Senza Lasciare Traccia

Un film di Debra Granik. Con Ben Foster, Thomasin McKenzie, Jeff Kober, Dale Dickey, Peter James DeLuca.
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Titolo originale Leave No Trace. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 108 min. - USA 2018. - Adler Entertainment uscita giovedý 8 novembre 2018. MYMONETRO Senza Lasciare Traccia * * * - - valutazione media: 3,40 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
eugenio venerdý 12 ottobre 2018
un padre, una figlia nel bosco della loro anima Valutazione 4 stelle su cinque
89%
No
11%

Sfiorava almeno nei primi trenta minuti il capolavoro questo film di Debra Granik, per la bellezza dell’ambiente naturale, per il suono del silenzio, per il rapporto quasi simbiotico tra un padre e una figlia che ricorda molto quello in The road di Cormac McCarthy di qualche anno fa.
Solo che in questo film non esiste un dramma apocalittico. Siamo lontani dalle atmosfere di invasioni aliene, di misteriose radiazioni che hanno annullato l’umanità riducendola in polvere. No, la pellicola è ambientato nei giorni nostri ma sospesa in un’atmosfera quasi a-temporale, negli angoli più reconditi, tra foreste vergini e luoghi permeati dal grande fascino, severità e sacrificio. [+]

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carloalberto martedý 20 novembre 2018
fuga dagli uomini Valutazione 4 stelle su cinque
80%
No
20%

 Magnifica prova di Ben Foster, nel ruolo di un veterano traumatizzato dalla guerra, che decide di chiudere per sempre i ponti con ogni tipo di comunità umana, coinvolgendo la figlia adolescente in una vita da eremita nei boschi. Non è la scelta per una vita bucolica e “sana” in armonia con la natura selvaggia, in alternativa al caotico e meccanico trantran del vivere cittadino, ma il rifiuto totale di qualsiasi contatto con gli uomini. Debra Granik racconta contemporaneamente più storie. Non c’è solo la sofferenza psicotica del protagonista, che rappresenta simbolicamente la disillusione assoluta nel genere umano, ma anche quella della giovane figlia, interpretata da Thomasin McKenzie, che segue il padre per amore e devozione, ma aspira ad una vita “normale”, animata da una aspettativa fiduciosa nei confronti del mondo simboleggia l’apertura incondizionata verso il prossimo. [+]

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carloalberto martedý 20 novembre 2018
fuga dagli uomini Valutazione 4 stelle su cinque
100%
No
0%

 Magnifica prova di Ben Foster, nel ruolo di un veterano traumatizzato dalla guerra, che decide di chiudere per sempre i ponti con ogni tipo di comunità umana, coinvolgendo la figlia adolescente in una vita da eremita nei boschi. Non è la scelta per una vita bucolica e “sana” in armonia con la natura selvaggia, in alternativa al caotico e meccanico trantran del vivere cittadino, ma il rifiuto totale di qualsiasi contatto con gli uomini. Debra Granik racconta contemporaneamente più storie. Non c’è solo la sofferenza psicotica del protagonista, che rappresenta simbolicamente la disillusione assoluta nel genere umano, ma anche quella della giovane figlia, interpretata da Thomasin McKenzie, che segue il padre per amore e devozione, ma aspira ad una vita “normale”, animata da una aspettativa fiduciosa nei confronti del mondo simboleggia l’apertura incondizionata verso il prossimo. [+]

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cardclau domenica 11 novembre 2018
sulla libertÓ Valutazione 4 stelle su cinque
67%
No
33%

Il coraggioso film di Debra Granik, Senza Lasciare Traccia, mi ha fatto di primo acchito venire in mente quella strofa della canzone della prima guerra mondiale, Sui Monti Scarpazi, “… O mio sposo eri andato soldato per difendere l'imperator, ma la morte quassù hai trovato e mai più non potrai ritornar … “. Will (un equilibratissimo Ben Foster) è un veterano tornato da tali orrori della guerra, un povero che ha difeso la straricchezza dei pochi, che non vediamo ma che possiamo solo immaginare, da costringerlo ad una vita solo atta a sopravvivere a sé stesso. L’unico legame di Will, in una società, quella americana, in cui il controllo contro la temibile, perché pericolosa, diversità raggiunge dei livelli che hanno del persecutorio, è sua figlia Tom (una tenerissima Thomasin McKenzie), con la quale cerca di condividere il suo assoluto bisogno di star solo. [+]

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flyanto giovedý 15 novembre 2018
confinati nei boschi Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

 Come si evince dal titolo, “Senza Lasciare Traccia” della regista Debra Granik è un film che fa intuire il fatto di vivere in clandestinità o, comunque, con la totale intenzione di non venire identificati o scoperti dagli altri.
Ed è la situazione, alquanto insolita, rappresentata in questa pellicola dove un padre ed una figlia adolescente vivono da anni nascosti all’interno di un bosco dell’Oregon, senza rivelare alla Società ed alle autorità competenti la propria presenza e conducendo una tipologia di vita parecchio  selvaggia, usufruendo per sostentarsi di tutto ciò che la Natura offre spontaneamente. Non si conosce il motivo esatto di questa scelta di vita ma si intuisce che egli è un veterano di guerra, probabilmente ormai disadattato per vivere comunemente nella società contemporanea, e che la di lui moglie, nonché  mamma della ragazza, è morta anni addietro, lasciandoli entrambi soli. [+]

