
Titolo originale | Qing Chun (Ku) |
Anno | 2024 |
Genere | Documentario |
Produzione | Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi |
Durata | 227 minuti |
Regia di | Bing Wang |
Tag | Da vedere 2024 |
MYmonetro | 3,67 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 13 agosto 2024
Gli sweatshop cinesi - uno dei grandi mali del nostro tempo che produce quantità indicibili di vestiti di cui non abbiamo bisogno, a scapito sia degli impiegati che del pianeta. Il film è stato premiato al Festival di Locarno,
CONSIGLIATO SÌ
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Un dettagliato ed esteso resoconto della vita nella cittadina di Zhili, in Cina, che negli ultimi decenni è arrivata a rappresentare un'enorme fetta produttiva del mercato dell'abbigliamento per l'infanzia, tanto in patria quanto a livello internazionale. Disseminato di laboratori manifatturieri, il luogo diventa quindi un crocevia che attira lavoratori da tutte le province vicine. Giovani e meno giovani, coppie e famiglie, i dipendenti si sottopongono a turni massacranti e devono spesso lottare per essere pagati, tra libri paga smarriti, proprietari che scappano, e negoziazioni collettive.
Seconda parte di una trilogia che un maestro del documentario come Wang Bing dedica al fenomeno degli sweatshop cinesi - uno dei grandi mali del nostro tempo che produce quantità indicibili di vestiti di cui non abbiamo bisogno, a scapito sia degli impiegati che del pianeta.
I ben tre film, con relative estese durate, sono il prodotto di cinque anni di materiali, registrati tra il 2014 e il 2019 attorno alla cittadina di Zhili: un approccio massimalista che invade la coscienza dello spettatore con le sue ripetizioni vocali e sonore, su tutte la raffica delle macchine da cucire e il batti e ribatti su cifre, prezzi, quantità, per evocare in minima parte l'idea della difficoltà quotidiana di migliaia di lavoratori della zona.
Come nel primo film, si illustra lungamente il tipo di lavoro richiesto e l'impatto sulle persone coinvolte, ma questa seconda parte aggiunge un'enfasi ancora maggiore sulla precarietà e sulle trappole del sistema capitalista che lo governa. Zhili è infatti una fitta rete di proprietà private in mano a singoli individui, lontano dall'asfissiante controllo statale tipico della Cina. Ciò rende però ogni anello della catena particolarmente vulnerabile, come dimostrato da molteplici sequenze che vedono i proprietari di un laboratorio soccombere ai debiti, o abbandonare l'azienda, o ancora battibeccare a lungo con un dipendente su un libro paga smarrito che impedisce di pagare lo stipendio.
Muovendosi tra le poche vie di una cittadina che sembra abbandonata a se stessa e in uno stato prossimo al collasso - con poche attività commerciali a inframmezzare la distesa di magazzini e dormitori - la macchina da presa segue decine se non centinaia di lavoratori senza rinunciare a mettere in risalto l'umanità di ciascuno; ostinatamente le didascalie forniscono nome e provenienza di ogni persona inquadrata, per quanto il film non abbia personaggi di riferimento ma un fiume di presenze ricorrenti.
Non un'opera che possa quindi fornire accessibili appigli narrativi, e che richiede piuttosto di abbandonarsi all'idea che la quantità è qualità, e il flusso è significato. Ciò che più colpisce poi è come il monumentale lavoro di testimonianza raccolto da Wang Bing sia ormai consegnato alla storia, pur riferendosi a pochi anni fa. Ma per un paese come la Cina, i cui cambiamenti e sviluppi operano su una scala a malapena comprensibile a una mente europea, equivalgono a un passato già lontano.
Secondo capitolo della trilogia di Youth di Wang Bing, dopo Youth (Spring), che fu presentato a Cannes 2023, e prima di Youth - Homecoming, previsto nella prossima Venezia. Si tratta di Youth (Hard Times), Qing Chun: Ku in originale, film di oltre tre ore e mezzo in concorso al Locarno Film Festival 2024. Tornano quei ballatoi intasati di rifiuti, dei palazzoni che ospitano i dormitori, spartani, dei [...] Vai alla recensione »
Dopo la prima parte, Youth (Spring), presentata a Cannes, arriva in concorso a Locarno il secondo tempo del progetto fluviale di Wang Bing, con le storie raccolte nel laboratorio tessile stagionale di Zhili tra le migliaia di operai provenienti dalle provincie rurali sottoposti a condizioni lavorative severissime. Sono giovani e Wang Bing ci fa sapere il nome, il paese è la provincia d'origine per [...] Vai alla recensione »
Dopo il lavoro, la contrattazione: strano processo produttivo, ma tant'è... Per i giovani lavoratori cinesi raccontati da Wang Bing sono tempi duri: Youth (Hard Times) (Qing chun [Ku]) è il secondo dei tre capitoli di questo lungo progetto, che ha preso cinque anni della sua vita e che descrive un mondo chiuso nel suo universo lavorativo concretissimo eppure astratto, porzione di socialità implosa [...] Vai alla recensione »