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giorg99
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martedì 2 aprile 2013
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una sorpresa
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Tim Burton non è uno di miei registi preferiti e col pasticcio che ha fatto con " Alice in Wonderland"( dove sono rimasta molto delusa) pensavo peggio e invece......è un bel cartoon, certo Tim Burton avrà usato la stessa tecnica con "La sposa cadavere" però il risultato è ottimo. Quando Victor perde il suo amato Sparcky decide di rianimarlo e nonostante tutto ci riesce ma darà vita a mostruose creature. Il film è fatto molto bene, ed è una bella storia d' amicizia tra un bambino ed il suo cane.
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jessicakriss
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sabato 23 febbraio 2013
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ci piace!
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Ho visto il film appena ieri in lingua originale (lo consiglio vivamente: non c'è film migliore di uno nella lingua in cui è stato girato!). Non posso che confermare il mio apprezzamento per i lavori di Burton: l'immagine gotica e cupa dei suoi film sono un tratto distintivo, e non tutti i registi sono in grado di averne uno! Leggendo alcune recensioni su questo stesso sito ho riscontrato molte critiche riguardo alla "ripetitività" dei suoi film... beh, e cosa vi aspettavate? Questo è lo stile di Tim Burton: chiedergli di "inventarsi qualcosa di nuovo" significa chiedergli di svendere il suo talento, la sua capacità di mettere in scena la sua visione del mondo (un mondo cupo e fantasioso nel contempo) per adattarlo ai gusti del pubblico medio! Sarebbe assurdo! Inoltre, alcuni si sono lamentati dei troppi richiami ai suoi altri film e ad altri ancora.
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Ho visto il film appena ieri in lingua originale (lo consiglio vivamente: non c'è film migliore di uno nella lingua in cui è stato girato!). Non posso che confermare il mio apprezzamento per i lavori di Burton: l'immagine gotica e cupa dei suoi film sono un tratto distintivo, e non tutti i registi sono in grado di averne uno! Leggendo alcune recensioni su questo stesso sito ho riscontrato molte critiche riguardo alla "ripetitività" dei suoi film... beh, e cosa vi aspettavate? Questo è lo stile di Tim Burton: chiedergli di "inventarsi qualcosa di nuovo" significa chiedergli di svendere il suo talento, la sua capacità di mettere in scena la sua visione del mondo (un mondo cupo e fantasioso nel contempo) per adattarlo ai gusti del pubblico medio! Sarebbe assurdo! Inoltre, alcuni si sono lamentati dei troppi richiami ai suoi altri film e ad altri ancora... Beh, Frankenweenie è la sua autobiografia fantasy: in un certo senso, le citazioni (verbali e/o visive) sono parte integrante del suo bagaglio culturale come regista!
Anyway, dopo la mia breve difesa :) passo al film in sè: nel complesso molto bello; all'inizio forse un po' lento, poi simpatico, divertente (anche grazie ai richiami ad altri film e a qualche stereotipo messo in scena ad hoc), nel finale commovente, emozionante... (io ho pianto!). Magari non uno di quei film da vedere 10 volte, perché gioca più sull'emozione che sulla storia, ma in fondo non è detto che un film debba per forza avere una morale o un messaggio da portare: a volte ciò che si cerca in un film è semplicemente un sorriso, un attimo di tensione, una lacrima di commozione...
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vera94
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martedì 19 febbraio 2013
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e cosa ci potevamo aspettare da tim burton
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I personaggi dei suoi film si assomigliano tutti e si nota benissimo la somiglianza con "la sposa cadavere" e "Nightmare before Christmas"; l'originalità dei nomi non è però il suo forte direi. Film molto commuovente, con una trama classica che poi si rigira con il suo tocco di fantasia. Lo consiglio vivamente a tutti.
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graziano bianco
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sabato 16 febbraio 2013
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un buon tim burton
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un film carino ma ancora una volta tim burton non riesce a trovare la qualità del passato....
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etabeta
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sabato 2 febbraio 2013
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zero assoluto
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Qesto film non vale assolutamente nulla, tra l'altro per i bambini completamente diseducativo e molto pauroso. Dovrebbe essere vietato ai minori di 14 anni
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(di animasapien)
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ollipop
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sabato 2 febbraio 2013
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semplicemente "fantastico"
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soltanto un genio come Burton poteva regalarci una pellicola di tale livello : la rivisitazione di Frankenstein in chiave allegorica raggiunge un livello poetico nella sua spettacolarita' cinematografica che prende lo spettatore e lo accompagna in un viaggio fantastico fra personaggi la cui caratterizzazione scaturisce da una fantasia geniale
un vero capolavoro di animazione in cui trovano spazio sentimenti profondi e profonde riflessioni dove il lieto fine e'giusto coronamento non di una facile rettorica ma di un doveroso atto d'amore :non puo' non resuscitare ancora Sparky "elettrizzato " da tutte quelle automobili : un'automobile gli tolse la vita ora queste gliela ridanno .
