Western convenzionale con la regia di Gabe Polsky, si direbbe appartenere al sottogenere introspettivo per la lentezza esasperante di quello che accade, invero poco e niente e molto diluito nel nulla, e una certa cura dei dialoghi e la caratterizzazione psicologica dei personaggi, se non fosse che il risultato si sintetizza in una sola parola: noia. Tratto da un omonimo romanzo di Edward Williams, il film ha, tuttavia, il merito di divulgare un fatto storico, ossia la perdita di valore o meglio il crollo improvviso dei prezzi delle pelli di bisonti verso la fine del diciannovesimo secolo, massacrati in 60 milioni di esemplari dai soliti bianchi e civili e cristiani colonizzatori del nuovo mondo cui dobbiamo per inciso la distruzione delle americhe e del pianeta.
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Western convenzionale con la regia di Gabe Polsky, si direbbe appartenere al sottogenere introspettivo per la lentezza esasperante di quello che accade, invero poco e niente e molto diluito nel nulla, e una certa cura dei dialoghi e la caratterizzazione psicologica dei personaggi, se non fosse che il risultato si sintetizza in una sola parola: noia. Tratto da un omonimo romanzo di Edward Williams, il film ha, tuttavia, il merito di divulgare un fatto storico, ossia la perdita di valore o meglio il crollo improvviso dei prezzi delle pelli di bisonti verso la fine del diciannovesimo secolo, massacrati in 60 milioni di esemplari dai soliti bianchi e civili e cristiani colonizzatori del nuovo mondo cui dobbiamo per inciso la distruzione delle americhe e del pianeta. Nicolas Cage al traguardo del suo ennesimo film che non lascia traccia nella storia del cinema; ma oramai siamo abituati alle sue performance attoriali, peraltro sempre degne di nota, in produzioni a basso budget dove forse la parte preponderante la prende il suo cachet.
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