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luca g
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venerdì 18 ottobre 2024
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i saldi del western-spaghetti
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Ma che tristezza questo film, sembra che abbiano fatto di tutto per sbagliarlo;
c'era stato il mio nome è nessuno, buon successo ma l'ibrido trinità-western italiano classico non giovava e il film era la somma delle pagliacciate di terence hill e dell'invece nobilissimo henry fonda, ma la parte del west di Leone era minoritaria rispetto al west di clucher;
l'incasso fu ottimo ma non eccezionale;
un seguito si poteva fare e questo sembrava fosse l'ambo di Nessuno,
invece non c'entra niente, non è un western, è una commedia ambientata nel west e quel ch'è peggio di tutto è che ci sono i paesaggi dei film di Ford, sprecati in un modo assurdo, che non stanno a dire assolutamente niente, danno fastidio, in un film così,
chissà cos'avevano in mente,
c'è hill che non molla un cazzotto in tutto il film !!! forse intendevano realizzare qualcosa di 'fine'.
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Ma che tristezza questo film, sembra che abbiano fatto di tutto per sbagliarlo;
c'era stato il mio nome è nessuno, buon successo ma l'ibrido trinità-western italiano classico non giovava e il film era la somma delle pagliacciate di terence hill e dell'invece nobilissimo henry fonda, ma la parte del west di Leone era minoritaria rispetto al west di clucher;
l'incasso fu ottimo ma non eccezionale;
un seguito si poteva fare e questo sembrava fosse l'ambo di Nessuno,
invece non c'entra niente, non è un western, è una commedia ambientata nel west e quel ch'è peggio di tutto è che ci sono i paesaggi dei film di Ford, sprecati in un modo assurdo, che non stanno a dire assolutamente niente, danno fastidio, in un film così,
chissà cos'avevano in mente,
c'è hill che non molla un cazzotto in tutto il film !!! forse intendevano realizzare qualcosa di 'fine'...eh il west italiano senza sparatorie perchè dopo trinità non si poteva più, ma qui addirittura senza i pugni di trinità e bambino, eh ma allora a furia di sottrarre arriviamo a zero;
una noia totale, come fu scritto anche allora, nel natale del 75 o 76, non andai neanche a vederlo;
L. a quei tempi non voleva più dirigere film o almeno firmarli, era ormai partito con il sogno di c'era una volta l'america,
pare che il mio nome lo diresse tutto lui, non era vera la panzana che realizzò poche scene ...
e qui pare abbia diretto la sequenza iniziale, ho visto le foto...
ma perché L. chiamava un altro regista a dirigere i film se poi ne dirigeva alcune scene, e se il film era suo??
mah ... forse non voleva che s'intaccasse il suo mito con un film interpretato da hill, lui, L. che aveva creato Eastwood,
sbagliava e molto perchè i film già non erano un granché diretti poi da un altro...
qui poi siamo a livello quasi-boiata,
non c'è una sberla, non c'è una sparatoria seria, non c'è niente e ad aggravare le cose c'è il 'sorriso emancipato di miou miou' (De Fornari),
un western con miou-miou ... pazzesco;
il cast è uno squinternato assieme d'attori, simpatici anche ... dunque si chiama charles dubois??
dico, non per vantarmi, ma un soggetto un pò decente si trovava, se uno era un pò esperto di western spaghetti e se possibile pure americani,
ma scrivere qualcosa di così insensato bisognava mettercela tutta,
Damiani era un ottimo regista aveva diretto un western di classe come quien sabe ma qui L. deve averlo messo in difficoltà,
pare che già nel mio nome avesse chiamato vari registi e poi li avesse allontanati, penso che D. (che ammiro) abbia convenuto di dirigere per faccende contrattuali, altrimenti un regista serio avrebbe detto Sergio sta schifezza te la dirigi tu,
gli indiani !!! in un western italiano !!! non si mettevano assolutamente,
persino la musica di M. sembra scritta per lo zecchino d'oro,
e il duello hill-kinsky è poco stupido? a parte la battuta 'tra un pò sarai il morto più morto che sia mai vissuto',
... ahhh che tristezza ... per chi aveva sino ad allora vissuto di western italiani...
ma non potevano... no, inutile dopo trinità non si poteva più far niente, Clucher Hill Spencer si resero responsabili veramente di un mosfatto, L. ch'era stato il grande rinnovatore del wester si trovava a dover fare film con terence ch'era l'unico che attirava spettatori, anche se, privo di Bud, era 'come un motore che funzionava a un cilindro solo' (Morandini).
