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enrico riccardo montone
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venerdì 17 luglio 2026
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quando il mito diventa umano
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Dopo la guerra di Troia, Ulisse affronta un viaggio lungo e insidioso per tornare a Itaca, attraversando mostri, tentazioni e naufragi. Ma nell'Odissea di Christopher Nolan il ritorno non è soltanto geografico: è soprattutto una lenta riconquista della propria identità, di ciò che resta di un uomo dopo la guerra e dopo le scelte che lo hanno definito.
Più che un adattamento del poema di Omero, Nolan realizza una riflessione sul peso della memoria, sulla responsabilità e sulla difficoltà di trovare una casa quando si è cambiati per sempre. La componente mitologica non scompare, ma viene ridimensionata: gli dèi osservano e sfiorano gli eventi più di quanto li determinino.
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Dopo la guerra di Troia, Ulisse affronta un viaggio lungo e insidioso per tornare a Itaca, attraversando mostri, tentazioni e naufragi. Ma nell'Odissea di Christopher Nolan il ritorno non è soltanto geografico: è soprattutto una lenta riconquista della propria identità, di ciò che resta di un uomo dopo la guerra e dopo le scelte che lo hanno definito.
Più che un adattamento del poema di Omero, Nolan realizza una riflessione sul peso della memoria, sulla responsabilità e sulla difficoltà di trovare una casa quando si è cambiati per sempre. La componente mitologica non scompare, ma viene ridimensionata: gli dèi osservano e sfiorano gli eventi più di quanto li determinino. È l'umanità dei personaggi a guidare davvero la narrazione. Le divinità diventano quasi l'eco di paure, desideri e sensi di colpa, mentre il destino prende forma attraverso decisioni profondamente umane. È una lettura che dialoga con il presente, in un'epoca in cui si cercano continuamente forze esterne a cui attribuire responsabilità, dimenticando che sono spesso le scelte individuali a orientare la storia.
Questa centralità dell'uomo trova piena espressione anche nel cast. Matt Damon costruisce un Ulisse stanco, vulnerabile e insieme ostinato, distante dall'eroe invincibile e molto più vicino a un reduce segnato dall'esperienza della guerra. Anne Hathaway dona a Penelope una forza silenziosa che evita qualsiasi stereotipo, mentre Tom Holland restituisce a Telemaco il tormento di una generazione costretta a crescere nell'assenza. Anche il ricco cast di supporto contribuisce a dare spessore a un mondo in cui ogni incontro lascia una traccia emotiva prima ancora che spettacolare.
Sul piano tecnico, Nolan conferma la sua idea di cinema come esperienza fisica. La fotografia di Hoyte van Hoytema, girata interamente in IMAX 70 mm, sfrutta il grande formato non come semplice esercizio estetico, ma come linguaggio: paesaggi sconfinati e dettagli dei volti convivono in immagini di straordinaria profondità, restituendo la sensazione di trovarsi dentro il viaggio. Il risultato è un kolossal che privilegia la materia, la luce e gli elementi naturali rispetto all'artificio digitale.
Con Odissea, Nolan dimostra che i grandi miti continuano a parlarci non perché raccontino gli dèi, ma perché raccontano noi: esseri fragili, imperfetti e in costante ricerca di un luogo da poter finalmente chiamare casa.
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[+] una cupa riflessione sul peso delle scelte umane
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ivan il matto
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venerdì 24 luglio 2026
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dolente e solenne: il nero diario di un fallimento
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Il respiro del “Cavaliere Oscuro”, le spiagge di “Dunkirk”, i sovrumani silenzi di “Interstellar”, tutte suggestioni evocative che ritroviamo puntualmente citate nell’ultimo attesissimo “Odissea” di Christopher Nolan, in uscita il 16 luglio 2026. Kolossal da 250 milioni di dollari e 3 ore di lunghezza, la pellicola vede nel testo omerico una semplice traccia di cui il regista si serve per dare campo libero alla sua inventiva, come nelle occasioni precedenti (“Oppenheimer”), essendone anche sceneggiatore e produttore. La vicenda l’abbiamo studiata tutti a scuola, conosciamo le tappe di un viaggio di ritorno ad Itaca da parte di Ulisse (in realtà Odisseo), forse più irte di difficoltà e percoli che non la decennale Guerra di Troia ormai conclusasi.
