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fabian t.
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lunedì 12 marzo 2012
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un film crepuscolare e misurato
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Scenografie e paesaggi curati, fotografia meravigliosa, recitazione convincente. Ciò che manca davvero a questo delizioso film è una trama originale e ben congegnata, unico vero neo che tende purtroppo a far traghettare la storia dall'inizio alla fine in modo alquanto inerte e freddo. Per il resto emerge comunque un grande rispetto della regista nei confronti del poeta Keats, mostrando con sobrietà l'ingiusto dramma di una vita tanto preziosa quanto breve e un amore romantico fatto di veri sentimenti rotto purtroppo dal volere di un destino crudele e cinico. Sicuramente un film migliorabile, ma - almeno visivamente - molto gradevole e di grande fascino.
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perlosa
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domenica 14 agosto 2011
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delizioso
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Se è vostra intenzione vedere una biografia di John Keats, cambiate nastro. Evitate tutte le tendenze ad idolatrare il personaggio raccontato rimanendo comunque fedeli alla sua vita, la Campion riesce a spennellare di miele le trame dell’opera keatsiana rendendolo la biografia dell’uomo in generale. L’attenzione si concentra nel tema della ricerca della bellezza eterna cristallizzata nel cammeo della setosa Fanny Brawne, giovane donna assolutamente vittoriana, che dedica passione e attenzione unicamente a pizzi, merletti e stoffe. Ma soprattutto, e nel riuscire a renderla in poesia. Cambio di rotta avviene per l’eterea Fanny quando incontra il poeta John Keats e lo vorrà come insegnante di poesia e letteratura.
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Se è vostra intenzione vedere una biografia di John Keats, cambiate nastro. Evitate tutte le tendenze ad idolatrare il personaggio raccontato rimanendo comunque fedeli alla sua vita, la Campion riesce a spennellare di miele le trame dell’opera keatsiana rendendolo la biografia dell’uomo in generale. L’attenzione si concentra nel tema della ricerca della bellezza eterna cristallizzata nel cammeo della setosa Fanny Brawne, giovane donna assolutamente vittoriana, che dedica passione e attenzione unicamente a pizzi, merletti e stoffe. Ma soprattutto, e nel riuscire a renderla in poesia. Cambio di rotta avviene per l’eterea Fanny quando incontra il poeta John Keats e lo vorrà come insegnante di poesia e letteratura. Inevitabile è l’approdo alla relazione amorosa sconvolgente e totale, dapprima ostacolata dall’amico del poeta Browne che lo vorrebbe solo dedito all’accademia. Trascendendo i confini temporali, riescono a vivere la poesia. Per i due finisce in tragedia, il giovane poeta è costretto ad abbandonare l’Inghilterra per questioni di salute che lo condurranno alla morte in Italia, lontano dalla sua fulgida stella. Il pianto di Fanny è destinato a durare in eterno, assumendo quasi la forma corale del pianto per la perdita della bellezza nell’intero cosmo.
Cercando di farsi spazio in un’atmosfera nebbiosa e opaca la Campion riesce a descrivere puntualmente la psicologia femminile, non cadendo nel dramma romantico-sentimentale abituale. Non è solo il contatto della sceneggiatura forte e della recitazione ottima (la performance di Abbie Cornish penetra dall’epidermide e realmente la strazia per la densità ) a renderlo un film incantevole, è anche la fotografia. I luoghi ripresi sembrano stampati su carta ingiallita dal tempo, impattando i toni freddi con quelli caldi. Keats fece riportare nella sua tomba "qui giace uno il cui nome fu scritto sull'acqua", ma dopo questo perfetto ritratto, che potremmo annoverare tra i film migliori dell’anno, il suo nome non si perderà sicuramente in legami molecolari, ma come il suo amore <>.