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soltanto un genio come Burton poteva regalarci una pellicola di tale livello : la rivisitazione di Frankenstein in chiave allegorica raggiunge un livello poetico nella sua spettacolarita' cinematografica che prende lo spettatore e lo accompagna in un viaggio fantastico fra personaggi la cui caratterizzazione scaturisce da una fantasia geniale
un vero capolavoro di animazione in cui trovano spazio sentimenti profondi e profonde riflessioni dove il lieto fine e'giusto coronamento non di una facile rettorica ma di un doveroso atto d'amore :non puo' non resuscitare ancora Sparky "elettrizzato " da tutte quelle automobili : un'automobile gli tolse la vita ora queste gliela ridanno .
Trionfa la bonta'ma la scienza se dettata dal sentimento e' sempre un atto d'amore
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lalli
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giovedì 31 gennaio 2013
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bellissimo
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tante lacrime x un film bellissimo, personaggi meravigliosi e molti richiami ad altri film. peccato all'ultimo un po' trp spettacolarizzazione...ma resta un quasi capolavoro, breve e intenso. come sempre grandissimo Tim!!!
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killbillvol2
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domenica 27 gennaio 2013
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frankenweenie voto reale: 2 e mezzo.
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Tim Burton ritorna alle origini, nel vero senso della parola. Infatti questo ultimo suo film in stop motion è tratto da uno dei suoi primi cortometraggi per la Disney, datato 1984, e durava sì e no mezz'ora. È per questo che il suo eccessivo allungamento per trasformarlo in un film di almeno un' ora risulta inutile e scritto tanto per scrivere qualcosa, allungare per allungare. Nonostante la sceneggiatura sia stata affidata al veterano John August già sceneggiatore di Big Fish, appena raggiunta la metà, il film precipita in omaggi a film horror anni cinquanta/sessanta, infischiandosene della continuità narrativa e del divertimento sia dei più piccoli che degli adulti.
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Tim Burton ritorna alle origini, nel vero senso della parola. Infatti questo ultimo suo film in stop motion è tratto da uno dei suoi primi cortometraggi per la Disney, datato 1984, e durava sì e no mezz'ora. È per questo che il suo eccessivo allungamento per trasformarlo in un film di almeno un' ora risulta inutile e scritto tanto per scrivere qualcosa, allungare per allungare. Nonostante la sceneggiatura sia stata affidata al veterano John August già sceneggiatore di Big Fish, appena raggiunta la metà, il film precipita in omaggi a film horror anni cinquanta/sessanta, infischiandosene della continuità narrativa e del divertimento sia dei più piccoli che degli adulti. Il piccolo Sparky viene investito da una macchina e il suo padroncino decide di riportarlo in vita. L' esperimento va a buon fine ma i suoi compagni di classe mettono le mani sulla macchina e la usano solamento per opportunismo, senza amore. La riflessione sul diverso che era un tema centrale nel cortometraggio del 1984, qua è lasciato solo in secondo piano, con il personaggio del professore di scienze di Victor, che ha lineamenti ed espressioni di Vincent Price, tema invece affrontato nel recente e ben riuscito ParaNorman. Questo Frankenweenie non è un brutto cartone animato, ma lascia più che perplessi non poche volte, ed è anche privo di un qualche insegnamento o di una qualche cosa che lo possa anche solo confrontare con i più grandi capolavori del regista come Big Fish o il più recente La Sposa Cadavere. Infatti è dal 2008 con Sweeney Todd che Burton non dà alla luce un bel film... Speriamo che si rimetta in sesto...
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johnny1988
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sabato 26 gennaio 2013
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burton torna alll'animazione, finalmente!
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Precauzione: si consiglia di vedere questo film prima del cortometraggio originale omonimo, o almeno, sotto tutto un altro punto di vista.
Questa pellicola non è che lo sviluppo animato di un soggetto già prodotto ai tempi in cui Tim Burton disegnava per la Disney. A quei tempi, era il 1984, l'idea si rivelò così fuori dalla portata del pubblico giovane che il regista lasciò la compagnia per fare fortuna a modo suo. Ma a quasi trent'anni di distanza non solo torna a lavorare per la Walt Disney Pictures con un bagaglio di successi uno più fortunato dell'altro, ma gli viene offerta l'occasione di sviluppare quell'antico cortometraggio rimasto a lungo isolato nella nicchia dei soli cinefili. L'ocassione di una rivincita che sicuramente il regista non poteva e non voleva lasciarsi scappare.
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Precauzione: si consiglia di vedere questo film prima del cortometraggio originale omonimo, o almeno, sotto tutto un altro punto di vista.
