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giovanni stengel
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sabato 24 gennaio 2026
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oscillante fra il commovente ed il grottesco
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Un film che non riesce mai a spiccare veramente il volo. Un finale a dir poco grottesco.
Il tema del film è interessante e la storia ha potenziale ma al di là della protagonista gli altri personaggi sono pure marionette bidimensionali, con zero approfondimento. Un'opera tentativo catartico che sfocia nella creazione di una eroina cristiana sacrificale in grado di riscattare simbolicamente tutte le donne vittime di ingiustizie e di violenza. Non manca di momenti ottimi ma si perde nella solita confusione contemporanea di voler dire le cose in dieci modi diversi. Forse perché ormai i film sono in mano a troppe persone allo stesso tempo, aggiungere ingredienti non migliora la ricetta.
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Un film che non riesce mai a spiccare veramente il volo. Un finale a dir poco grottesco.
Il tema del film è interessante e la storia ha potenziale ma al di là della protagonista gli altri personaggi sono pure marionette bidimensionali, con zero approfondimento. Un'opera tentativo catartico che sfocia nella creazione di una eroina cristiana sacrificale in grado di riscattare simbolicamente tutte le donne vittime di ingiustizie e di violenza. Non manca di momenti ottimi ma si perde nella solita confusione contemporanea di voler dire le cose in dieci modi diversi. Forse perché ormai i film sono in mano a troppe persone allo stesso tempo, aggiungere ingredienti non migliora la ricetta.
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paolp78
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sabato 2 novembre 2024
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amaro e sognatore
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Opera prima della regista britannica Emerald Fennell; si tratta di una pellicola molto ideologizzata, che ha ad oggetto la violenza di genere, tematica attualissima e sempre più al centro del dibattito pubblico soprattutto negli Stati Uniti con il movimento Me Too, pienamente in voga nel periodo di uscita del film.
La parte più originale dell’opera è senz’altro la sceneggiatura, scritta dalla stessa Fennell e premiata con l’Oscar. Si tratta di una sceneggiatura sicuramente visionaria e geniale, che colpisce molto, ma che presenta anche delle criticità, come la scarsa verosimiglianza di alcuni elementi.
I dialoghi scontano anch’essi una scrittura immatura che li rende effettivamente poco credibili ed infantili.
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Opera prima della regista britannica Emerald Fennell; si tratta di una pellicola molto ideologizzata, che ha ad oggetto la violenza di genere, tematica attualissima e sempre più al centro del dibattito pubblico soprattutto negli Stati Uniti con il movimento Me Too, pienamente in voga nel periodo di uscita del film.
La parte più originale dell’opera è senz’altro la sceneggiatura, scritta dalla stessa Fennell e premiata con l’Oscar. Si tratta di una sceneggiatura sicuramente visionaria e geniale, che colpisce molto, ma che presenta anche delle criticità, come la scarsa verosimiglianza di alcuni elementi.
I dialoghi scontano anch’essi una scrittura immatura che li rende effettivamente poco credibili ed infantili.
Il drammatico sviluppo finale caratterizza fortemente il film: sicuramente buona parte del pubblico viene lasciata con una bella dose di amaro in bocca, ma un tale risvolto funziona per una certa critica, che lo utilizza per ammantare di solennità l’intera opera, consentendone la trasformazione da farsa in tragedia. In realtà il valore artistico dell’epilogo e dell’intera pellicola è discutibile; non pare che l’opera acquisisca quei tratti di compiutezza e maturità, bensì resta invece evidente una connotazione sognatrice, infantile ed utopistica.
Molto intrigante la protagonista, ben interpretata da Carey Mulligan, attrice di sicuro talento che riesce a conferire il giusto carattere al personaggio ricorrendo ad un’interpretazione misurata, ma al contempo che punta molto sull’espressività e sull’indagine introspettiva.
Il cast non prevede altri attori celebri nelle parti più importanti, bensì soltanto alcuni bravi caratteristi in dei ruoli secondari, come quello dei genitori della protagonista, ricoperto da Jennifer Coolidge e da Clancy Brown, il cattivo di tante celebri pellicole degli anni ’80 e ’90; si ricorda anche Alfred Molina anch’egli relegato in un ruolo minore.
