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ivan il matto
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mercoledì 7 gennaio 2026
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quando c''era ancora il diritto internazionale
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Quando c’era ancora il diritto internazionale
Si ha l’impressione che man mano che ci si allontani dalle drammatiche vicende del primo e più importante precesso di Norimberga (1945-46), il cinema che se ne occupa perda progressivamente intensità narrativa nel restituirci il pathos che caratterizzò quell’epocale resa dei conti. Se “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer (1961) resta il resoconto più appassionante di quei fatti, nonostante il b/n e i 171 minuti di durata, già “Il processo di Norimberga” del canadese Yves Simoneau (in realtà una miniserie televisiva in due parti) del 2000 risente dei 40 anni e più trascorsi nel frattempo, nonché dei ritmi televisivi imposti dalle circostanze.
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Quando c’era ancora il diritto internazionale
Si ha l’impressione che man mano che ci si allontani dalle drammatiche vicende del primo e più importante precesso di Norimberga (1945-46), il cinema che se ne occupa perda progressivamente intensità narrativa nel restituirci il pathos che caratterizzò quell’epocale resa dei conti. Se “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer (1961) resta il resoconto più appassionante di quei fatti, nonostante il b/n e i 171 minuti di durata, già “Il processo di Norimberga” del canadese Yves Simoneau (in realtà una miniserie televisiva in due parti) del 2000 risente dei 40 anni e più trascorsi nel frattempo, nonché dei ritmi televisivi imposti dalle circostanze. Ma è l’ultimo “Norimberga” di James Vanderbilt, uscito nelle settimane natalizie del 2025, che denota quanto altre necessità narrative (spettacolarizzazione, semplificazione, peso di una lunghezza eccesiva, gigionismo dei protagonisti) tendano a spegnere la “densità” storico-sociale degli eventi legati al processo del secolo, per far prevalere esclusivamente i personalismi. Da un lato lo psichiatra dell’esercito USA Douglas Kelly, chiamato a valutare la sanità mentale dei gerarchi nazisti, un Ramy Malek (ricordate il Freddie Mercury di “Bohemian Rhapsody”?), quasi illusionista stralunato che entra in scena con un mazzo di carte e un giochetto di prestigio per ammaliare sul treno la bella giornalista di turno. Dall’altro il vice Hitler Hermann Goring, astuto e carismatico, che pretende di farsi chiamare ancora Reichsmarchall, interpretato da un Russel Crowe che punta all’Oscar fra esibizionismo vanitoso ed autoesaltante, non potendo contare sulla glaciale e spettrale eleganza dell’originale…quanto rimpiangiamo il Marlon Brando di “Apocalipse Now”! Per concludere con la ridicola ricostruzione del volo di Rudolph Hesse in Gran Bretagna del 1941, quasi una sequenza accelerata come da comiche finali. Sicuramente nella sua superficiale lunghezza (che pesa nella fattispecie a differenza dei film citati precedentemente) “Norimberga” è un film che ne contiene altri al suo interno, quindi vietato buttar via il bambino con l’acqua sporca, come la solennità del processo in sé, la canonica proiezione al processo delle raccapriccianti immagini della realtà dei campi di sterminio. Alla fine, però, tutto rischia di passare in second’ordine rispetto alla relazione ambigua e ‘pericolosa’ del sottile duello psicologico ingaggiato fra Kelly e Goring destinato a cannibalizzare l’intera pellicola. Si dirà che almeno all’epoca esisteva un diritto internazionale che le 4 potenze vincitrici la seconda guerra mondiale decisero di sottolineare e incarnare attraverso lo storico processo al nazismo deciso già durante il conflitto…perché 80 anni dopo le vicende raccontate, gli equilibri globali che siamo costretti a registrare sembrano recitare un deciso De Profundis di quello stesso diritto.