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felicity giovedý 27 febbraio 2020
storia universale in linguaggio semplice Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

C’è un nuovo filone, nel cinema americano, incentrato su stili di vita alternativi, fra utopia e contestazione.
"Senza lasciare traccia" si trasforma pian piano dall’essere una riflessione sulle comunità escluse dal sogno americano, al racconto di un puro e semplice rito di passaggio, in cui una ragazza che ha sempre avuto il padre come unico punto di riferimento e fonte di ogni conoscenza e la natura a scandire il ritmo della propria vita, si ritrova a scoprire che in effetti esiste anche dell’altro, esistono altri stimoli, idee e possibili modelli di mondo e vita.
La regista ha il dono della sobrietà, ogni blocco narrativo vive di per se stesso, senza necessità di agganciarsi alle direttive di un apologo morale sovrastante: nel primo blocco ci sono l’idillio della vita a contatto con la natura e segnali di disturbi post-traumatici bellici, soverchiati da un forte legame padre/figlia di cui sono persuase anche le autorità. [+]

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gianleo67 martedý 9 ottobre 2018
una mosquito coast tra i boschi dell'oregon Valutazione 3 stelle su cinque
50%
No
50%

Vivere fra i boschi di un parco nazionale vicino Portland Ŕ per il veterano Will e la figlia adolescente Tomasine, l'unico modo in cui l'uomo sente di potersi ancora rapportare con la societÓ e con un mondo di bisogni superflui che vive come una opprimente e angosciosa prigionia. Quando vengono scoperti dalle autoritÓ, inizia per loro una trafila burocratica fatta di colloqui psicologici, assistenti sociali e reinserimento istituzionale. Il desiderio di libertÓ e la fuga verso un nuovo Eden sono per˛ sempre a portata di mano. La decrescita felice e la ricerca di un rapporto con la natura pi¨ autentico ed essenziale, sono tematiche facilmente cooptate dal cinema Indie del nuovo secolo; la risposta quasi naturale ad una crisi di identitÓ che ha investito la societÓ americana (e non solo) alle prese con le sperequazioni economiche e sociali ai tempi delle guerre per il l'oro nero e del pi¨ grande default finanziario causato da politiche neo-liberiste dissennatamente bipartisan. [+]

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nuttyn mercoledý 17 aprile 2019
una metafora sulla conquista dell'indipendenza Valutazione 3 stelle su cinque
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No
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 Will (Ben Foster) e la figlia quindicenne Tom (Thomasin Mc Kenzie) vivono isolati e  illegalmente in un lussureggiante parco pubblico di Portland. Will soffre di Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) - in seguito al servizio militare prestato in Iraq - e nella vita isolata immersa nella natura sembra aver trovato un sollievo alla sofferenza. Quando uno jogger si accorge della loro presenza nel parco, Will e Tom sono obbligati dalle autorità a stabilirsi in città, in un’abitazione messa a disposizione dai servizi sociali; Will non riesce, però, ad ambientarsi e si avventura nuovamente nei boschi, portando con sé la figlia, che lo segue a malincuore. [+]

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peer gynt domenica 16 giugno 2019
vita nei boschi o vita sociale? Valutazione 4 stelle su cinque
0%
No
0%

La cultura americana non può fare a meno dell'utopia ecologico-libertaria di "Walden" di Henry David Thoreau, e ogni tanto quest'utopia rispunta, come un fiume carsico, in qualche film. La rivediamo oggi in questo ottimo lavoro di Debra Granik, incarnata da un padre, che fugge la società traumatizzato dalla guerra, e dalla sua figlia adolescente, che fugge dalla società perché vive con suo padre, che ama e rispetta, e conosce solo questa realtà. Ma i loro sono percorsi diversi, sono età diverse, e la vita la vedono con occhi diversi, la loro scelta di vita nei boschi non ha nulla in comune e non potrà che condurre ad una separazione. [+]

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freerider lunedý 12 novembre 2018
discreto ma non radicale Valutazione 2 stelle su cinque
0%
No
100%

Non mi ha lasciato l’impressione di un’evoluzione o di un passo in avanti questo nuovo lavoro di Debra Granik, regista la cui sensibilità rimane rivolta all’America dimenticata, dove la natura è ancora selvatica e può costituire allo stesso tempo minaccia ma anche rifugio per coloro che non possono o non vogliono accettare tutte le convenzioni e le norme delle comunità organizzate complesse. A questi soggetti marginali la regista aveva già rivolto la sua attenzione nel validissimo “Un gelido inverno”, film di ispirazione squisitamente indipendente che fece pienamente centro descrivendo con abilità un contesto grezzo e violento e conducendo con fermezza una vicenda molto tesa. [+]

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