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francesco2
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giovedì 30 giugno 2011
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le variazioni (e non) dell'amore
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Se consideriamo i (Non moltissimi, per la verità) film girati dalla regista neozelandese negli ultimi vent'anni, non è assolutamente difficile scorgere come dopo l'interesse che in "Sweetie" ed "Un angelo alla mia tavola" era concentrato sulla vera o presunta follia, e sul trattamento che la società riserva(va?) ai veri o presunti diversi, e se ancora in "Lezioni di piano", film di una presunta definitiva consacrazione, restavano tracce dell'handicap nel linguaggio dove si comunicava attraverso la musica ed altri linguaggi inaccessibili ai "Normali", successivamente siano state affrontate le varie modalità dell'amore(Non sempre e necessariamente romantico),; "Holy Smoke"toccava l'argomento del "Guru" che però finiva talvolta per scambiarsid i ruolo con la propria paziente,e rischiare forse di provare per lei un sentimento più particolare.
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Se consideriamo i (Non moltissimi, per la verità) film girati dalla regista neozelandese negli ultimi vent'anni, non è assolutamente difficile scorgere come dopo l'interesse che in "Sweetie" ed "Un angelo alla mia tavola" era concentrato sulla vera o presunta follia, e sul trattamento che la società riserva(va?) ai veri o presunti diversi, e se ancora in "Lezioni di piano", film di una presunta definitiva consacrazione, restavano tracce dell'handicap nel linguaggio dove si comunicava attraverso la musica ed altri linguaggi inaccessibili ai "Normali", successivamente siano state affrontate le varie modalità dell'amore(Non sempre e necessariamente romantico),; "Holy Smoke"toccava l'argomento del "Guru" che però finiva talvolta per scambiarsid i ruolo con la propria paziente,e rischiare forse di provare per lei un sentimento più particolare. In "In The Cut" un altro amore, quello fraterno, assaporato nel presente come nei ricordi, giocava un ruolo fondamentale.
Erano però amori "Molesti" e perturbanti. Non voglio dire che anche la poesia non possa esserlo, anzi; ma risulta più difficile rendere provocatorio, in un contesto inglese di inizio ottocento, farlo col (Forse) più grande poeta romantico inglese, le cui vita e salute tormentate si prestavano a speculazioni facili, fortunatamente (Sostanzialmente) evitate.
Il principale problema, narrando vita ed amori di un artista che viveva al comtempo due esperienze così simili e diverse (La gioia e la sofferenza per un
amore, da un lato, ed il travaglio che implichi una malattia, dall'altro;tenendo presente oltretutto che a quei tempi più spesso "Malattia" era sinonimo di "Morte"), era cogliere i lati più nascosti e grotteschi di un sentimento destinato a morire sul nascere, non perché l'"Amore" debba essere per forza grottesco, ma perché una chiave simile avrebbe più facilmente evitato la trappola di un romanticismo "Dolcemente fatale", che attinga il peggio di film come "Shakespeare in Love" ed "Il trionfo dell'amore" nel (Con)fondere la dimensione dell'Arte con quella della Vita.
I personaggi di "Bright Star", sensibili ed intelligenti, danno però la sensazione di "servirsi" della "Poesia", più che di amarla. Mentre nel "Io ballo da sola" bertolucciano la Tyler scopriva l'interesse per questa forma d'Arte, qui quelli dei personaggi appaiono un pò troppo spesso languidi sospiri. In più, il tocco della Campion si vede in determinate scene come quella delle farfalle od in alcuni, intelligenti movimenti della macchina, ma non in altre situazioni come il personaggio dell'amico del protagonista.
Se l'amore tra i due, sia stato o meno romanzato dalla regista, è stato una stella dal fulgido splendore che troppo spesso si è spenta (Proprio come la vita delle farfalle: sarà un caso?), anche il film stesso trasuda nell'insieme di poeticità più che di poesia, con un ""Artistico" lirismo che insinua un dubbio: non sarà che vent'anni fa la Campion era stata un pò sopravvalutata?
Per sciogliere questo dubbio, chi scrive potrebbe e dovrebbe vedere "Ritratto di signora", opera che non ho mai visto integralmente.