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brando fioravanti
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martedì 8 aprile 2014
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da vedere assolutamente
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La parte iniziale è girata da Sergio Leone anche se non accreditato è inconfondibile il suo stile. Nessun regista spaghetti western compreso Damiani anche se è molto bravo può ugualiarsi a lui. Superata la prima scena comincia la commedia ambientata nel far west. Divertente ed emozionante, sicuramente meglio di tutti i film demensiali che siamo abituati a vedere. Belle le musiche di Ennio Morricone. Durante la corsa finale si può sentire Per Elisa di Beethoven intrisa nelle musiche western.
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great steven
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lunedì 6 maggio 2013
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truffatori al lavoro in un western divertente
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UN GENIO, DUE COMPARI, UN POLLO (IT, 1975)
Diretto da DAMIANO DAMIANI. Interpretato da TERENCE HILL (Joe Thanks) – ROBERT CHARLEBOIS (Locomotiva Bill) – MIOU-MIOU (Lucy) – PATRICK McGOOHAN (Maggiore Cabot) – RAIMUND HARMSTORF (Sergente Milton) – KLAUS KINSKI (Doc Foster) – PIERO VIDA (Jacky Roll) – JEAN MARTIN (Colonnello Pembroke)
A un'agenzia indiana spetta un versamento di 300mila dollari, ma quei soldi sono trattenuti dal maggiore Cabot, responsabile di un penitenziario intenzionato anche a corrompere i nativi americani per appropriarsi di (inesistenti) giacimenti auriferi. Lo contrasterà Joe Thanks, uno scaltrissimo vagabondo con un talento particolare per i raggiri, che coinvolgerà due vecchi amici – il disertore-rubagalline meticcio Locomotiva Bill e la fanciulla Lucy – in una gigantesca pantomima.
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UN GENIO, DUE COMPARI, UN POLLO (IT, 1975)
Diretto da DAMIANO DAMIANI. Interpretato da TERENCE HILL (Joe Thanks) – ROBERT CHARLEBOIS (Locomotiva Bill) – MIOU-MIOU (Lucy) – PATRICK McGOOHAN (Maggiore Cabot) – RAIMUND HARMSTORF (Sergente Milton) – KLAUS KINSKI (Doc Foster) – PIERO VIDA (Jacky Roll) – JEAN MARTIN (Colonnello Pembroke)
A un'agenzia indiana spetta un versamento di 300mila dollari, ma quei soldi sono trattenuti dal maggiore Cabot, responsabile di un penitenziario intenzionato anche a corrompere i nativi americani per appropriarsi di (inesistenti) giacimenti auriferi. Lo contrasterà Joe Thanks, uno scaltrissimo vagabondo con un talento particolare per i raggiri, che coinvolgerà due vecchi amici – il disertore-rubagalline meticcio Locomotiva Bill e la fanciulla Lucy – in una gigantesca pantomima. La quale sarà fin dal principio imprevedibile e zeppa di sorprese e incidenti, ma il suo furbo organizzatore riuscirà a non farsi scappar di mano la situazione in vista di un nobile scopo. Contorno: una combriccola di dinamitardi diretti all'Atlantico, un pistolero minaccioso ma millantatore, un capobanda imbroglione e apparentemente doppiogiochista, un colonnello dalla barba rossa il cui ruolo dovrà essere assunto da Bill. Una sceneggiatura ben orchestrata che non perde di vista lo svolgimento della trama, anche se mette troppa carne al fuoco e fa perdere colpi ad un'azione pur coinvolgente e avvincente (i cui momenti salienti sono la corsa di Joe nel forte, inseguito dai soldati e munito di cannone, e l'inseguimento desertico nel sottofinale per la valigia contenente il denaro). Un carico di comicità un po' troppo sbilanciato sulle spalle di T. Hill, benché anche gli altri personaggi recitino benissimo, e sono aiutati in questo da un doppiaggio formidabile (da sempre una delle perle del cinema nostrano). Il canadese Charlebois (nella realtà anche cantautore) incide con rabbia e autoironia un eroe pezzente sulla via del riscatto, mentre il tedesco Harmstorf fa il consueto sergente cattivo e babbeo senza eccessiva banalità. Uno dei pochi spaghetti-western in cui figurano gli indiani. Una prova più che discreta da parte di Damiani (1922-2013), recentemente scomparso, esponente del filone politico-civile. Musicato dal maestro Morricone, con l'amico Sergio Leone che diresse, senza firmarla, la scena patetica del duello fra Doc (un Kinski sprecato) e l'inafferrabile protagonista.
