Le nostre Battaglie

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Il privato è politico, come si diceva una volta Valutazione 4 stelle su cinque

di carlosantoni


Feedback: 5370 | altri commenti e recensioni di carlosantoni
mercoledì 13 febbraio 2019

Già il titolo è di tutto rispetto: perché allude assai chiaramente a battaglie per l’esistenza, e perché le declina al plurale: quelle battaglie sono “nostre”, appartengono a tutti noi, poiché tutti insieme combattiamo. Combattiamo per che cosa? Perché il lavoro salariato non sia sempre più spogliato di diritti, e sempre più spersonalizzato. Ottimo film, politico nel senso alto del termine, quello di Guillaume Senez, interpretato da un altrettanto ottimo Romain Duris.
A ben vedere, la vicenda si concentra proprio sul suo personaggio, Olivier, un tecnico alle dipendenze di una società di medio-grandi dimensioni, fortemente informatizzata, al cui interno svolge attività di dirigente sindacale, ammirato e stimato dagli operai, ammirato stimato e temuto, per il suo carisma, dai padroni. Dico “a ben vedere”, poiché apparentemente il film, prendendo inizio con la scomparsa della moglie di Olivier, con la sua lacerante e apparentemente inspiegabile fuga, e insistendo fino alla fine sulla sua ricerca, in fondo sembra far di lei, nella sua assenza, la vera protagonista.
Ma non è così, il protagonista a tutto tondo è proprio Olivier: lavoratore, sindacalista vero, onesto, che crede nella funzione che volge in difesa degli operai, e che personalmente versa in forti difficoltà economiche. E poi padre che intende svolgere al meglio il suo ruolo, cui spesso non sa materialmente come poter far fronte: per mancanza di energie, di tempo, di esperienza. Deve fare da padre e da madre, e non sa come poter svolgere al meglio questa duplice funzione genitoriale, ma s’impegna al massimo, cercando di coinvolgere in questo compito difficile la madre e la sorella.
Olivier è onesto, sincero, ma non è un eroe senza macchia: è un uomo in gamba, forte e tuttavia con le sue debolezze e i suoi bisogni. Ed è proprio sulle sue debolezze e i suoi bisogni, oltre che sulle sue competenze professionali e il suo carisma da sindacalista, che alla fine del film la direzione della sua azienda fa perno, suggerendogli di saltare la staccionata e di diventare responsabile delle “risorse umane”: così, da arma di difesa nelle mani degli operai (Olivier esalta più volte l’efficacia della lotta sindacale in quanto a lottare non sono singoli operai, ma “tutta la squadra”), potrebbe diventare un coltello impugnato dal padrone, diretto alla gola dei suoi compagni: lui che bene ne conosce segreti e debolezze. Olivier sembra del tutto renitente a questo invito, ma il suo dirigente lo liscia per il pelo, gli dà tempo per pensare e decidere, ben sapendo che il tempo lavora a favore delle lusinghe.
Non è l’unica opzione che Olivier ha davanti: all’opposto, il sindacato in cui milita gli ha offerto un ruolo di dirigente sindacale di tutto rispetto, ma è una proposta che Olivier giudica difficile da accettare, perché per farlo dovrebbe trasferirsi nella lontana città di Tolosa.
Non si sa come andrà a finire, non si sa che strada Olivier deciderà di prendere. E neppure si sa se lui e i suoi due figli riusciranno a ritrovare moglie e madre, e a riunire la famiglia: il film si chiude con le immagini di loro tre che girano in macchina una zona della Normandia in cui lei sembra si sia rifugiata, scrivendo sui muri che la stanno aspettando: una specie di messaggio nella bottiglia. Il finale è dunque apertissimo.
Film duro, ben costruito, che parla della spersonalizzazione del lavoro salariato, delle condizioni lavorative sempre più punitive, della disciplina a volte perfino grottesca (sotto Natale, i dipendenti, maschi e femmine, sono obbligati a indossare un berretto da Babbo Natale: esattamente come da noi, per esempio, avviene alla Coop!), e della difficoltà inaudita di portare avanti queste battaglie, “le nostre”, facendole conciliare con i problemi a volte acutissimi che si scatenano in famiglia.
Ottimo film per restare lucidamente incazzati contro i padroni, perciò ve lo consiglio.

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