Frankenweenie

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Un film di Tim Burton. Con Winona Ryder, Martin Landau, Martin Short, Catherine O'Hara, Atticus Shaffer.
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Titolo originale Frankenweenie. Animazione, Ratings: Kids+13, b/n durata 87 min. - USA 2012. - Walt Disney uscita giovedý 17 gennaio 2013. MYMONETRO Frankenweenie * * * 1/2 - valutazione media: 3,85 su 48 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un ritorno Valutazione 4 stelle su cinque

di Ilaria Pasqua


Feedback: 3637 | altri commenti e recensioni di Ilaria Pasqua
domenica 17 novembre 2013

Questo è forse il film più personale di Tim Burton e, forse, piacerà difficilmente a tutti quelli che hanno amato l’ultima parte della sua carriera. A me, personalmente, è piaciuto.

 

Il piccolo Victor Frankenstein ha due sole passioni: la scienza e il suo cane Sparky, suo unico amico nella piccola provincia in cui vive. Un giorno il povero animale viene investito da un'auto e il ragazzino cade nella disperazione. Il dolore è così forte che un giorno, dopo aver seguito una lezione di scienze un po’ particolare, gli viene la folle idea di provare a riportarlo in vita. L’operazione riesce, ma ora Sparky va tenuto nascosto, e l’impresa non è facile perché il cane è sempre la solita furia, e in più un suo compagno di classe impiccione, quanto inquietante, non gli vuole dare pace. Di lì a pochi giorni, infatti, si terrà il grande concorso di scienze, e tutti i ragazzini della sua stramba classe stanno cercando un’idea, o un partner, per riuscire a vincere. Quale idea migliore che riportare in vita i morti? Spinti anche dalla novità rappresentata dal nuovo professore, Rzykruski, che viene osteggiato dalla comunità bigotta di New Holland come fosse il peggior eretico vivente, i ragazzini si daranno da fare in questa direzione. L’esperimento di Vincent avrà… un eco inaspettato, gettando la piccola e stupida cittadina nel caos.

 

"Quando perdi qualcuno che ami, non ti lascia mai veramente. Sarà sempre nel tuo cuore. - Non lo voglio nel mio cuore. Lo voglio qui con me."

Frankenweenie era già nato nel 1984 sotto forma di cortometraggio, la storia era identica a quella di questo film in cui chiaramente è stata ampliata.

Questo piccolo capolavoro d'animazione è una rivisitazione nostalgica dei primi passi di Tim Burton nel mondo del cinema. Ma non solo. C’è anche una dimostrazione di bravura di un regista che ritorna all’animazione utilizzando il banco e nero e la tecnica dello stop motion, sempre a lui molto cara, in un'epoca in cui il 3D è sempre la prima scelta di qualsiasi produzione. 

È un film godibilissimo come se ne sono visti pochi, ultimamente. Un lavoro consapevole, carico di citazioni strappate al cinema, all’horror, ma rivisitate e trasformate in qualcosa di completamente diverso. La differenza più evidente è nelle intezioni che muovono i fili della trama. Victor agisce per riportare indietro il suo cane, non crea un mostro senza nome spinto e vinto dall’idea di diventare uno scienziato immortale. Lo fa solo per amore.

 


Trama semplice? Forse, ma è un continuo sfilare di situazioni grottesche, con quel bianco e nero che fa risaltare gli ambienti e dona alla cittadina quel tocco retrò e un po’ horror. In più è impregnato anche di una forte riflessione sulla diversità, sulla morte, come ogni suo lavoro. Curato ed elegante, maniacale nei dettagli, visionario, agrodolce, inquietante quanto emozionante, con una varietà di personaggi surreali, a partire dalla ragazzina (s)morta con quel gattaccio bianco in braccio, fino ad arrivare al compagno di classe inquietante e sbilenco.

Il suo sguardo sfocia in una caricatura del mondo dell’infanzia, caratterizzato spesso da rapporti difficili e da un passaggio alla maturità che lo è altrettanto. 

Tim Burton sembra renderci partecipi delle sue ansie infantili, nascoste dietro al personaggio di Victor, del suo senso di inadeguatezza, della sua difficoltà di essere un diverso in un mondo dallo sguardo ottuso e spento. È un cinema che sfrutta l'horror per analizzare le dinamiche sociali, un cinema che ritorna a scavare nelle sue paure, nelle radici della nostra personalità, in quel mondo dell’infanzia che darà l'imprinting a ciò che saremo, concentrandosi su quel passaggio fondamentale che trascina il ragazzo in un'inaspettata, quanto temuta, età adulta. È un Tim Burton che è tornato proprio lì dove tutto è iniziato. 

E ancora, un Tim Burton come non lo vedevo da un po’, da un bel po’. Fosse per me dovrebbe dedicarsi a tempo pieno allo stop motion. E non aggiungo altro.



Recensione pubblicata originariamente su: www.ilariapasqua.net

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