|
di Lorenzo Maiello XL
Per la cronaca, Shortbus è stato il film-scandalo all'ultimo festival di Cannes. Molto spesso gli scandali annunciati (dai film di Paul Verhoeven a quelli di Larry Clark, da Blair Witch Project a Melissa P.) puzzano di furbatina preparata a tavolino. Al contrario, il maggior pregio di questo film è che gronda onestà da ogni fotogramma. Certo, ci sono sesso esplicito, membri esibiti, tanta omosessualità e trasgressioni di ogni tipo. Ma senza stnzzatine d'occhio.
Hai costantemente l'impressione che il regista - gay dichiarato - abbia radunato i suoi amici per raccontare le loro vite.
»
|
|
di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Tutto è anatomicamente e sessualmente vero nel film del regista gay John Cameron Mitchell, che racconta tre storie di nevrosi d' amore, una gay, due etero, nella bella confusione di un locale di New York che sarebbe eufemistico definire del libero scambio. Ciò che rende diverso questo bel porno è che ha un' anima, non mostra solo i corpi ma filma anche le emozioni, i sentimenti, la solitudine. Se usa un eccesso grottesco (l' inno americano durante un gruppo omo a tre, stile Laocoonte) è perché l' autore pensa che il libero arbitrio sessuale sia l' unica scelta rimasta dopo l' 11-9, risposta all' eroico Stone.
»
|
|
|
|
di Alberto Crespi L'Unità
Sessanta copie anziché 100: è l'uscita «ridimensionata» di Shortbus, di cui vi abbiamo parlato martedì, dovuta al «perbenismo» (parola scelta dal distributore italiano Valerio de Paolis, noi saremmo stati più coloriti) degli esercenti sconvolti, anime pie, dalle scene hard. Dunque, poiché voi spettatori siete sovrani, è vostro diritto sapere che Shortbus è tecnicamente un film hardcore: quando gli attori fanno sesso lo fanno sul serio, e la macchina da presa non nasconde nulla. Sapendo questo, potete decidere se vederlo o meno; ma è altrettanto importante sapere che Shortbus non è un film porno, perché nei porno l'atto sessuale è il fine stesso della rappresentazione, mentre qui fa parte della vita dei personaggi - esattamente come accade, o si presume che accada, a tutti noi.
»
|
|
di Alberto Crespi L'Unità
Il film-scandalo di Cannes 2006, l'americano Shortbus di John Cameron Mitchell, uscirà venerdì nei cinema italiani in sole 60 copie, anziché le 100 previste. Motivo? Il «perbenismo» degli esercenti, secondo Valerio De Paolis, che con la sua società Bim lo ha acquistato per la distribuzione in Italia. Prima ancora che il film passasse alla censura (che l'ha «ovviamente» vietato ai minori di 18 anni, e fra poco vedremo perché), molti cinema l'avevano rifiutato. «Ho trovato difficoltà con molti esercenti, anche di qualità, nel far accettare questo film a causa di un certo loro perbenismo -ha dichiarato ieri De Paolis -.
»
|
|
|
|
Film TV
Una New York colorata che sembra un gioco in plastilina per bambini: la macchina da presa la sorvola e s'infila a casaccio in una finestra qualunque, dove un giovane uomo nella vasca da bagno osserva il suo corpo nudo e lo riprende, poi in un'altra, dove una ragazza dall'aria scocciata s'intrattiene con un cliente, poi in un'altra e in un'altra. Gente che si osserva, che si ama o che tenta di amarsi, che s'interroga. «Com'è stato il tuo ultimo orgasmo?», chiede il cliente alla prostituta. «Fantastico - risponde lei.
»
|
|
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
In Italia perfino Venditti canta che "non c'è sesso senza amore", però poi se un regista filma il sesso per parlare d'amore scattano censure e tabù. Certo in Shortbus non manca nulla. Si comincia con un'auto-fellatio che è insieme prova acrobatica e monumento alla solitudine( ma pare che la prodezza riuscisse anche a D'Annunzio e a rendere il tutto ironico qui c'è pure un fotografo appostato alla finestra di fronte come in un Hitchcock gay e hard). Si prosegue con il cliente di una "dominatrix" che gode su un quadro di Pollock, e anche questa sembra una parodia definitiva dell' action painting mentre il regista vuole solo suggerire che il sesso, nella sua crudezza, si impasta nella tela della vita fondendosi con il resto.
»
|
|
|
|
Rolling Stone
Di giorno sono confusi e infelici e di notte si incontrano allo Shortbus, per chiacchierare, ascoltare musica e fare sesso, tanto sesso. Sono una terapista di coppia che non ha mai provato un orgasmo, una dominatrix malinconica e un giovane omosessuale che ha deciso di traghettare il suo compagno verso una nuova relazione prima di suicidarsi. «New York è uno stato della mente»: John Cameron Mitchell prende l'intuizione cantata da Billy Joel e la trasforma in un film: Shortbus. Che è una sorta di cugino eccessivo, allucinato e queer della 25a ora di Spike Lee.
»
|
|
di Vito Attolini La Gazzetta del Mezzogiorno
Tre piccole storie con un comune denominatore: il sesso. È il motivo (unico) di questo film, uno dei pochi in circolazione vietato ai minori di 18 anni (che certo, in materia sono abbastanza edotti). Il film di John Cameron Mitchell, sodale del primo Gus Van Sant, presentato a Cannes fuori concorso, è di quelli che un tempo avrebbero sollevato reazioni e una serie di misure repressive. In verità questo film si trova ai limiti dell'hardcore, quello confinato nelle sale specializzate, ma c'è da precisare che quanto a spregiudicatezza delle immagini e delle situazioni il normale cinema commerciale qualche volta non è certo da meno.
»
|
|
|
|
di Roberta Ronconi Liberazione
In Italia esce vietato e con molte difficoltà. Gli esercenti italiani (e non i distributori, visto che la Bim di De Paolis ha deciso una coraggiosa uscita ad alti numeri), per Shortbus hanno alzato le barricate e in tanti hanno chiuso le proprie sale per questo film "pornografico e dissacrante". Immaginiamo siano queste le riserve, oltre al fatto che un film vietato ai 18 come ha deciso (comprensibilmente) la censura taglia fuori la fetta di mercato più sostanziosa nello staccare i biglietti.
Ovviamente, Shortbus non ha nulla di pornografico e nemmeno di erotico.
»
|
|
Il Foglio
Non credevamo fosse possibile ridere vedendo un film porno. Se non nel senso in cui oggi ridiamo guardando "Gola profonda". Con tutto il rispetto per lo sdoganamento del genere, e per Jacqueline Kennedy che si mise in fila per comprare il biglietto (deliziando il regista Gerard Damiano: più sono trasgressivi, più subiscono il fascino delle signore con le perle), vedendo i baffoni e il camice del dottore che prima fa la diagnosi e poi cura personalmente Linda Lovelace, con gran finale che inquadra il razzo sulla rampa di lancio, è difficile star seri.
»
|
|
|
|
|