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Il respiro del “Cavaliere Oscuro”, le spiagge di “Dunkirk”, i sovrumani silenzi di “Interstellar”, tutte suggestioni evocative che ritroviamo puntualmente citate nell’ultimo attesissimo “Odissea” di Christopher Nolan, in uscita il 16 luglio 2026. Kolossal da 250 milioni di dollari e 3 ore di lunghezza, la pellicola vede nel testo omerico una semplice traccia di cui il regista si serve per dare campo libero alla sua inventiva, come nelle occasioni precedenti (“Oppenheimer”), essendone anche sceneggiatore e produttore. La vicenda l’abbiamo studiata tutti a scuola, conosciamo le tappe di un viaggio di ritorno ad Itaca da parte di Ulisse (in realtà Odisseo), forse più irte di difficoltà e percoli che non la decennale Guerra di Troia ormai conclusasi. Quello che conta maggiormente è la rilettura offerta dal regista londinese (con cittadinanza USA) che, al suo tredicesimo film, incanta e convince, come quasi tutta la sua cinematografia aveva già dimostrato, nelle scene di massa come nei momenti più intimi, in un gioco perfetto di pieni e di vuoti sempre contrappuntati da un commento sonoro incalzante che non conosce mai una sola nota fuori posto. In bilico fra la fantascienza di “Dune” (sarà per la discreta presenza di Zendaya nei panni della Dea Atena) e una prevalenza di momenti cupi e bui che rievocano le sue stesse opere come le migliori atmosfere alla Tim Burton, passiamo in rassegna le scene memorabili con Polifemo, i Lestrigoni, Circe, le Sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone, il viaggio nell’Ade….Spettacolare ed introspettivo contemporaneamente, fra metamorfosi, fantasmi, mostri, desideri, Nolan ci parla di un protagonista, dolente ma solennemente dignitoso, (Matt Demon perfettamente in parte come tutto il notevole e sconfinato cast) schiacciato dal peso delle responsabilità rispetto alla sua gente, che lo sovrastano. Troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti che tormentano la coscienza di un antieroe costretto a fare i conti con il proprio fallimento esistenziale. Non sarà un caso che lo ritroviamo con Penelope imbarcato in un viaggio verso l’impossibile, disponibile ad “inseguire il sole che fugge” in luogo di un’improbabile serenità domestica troppo stridente dopo tanta barbarie. La riflessione del regista, dunque, resta cupissima benché avvincente, la cronaca della fine di una civiltà, quella che obbediva alla “Legge di Zeus”, simbolo di un mondo propenso ad accogliere chi bussava alla porta. Ed ecco allora la sequenza, nel sottofinale, della terrificante distruzione di Troia, che non può non somigliare a quella di Gaza City, simbolo di un’epoca funesta e disumana, mentre Ulisse pronuncia parole profetiche: “Altre albe verranno, crescerà una nuova civiltà disposta a dimenticare i nostri errori"
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writer58
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lunedì 20 luglio 2026
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il dolore del ritorno
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L' Odissea di Nolan è un bel film, indipendentemente dalle polemiche sulla presenza nel film di attori di origine afroamericana, della scarsa verosimiglianza delle armature o di alcuni effetti speciali un po' forzati.
E' un'opera dal respiro epico, dagli orizzonti ampi, ambientata in un'epoca in cui uomini, donne, semidei e dei interagivano liberamente sulla base di emozioni e desideri primari.
Nolan ne offre una rilettura interessante che si discosta, almeno in parte, dall'opera originale: Ulisse viene descritto come una persona consapevole del male che si annida in ogni guerra, in ogni vittoria, che sa di aver trasgredito le leggi umane e divine con il suo stratagemma del cavallo per conquistare e distruggere Troia.
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L' Odissea di Nolan è un bel film, indipendentemente dalle polemiche sulla presenza nel film di attori di origine afroamericana, della scarsa verosimiglianza delle armature o di alcuni effetti speciali un po' forzati.
E' un'opera dal respiro epico, dagli orizzonti ampi, ambientata in un'epoca in cui uomini, donne, semidei e dei interagivano liberamente sulla base di emozioni e desideri primari.
Nolan ne offre una rilettura interessante che si discosta, almeno in parte, dall'opera originale: Ulisse viene descritto come una persona consapevole del male che si annida in ogni guerra, in ogni vittoria, che sa di aver trasgredito le leggi umane e divine con il suo stratagemma del cavallo per conquistare e distruggere Troia. Un uomo che rischia di smarrire la propria identità, che in qualche modo desidera dimenticare (mangiando la pianta del loto), a cui il ritorno a Itaca non dona una vittoria piena e il ripristino della situazione precedente, consumato com'è dal senso di colpa per aver perso i suoi uomini e infranto la legge di Zeus.