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fabriziog
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domenica 21 dicembre 2025
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narrazione empatica e convincente
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“Norimberga” di James Vanderbilt è il terzo film hollywoodiano sullo storico processo (20.11.1945-1.10.1946) - svoltosi nella città tedesca di Norimberga (dove il 15 settembre 1935 fu varata la legislazione antisemita germanica) - che mise alla sbarra ventidue (un ventitreesimo si era suicidato prima del suo inizio e un altro ancora fu giudicato in contumacia) fra i più importanti gerarchi nazisti, primo fra tutti il Reichsmarschall Hermann Göring, numero due del regime nazionalsocialista, Vice-Cancelliere del Reich e creatore della polizia politica segreta Gestapo.
Le due pellicole precedenti – con molti punti in comune – sono del 1961 (“Vincitori e vinti” di Stanley Kramer) e del 2000 (“Il processo di Norimberga” di Yves Simoneau).
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“Norimberga” di James Vanderbilt è il terzo film hollywoodiano sullo storico processo (20.11.1945-1.10.1946) - svoltosi nella città tedesca di Norimberga (dove il 15 settembre 1935 fu varata la legislazione antisemita germanica) - che mise alla sbarra ventidue (un ventitreesimo si era suicidato prima del suo inizio e un altro ancora fu giudicato in contumacia) fra i più importanti gerarchi nazisti, primo fra tutti il Reichsmarschall Hermann Göring, numero due del regime nazionalsocialista, Vice-Cancelliere del Reich e creatore della polizia politica segreta Gestapo.
Le due pellicole precedenti – con molti punti in comune – sono del 1961 (“Vincitori e vinti” di Stanley Kramer) e del 2000 (“Il processo di Norimberga” di Yves Simoneau).
“Norimberga” è tratto dal libro del 2013 di Jack El-Hai "The Nazi and the Psychiatrist: Hermann Göring, Dr. Douglas M. Kelley, and a Fatal Meeting of Minds at the End of WWII" e narra nel dettaglio il rapporto creatosi fra Göring (interpretato dal “gladiatore” – questa volta in versione malvagia e luciferina - Russell Crowe) e lo psichiatra che gli fu affiancato durante la detenzione (“Freddie Mercury” Rami Malek).
La icastica locuzione adoperata da Hannah Arendt “la banalità del male” riferita ad Adolf Eichmann, può essere, mutatis mutandis, applicata ad Hermann Göring, il cui fascino sottilmente penetra l’intelletto dello strizzacervelli Douglas Kelley.
La didascalica narrazione cineastica coinvolge e convince lo spettatore, per interpretazione e contenuti, comunicazione verbale e specie non verbale.
Indubbiamente di grande suggestione artistica sono le punteggiature in bianco e nero di pochi secondi che ritraggono il Tribunale internazionale (composto da giudici statunitensi, britannici, francesi e sovietici) in modo estremamente simile alle immagini di repertorio del tempo.
Peccato per due sbavature: una di natura ideologica che vede un insulso attacco – non troppo sotterraneo – a Papa Pio XII; l’altra di ordine storico, collocando le impiccagioni dei dodici condannati a morte il 1° ottobre 1946, mentre sono avvenute la notte fra il 15 e il 16 ottobre 1946, in attuazione delle sentenze emanate la notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre 1946.
La scena delle impiccagioni (volute al posto delle fucilazioni dai componenti sovietici del Tribunale) è indubbiamente carica di pathos tragico nella loro crudezza e verosimiglianza.
L’interrogativo posto da Göring al “suo” psichiatra, seppur rivolto da un “demonio”, umano solo nelle sue apparenze esteriori, rimane a galleggiare nella sala: con quale “forza morale” chi ha fatto vaporizzare centinaia di migliaia di civili giapponesi a Hiroshima e Nagasaki giudica gli altri? Con quale parametro sono giudicate le camicie brune da chi, come gli stalinisti, adoperano metodi molto simili a quelli hitleriani?