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fulgida stella
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mercoledì 1 dicembre 2010
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un amore poetico
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Bright Star
Regia e sceneggiatura: Jane Campion
Attori: Abbie Cornish (Fanny Brawne), Beh Whishaw (John Keats), Kerry Fox (Mrs Brawne), Paul Schneider (Charles Brown)
Drammatico, 120 minuti, 2009
Londra, 1818. Il ventitreenne poeta John Keats, dopo il fallimento editoriale del suo ultimo poema, “Endimione”, si trasferisce dall’amico Charles Brown, anch’esso poeta, e così ha modo di conoscere la sua bella ed affascinante vicina di casa, Fanny Brawne, ragazza dal carattere forte e determinato che ama esprimere la sua emancipazione mediante un gusto nel vestire deliziosamente eccentrico.
I due risultano fin da subito incuriositi l’uno dall’altra, e ben presto Fanny chiede a John di darle lezioni di poesia.
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Bright Star
Regia e sceneggiatura: Jane Campion
Attori: Abbie Cornish (Fanny Brawne), Beh Whishaw (John Keats), Kerry Fox (Mrs Brawne), Paul Schneider (Charles Brown)
Drammatico, 120 minuti, 2009
Londra, 1818. Il ventitreenne poeta John Keats, dopo il fallimento editoriale del suo ultimo poema, “Endimione”, si trasferisce dall’amico Charles Brown, anch’esso poeta, e così ha modo di conoscere la sua bella ed affascinante vicina di casa, Fanny Brawne, ragazza dal carattere forte e determinato che ama esprimere la sua emancipazione mediante un gusto nel vestire deliziosamente eccentrico.
I due risultano fin da subito incuriositi l’uno dall’altra, e ben presto Fanny chiede a John di darle lezioni di poesia. Dai loro incontri scaturisce una duplice passione: quella di Fanny per la poesia, che inizia a studiare con grande solerzia, e quella reciproca, travolgente, quasi ossessiva che nasce proprio in quella stanza in cui il poeta insieme all’amico Brown era solito vaneggiare in cerca di ispirazione, che sarebbe finalmente pervenuta proprio grazie alla bella Fanny, che, diventata musa del poeta, gli avrebbe ispirato le splendide poesie d’amore che lo avrebbero fatto amare dal mondo, tra cui il sonetto “Bright Star”, quella fulgida stella che dà il titolo al film. La loro romantica ossessione si farà sempre più intensa con l'aumentare dei problemi che devono affrontare: sia la situazione economica disperata di Keats, sia la sua salute, infatti ben presto si ammala di tubercolosi, come in precedenza l’amatissimo fratello Tom.
Il deterioramento fisico di Keats procede di pari passo con la crescita del suo sentimento amoroso per Fanny, conducendolo verso una fine inevitabile, quel triste destino con cui tutti noi abbiamo appuntamento.
“Bright Star” è un film veramente speciale, come non se ne vedevano da anni. Dico speciale perché non è il solito “polpettone romantico” alla Hugh Grant, per intenderci, ma rivisita il sentimento amoroso in maniera del tutto nuova e inaudita, riflettendo sul potere creativo e al contempo deleterio dell’ amore: sentimento in grado di ispirare liriche che toccano picchi di sublimità mai raggiunti, e che al contempo suscita ossessione e turbamento nel fragile animo degli amanti.
La poesia fa da magnifico sfondo di una storia d’amore così intensamente vissuta, celebrata massimamente nell’ultima scena (che da sola vale tutto il film), in cui Fanny, vestita a lutto e lacerata nel corpo e nello spirito dal dolore, percorre il parco in cui spesso aveva passeggiato e accennato goffi passi di danza assieme al suo amato, recitando l’immortale poesia a lei dedicata (“Fulgida stella, fossi fermo come tu lo sei ma non in solitario splendore sospeso alto nella notte, a vegliare, con le palpebre rimosse in eterno. […] No - pure sempre fermo, sempre senza mutamento, vorrei riposare sul guanciale del puro seno del mio amore, sentirne per sempre la discesa dolce dell’onda e il sollevarsi, sempre desto in una dolce inquietudine a udire sempre, sempre il suo respiro attenuato, e così vivere in eterno - o se no venir meno nella morte”).