Girato in formato Imax e con un cast "stellare", il film di Nolan predilige alcuni segmenti narrativi e ne trascura altri, per esempio la permanenza nel paese dei lotofagi è omesso e spostato sul rapporto con la ninfa Calipso, a volte ci sono sottolineature quasi horror (la sequenza di Circe che trasforma gli uomini di Ulisse in maiali mi è parsa angosciante e molto efficace, come anche la sequenza dei morti che dall'Ade interloquiscono con Odisseo). Matt Damon fornisce una prova equilibrata, il suo Ulisse è un eroe fragile, devastato dalla consapevolezza del peso delle sue azioni e dall'usura del tempo, la Hathaway invece interpreta con sensibilità una Penolope che abita il tempo e lo trasforma in strategia di logoramento degli avversari.
L'operazione che Nolan propone con la sua opera è quella di traformare un monumento della narrativa mondiale, con le sue mitologie, icone, paradigmi, eventi soprannaturali, simboli e commistioni tra umano e divino in una riflessione -molto moderna- sulla responsabilità, le regole, la violazione dell'ordine naturale, il senso di colpa e il peso del tempo.
L'operazione riesce solo a metà, ma l'Odissea rimane un film significativo, nonostante e forse anche grazie alle sue imperfezioni.
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alex2044
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martedì 21 luglio 2026
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finch? c''? nolan c''? speranza
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Se non è un capolavoro siamo nei paraggi . In altre mani avremmo, forse, assistito alla solita baracconata un po' crepuscolare e di maniera . Non sono un appassionato dei film storico- mitologici e nemmeno delle riletture pedestri delle opere oriìginali . Quindi ho guardato il film come se fosse una rappresentazione a se stante che prende spunto , si ma in dosi assolutamente leggere dal capolavoro di Omero , insomma solo un'ispirazione .Nolan è un gran regista al punto di trasformare, nella mia mente , i 172 minuti del film .in un'attesa di 100 minuti , con le scene che si inseguono quasi senza soluzione di continuità .Come quando si legge un libro e non si è ancora finito una pagina e si pensa già a quella successiva per vedere cosa succederà .
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Se non è un capolavoro siamo nei paraggi . In altre mani avremmo, forse, assistito alla solita baracconata un po' crepuscolare e di maniera . Non sono un appassionato dei film storico- mitologici e nemmeno delle riletture pedestri delle opere oriìginali . Quindi ho guardato il film come se fosse una rappresentazione a se stante che prende spunto , si ma in dosi assolutamente leggere dal capolavoro di Omero , insomma solo un'ispirazione .Nolan è un gran regista al punto di trasformare, nella mia mente , i 172 minuti del film .in un'attesa di 100 minuti , con le scene che si inseguono quasi senza soluzione di continuità .Come quando si legge un libro e non si è ancora finito una pagina e si pensa già a quella successiva per vedere cosa succederà .La regia è impeccabile e tecnicamente perfetta , gli attori sorprendenti ed intensi ., con una citazione di merito per Anne Hathaway , una Penelope iconica , dolente ma determinata . Matt Damon un Ulisse impeccabile sia da giovane che da più anziano . Robert Pattison un cattivo che più insopportabile non si può . Bravi tutti gli altri anche nelle parti più minimali . Le ambientazioni sono lussureggianti nella loro maestosità , i trucchi poco evidenti e quindi credibili . Le musiche ammiccanti e ammaglianti e si posano nelle tue orecchie con dolcezza e forza a seconda delle scene che accompagnano .
Ho visto il film in un cinema di periferia , la sala era esaurita e all'uscita una coda paziente attendeva di entrare . Gli spettatori erano in prevalenza giovani e festosi , una buona notizia per il cinema tutto .
Bravo Nolan hai fatto centro ancora una volta . Finchè ci sranno registi ed autori come te il "vecchio" cinema , per la data della sua invenzione , esisterà e ci farà passare ottimi momenti della nostra giornata , insomma alla prossima e continua così !
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esta libre_para el_precisamente
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mercoledì 29 luglio 2026
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ulisse secondo nolan
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L’ Odissea secondo Nolan, ovvero un’ enorme, gigante storia anti-epica.
Una scelta deliberata dei creativi, di Nolan che offre interessanti spunti sia sul contenuto che sul linguaggio cinematografico come spesso capita con il controverso( a mio avviso giustamente criticato)ma popolare regista inglese.
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L’ Odissea secondo Nolan, ovvero un’ enorme, gigante storia anti-epica.
Una scelta deliberata dei creativi, di Nolan che offre interessanti spunti sia sul contenuto che sul linguaggio cinematografico come spesso capita con il controverso( a mio avviso giustamente criticato)ma popolare regista inglese.