Nel finale c’è un ultimo colpo di scena, forse un po’ cervellotico, ma comunque necessario per attenuare lo scoramento del pubblico per i precedenti risvolti della storia.
Sicuramente buona la prova della Fennell dietro a macchina da prese, tanto da meritarsi una candidatura agli Oscar.
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algernon
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martedì 15 ottobre 2024
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oscar sceneggiatura?
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ma come ha fatto questo film a prendere l'oscar per la migliore sceneggiatura? i dialoghi sono poveri e banali, la storia ha poco senso, specialmente il finale portato all'estremo. sono controcorrente ma non mi è piaciuto
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glo
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mercoledì 21 agosto 2024
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film realistico
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Ho difficoltà a capire come mai il film abbia così poco stelle... Il racconto si avvicina alla realtà più di quanto la gente possa immaginare. Ovviamente ha una storia dietro, Cassadra che ha perso la sua migliore amica al college, ma la realtà é alla base di fondo di questo film. La protagonista si finge ubriaca alle feste e viene sempre addescata da 'bravi ragazzi' che invece poi non si dimostrano mai tali. Per non parlare del finale...
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narilisa cavalletti
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martedì 25 giugno 2024
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una recensione al maschile
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Non c'è un'osservazione, una, che non tradisca un punto di vista maschile ed egoriferito. Quando è così non si fa critica cinematografica, si va dall'analista.
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figliounico
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giovedì 16 febbraio 2023
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un'idea promettente
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L’obiettivo è nobile, il risultato è controverso. La denuncia e da parte di una donna, Emerald Fennell al suo esordio alla regia, del maschilismo imperante nei college e più ampiamente nella società americana di per sé lodevole è tuttavia veicolata da un film traballante che oscilla paurosamente tra una black comedy, un dramma psicologico ed il classico rape and revenge movie, con la protagonista, Carey Mulligan, che a tratti ricorda la vendicatrice di Millenium, ma è una Lisbeth americanizzata che fa rimpiangere l’interpretazione di Naomi Rapace. E’ come se il film stentasse a prendere una sua strada e l’indecisione sullo stile e sul tono di fondo da adottare si riflette sul carattere del personaggio producendo lunghe sequenze, soprattutto centrali, di una lentezza disturbante, in cui lo sforzo di rendere la complessità dello stato d’animo della protagonista, combattuto tra il desiderio di una vita normale con tanto di fidanzato da presentare a mammà e l’ossessione di dare giustizia all’amica morta, si risolve purtroppo nella schizofrenia piuttosto che in un autentico dramma.
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L’obiettivo è nobile, il risultato è controverso. La denuncia e da parte di una donna, Emerald Fennell al suo esordio alla regia, del maschilismo imperante nei college e più ampiamente nella società americana di per sé lodevole è tuttavia veicolata da un film traballante che oscilla paurosamente tra una black comedy, un dramma psicologico ed il classico rape and revenge movie, con la protagonista, Carey Mulligan, che a tratti ricorda la vendicatrice di Millenium, ma è una Lisbeth americanizzata che fa rimpiangere l’interpretazione di Naomi Rapace. E’ come se il film stentasse a prendere una sua strada e l’indecisione sullo stile e sul tono di fondo da adottare si riflette sul carattere del personaggio producendo lunghe sequenze, soprattutto centrali, di una lentezza disturbante, in cui lo sforzo di rendere la complessità dello stato d’animo della protagonista, combattuto tra il desiderio di una vita normale con tanto di fidanzato da presentare a mammà e l’ossessione di dare giustizia all’amica morta, si risolve purtroppo nella schizofrenia piuttosto che in un autentico dramma. Il finale riscatta in parte la pellicola ma non ripaga degli interminabili momenti di noia, con dialoghi trascinati, spesso scialbi, illuminati da qualche sprazzo di ironia.
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nebrulla
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venerdì 25 marzo 2022
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due stelle
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Andamento didascalico, con trovate ingenue e un finale scontato e consolatorio. Per quattro nomination e un'oscar alla sceneggiatura mi sarei aspettata una trama, un ritmo, un intreccio, un affondo ben diversi da questa messinscena al limite del puerile. Bravissima la Mulligan, come sempre del resto. Ma che spreco di talento e di interpretazione, in un'operina morale che nulla di nuovo insegna e rivela.
