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Dopo otto anni di carcere da detenuto modello, l'uxoricida Takuro, introverso e diffidente verso il prossimo, barbiere in un villaggio di pescatori, popolato da eccentrici emarginati che lo trattano benevolmente, comunica soltanto con un'anguilla in una vasca. Metafora della moglie reincarnata? Pur filtrato da uno sguardo da entomologo che è anche un antropologo pessimista, è un film che non manca né di una vena satiricamente grottesca né di “compassione verso la dignità dei puri di cuore” (Fabrizio Grosoli). Girato 8 anni dopo Pioggia nera. Palma d'oro a Cannes 1997 ex aequo con Il sapore della ciliegia di Kiarostami.
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