L’opera rifugge la mostrificazione delle Croci Uncinate per evitare di renderle diverse da noi e far pensare ai posteri che è stata una “unica” irruzione della demonologia della storia. È proprio la storia ad insegnare che questi “mostri” sono in mezzo a noi, vivono di noi e con noi, noi possiamo collaborarvi consapevolmente o inconsapevolmente e potremmo esserlo noi stessi senza saperlo, non essendosi ancora verificate le condizioni perché la nostra “monstrità” si palesi.
Il film di James Vanderbilt ci fa riflettere sul se nel recentissimo periodo pandemico non stava avvenendo, con altre forme e modalità, qualche cosa di simile, nell’odio sociale e di Stato nei confronti dei c.d. “No-Vax”.
Un ultimo appunto può essere di interesse degli studiosi di diritto e si collega nel preambolo del film alla figura della Pubblica Accusa rappresentata dal giudice Robert H. Jackson (Mike Shannon): la necessità di individuare la base normativa, giurisprudenziale e dottrinale, unitamente ai principi sovranazionali, su cui costruire gli organi giudicanti e inquirenti insieme alle regole processuali e le prescrizioni sostanziali penali.
Il film, semplice e complesso nello stesso tempo, da vedere e far vedere segnatamente alle scolaresche, ci impone di meditare al di là di schemi precostituiti, costringendoci ad una doverosa e, direi, fatale attualizzazione del racconto.
Fabrizio Giulimondi
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laura menesini
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martedì 30 dicembre 2025
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apriamo gli occhi
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Film molto importante oggi nel momento in cui venti di guerra soffiano da ogni parte e dove l'odio si propaga. Personalmente ho trovato significativa l'ultima frase, se ricordassimo sempre ciò che l'uomo ha fatto saremmo in grado di prevedere meglio quello che può fare. Nell'essere umano non è tutto bello e buono come vorremmo e nel mondo ci sono così tante ingiustizie che ti chiedi spesso perché tu sia nato dalla parte bella e non da quella sbagliata. Nel film Goring non è affatto "fuori di testa", è consapevole di quello che ha fatto e pensa che tutti i vincitori lo facciano e non ha tutti i torti. Il film crea un climax di attesa nella prima parte per poi passare, nella seconda, a filmati d'epoca e a uno straordinario interrogatorio di Goring in cui emerge la sua mente da serial killer mai pentito e sempre pieno di sé.
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Film molto importante oggi nel momento in cui venti di guerra soffiano da ogni parte e dove l'odio si propaga. Personalmente ho trovato significativa l'ultima frase, se ricordassimo sempre ciò che l'uomo ha fatto saremmo in grado di prevedere meglio quello che può fare. Nell'essere umano non è tutto bello e buono come vorremmo e nel mondo ci sono così tante ingiustizie che ti chiedi spesso perché tu sia nato dalla parte bella e non da quella sbagliata. Nel film Goring non è affatto "fuori di testa", è consapevole di quello che ha fatto e pensa che tutti i vincitori lo facciano e non ha tutti i torti. Il film crea un climax di attesa nella prima parte per poi passare, nella seconda, a filmati d'epoca e a uno straordinario interrogatorio di Goring in cui emerge la sua mente da serial killer mai pentito e sempre pieno di sé. Le parti più belle del film sono quelle a quattr'occhi tra lo psichiatra e la "mente malvagia" che riesce a manipolare tutti. Quindi film molto interessante e ben confezionato, ma che soprattutto ci dice di tenere gli occhi ben aperti.
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imperior max
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martedì 30 dicembre 2025
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?se uno ? tuo alleato, non vuol dire che stia dalla tua parte?.
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NORIMBERGA.
Sala piuttosto piena per il nuovo film di James Vanderbilt che scrive, dirige e produce.