L’approccio di Nolan a temi che abbiano elementi di fantasia o mito, quel sense of wonder del fantasy, è come al solito piatto ma senza rinunciare a esso, una via di mezzo quasi per accontentare tutti e rendere credibile tutto.
Questa Odissea era un film a rischio, la serietà tipica dei suoi film ad un testo del genere rischiava di diventare un polpettone indigeribile, ma allo stesso tempo c’era curiosità da parte mia come l’autore che aveva decostruito Batman da eroe fumettistico a un ninja ipertecnologico quasi vergognandosi di farlo diventare un pazzo vestito da pipistrello potesse trattare una storia piena di sirene, maghe, semidei, dei, mostri..
Ok, la storia di Ulisse viene tutto sommato rispettata anche nei suoi elementi più incredibili: ci sono i morti dell’Ade, ci sono i giganti, i mostri, ciclopi, sirene, streghe, semidei. Tutto perfetto? NO.
Nolan tratta la storia di Odisseo su più livelli: dal punto di vista politico Agamennone, il re imperialista che vuole conquistare la citta di Troia per avere controllo sulle rotte commerciali sullo stretto di Dardanelli, e non si ferma davanti a nulla, sacrifica uomini, anni, persino figli anche suoi agli dei per ottenere quello che vuole e cosi Elena diventa solo una scusa per giustificare un’invasione militare e non deve essere per forza la piu bella del reame. Dopo anni di logorante guerra Ulisse ha la brillante idea di usare il noto cavallo di legno per ingannare i troiani con la conseguente vittoria dei greci. Non so ma i riferimenti al controllo sullo stretto geografico è molto attuale, ogni riferimento alla situazione in medio oriente, in Iran è quasi lampante.
Sul livello umano Ulisse è colui sveglio abbastanza per rendersi conto dell’orrore della guerra, l’invasione, distruzione che lui stesso ha agevolato con la sua infamia. Interessante notare come l’astuzia di Ulisse, il genio celebrato nella storia, qui diventi per Nolan come un truffatore( da punire) che non ha scelta che obbedire al suo re e che durante il suo viaggio diventi di fatto un emigrato, uno che con il tempo dimentica la propria terra, la propria famiglia, un tema universale altrettanto forte.
Di fatto come spesso fa, Nolan decostruisce il mito e l’Ulisse che vediamo è un personaggio normalissimo, non è brillante per le quasi tre ore di film, non mostra saggezza ne astuzia anzi fa scelte azzardate per non dire folli: ferisce il ciclope Polifemo inutilmente scatenando la furia di Poseidone, si salva dall’essere trasformata da Circe perché i suoi soldati si ribellano a lui, si allontana dalla strada maestra marittima per non avere a che fare con Agamennone e finisce per perdersi nel mare, dimentica la moglie e figlio mentre sta con una semidea bionda come Calisto per anni.
Matt Damon rappresenta molto bene questa visione di Ulisse, si puo immaginare il buon Damon come una figura saggia o piena di ingegno? No. Ma come un soldato perso in mezzo al mare? Si.
L’Odissea di Nolan, una solenne e magniloquente operazione cinematografica, con i soliti problemi e limiti dell’autore che comunque bisogna dirlo è evoluto, lontani dalle battute sceme e fuori posto dei suoi Batman o anche Inception. Se prima era un Michael Bay incrociato con Michael Mann ora ha una voce più riconoscibile e comunque nonostante tutto interessante.
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giusian
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giovedì 30 luglio 2026
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l''odissea: quando il mito si scontra con il trauma
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Mettiamoci l'anima in pace: se Christopher Nolan decidesse davvero di mettere mano all'Odissea, non farebbe un film d'avventura. E questo pezzo di Odissea – ipotetico quanto volete, ma dannatamente vivido nella testa – lo dimostra in ogni fotogramma.
Visivamente siamo di fronte a un mostro. La regia è di un rigore spietato, la fotografia ha quel peso monumentale che ti fa sentire piccolo sulla poltrona, e la messa in scena spazza via il novanta percento del cinema contemporaneo. È cinema muscolare, costruito con una precisione quasi fastidiosa, di quelli che ti ricordano perché Nolan è uno dei pochi a dominare davvero il mezzo.
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Mettiamoci l'anima in pace: se Christopher Nolan decidesse davvero di mettere mano all'Odissea, non farebbe un film d'avventura. E questo pezzo di Odissea – ipotetico quanto volete, ma dannatamente vivido nella testa – lo dimostra in ogni fotogramma.