Il film, nominato anche all’Oscar e al BAFTA, è incorniciato da una splendida fotografia, curata dal giovane e promettente Greig Fraser, e una magistrale colonna sonora, composta da Mark Bradshaw, mentre la cineasta neozelandese Jane Campion, premio Oscar per la sceneggiatura del pluripremiato “Lezioni di piano” nel 1993, dirige straordinariamente l’insieme, ipnotizzando ed intrigando lo spettatore, inebriato dagli splendidi paesaggi della campagna inglese (primo tra tutti il prato di lavande che si vede anche nella locandina del film).
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fulgida stella
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lunedì 29 novembre 2010
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un'amore poetico
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Londra, 1818. Il ventitreenne poeta John Keats, dopo il fallimento editoriale del suo ultimo poema, “Endimione”, si trasferisce dall’amico Charles Brown, anch’esso poeta, e così ha modo di conoscere la sua bella ed affascinante vicina di casa, Fanny Brawne, ragazza dal carattere forte e determinato che ama esprimere la sua emancipazione mediante un gusto nel vestire deliziosamente eccentrico.
I due risultano fin da subito incuriositi l’uno dall’altra, e ben presto Fanny chiede a John di darle lezioni di poesia. Dai loro incontri scaturisce una duplice passione: quella di Fanny per la poesia, che inizia a studiare con grande solerzia, e quella reciproca, travolgente, quasi ossessiva che nasce proprio in quella stanza in cui il poeta insieme all’amico Brown era solito vaneggiare in cerca di ispirazione, che sarebbe finalmente pervenuta proprio grazie alla bella Fanny, che, diventata musa del poeta, gli avrebbe ispirato le splendide poesie d’amore che lo avrebbero fatto amare dal mondo, tra cui il sonetto “Bright Star”, quella fulgida stella che dà il titolo al film.
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Londra, 1818. Il ventitreenne poeta John Keats, dopo il fallimento editoriale del suo ultimo poema, “Endimione”, si trasferisce dall’amico Charles Brown, anch’esso poeta, e così ha modo di conoscere la sua bella ed affascinante vicina di casa, Fanny Brawne, ragazza dal carattere forte e determinato che ama esprimere la sua emancipazione mediante un gusto nel vestire deliziosamente eccentrico.
I due risultano fin da subito incuriositi l’uno dall’altra, e ben presto Fanny chiede a John di darle lezioni di poesia. Dai loro incontri scaturisce una duplice passione: quella di Fanny per la poesia, che inizia a studiare con grande solerzia, e quella reciproca, travolgente, quasi ossessiva che nasce proprio in quella stanza in cui il poeta insieme all’amico Brown era solito vaneggiare in cerca di ispirazione, che sarebbe finalmente pervenuta proprio grazie alla bella Fanny, che, diventata musa del poeta, gli avrebbe ispirato le splendide poesie d’amore che lo avrebbero fatto amare dal mondo, tra cui il sonetto “Bright Star”, quella fulgida stella che dà il titolo al film. La loro romantica ossessione si farà sempre più profonda e intensa con l'aumentare dei problemi che devono affrontare: sia la situazione economica disperata di Keats, sia la sua salute, infatti ben presto si ammala di tubercolosi, come in precedenza l’amatissimo fratello Tom.
Il deterioramento fisico di Keats procede di pari passo con la crescita del suo sentimento amoroso per Fanny, conducendolo verso una fine inevitabile, quel triste destino con cui tutti noi abbiamo appuntamento.
“Bright Star” è un film veramente speciale, come non se ne vedevano da anni. Dico speciale perché non è il solito “polpettone romantico” alla Hugh Grant, per intenderci, ma rivisita il sentimento amoroso in maniera del tutto nuova e inaudita, riflettendo sul potere creativo e al contempo deleterio dell’ amore: sentimento in grado di ispirare liriche che toccano picchi di sublimità mai raggiunti, e che al contempo suscita ossessione e turbamento nel fragile animo degli amanti.
