Da altmaniano puro, mi interrogo sul parziale "fallimento" di questo film. Che sia "Di genere" mi convince abbastanza poco, o molto poco. Lo è anche "The Company", un Altman secondo me molto sottovalutato, anche se sicuramente (molto?) meno graffiante. No, forse il problema è un altro: bisogna va catturare, attenendosi alle formule del grande regista, l'essenza dei gocatori e del loro vizio. Forse , in fondo, è ancora più difficile di quanto non lo sia catturare l'essenza del ballo.
L'ultima parte, con "La più grande tra le piccole città", le lucette sfavillanti quanto effimere (Come effimero si rivelerà, nell'ultima scena,l'aver vinto) ricorda il "Mattia Pascal! di Pirandello, che si lascia incantare senza capire la realtà.
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Da altmaniano puro, mi interrogo sul parziale "fallimento" di questo film. Che sia "Di genere" mi convince abbastanza poco, o molto poco. Lo è anche "The Company", un Altman secondo me molto sottovalutato, anche se sicuramente (molto?) meno graffiante. No, forse il problema è un altro: bisogna va catturare, attenendosi alle formule del grande regista, l'essenza dei gocatori e del loro vizio. Forse , in fondo, è ancora più difficile di quanto non lo sia catturare l'essenza del ballo.
L'ultima parte, con "La più grande tra le piccole città", le lucette sfavillanti quanto effimere (Come effimero si rivelerà, nell'ultima scena,l'aver vinto) ricorda il "Mattia Pascal! di Pirandello, che si lascia incantare senza capire la realtà. Ed è interessante, forse molto interessante, la contrapposizione dei due stati d'animo. Ma nel panorama altmaniano, questo rischia di rimanere un film a tema, che non lascia grandissima traccia di sé.
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