Visivamente siamo di fronte a un mostro. La regia è di un rigore spietato, la fotografia ha quel peso monumentale che ti fa sentire piccolo sulla poltrona, e la messa in scena spazza via il novanta percento del cinema contemporaneo. È cinema muscolare, costruito con una precisione quasi fastidiosa, di quelli che ti ricordano perché Nolan è uno dei pochi a dominare davvero il mezzo.
Il problema o il bello, a seconda dei punti di vista, arriva quando alzi lo sguardo dallo schermo e provi a cercarci dentro Omero.
Perché a un certo punto ti rendi conto che dell'Odissea, alla fine, gli interessa ben poco. O meglio: il poema è solo il grimaldello per raccontare un'altra fissa del regista, la sua ossessione preferita. Quella per l'uomo distrutto dalla guerra, un relitto umano che non riesce a staccarsi dal passato. Il suo Ulisse non è il re che lotta contro le ire degli dèi per rimettersi piede nella sua terra; è un reduce che rimanda il ritorno. Quasi si vergognasse di Itaca, quasi non si sentisse più degno di tornarci.
Prendete il cavallo di Troia. Nel mito è la quintessenza della furbizia, il colpo di genio. Qui diventa il peccato originale, la macchia indelebile. Quell'intuizione geniale che ha raso al suolo una civiltà si trasforma nella pietra tombale della sua coscienza, e il viaggio di ritorno diventa un calvario di pura espiazione. Puoi mettergli tutti i compagni del mondo intorno, ma quest'Ulisse è disperatamente solo. Lo era mentre ideava la carneficina, lo è adesso che naviga nel nulla.
È una lettura psicologica che calza a pennello nel cinema di Nolan. Da Cobb a Oppenheimer, i suoi protagonisti sono sempre schiacciati dal conto salatissimo delle proprie azioni, incapaci di slegare il successo dal senso di colpa. Solo che, applicata a Omero, questa chiave di lettura fa implodere la materia originale.
Nel poema, Ulisse è l'eroe dell'intelligenza pura. Vince perché è più scaltro dei mostri, degli uomini e perfino degli dèi, che irride con sfrontatezza. Se fa la cazzata di urlare il suo nome a Polifemo, lo fa per orgoglio, per marcare il territorio, non perché sta cercando una punizione divina. Nel film di Nolan, invece, il soprannaturale evapora. I mostri perdono consistenza e diventano baratri interiori, proiezioni barocche di un disturbo post-traumatico da stress. Il fantastico si riduce a metafora.
Funziona sulla carta, ma ammazza il senso del meraviglioso.
Prendete Polifemo: nel libro è una delle creature più iconiche mai scritte, una forza bruta, spaventosa e grottesca, in cui lo scontro è una partita a scacchi tra materia e intelletto. Qui il ciclope si sgonfia, diventa quasi uno spettro, il riflesso dei fantasmi interiori di Ulisse. È efficace? Sì, ma fa a pezzi l'epica.
Altre cose, invece, spiazzano in positivo: l'incontro con Circe o Tiresia ha una densità emotiva pazzesca, anche se di omerico è rimasto giusto il nome sulla targa. Altre ancora fanno storcere il naso, tipo certi Lestrigoni tirati fuori da un immaginario dark fantasy che sembra uscito dritto da Elden Ring, creando uno stacco estetico un po' indigesto rispetto al resto del mondo mitologico.
Il punto, insomma, non è fare i puristi del testo. Un regista ha tutto il diritto di stravolgere un classico. Il vero scarto è che Nolan non cambia i dettagli: cambia proprio le coordinate della domanda.
Omero si chiede: Come farà Ulisse a tornare a casa?
Nolan si chiede: Perché cazzo Ulisse non riesce a smettere di fuggire da sé stesso?
Trasformare un poema epico in un thriller psicologico radicale è una mossa coraggiosa. Se lo avessero spacciato per un'opera "liberamente ispirata", staremmo parlando di un capolavoro totale. Il problema è lo scontro frontale con l'Odissea, un duello impari in cui il film sceglie deliberatamente di tagliare le ali alla magia e all'avventura per buttarsi nel fango dell'introspezione.
Rimane un'esperienza visiva devastante, forse la prova più matura di Nolan dietro la macchina da presa. Ma il tizio che attraversa questo mondo non è il re di Itaca che sfida il mondo con l'astuzia: è un uomo che attraversa l'inferno solo per fare i conti con la propria coscienza. Spettacolare, sì. Ma se cercavate il vento tra le vele e il profumo del mito, preparatevi a rimanere a bocca asciutta.