Nell?ultimo giorno della seconda guerra mondiale, il 7 maggio 1945, in Austria viene catturato Hermann Goring, braccio destro di Adolf Hitler e secondo in comando del Terzo Reich. Nel frattempo viene informato dell?accaduto il giudice Robert Jackson e decide di organizzare un processo per i 22 gerarchi nazisti nonostante il Congresso sia d?accordo per un?esecuzione sommaria, ma riesce ad avere l?appoggio da Papa Pio XII grazie ad un astuto cavillo controverso. Lo psichiatra militare Douglas Kelley viene chiamato a Lussemburgo per visitare i gerarchi e valutarne la salute mentale e l?idoneit? per affrontare il processo.
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NORIMBERGA.
Sala piuttosto piena per il nuovo film di James Vanderbilt che scrive, dirige e produce.
Nell?ultimo giorno della seconda guerra mondiale, il 7 maggio 1945, in Austria viene catturato Hermann Goring, braccio destro di Adolf Hitler e secondo in comando del Terzo Reich. Nel frattempo viene informato dell?accaduto il giudice Robert Jackson e decide di organizzare un processo per i 22 gerarchi nazisti nonostante il Congresso sia d?accordo per un?esecuzione sommaria, ma riesce ad avere l?appoggio da Papa Pio XII grazie ad un astuto cavillo controverso. Lo psichiatra militare Douglas Kelley viene chiamato a Lussemburgo per visitare i gerarchi e valutarne la salute mentale e l?idoneit? per affrontare il processo. Primo fra tutti Hermann Goring si rivela essere molto composto e affabile nei confronti di Douglas e dell?interprete Howard Triest. Successivamente l?avvocato britannico sir David Maxwell Fyfe e Robert Jackson, con l?appoggio di diversi giudici tra Francia, Russia e Inghilterra, vengono nominati procuratori del Tribunale Militare Internazionale e i detenuti vengono trasferiti a Norimberga. Di l? in poi si svolgeranno tutte gli eventi storici e personali del Processo di Norimberga.
Una regia tutto sommato molto buona con ottimi stacchi di montaggio che donano un buon ritmo ad un film il pi? delle volte dialogato, insieme ad ottimi campi e controcampi. Anche i movimenti di macchina seguono per bene gli attori dove stavolta sono il fiore all?occhiello. Primo tra tutti un ottimo Russell Crowe che almeno dal fisic du role bello robusto impersona bene Hermann Goring dandogli un certo carisma, seppur di fatto un personaggio storicamente negativo. Ramy Malek non ? da meno con Douglas Kelly che lo interpreta in maniera spiccata, molto accesa, anche se a volte rischia di andare sopra le righe. Ancora meglio Michael Shannon con un?imponente teatralit? temperata da buon giudice pacato. Leo Woodall come Howie Triest simpatico, molto empatico e a tratti commovente. E a sorpresa una piccola parte per Giuseppe Cederna come Papa Pio XII.
Una cosa sorprendente della trama, ma anche della sceneggiatura, ? la totale umanit? dei personaggi che ? senza ombra di dubbio il tema centrale. I gerarchi processati mostrano diverse sfumature l?uno dall?altro: chi razzista, chi mentalmente folle, chi troppo insicuro. Goring invece veramente intelligente, sveglio, aperto, ma anche molto narcisista. Tutti elementi che serviranno a Douglas per poter scrivere un libro e condurre al meglio il processo, ma anche per rimanerne segnato non poco, sia per le rivelazioni al processo che con i lati oscuri nascosti di Goring. Robert Jackson che ? fermo dell?idea che un processo civile contro chi non lo meriterebbe serve pi? che altro a non far ripetere un?altra volta una guerra mondiale, un altro nazismo e un?altra Shoah, anche a costo di ricattare un pontefice che ha fatto carte false per preservare un equilibrio di potere cattolico con Hitler. Triest ? un interprete che si riveler? molto importante come personaggio, diviso tra la giustizia, la vendetta e la piet? verso il nemico. Goring appunto non nasconder? mai di essere stato un vero nazista con le sue ragioni anche comprensibili di seguire Hitler, intratterr? un rapporto prima di amicizia con Douglas con le missive della moglie e della figlia, poi un?intesa quasi complice con degli aneddoti molto interessanti e alla fine una condizionalit? quasi patologica dove entrambi avranno una sorte non poco in comune.
