Don Camillo

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Un film di Julien Duvivier. Con Fernandel, Gino Cervi, Franco Interlenghi, Saro Urzý, Leda Gloria.
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Titolo originale Le petit monde de Don Camillo. Commedia, b/n durata 107 min. - Italia, Francia 1952. MYMONETRO Don Camillo * * * 1/2 - valutazione media: 3,75 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Guerra fredda all'italiana: Don Camillo e Peppone! Valutazione 3 stelle su cinque

di Great Steven


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giovedý 15 gennaio 2015

DON CAMILLO (IT/FR, 1952) diretto da JULIEN DUVIVIER. Interpretato da FERNANDEL, GINO CERVI, FRANCO INTERLENGHI, SARO URZì, SYLVIE, GIORGIO ALBERTAZZI, VERA TALCHI, GIOVANNI ONORATO, CHARLES VISSIERE, MARCO TULLI, GUALTIERO TUMIATI
Il romanzo Mondo piccolo. Don Camillo (1948) di Giovannino Guareschi ha posto le basi per trarre questo primo capitolo delle avventure di questo personaggio nato dalla fantasia dello scrittore e giornalista emiliano. A Brescello, in provincia di Reggio Emilia, le due autorità del paese – il parroco Don Camillo (con la voce di Carlo Romano), che si interessa ardentemente di politica, e il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi detto Peppone – combattono da tempo una lotta continua e ininterrotta nella quale è sempre Don Camillo ad avere l’ultima parola, benché in realtà i due irriducibili avversari, nell’intimo, si stimino e si rispettino reciprocamente. Nelle sequenze in un suggestivo bianco e nero, vediamo l’ecclesiastico e il primo cittadino affrontarsi riguardo diverse situazioni di carattere politico, sociale ed economico: la mungitura delle vacche nelle stalle; la costruzione della Casa del Popolo e di una città-giardino; il battesimo dell’ultimo figlio di Peppone; una partita di calcio fra i seguaci di Peppone e quelli di Don Camillo. Al termine dei numerosi scontri che li vedono protagonisti, il prete è allontanato da Brescello e costretto dalle autorità superiori a trasferirsi in una parrocchia di montagna. Campione d’incassi nella stagione 1952-53, fu il capostipite di una serie che proseguì fino al 1965, con un pentagono cinematografico; in Don Camillo e i giovani d’oggi (1972) cambiarono gli attori: Lionel Stander e Gastone Moschin. Nonostante le intenzioni conservatrici dell’autore e pur riflettendo il clima integralista da guerra fredda degli anni 1950, la commedia strapaesana trovò sostenitori tanto a destra quanto a sinistra perché i due amici-nemici rappresentano, dopotutto, due facce della stessa medaglia. Conterranei, si capiscono e, benché siano divisi sulle faccende locali, trovano spesso un accordo contro il mondo esterno. Che sia Don Camillo a spuntarla sempre, in ultimo, è testimoniato anche dal fatto che Peppone si rivolge al parroco dandogli del voi, mentre quest’ultimo dà del tu al sindaco comunista. Fernandel (vero nome: Fernand Joseph Contadin) e G. Cervi danno il meglio nelle interpretazioni dei due protagonisti, inserendovi una dose massiccia e potente di umorismo agreste, complessa autoironia, buffoneria irresistibile e autenticissima simpatia, risultando le carte vincenti di una pellicola che si pone come obiettivo primario quello di far ridere, mettendo tutto sommato in secondo piano il discorso mai troppo politicizzato che vede al proprio fulcro il contrasto focoso tra due visioni opposte del mondo e due concezioni differenti su come gestire i poteri temporale e spirituale, come fecero i papi e gli imperatori pressoché per tutto il Medioevo. Il produttore Peppino Amato (futuro suocero di Bud Spencer), che produsse il film per Rizzoli, ebbe il meritatissimo ed eccelso colpo di genio di affidare una materia così italiana (ma esportabile, come dimostrò il successo internazionale dei libri di Guareschi) ad un regista e a un attore francesi. Gli attori secondari se la cavano con sapiente mestiere e bravura sopraffina: un giovane F. Interlenghi recita la parte del figlio maggiore di Peppone con la sua consueta mistura di innocenza, delicatezza e infallibilità, mentre V. Talchi fa la parte della sua innamorata con una dolcezza prorompente davvero molto lodevole. Personaggio simpatico è anche la maestra di Peppone, che compare quando gli striscioni comunali affermano che il sindaco è un “asino” perché non ha conseguito la licenza elementare. Tante scene memorabili per un’opera del secolo scorso destinata a rimanere impressa nell’immaginario collettivo non solo italiano ma addirittura europeo. Lo stesso Guareschi si dichiarò pienamente soddisfatto dell’adattamento cinematografico di quelle peripezie tragicomiche che la sua penna scrisse sui fogli bianchi con fare tanto scanzonato e burlesco. Colonna sonora composta dal maestro Alessandro Cicognini.

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