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nino raffa
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lunedì 3 agosto 2026
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l'odissea di woody nolan
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Uscendo dalla sala dopo l'Odissea di Nolan viene da chiedersi se gli autori abbiano mai fatto il bagno un mattino d'estate a Stromboli, Corfù o Creta. E se sì – com’è probabile – cosa abbiano visto o sentito in quei momenti.
Odissea distopica ambientata sotto un cielo grigio e in acque metalliche. Ulisse naviga su un drakkar, i Lestrigoni abitano nelle foreste di conifere scozzesi, Calipso nel deserto del Sahara. Manca il Mediterraneo. La sua luce e le sue coste. L'azzurro e il verde, la sensualità della sua natura. Manca lo spazio storico e geografico, e ancora di più, il luogo dell’immaginario di cui l’Odissea omerica è il testo fondativo.
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Uscendo dalla sala dopo l'Odissea di Nolan viene da chiedersi se gli autori abbiano mai fatto il bagno un mattino d'estate a Stromboli, Corfù o Creta. E se sì – com’è probabile – cosa abbiano visto o sentito in quei momenti.
Odissea distopica ambientata sotto un cielo grigio e in acque metalliche. Ulisse naviga su un drakkar, i Lestrigoni abitano nelle foreste di conifere scozzesi, Calipso nel deserto del Sahara. Manca il Mediterraneo. La sua luce e le sue coste. L'azzurro e il verde, la sensualità della sua natura. Manca lo spazio storico e geografico, e ancora di più, il luogo dell’immaginario di cui l’Odissea omerica è il testo fondativo.
E manca pure Ulisse. Dal multiforme ingegno lo presenta Omero, anticipandone l'astuzia, l'opportunismo e la pluralità inquieta. Il re di Itaca è creatura darwiniana per eccellenza, pronta a cogliere ciò che offre il momento. Nolan lo trasforma in un reduce spento che non seduce né col corpo né con la mente. Per due terzi del film, Ulisse/Matt Damon, traumatizzato e sotto psicofarmaci, si racconta sul lettino di Charlize Theron. Quest'ultima più dottor Freud che la fatale dea Calipso. E non era facile.
Queste due assenze danno forma a un racconto cupo con punte horror (Circe). Gli dèi non concedono tutti i doni allo stesso uomo, e forse il sole non è tra quelli dati a Nolan. Il freddo e l'oscurità sono più nelle sue corde: non a caso, la scena della discesa nell'Ade è probabilmente la più riuscita.
Interpretazioni degli attori incolori. I toni arcaici della colonna sonora sarebbero un pregio del film, se solo non ne accentuassero le ossessioni.
Morale. In sette anni di convivenza Ulisse sembra non tocchi Calipso. Con Circe – malconcia fattucchiera – mancano le condizioni. L’Odissea del 2026 diventa così un sorprendente inno alla fedeltà coniugale, da far impallidire l’omonima serie prodotta dalla RAI bacchettona di Bernabei nel 1968, dove, pur con qualche sottinteso, l’eroe si prendeva le dovute licenze.
Tornato a Itaca insieme ad Atena – la dèa o ancora la psiche? – Ulisse guarisce all’istante dai traumi bellici. Salda i conti con i Proci e va subito in pensione, partendo con Penelope per una lunga crociera intorno al mondo. La ditta rimane a Telemaco, che corre a salutarli sul molo. A pensare male: Atena, Patria e Famiglia.
Mentre scorrono i titoli di coda, viene il sospetto che il film presti fede a ciò che Ulisse vorrebbe farci credere di sé stesso, quando in realtà Omero racconta di lui un'altra storia. Il re di Itaca è mentitore per eccellenza, il suo fascino – prima e dopo Troia – sta pure nell’orgoglio eccedente, nel procedere obliquo della sua intelligenza, nell'inclinazione a manipolare, mistificare e vendicarsi. Non proprio il testimonial ideale per un manifesto contro la guerra.
Nolan lo sequestra nel suo universo di ossessioni e sensi di colpa; ma un Ulisse addomesticato, padre e marito esemplare, non sembra più moderno dell’ambiguo e compromesso eroe della tradizione; anzi, a dirla tutta, ci spiega molto meno sull’Uomo e sulla morte, sul potere e sulla guerra stessa.
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gristia
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mercoledì 5 agosto 2026
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tanto rumore per poco.
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Un solo film di Joachim Trier regala contenuto umano 10 volte superiore a tutta la filmografia di Nolan messa insieme.