Non mancheranno ovviamente delle scene forti delle proiezioni dei campi di sterminio, le strategie per poter inchiodare Hermann Goring, ma anche delle ragioni da parte sua per difendersi al processo tra le quali il perch? si sia diffusa fortemente una mentalit? totalitaria in Europa, come fallimento di una democrazia debole e una convenienza da parte del mondo occidentale contro il Comunismo. Tre morti ben messe in scena, una delle quali tanto empatica quanto compassionevole e un finale sia consolatorio che monitorio, ma anche amaro.
Peccato che alcuni passaggi risultano essere troppo affrettati e il voler romanzare alcuni fatti rischiano di cadere quasi nell?ovvio e nel ridicolo. Poi si capisce il focus del film, ma dal momento che si riprendono degli atti processuali non da poco si poteva mettere la lente di pi? anche in quelli.
In definitiva un ottimo legal drama storico e ricordate: ?Se uno ? tuo alleato, non vuol dire che stia dalla tua parte?.
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eugenio
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venerdì 2 gennaio 2026
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kelly e g?ring
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Norimberga, città dal passato nazional-socialista, parzialmente distrutta dai bombardamenti, celebre per i processi ai criminali di guerra nazisti, torna al cinema nel film di Vanderbilt, alla regia dieci anni dopo Truth. L’impostazione, tratta da “Il nazista e lo psichiatra” del giornalista Jack El-Hai, si mantiene classica nell’interrogatorio sulle origini del male con una macchina da presa capace di indugiare sapientemente sui primi piani di coloro che credevano di far grande la Germania, in uno dei regimi più truculenti dell’intera umanità. Due antagonisti: uno psichiatra americano, Douglas Kelley, dal volto di Rami Malek e il detenuto per eccellenza, Herman Göring (un riuscito Russel Crowe), secondo di Hitler, in quello che è un tentativo di dialogo sulla ricerca delle propensioni che hanno portato questi gerarchi a ordinare atrocità.
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Norimberga, città dal passato nazional-socialista, parzialmente distrutta dai bombardamenti, celebre per i processi ai criminali di guerra nazisti, torna al cinema nel film di Vanderbilt, alla regia dieci anni dopo Truth. L’impostazione, tratta da “Il nazista e lo psichiatra” del giornalista Jack El-Hai, si mantiene classica nell’interrogatorio sulle origini del male con una macchina da presa capace di indugiare sapientemente sui primi piani di coloro che credevano di far grande la Germania, in uno dei regimi più truculenti dell’intera umanità. Due antagonisti: uno psichiatra americano, Douglas Kelley, dal volto di Rami Malek e il detenuto per eccellenza, Herman Göring (un riuscito Russel Crowe), secondo di Hitler, in quello che è un tentativo di dialogo sulla ricerca delle propensioni che hanno portato questi gerarchi a ordinare atrocità. Nel confronto a ricordar il Silenzio degli innocenti, dalla falsa amnesia di altri prigionieri nazisti come Rudolf Hess alle farneticazioni mistiche di Alfred Rosenberg, la pellicola esplora il fatuo narcisismo di un soldato di regime, tutt’altro che fantoccio, maledettamente spietato. Lucidamente avvinto a una sicumera, tanto ferma quanto arrogante, Göring incarna la sintomaticità di un germe, quello nazista, propagato in fondo dallo stesso popolo.
La struttura di un film d’inchiesta, rigido e formalmente essenziale, si traduce in un viaggio negli abissi del male capace di cancellare ogni scrupolo morale gettando un’inquietante luce, come affermato dallo stesso Kelley verso la fine, sulla modernità attuale della più grande democrazia del mondo da cui questo film è prodotto.