La poesia fa da magnifico sfondo di una storia d’amore così intensamente vissuta, celebrata massimamente nell’ultima scena (che da sola vale tutto il film), in cui Fanny, vestita a lutto e lacerata nel corpo e nello spirito dal dolore, percorre il parco in cui spesso aveva passeggiato e accennato goffi passi di danza assieme al suo amato, recitando l’immortale poesia a lei dedicata (“Fulgida stella, fossi fermo come tu lo sei ma non in solitario splendore sospeso alto nella notte, a vegliare, con le palpebre rimosse in eterno. […] No - pure sempre fermo, sempre senza mutamento, vorrei riposare sul guanciale del puro seno del mio amore, sentirne per sempre la discesa dolce dell’onda e il sollevarsi, sempre desto in una dolce inquietudine a udire sempre, sempre il suo respiro attenuato, e così vivere in eterno - o se no venir meno nella morte”).
Il film, nominato anche all’Oscar e al BAFTA, è incorniciato da una splendida fotografia, curata dal giovane e promettente Greig Fraser, e una magistrale colonna sonora, composta da Mark Bradshaw, mentre la cineasta neozelandese Jane Campion, premio Oscar per la sceneggiatura del pluripremiato “Lezioni di piano” nel 1993, dirige straordinariamente l’insieme, ipnotizzando ed intrigando lo spettatore, inebriato dagli splendidi paesaggi della campagna inglese (primo tra tutti il prato di lavande che si vede anche nella locandina del film).
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notedo
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giovedì 25 novembre 2010
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rispostaq positiva
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Vicenda biografica che ha sicuramente richiesto da Jane Campion una lunga operazione di avvicinamento per il recupero degli spazi e dell'atmosfera di quei tempi. Brava la regista e gli interpreti a riproporre un mondo immaginario e raccontare in modo sommerso l'amore nascente attraverso un punto di vista femminile. Dopo sette anni di silenzio per la perdita di credibilità dovuta alla precedente esperienza del 2003 penso proprio chela Campion abbia dato con questa nuova esperienza una risposta positiva al suo talento.
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lady libro
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mercoledì 17 novembre 2010
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carino
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Film molto bello, commovente e romantico.
Un po' noioso in certe parti che si dilungano troppo, ma nel complesso un film gradevole da vedere.
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alesya
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lunedì 15 novembre 2010
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bright star, would i were stedfast as thou art
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Con troppo facilità oggi molte pellicole vengono definite romantiche , come se una storia difficile , baci e scene d’amore fossero sufficienti a coprire un termine che fuori dal senso comune è soprattutto fatto di silenzi e sguardi d’adorazione . Riuscire a trasmettere sullo schermo tale purezza non è certo facile impresa , e il tutto poteva facilmente risolversi nella banalità di una frase da cioccolatini , dolce in un primo momento ma facilmente dimenticabile dopo pochi secondi ; nelle mani esperte di Jane Campion , il risultato è di rara poesia e bellezza :”Bright star” è un’opera sublime mai offuscata da luoghi comuni che riesce emozionare in punta di piedi , sfruttando la melodia del silenzio ; se in”lezioni di piano”la musica è assoluta protagonista dei moti dell’animo , qui non è altisonante ma supportata soltanto da pochi violini e voci bianche , quasi assente per lasciare la scena al quieto muoversi delle fronde e dei fiori piegati dal vento .