Odissea è un film fiaccato da due elementi: l'arroganza dell'autore e la debolezza del protagonista. Non Damon, ché da lui non si è mai preteso molto, ma proprio l'Ulisse trasformato in nell'ennesimo reduce di guerra statunitense traumatizzato. Me ne sono reso conto quando, dopo più di un'ora di gelida noia, arriva la scena delle sirene. E ci si chiede: perché questo Ulisse nolaniano fiacco depresso e spento all'improvviso ha un guizzo di curiosità e propone ai compagni di legarlo all'albero maestro e di lasciarlo ascoltare il canto maliardo? Perché? Se nell'opera originale questo è chiaro e coerente con il personaggio, nel film la scena non ha alcuna coerenza con il protagonista rappresentato.
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Un solo film di Joachim Trier regala contenuto umano 10 volte superiore a tutta la filmografia di Nolan messa insieme.
Odissea è un film fiaccato da due elementi: l'arroganza dell'autore e la debolezza del protagonista. Non Damon, ché da lui non si è mai preteso molto, ma proprio l'Ulisse trasformato in nell'ennesimo reduce di guerra statunitense traumatizzato. Me ne sono reso conto quando, dopo più di un'ora di gelida noia, arriva la scena delle sirene. E ci si chiede: perché questo Ulisse nolaniano fiacco depresso e spento all'improvviso ha un guizzo di curiosità e propone ai compagni di legarlo all'albero maestro e di lasciarlo ascoltare il canto maliardo? Perché? Se nell'opera originale questo è chiaro e coerente con il personaggio, nel film la scena non ha alcuna coerenza con il protagonista rappresentato.
Nolan ha fatto del gelo emotivo una scelta precisa, una firma, ma un film così lungo paga più dei precedenti dei protagonisti che piangono senza piangere e ridono senza ridere.
Tecnicamente ineccepibile, umanamente vuoto e inutile come nemmeno il peggiore film Marvel.
Un plauso al capitolo ambientato a Troia, metafora chiara e riuscita dei conflitti in Medio Oriente odierni, e al capitolo finale un po' baraccone come gli americani sanno fare. Per il resto, solo l'ennesima prova dei limiti di Hollywood.
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umberto
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mercoledì 19 agosto 2026
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odissea rivisitata e politicamente (s)corretta
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Odissea
Odissea era probabilmente uno dei film che aspettavo con più trepidazione e, allo stesso tempo, con una certa paura.
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Odissea
Odissea era probabilmente uno dei film che aspettavo con più trepidazione e, allo stesso tempo, con una certa paura. Da una parte non vedevo l'ora di tornare al cinema per un nuovo film di Nolan; dall'altra, le indiscrezioni che mi erano arrivate prima della visione mi avevano fatto temere che ci fosse qualcosa che non mi avrebbe convinto.
E alla fine, devo dire che questa sensazione si è rivelata fondata.
Partiamo però da quello che, per me, è fuori discussione: come film di Nolan, Odissea è praticamente perfetto. Regia, fotografia, scenografie, luci, sequenze d'azione, effetti speciali, montaggio: tutto è realizzato ai massimi livelli e perfettamente riconoscibile nello stile del regista. Dal punto di vista puramente cinematografico, per me è un film da 10.
Anche il cast, nel complesso, è azzeccatissimo. Le interpretazioni funzionano e gli attori sembrano perfettamente dentro il mondo costruito da Nolan.
Una menzione particolare, però, la merita Jon Bernthal nei panni di Menelao. E qui c'è una cosa che mi ha fatto sorridere parecchio: più che Menelao, a tratti sembrava l'antenato di Punisher!
In alcune battute, nei gesti, negli sguardi, nei movimenti e persino nel modo di affrontare certe situazioni, era talmente simile al suo Frank Castle che sembrava quasi di vedere quest'ultimo catapultato nell'antica Grecia. Da una parte è stato anche divertente, ma dall'altra questa somiglianza era davvero troppo evidente. In certi momenti aspettavo quasi che Menelao tirasse fuori il teschio sul petto! (Non mi soffermo su Agamennone/Batman)
Ma affrontiamo il problema vero del film che è la storia che Nolan ha scelto di raccontare.
Io sono un appassionato di mitologia e di classici greci e capisco perfettamente che un'opera antica possa essere reinterpretata, modernizzata o adattata al linguaggio cinematografico contemporaneo. È normale. Anzi, in alcuni casi può essere anche interessante, ma fino ad un certo punto.
Secondo me c'è una differenza tra reinterpretare e modificare gli elementi fondamentali di un'opera.
Ed è proprio qui che Odissea non mi ha convinto.
