suoi risultati alti. Dopo aver vinto il torneo regionale decide subito di farlo competere a livello nazionale e di allenarlo sotto la tutela di Raul Gatti, un ex campione di tennis che per? ? mezzo sbandato e sotto terapia dopo una vita di eccessi che l?hanno portato a ritirarsi.
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IL MAESTRO.
Dopo L?Ultima notte di Amore tornano Andrea di Stefano alla regia e Pierfrancesco Favino come attore co-protagonista. Stavolta in una commedia drammatica con molte sfumature ironiche.
Anno 1989, il giovane Felice Minella gioca a tennis, seguito dal padre Pietro che lo tiene costantemente concentrato a livello tecnico, fisico e quotidiano fino addirittura a fare lavori extra pur di mantenere i suoi risultati alti. Dopo aver vinto il torneo regionale decide subito di farlo competere a livello nazionale e di allenarlo sotto la tutela di Raul Gatti, un ex campione di tennis che per? ? mezzo sbandato e sotto terapia dopo una vita di eccessi che l?hanno portato a ritirarsi. I due intraprenderanno un viaggio per l?Italia da una partita e l?altra tra piccole gioie, grandi delusioni e formazioni personali.
La regia del nostro ? bella azzeccata in molti punti. Dall?uso della macchina a mano che seguono gli attori, dai movimenti coi dolly e carrelli e dai campi e controcampi decisamente corretti nei dialoghi, nelle panoramiche e nelle sequenze di allenamento e le partite dove quest?ultime sono forse meno spettacolari, ma perch? si ? pi? concentrati nelle reazioni dei personaggi. Un?ottima ambientazione scenica del tempo, una fotografia pi? mirata e un ottimo uso del sonoro e delle musiche sia diegetiche che extra. La recitazione dei nostri ? pi? che egregia con un ottimo Pierfrancesco Favino che passa dalla macchietta al sopra le righe e al devastato depresso, un buon Tiziano Menichelli come protagonista, Giovanni Ludeno nel ruolo del padre decisamente perfetto, una divertente Dora Romano, una splendida ed austera Valentina Bell? e una bella entrata in scena di Edwige Fenech.
Tutto sommato la storia, da come suggerisce il titolo, mette il focus sul personaggio di Raul Gatti in quanto parte come individuo in via di disintossicazione dopo un passato di droghe, alcol e donne, con una ben celata depressione tenuta a bada con delle pillole e il senso dell?umorismo, ma che alla prima occasione e nel momento propizio lo spingerebbe al suicidio e finisce col trovare quel che ha perso e la voglia di vivere grazie al suo allievo Felice. Al contempo neanche Felice ? ?felice? dato che ? s? bravo a tennis, ma ? vittima del classico padre che vive di luce riflessa, lo tiene sotto osservazione per renderlo un campione in maniera fredda, schematica e calcolatoria con un quadernino tattico e sembrerebbe non ascoltarlo appieno, la madre asservita al padre e la sorella fa? la bulla spaccona e dal momento che inizier? il viaggio con Raul capir? in un certo senso cosa vuole veramente e vedendo in lui una figura fraterna particolare. Neanche il viaggio sar? del tutto roseo dal momento che i due vedranno l?apice della loro infelicit? tra sconfitte, profonde delusioni, occasioni mancate ed elaborazioni di se stessi. Il tutto per? con dei momenti di simpatica ironia, battute pungenti, battibecchi, scorribande ed alchimie quasi inaspettate. Senza inutili retoriche, ma con immagini ed azioni si arriva ad una catarsi formativa di entrambi.
Certo ? che, a parte un padre apprensivo ben costruito, la madre e la sorella meritavano pi? spessore, ogni tanto l?essere sopra le righe di Favino fa? pi? passare alla pancia che alla sostanza, il fatto che il padre precisino e informato ingaggi proprio Raul non ? che torni pi? di tanto, ma comunque il finale ben tagliato e apparentemente sospeso regala un buona interpretazione del pubblico su come potrebbe andare ai posteri.
