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imperior max
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mercoledì 2 settembre 2026
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coesione, fiducia e speranza.
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THE DOG STARS – LE STELLE DOPO LA FINE.
30esima opera dell’oramai quasi 89enne sir Ridley Scott, tratta dall’omonimo romanzo di Peter Heller. Stavolta tocca la fantascienza distopica postapocalittica, ma si racconterà la solita solfa oppure Scott metterà la lente d’ingrandimento in qualcosa di più interessante?
Colorado, in un prossimo futuro l’umanità è stata decimata da un’epidemia globale e i sopravvissuti passano i loro giorni come meglio possono tra recupero di scorte, piccoli gruppi nomadi e comunità isolate. In particolare Hig, un ex meccanico e pilota, in compagnia del cane Jasper, vive in un aeroporto abbandonato insieme all’ex marine Bangley.
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THE DOG STARS – LE STELLE DOPO LA FINE.
30esima opera dell’oramai quasi 89enne sir Ridley Scott, tratta dall’omonimo romanzo di Peter Heller. Stavolta tocca la fantascienza distopica postapocalittica, ma si racconterà la solita solfa oppure Scott metterà la lente d’ingrandimento in qualcosa di più interessante?
Colorado, in un prossimo futuro l’umanità è stata decimata da un’epidemia globale e i sopravvissuti passano i loro giorni come meglio possono tra recupero di scorte, piccoli gruppi nomadi e comunità isolate. In particolare Hig, un ex meccanico e pilota, in compagnia del cane Jasper, vive in un aeroporto abbandonato insieme all’ex marine Bangley. Uno va’ in avanscoperta e in perlustrazione aerea in cerca di viveri, medicinali e armi mentre l’altro difende il perimetro da potenziali minacce col suo fucile di precisione. Hig intende andare oltre la vallata montana alla ricerca di nuovi sopravvissuti situati su di una base aerea oltre il Colorado che ritiene essere un nuovo baluardo per la civiltà umana, ma Bangley è scettico e disilluso e preferisce rimanere all’aeroporto in quanto non si fida di nessuno ed è stata tale fiducia e la troppa empatia ad avere contribuito alla fine della civiltà che ritiene fasulla e selvaggia.
Una notte la loro base viene attaccata da dei briganti e nello scontro il cane Jasper rimane ucciso. Non avendo più motivi veramente affettivi Hig prende l’aereo e parte per trovare il rifugio montano. Dopo diversi intoppi Hig si imbatterà in diversi personaggi con i quali dovrà dimostrarsi meritevole di fiducia per poter andare avanti, ma anche grande forza di volontà nell’affrontare bande di selvaggi armati fino ai denti e personalità particolari e ambigue. Una lotta per la sopravvivenza e per la nuova civiltà umana.
Ormai Ridley Scott è una garanzia nella regia, tecnicamente perfetta tra larghe inquadrature panoramiche, ottimi primi piani nei dialoghi, le scene di volo veramente vistose così come delle scene d’azione impattanti che mettono il sangue e la violenza con grazia ed eleganza, seppur in numero ben contenuto. Una fotografia studiata a seconda della scena: abbastanza fredda negli esterni, luce al naturale di notte, interni caldi e in alcune scene con i rossi e i gialli accesi che ricordano Blade Runner. Delle musiche di atmosfera veramente azzeccate. Un montaggio ben fatto, alternato nelle vicende di Hig e Bangley e ben comprensibile in quelle introspettive.
Un ottimo cast a partire da Jacob Elordi in un Hig posato, riflessivo e a modo suo carismatico, Josh Brolin veramente in parte in un Bangley attempato, ma pieno di energia, una sempre splendida Margaret Qualley nonostante interpreti una Cima preparata, aperta e intelligente, un Guy Pierce di nuovo bello truccato, ormai quasi feticcio di Scott, ma che impersona un Jack risoluto, sveglio e con diversi assi nella manica, un buon Benedict Wong nel fattore Aaron e una curiosa Allison Janney nell’ambigua e ben presentabile hostess Darlene.
La trama è di per sé semplicissima e nell’ottica del genere postapocalittico non racconta niente di originale, dato che è un on the road mischiato al survival con infetti/briganti, cose già viste in 28 giorni dopo o The Last of Us. Per non parlare del fatto che la natura di tale infezione rimane in superficie, così come il contesto post pandemico è poco più di una facciata con indizi narrativi accennati. Così che Ridley Scott si presta a concentrarsi molto più sui personaggi, i dialoghi, le loro introspezioni e le loro azioni e reazioni. Innanzitutto narra una società prossima dove la moneta di scambio più preziosa è la fiducia in quanto vige la legge dell’uccidere o rimanere ucciso e le poche interazioni sono limitate a Hig con Bangley o col fattore Aaron e la sua famiglia, anche se con distanziamento sociale per non prendersi qualche malattia. Mancano sempre più munizioni da arma da fuoco e i medicinali, vaccini compresi, quasi a simboleggiare che le persone si ammazzano di meno, ma muoiono di più. Ci sono piccoli gruppi nomadi che vengono prontamente uccisi o addirittura orde più grandi che si prestano ad invadere violentemente diversi appostamenti in cerca di cibo e in vesti da indiani post moderni e anche con tatuaggi tribali; quasi a richiami a Mad Max.