Ho apprezzato molto, per esempio, alcune scelte narrative che hanno anticipato, spostato o eliminato determinati episodi del poema. Sono operazioni necessarie quando si decide di portare un'opera così enorme sul grande schermo e, in questo caso, secondo me sono state gestite molto bene.
Quello che invece non riesco ad accettare sono le modifiche che riguardano elementi che considero fondamentali dell'identità stessa del poema omerico, per concessioni al politicamente corretto senza cui questo capolavoro non potrebbe partecipare alla corsa agli Oscar (una regola assurda).
Per me modificare caratteristiche così profondamente legate all'immaginario e alla tradizione dell'opera significa andare oltre il semplice adattamento cinematografico.
E questo, da appassionato di Omero e dei classici greci, mi ha lasciato parecchio deluso.
Alla fine, quindi, il mio voto nasce inevitabilmente dalla media di due giudizi completamente diversi:
10 come film di Christopher Nolan.
4 come rappresentazione dell'Odissea di Omero.
E forse è proprio questo che mi ha lasciato più l'amaro in bocca: perché quando Nolan è al suo meglio, è difficile chiedere qualcosa di più.
Voto: 7
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muttley72
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sabato 18 luglio 2026
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l''amatriciana scomposta di nolan
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Parto dal presupoposto che sapevo vagamente delle critiche su questo film e che ho cercato di non tenerne conto per non farmi influenzare troppo quando oggi mi sono recato a vederlo, premetto altresì che ho visto in vita mia sia l Ulisse con kirk Douglas protagonista che quello della Rai con Irene Papas nei panni di Penelope (....e di entrambi ho il dvd). Mi paiccino anche se sono manieristici e forse per le mode di oggi troppo "banali" Premetto infine che quando ci si trovi davanti all'Odissea (racconto lunghissimo e ricco di vicende e dettagli) è ovvio che occorra sempre fare una "sintesi" e lasciare qualcosa fuori dal film e questo è appunto il mestiere dello sceneggiatore e/o del regista.
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Parto dal presupoposto che sapevo vagamente delle critiche su questo film e che ho cercato di non tenerne conto per non farmi influenzare troppo quando oggi mi sono recato a vederlo, premetto altresì che ho visto in vita mia sia l Ulisse con kirk Douglas protagonista che quello della Rai con Irene Papas nei panni di Penelope (....e di entrambi ho il dvd). Mi paiccino anche se sono manieristici e forse per le mode di oggi troppo "banali" Premetto infine che quando ci si trovi davanti all'Odissea (racconto lunghissimo e ricco di vicende e dettagli) è ovvio che occorra sempre fare una "sintesi" e lasciare qualcosa fuori dal film e questo è appunto il mestiere dello sceneggiatore e/o del regista.
Ebbene avendo a disposizione un cast di buoni attori (almeno 5-6) e ben 3 ore di film (...tanto dura la pellicola che forse si intitola Odissea per questo) Nolan avrebbe potuto tentare di fare un suo film abbastanza fedele alla storia originale (tanto ci si aspetta se si intitola "Odissea", parla di Ulisse e non è una storia "ispirata a"...), invece si cimenta in una storia che si sviluppa con molti deja-vu e con pochi episodi tra tutti quelli principali e comunque anche quelli che narra li LUI storpia (Circe la maga non si immanora di Ulisse, Penelope lo riconosce da una spilla e non dal famoso letto-talamo costruito su una base di alberto posto nella loro stanza, non c'è Nausica regina dei Feaci e Ulisse lo ritroviamo a Itaca subito dopo i "fiori di loto" datigli dalla Ninfa Calipso (....e non dai Lotofagi), Polifemo non viene. ubricato (forse sono tutti astemi) ma solo accecato senza averci nemmeno parlato un pò non sembra un pastore ma un alieno di Alien e l unico occhio lo ha verticale e non orizzontale (forse era troppo banale) . Non sono "licenze" ma vere storpiature gravi e QUINDI una scolaresca non potrebbe andare al cinema a vedere il film perchè se non avesse letto prima il libro ne uscirebbe con una memoria totalmente falsata. Poi ci sono alcune licenze anche nelle armi e nelle armature e forse anche nelle navi...per non farsi mancare nulla.
Ci sarà chi difende Nolan dicendo che è la sua versione "non banale", ma io preferisco l'amatriciana originale a quella c.d. "scomposta" in cui ti portano l'uovo dentro una scodella a parte, un paittino separato col guanciale e la pasta lessa in un terzo piatto (magari anche poca e messa a riccio).
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