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jonnylogan
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martedì 9 dicembre 2025
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meglio lendl o vilas?
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Raul: “Ma chi è il tuo tennista preferito?”
Felice: “Ivan Lendl”
Raul: “Troppo robotico. Mai una sbavatura. Meglio Guillermo Vilas, uno che aggrediva il campo e si godeva la vita. Anche se il giorno dopo aveva una finale dello Slam, lo trovavi a ballare la sera prima”
Dopo L’ultima notte d’amore (id.; 2023) il regista, e attore, Andrea Di Stefano domanda una nuova prova da protagonista a Pierfrancesco Favino trasformandolo nuovamente in un personaggio problematico, ma senza quell’aurea da irreprensibile uomo di famiglia e graduato, che impersonava nel precedente film rispetto al quale questo si discosta anche per un'ambientazione decisamente meno crepuscolare e semmai ondivaga, esattamente come lo stato d'animo dei protagonisti.
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Raul: “Ma chi è il tuo tennista preferito?”
Felice: “Ivan Lendl”
Raul: “Troppo robotico. Mai una sbavatura. Meglio Guillermo Vilas, uno che aggrediva il campo e si godeva la vita. Anche se il giorno dopo aveva una finale dello Slam, lo trovavi a ballare la sera prima”
Dopo L’ultima notte d’amore (id.; 2023) il regista, e attore, Andrea Di Stefano domanda una nuova prova da protagonista a Pierfrancesco Favino trasformandolo nuovamente in un personaggio problematico, ma senza quell’aurea da irreprensibile uomo di famiglia e graduato, che impersonava nel precedente film rispetto al quale questo si discosta anche per un'ambientazione decisamente meno crepuscolare e semmai ondivaga, esattamente come lo stato d'animo dei protagonisti. Favino ci offre un nuovo personaggio in perenne bilico fra dramma e commedia. Un ex atleta dal talento cristallino, sprecato a causa di una vita di eccessi, errori, rimorsi e che desidera provare a rimettersi in gioco grazie a una nuova attività nella quale, lui per primo, non crede probabilmente più di troppo: Quello di maestro di tennis per un tredicenne sul quale la famiglia Milella, e in particolare il padre: Pietro, impersonato dall’eccellente Giovanni Ludeno, ha puntato tutto. Impartendogli insegnamenti fatti di disciplina ferrea e allenamenti sfiancanti. Oltre a un credo dal quale non vuole che abdichi assolutamente mai:
“il miglior attacco è la difesa”.
L'arte della Guerra (Sun Tzu)
L’incontro con Raul porterà il tredicenne Felice, il promettente Tiziano Menichelli, già visto in Denti da squalo (id.; 2023), a rivalutare gli insegnamenti paterni. Facendo la conoscenza di un modo differente d’interpretare sia il tennis, ma anche e soprattutto la vita. Conoscendo il suo accompagnatore e maestro nel corso di un road movie che lo porterà da sud a nord alla ricerca di una successo che però stenterà ad arrivare, ma invece scoprendo di Raul gli aspetti più nascosti e inattesi.
Film di formazione impreziosito dalla ricostruzione degli anni ‘80 declinati attraverso gli oggetti che ci accompagnavano, come le tute in spugna o triacetato, le racchette di legno e le televisioni con tubo catodico. Un film che risulta perfetto non solo per gli amanti del tennis, ma che dal tennis parte per raccontare molto altro, in una maniera che non stanca e che sa appassionare lo spettatore che può indifferentemente immedesimarsi in uno dei tre protagonisti; Pietro, Raul o il giovane Felice.
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the adrenalin addict
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giovedì 22 gennaio 2026
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quando lo sport si fa relazione!