Questa pellicola non è che lo sviluppo animato di un soggetto già prodotto ai tempi in cui Tim Burton disegnava per la Disney. A quei tempi, era il 1984, l'idea si rivelò così fuori dalla portata del pubblico giovane che il regista lasciò la compagnia per fare fortuna a modo suo. Ma a quasi trent'anni di distanza non solo torna a lavorare per la Walt Disney Pictures con un bagaglio di successi uno più fortunato dell'altro, ma gli viene offerta l'occasione di sviluppare quell'antico cortometraggio rimasto a lungo isolato nella nicchia dei soli cinefili. L'ocassione di una rivincita che sicuramente il regista non poteva e non voleva lasciarsi scappare. Malgrado si chiacchieri da anni (da The Corpse Bride, 2005) di un autore sul viale del tramonto, la visionarietà di Tim Burton torna a esprimersi al meglio nell'animazione. E la poesia sfocia in un nuovo fantasico prodotto, in surreale equilibrio fra la parodia dei classici horror, i miti dell'infanzia e i temi cari al regista. Burton non spreca un'inquadratura (così come faceva Charles Laughton) e sceglie una fotografia che certo non poteva essere migliore a colori, gioca col cinema degli autori e col proprio (da Frankenstein al Mostro della Laguna nera, da Edward Mani di forbice a Mars Attacks); sgorbia i bimbi, prendendo spunto dall'iconografia dei romanzi gotici, fino a deformarli in ritratti grotteschi e mostruosi degli adulti, egoisti e senza cuore; rianima Vincent Price nel corpo di plastilina di un professore e lo guarda con rapimento dietro la miniatura di Victor. L'operazione di Frankenweenie sembra molto un rientro nell'infanzia, in quella fase di solitudine dell'artista che, se da una parte lo aveva portato a imbruttire il mondo di fuori, dall'altra è stata motivo di ispirazione. E a giocare la carta vincente sono ancora i sentimenti, l'amore per il “diverso”, il disprezzo per l'ottusità umana. Sembra il ritratto di un uomo che desidera ritrarsi grande rispetto agli altri, o per lo meno di sentirsi “compreso”, ma il candore tutt'altro che retorico di opere come questa, così come de La sposa cadavere, di Vincent, di Nightmare before Christmas, fa pensare che la verità è che dietro vi sia sempre il desiderio di una risoluzione consolatoria, fiabesca e catartica per tutti. Il cuore di Sparky pulsa attraverso degli elettrodi grazie a un amore incondizionato e con lo stesso principio il cinema prende vita.
Chissà che anche Vincent non diventi un giorno un nuovo lungometraggio.
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renato volpone
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mercoledì 23 gennaio 2013
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grande tim burton
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Tim Burton non si smentisce ed ecco uno splendido film d'animazione pieno di vita e di idee. I personaggi sono spettrali e si muovono in un mondo in bianco e nero, grandi occhi a palla, abiti stile anni sessanta e la vita di una piccola cittadina di provincia. Il piccolo Victor Frankenstein vive una solitudine casalinga con il suo cane Sparky. Amante dello studio Victor si cimenta nella gara di scienza proposta dal suo "innovativo professore": "le persone amano ciò che la scienza offre loro, ma non amano le domande per cui la scienza chiede risposta". Victor non dovrà scegliere l'esperimento in cui cimentarsi, sarà il destino a proporglielo e suggerirglielo portandogli via Sparky in un incidente.
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Tim Burton non si smentisce ed ecco uno splendido film d'animazione pieno di vita e di idee. I personaggi sono spettrali e si muovono in un mondo in bianco e nero, grandi occhi a palla, abiti stile anni sessanta e la vita di una piccola cittadina di provincia. Il piccolo Victor Frankenstein vive una solitudine casalinga con il suo cane Sparky. Amante dello studio Victor si cimenta nella gara di scienza proposta dal suo "innovativo professore": "le persone amano ciò che la scienza offre loro, ma non amano le domande per cui la scienza chiede risposta". Victor non dovrà scegliere l'esperimento in cui cimentarsi, sarà il destino a proporglielo e suggerirglielo portandogli via Sparky in un incidente. Il piccolo Frankenstein grazie ai fulmini e all'elettricità riporta alla vita il cane, i suoi compagni di scuola, arrivisti e invidiosissimi, faranno, invece, rivivere i loro cuccioli trasformandoli in temibili mostri. Comincia così una parodia meravigliosa di film dell'orrore gestita con intelligenza e garbo dall'autore, regalando divertimento, emozione e stupore allo spettatore, grandiosa la mummia che si rinchiude in una matrioska, innumerevoli i riferimenti al mondo della celluloide. Il film è davvero bellissimo nella forma e nella sostanza, adatto ai bambini che magari si spaventano un pochino, ma solo il giusto, e ai grandi perché ricorda loro che l'ignoranza è il mostro più spaventoso che si possa incontrare. Assolutamente da non perdere.
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