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Con troppo facilità oggi molte pellicole vengono definite romantiche , come se una storia difficile , baci e scene d’amore fossero sufficienti a coprire un termine che fuori dal senso comune è soprattutto fatto di silenzi e sguardi d’adorazione . Riuscire a trasmettere sullo schermo tale purezza non è certo facile impresa , e il tutto poteva facilmente risolversi nella banalità di una frase da cioccolatini , dolce in un primo momento ma facilmente dimenticabile dopo pochi secondi ; nelle mani esperte di Jane Campion , il risultato è di rara poesia e bellezza :”Bright star” è un’opera sublime mai offuscata da luoghi comuni che riesce emozionare in punta di piedi , sfruttando la melodia del silenzio ; se in”lezioni di piano”la musica è assoluta protagonista dei moti dell’animo , qui non è altisonante ma supportata soltanto da pochi violini e voci bianche , quasi assente per lasciare la scena al quieto muoversi delle fronde e dei fiori piegati dal vento . Paesaggi da quadro impressionista accompagnano i magnifici versi del poeta : per John Keats la realtà è pura bellezza , non esplosione di violenta passione come per Byron , ma sublime meraviglia : così la dolce Fanny è per lui una creatura ultraterrena , una principessa delle fate , incapace all‘inizio di amare la sua poesia ma poi rapita dalla sua forza espressiva . L‘amore fra i due è fatto di missive profonde e componimenti di ispirazione , un sentimento platonico che non arriva mai a una congiunzione fisica ma si dimostra ancor più forte e instancabile . Nei timidi baci e negli abbracci di Fanny e John ci sono tenerezza e amore senza respiro , una complicità che chiunque desidererebbe raggiungere con la persona amata : la bianca e pallida stanza dove Fanny trascorre la maggior parte del tempo diventa il posto più speciale della terra solo perché è accanto a quella dell’amato e si colora di farfalle variopinte nell’attesa del suo ritorno , un rifugio per progettare insieme un futuro che entrambi sanno impossibile per crudeltà del destino . Jane Campion dà vita ai versi di Keats a mezzo di una resa visiva illuminante , impeccabile nel dettaglio ma sempre dalla parte della poesia e mai manieristica e compiaciuta : Ben Whishaw è un incredibile John Keats , fragile nel corpo ma di animo appassionato, la cui grandezza è ancora tristemente scambiata per debolezza e freddezza ; ancor più intensa è Abbie Cornish nel ritratto di una donna risoluta e di spirito indipendente che si dona totalmente al sentimento per diventare una cosa sola col suo amore . Quasi senz‘aria nei polmoni quando lui se n’è andato per sempre , disperata si avvia nella brughiera a decantare ai luoghi che li avevano ispirati i versi che parlano di lei , “fulgida stella“ , lasciandoci una storia che non è mai stata più autenticamente e disperatamente romantica .
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doni64
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domenica 14 novembre 2010
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film....mediocre
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Film semplicemnete mediocre...lento...con una trama poco interessante che rende il film inutile.Voto 5
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tuesday
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mercoledì 20 ottobre 2010
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altezzoso e pretenzioso
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Questo film è il prototipo del film che vuole essere raffinato e ricercato (con tutte quelle poesie...) ed è invece solo molto, molto noioso. La lunga serie di scene spezzettate rischia di far perdere la tramontana anche allo spettatore più interessato, non si indagano i personaggi, scena dopo scena la noia cresce... e con essa cresce la disperazione, ma non del povero Keats malato di tisi giovanissimo, né della povera eroina nullafacente di buona famiglia Fanny, ma quella dello spettatore, condannato a sorbirsi lunghe e monotone letture di poesia, esasperanti bacetti a fior di labbra, tristissime scene del cattivone di turno che vuole separare i due poveri figlioli... Poteva essere un film migliore se fosse stato meno patinato, se fosse stato più realistico, meno melenso, più concentrato.
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Questo film è il prototipo del film che vuole essere raffinato e ricercato (con tutte quelle poesie...) ed è invece solo molto, molto noioso. La lunga serie di scene spezzettate rischia di far perdere la tramontana anche allo spettatore più interessato, non si indagano i personaggi, scena dopo scena la noia cresce... e con essa cresce la disperazione, ma non del povero Keats malato di tisi giovanissimo, né della povera eroina nullafacente di buona famiglia Fanny, ma quella dello spettatore, condannato a sorbirsi lunghe e monotone letture di poesia, esasperanti bacetti a fior di labbra, tristissime scene del cattivone di turno che vuole separare i due poveri figlioli... Poteva essere un film migliore se fosse stato meno patinato, se fosse stato più realistico, meno melenso, più concentrato. E cosa vogliamo dire delle immagini di foglie contro-luce e i rumori della natura rubati da Sofia Coppola?
Due stelline se le meritano gli attori, bravi, immedesimati. E il povero Keats, quello vero: una vita breve e misera al servizio di una incommensurabile fortuna postuma.
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[+] ottimo
(di francesco2)
[ - ] ottimo
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