Altra cosa interessante sono le dicotomie tra Bangley e Jack che sono la vecchia generazione scontrosa, disillusa, reazionaria e pronta ad usare più la forza che il dialogo in quanto sfiduciati verso il prossimo e Hig e Cima come nuova generazione invece più aperta al prossimo, più speranzosa e desiderosa di andare avanti e non accontentarsi del “sogno americano” con cibo, acqua, rifugio e armi. In entrambi gli schieramenti, almeno all’inizio, nessuno esclude l’altro. Poi con l’avvicinamento tra Hig e Cima con i loro trascorsi comuni e le perdite subite con la pandemia e un obiettivo da raggiungere tali dicotomie si assottiglieranno sempre più in una collaborazione reciproca legata da una fiducia dimostrata e faticosamente conquistata tra piste di decollo improvvisate, salvataggi da imboscate violente e dialoghi significativi. Per non parlare della sequenza del rifugio sicuro nell’aeroporto montano con una società improvvisata, pittoresca e a dir poco Orwelliana dove l’ambiguità e l’utopia grottesca e agghiacciante diventerà man mano più tesa e turbolenta. Il tutto fino ad un finale aperto a tanti nuovi spiragli di speranza, felicità e nuova vita per un futuro radioso.
Certo che non sempre la scrittura è tanto credibile in alcune sequenze d’azione, delle risoluzioni sono frettolose e il finale forse meritava qualche minuto in più per essere sviluppato appieno.
Rimane comunque un buon film e un monito di speranza, di valori nella fiducia e nel non dimenticarsi del prossimo da parte di un autore ormai al tramonto della sua vita, il che non è cosa da poco.
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maramaldo
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lunedì 7 settembre 2026
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senza un cane, che vita
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Rivelazione distopica, apocalisse appunto, dell'agnostico Scott. Tocco di umanità che ci compete e che connota buona parte di noi. Opera di impianto e impegno robusti, esile il risultato e di varia opinabilità nonostante un cast provetto ed efficace. Problema è pensare quel che pensa il vecchio Ridley. Forse non pensa, soffre soltanto dibattendosi nel cercare uno sbocco o una metafora ad un suo pungente dolore. Nel film si assiste ad una eutanasia, che, accettata o non accettata, indirizza il comportamento del protagonista e, in genere, conduce ad una conclusione di penoso concepimento. In questo caso influisce nella comprensione di questo lavoro. Hig riaccende dopo aver spento il motore del suo apparecchio sorvolando il fianco della montagna? Non discuto sapendo quanto sia difficile smontare un wishful thinking.
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Rivelazione distopica, apocalisse appunto, dell'agnostico Scott. Tocco di umanità che ci compete e che connota buona parte di noi. Opera di impianto e impegno robusti, esile il risultato e di varia opinabilità nonostante un cast provetto ed efficace. Problema è pensare quel che pensa il vecchio Ridley. Forse non pensa, soffre soltanto dibattendosi nel cercare uno sbocco o una metafora ad un suo pungente dolore. Nel film si assiste ad una eutanasia, che, accettata o non accettata, indirizza il comportamento del protagonista e, in genere, conduce ad una conclusione di penoso concepimento. In questo caso influisce nella comprensione di questo lavoro. Hig riaccende dopo aver spento il motore del suo apparecchio sorvolando il fianco della montagna? Non discuto sapendo quanto sia difficile smontare un wishful thinking.
Lo Scott, nato inglese come Nolan, come lui non gradisce un'innegabile americanaggine. Invece, americano è fino al midollo e proprio questo film lo dimostra. Too simple, sometimes naive, diceva un Cinese che di Americani s'intendeva. Quel trabiccolo del Cessna, indistruttibile malgrado incidenti e danneggiamenti da parte di malintenzionati inselvatichiti, carburante inesauribile e gratuito, una logica da cartoon. Sprazzi di ottimismo, almeno come tentativi. La dottoressa Cima (Margaret Qualley) vorrebbe riaccasarsi con Hig (Jacob Elordi), un bel ragazzo, un buon mestiere. Andar dietro l'asino, mucche dall'espressione sorniona, è campagna dove soggiornare per rigenerarti. Su Grand Junction , invece, e la sua fauna anche voi fareste piovere granate. Fornite ad ogni buon fine da Bangley, alter ego di un ex-marine, pronto a sparacchiare su chi capita.
A proposito, qualcuno dovrebbe spiegarmi che significa la frecciata sui Mormoni, la preghiera di non essere lasciato solo con loro. Messaggio rilasciato da Josh Brolin, il più riconoscibile, come Allison Janney (Darlene, l'hostess sadica). Malvagi, malefici, in fondo buontemponi, rimangono simpatici.
Ma chi e perchè ce l'ha con quella brava gente? Tanti bambini, anche nel film sbucati da chissà dove. Prolifici, allo scopo si concessero la poligamia
ancora a fine '800. A causa loro ossia dei loro costumi sobri la festicciola campestre non finisce a tarallucci e vino pur essendo ambientata in Italia e imbastita da italiani.
Inorgoglitevi pure se ravvisate contrade nostrane. L'Eur di Roma lo vedete nello squallore e nel degrado, quasi un presagio, ma è per esigenze di copione. Il cielo sul Colorado è sempre quello ma volete mettere la dolce mestizia che induce osservarlo in una notte serena tra i nostri monti? Il Friuli si presta per le sue piste corte in mezzo ai prati ma il Tagliamento fa suggestione.
Aria calda umida, camaleonti acquattati tra le fronde, una miriade di creature variopinte che svolazzano: visione, sogno di un paradiso tropicale. Esiste, invece, a Bordano dalle parti di Gemona, La Casa delle Farfalle. In questa scombiccherata escursione nel Bel Paese, a Ridley averci dato un'occhiata avrebbe fatto bene e, di riflesso, anche a noi.
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(di angelitas)
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