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Ma chi l'ha detto che lo sport ad alti livelli ? lavoro duro tutti i giorni, ? allenarsi sempre, con costanza, con disciplina, tornare a casa entro certi orari, mangiare solo certe cose ed entro certi limiti, andare a letto presto, frequentare solo gli amici giusti? Felice sembra a primo impatto la "vittima" di un fanatico del tennis (l'ingegner Pietro Milella) che vuole a tutti i costi portare in auge il talento del figlio, anche a costo di sacrificare una sacrosanta vacanza che da tempo la sua famiglia attendeva. Dico "a primo impatto" perch?, se ci pensiamo bene, ? solo cos? che nascono i veri campioni! Direi che tutto rientra nella normalit?. Al contrario, Raul Gatti sembra inizialmente un uomo normale, come tutti, e invece, fin da subito notiamo di lui qualcosa che ci fa sorridere.
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Ma chi l'ha detto che lo sport ad alti livelli ? lavoro duro tutti i giorni, ? allenarsi sempre, con costanza, con disciplina, tornare a casa entro certi orari, mangiare solo certe cose ed entro certi limiti, andare a letto presto, frequentare solo gli amici giusti? Felice sembra a primo impatto la "vittima" di un fanatico del tennis (l'ingegner Pietro Milella) che vuole a tutti i costi portare in auge il talento del figlio, anche a costo di sacrificare una sacrosanta vacanza che da tempo la sua famiglia attendeva. Dico "a primo impatto" perch?, se ci pensiamo bene, ? solo cos? che nascono i veri campioni! Direi che tutto rientra nella normalit?. Al contrario, Raul Gatti sembra inizialmente un uomo normale, come tutti, e invece, fin da subito notiamo di lui qualcosa che ci fa sorridere. Siamo, infatti, in un ospedale psichiatrico. Raul ha qualche problema mentale, qualche squilibrio d'umore che presto si manifester? agli occhi di Felice. Tuttavia Raul Gatti ? un ex-professionista del tennis. Avete presente Nargiso, per esempio? Ebbene Raul ? un maestro in cerca di qualcuno da seguire per portarlo ai massimi livelli del tennis giocato. Felice diventa questa volta la vera "vittima". Perch?? Perch? i risultati che lui cercava non arriveranno affatto (non me ne voglia Diego Nargiso, spero!). Lo stile di vita che conduce con il maestro non ? affatto quello che si aspettava: donne con cui flirtare dalla mattina alla sera, divertimento, lusso, distrazioni varie. Partita dopo partita Felice si demoralizza, si arrabbia, si ribella. Eppure il maestro si addormenta durante una partita, fa qualche battuta infelice, sembra resistere, pare non ancora essere del tutto impazzito. Cosa che succeder? proprio alla settima sconfitta consecutiva di Felice. Ma chi l'ha detto che lo sport ? soltanto raccogliere risultati, vincere le partite, i trofei, avanzare di livello per essere il numero uno a tutti i costi? Pensiamo a Fognini. Lui era un campione, eppure non ? mai stato primo nella classifica ATP! Infatti, ci? che emerge significativamente nel film ? l'importanza delle relazioni umane. Se ci pensiamo, queste non si svelano mai in campo, durante la partita, durante gli allenamenti. Non c'? tempo per queste cose! Qui s?. Anzi ? proprio questa la cosa pi? importante! Prepotentemente riemergono storie dal passato di Raul Gatti, persone che si rivedono dopo anni e anni, luoghi inaspettati che si rivisitano: un ospedale, una cappella per le preghiere alla Madonna, una roulotte con dentro qualcuno che vive da nomade, un campo da tennis da "resuscitare", una villa maestosa che domina sul mare. Tutto questo non pu? che travolgere anche la vita di Felice, trasportato dalla "corrente impetuosa" dei ricordi del maestro, ma anche dalla compassione verso un uomo che sembra normale, ma non lo ?. Quello di Felice ? un affidarsi totalmente a lui, un accettare in fin dei conti il rischio di mentire al padre, di raccontare una storia non vera, di mettersi contro la legge, pur di portare avanti i suoi sogni, che al momento non trovano luogo. Spes contra spem! E il finale quale sar?? Una finale come Federer-Nadal? L'ultima spiaggia che Pietro Milella, sconvolto dalla storia che nel frattempo aveva scoperto, conceder? al figlio? No. Nulla d tutto questo! Sar? una partita tutta ancora da giocare, che non sapremo mai come finir? davvero!
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