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gianni lucini
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domenica 20 maggio 2012
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il secondo western di damiani
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Su un soggetto di Ernesto Gastaldi, Damiano Damiani dirige il suo secondo e ultimo western all’italiana, A differenza del primo, Quien sabe?, drammatico e teso, questa colta sceglie il taglio scanzonato ricalcando il ruolo di Terence Hill su quello del pistolero ironico e solitario de Il mio nome è Nessuno di Sergio Leone e Tonino Valerii. Prodotto da Sergio Leone che gira anche le scene iniziali, è in gran parte girato nella Monumental Valley, un luogo mitito del western hollywoodiano. Per l’occasione viene riutilizzata anche la città costruita da Carlo Simi per il leoniano C’era una volta il west. Sembra che alcune scene siano state girate anche da Giuliano Montaldo.
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Su un soggetto di Ernesto Gastaldi, Damiano Damiani dirige il suo secondo e ultimo western all’italiana, A differenza del primo, Quien sabe?, drammatico e teso, questa colta sceglie il taglio scanzonato ricalcando il ruolo di Terence Hill su quello del pistolero ironico e solitario de Il mio nome è Nessuno di Sergio Leone e Tonino Valerii. Prodotto da Sergio Leone che gira anche le scene iniziali, è in gran parte girato nella Monumental Valley, un luogo mitito del western hollywoodiano. Per l’occasione viene riutilizzata anche la città costruita da Carlo Simi per il leoniano C’era una volta il west. Sembra che alcune scene siano state girate anche da Giuliano Montaldo. Leone vorrebbe fare una sorta di versione western de “I santissimi” di Bernard Blier e all’inizio pensa addirittura di utilizzare gli stessi tre protagonisti della pellicola francese Gerard Depardieu, Patrick Dewaere e Miou-Miou. Solo quest’ultima farà poi parte del progetto. La convivenza tra Leone e Damiani si rivela un’impresa difficile e il film ne risente non poco. Come se non bastasse il finale deve essere ricostruito utilizzando le riprese di riserva dopo il furto del negativo per mano di ignoti. Leone resta deluso dai risultati e decide di non produrre più western. Eppure nonostante le tribolazioni e qualche inevitabile caduta il film funziona e a distanza di anni mantiene un discreto fascino.
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kronos
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martedì 27 luglio 2010
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occasione sprecata
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Probabilmente l'intenzione era dare un seguito a "Il mio nome è nessuno": stesso protagonista, stessa concezione produttiva (esterni in terra statunitense), stessa ironia di fondo.
Ma questa volta i risultati deludono: la sceneggiatura appare talmente faragginosa da sembrare improvvistata giorno per giorno sul set, mentre Damiano Damiani si rivela totalmente inadatto nella gestione degli attori e dei tempi comici.
Peccato, perchè dalla noia di fondo emergono straordinari i paesaggi della Monument Valley, magnificamente fotografati da un Ruzzolini in gran forma. La quantità e varietà di scorci di paesaggio e inquadrature da cineteca sono un autentico piacere per gli occhi per chi ami il genere western, e questo non fa altro che aumentare il rimpianto per un film sciupato.
[+] grosso buco nella sceneggitura...?
(di qiovanni)
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simox
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giovedì 11 dicembre 2008
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un'ottimo spaghetti western
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ho visto il film e devo dire che mi è piaciuto.
ironico,leggero,godibilissimo.
lo consiglio a tutti.
bellissima la colonna sonora di Ennio Morricone.
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giovanni
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sabato 28 luglio 2007
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geniale - assolutamente da vedere!
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Uno dei pochi film Western che vi farà morir dal ridere. Grande Terence Hill!
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