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emanuele 1968
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domenica 19 settembre 2021
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mah........?
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Mi è stato consigliato da un amico però........mah? sondo me poteva essere un buon film drammatico sul problema della bellezza fisica.....però me parso più un thriller , con un finale discutibile , ad un amico non lo consiglio , ma poi uno deve sempre dire che è bello per far piacere a qualcuno?
Incredibile la somiglianza di Carey Mulligan con Britney Spears
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angelo umana
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lunedì 19 luglio 2021
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km di lettere
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"Non riesco a scrivere chilometri di lettere...come fai ma chi sarai per fare questo a me, troppe sere ad aspettare, ad aspettare..." la fine dello scritto.
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angelo umana
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lunedì 19 luglio 2021
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film educativo per maschietti
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Molto appropriato è il viso della protagonista Carey Mulligan, in arte Cassandra, nome appropriato per annunciare sventure. Sarà anche merito del trucco, ma le sue espressioni descrivono gli stati d'animo, a volte incerti, a volte travagliati o sicuri e decisi: una faccia o una mente “disturbata” da un trauma del quale non riesce a liberarsi, un'ossessione, quello della violenza di gruppo da parte di colleghi universitari 7 anni prima ai danni della sua cara amica Nina. Erano entrambe 23enni allora e abbandonarono gli studi di medicina, Nina perché non sopravvisse e Cassie perché non sopportò oltre l'ambiente.
Ora fa la barista, vive in casa coi suoi e a nulla valgono i loro tentativi di comunicare con lei, la mamma non se ne può dar pace ma il padre è più comprensivo, la accoglie meglio o “let it be” (siamo in Inghilterra).
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Molto appropriato è il viso della protagonista Carey Mulligan, in arte Cassandra, nome appropriato per annunciare sventure. Sarà anche merito del trucco, ma le sue espressioni descrivono gli stati d'animo, a volte incerti, a volte travagliati o sicuri e decisi: una faccia o una mente “disturbata” da un trauma del quale non riesce a liberarsi, un'ossessione, quello della violenza di gruppo da parte di colleghi universitari 7 anni prima ai danni della sua cara amica Nina. Erano entrambe 23enni allora e abbandonarono gli studi di medicina, Nina perché non sopravvisse e Cassie perché non sopportò oltre l'ambiente.
Ora fa la barista, vive in casa coi suoi e a nulla valgono i loro tentativi di comunicare con lei, la mamma non se ne può dar pace ma il padre è più comprensivo, la accoglie meglio o “let it be” (siamo in Inghilterra). A nulla serve il loro regalo del 30° compleanno, una valigia rosa, augurio di viaggi, non desiderati dalla figlia. Ha messo in atto, lei, una sorta di vendetta contro gli uomini che in segno di sfida attrae, frequentando locali pubblici di sera e mostrandosi preda ubriaca bisognosa di accompagnatori: diventano prede incapaci di reazioni a loro volta, ragazzotti frustrati dai giudizi della Promising young woman (il titolo originale). Sono locali con predominanza di uomini: le prime immagini inquadrano i loro bacini, pubi e sederi mentre ballano, materiale verso il quale la ragazza dovrebbe secondo il titolo essere “promettente”. Il film è al femminile, aggiudicatario di premi vari (migliore sceneggiatura originale, miglior film britannico, miglior attrice, miglior film ambientato nel presente ... 2021) e candidature, è la prima regia della signora Emerald Fennel.
Cassandra vuole umiliarli come venne umiliata l'amica. Le vendette cercate però non cancellano i torti sofferti e possono essere dannose pure per chi le attua. Il film vale la visione; le riserve consistono nella spettacolarizzazione diffusa, le musiche per abbellire il prodotto in certi tratti, in altri per mostrare che si tratta proprio di un thriller, tutto come si deve perché colpisca con fatti e parole (le trovate ironiche e sdrammatizzanti). Un misto di strumenti che può essere educativo per i maschietti.
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