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zelos1977
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mercoledì 1 gennaio 2014
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docufilm tanto straziante quanto indimenticabile!
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I due registi Y. Gianikian e A. Ricci Lucchi concludono la loro trilogia dedicata alla Grande Guerra in modo portentoso!
Stavolta vengono analizzati i corpi di adulti e bambini reduci dalle angherie della guerra con un' attenzione e un amore che invano potremmo trovare nelle varie cinematografie oltreoceano.
I singoli fotogrammi restaurati, virati a colori, ingranditi e rallentati in modo di catturare la totale attenzione dello spettatore, creano un' emozione e, allo stesso tempo, uno strazio visivo inconfutabile.
La colonna sonora, mai invadente anzi necessaria alla narrazione, composta da canti e sottofondi rende la visione del documentario un'esperienza cinematografica indimenticabile ed unica!
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dertio
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sabato 7 gennaio 2006
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ferire l'occhio
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I Gianikian concludono la loro trilogia sulla Prima Guerra Mondiale. Ai combattimenti e le deportazioni dei primi due episodi succede uno straziante sguardo su ciò che è rimasto. La guerra è fuoricampo ma la sua lunga scia è impressa a fuoco nei corpi martoriati di chi è sopravvissuto. Gli autori con un empatia sovrumana montano un documentario composto dai filmati medici del primo dopoguerra. Immagini al limite dell'invedibile ma che con la loro implacabile successione riescono a calare lo spettatore in una sorta di ipnosi cinetica in grado di annullare la distanze da quello che vediamo.
Probabilmente la cosa che sconvolge più del film è la felicità ebete dei "riparati", storpi e sfregiati che si vedono consegnare un pezzo di ferro, una protesi meccanica che ne lenisca i dolori.
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I Gianikian concludono la loro trilogia sulla Prima Guerra Mondiale. Ai combattimenti e le deportazioni dei primi due episodi succede uno straziante sguardo su ciò che è rimasto. La guerra è fuoricampo ma la sua lunga scia è impressa a fuoco nei corpi martoriati di chi è sopravvissuto. Gli autori con un empatia sovrumana montano un documentario composto dai filmati medici del primo dopoguerra. Immagini al limite dell'invedibile ma che con la loro implacabile successione riescono a calare lo spettatore in una sorta di ipnosi cinetica in grado di annullare la distanze da quello che vediamo.
Probabilmente la cosa che sconvolge più del film è la felicità ebete dei "riparati", storpi e sfregiati che si vedono consegnare un pezzo di ferro, una protesi meccanica che ne lenisca i dolori. Ma quel palliativo non è altro che figlio della stessa tecnica militare che ha creato le mortali armi del conflitto.
Ecco dov'è l'uomo, pezzo di carne, vittima di questo secolo di macellai. Smontato e rimontato come fosse un fantoccio. Non ci resta che ascoltare le parole ferite tratte dalla lettera di un soldato e musicate come una litania da Giovanna Marini, per poi risvegliarsi più soli ma consapevoli di prima
I Gianikian ci chiedono di guardare, anche se questo fa male, anche se ferisce l'occhio.
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