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francesca meneghetti
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venerdì 2 gennaio 2026
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da vedere!
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Norimberga è una città ricca di storia. È stata città imperiale, città commerciale molto legata per affari con Venezia, oltre che patria di Albrecht Dürer. Ma nel ‘900 la sua fama è legata al nazismo: qui furono emanate le leggi razziali del 1935, qui si tennero gli imponenti raduni di hitleriani, presso lo Zeppelinwiese (un’enorme arena sportiva che poteva ospitare fino a 200.000 persone e aveva preso il nome dall'atterraggio di uno dei dirigibili del conte Zeppelin). Era una scenografia del potere accuratamente studiata dal ministro della propaganda Goebbels, arricchita dagli effetti spettacolari prodotti da 150 riflettori potenti che illuminavano il cielo.
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Norimberga è una città ricca di storia. È stata città imperiale, città commerciale molto legata per affari con Venezia, oltre che patria di Albrecht Dürer. Ma nel ‘900 la sua fama è legata al nazismo: qui furono emanate le leggi razziali del 1935, qui si tennero gli imponenti raduni di hitleriani, presso lo Zeppelinwiese (un’enorme arena sportiva che poteva ospitare fino a 200.000 persone e aveva preso il nome dall'atterraggio di uno dei dirigibili del conte Zeppelin). Era una scenografia del potere accuratamente studiata dal ministro della propaganda Goebbels, arricchita dagli effetti spettacolari prodotti da 150 riflettori potenti che illuminavano il cielo. Per queste due ragioni la città, pesantemente bombardata dagli Alleati, fu scelta, alla fine della seconda guerra mondiale, come sede del tribunale speciale alleato che avrebbe dovuto processare i criminali di guerra nazisti. Questo tribunale internazionale militare (formato da giudici statunitensi, inglesi, francesi, russi) era un fatto inedito; pertanto aveva sollevato diverse criticità, a partire dagli USA che non avevano mai subito aggressioni dalla Germania. Ma l’enormità dei fatti su cui si giudicava (che emerge drammaticamente dal documentario proiettato durante il processo, davvero sconvolgente) aveva spinto a superare la regola della territorialità del diritto (per cui un reato viene processato là dove è stato compiuto e in base alle leggi di una data nazione) per poter processare crimini sovranazionali: crimini di guerra, contro la pace, contro l’umanità.
Di questo si occupa (e non è la prima resa cinematografica) il film Norimberga di James Vanderbilt, prodotto negli States. A dire il vero la ricostruzione storica, rigorosa, non rappresenta l’unico filo narrativo, intrecciandosi con un filone secondario della stessa storia basato sul romanzo Il nazista e lo psichiatra di Jack El-Hai: per garantire che i prigionieri fossero sani di mente (dunque responsabili), l’esercito americano inviò un ambizioso psichiatra militare, il capitano Douglas M. Kelley, a supervisionare il loro benessere mentale. Nasceva così un appassionante duello tra Kelley (interpretato da Rami Malek, dallo sguardo magnetico) ed Hermann Göring, la seconda carica del Terzo Reicht (interpretato, anche lui splendidamente, da un pezzo da novanta come Russel Crowe (Il gladiatore). Si può discutere se l’analisi di questa relazione abbia prevaricato o meno sul quadro più generale, ma un regista non è uno storico: dispone della massima libertà interpretativa (per altro rispetta la narrazione storiografica). Certo è che questa metaforica partita a scacchi tra due menti brillanti non si risolve bene: nessuno dei due si salva alla fine.
Dal punto di vista cinematografico, il montaggio dinamico che alterna le due storie (la grande e a più piccola) tiene tesa l’attenzione dello spettatore, che non avverte i 148 minuti della durata, e rende il film adatto anche agli studenti (ultimi anni delle superiori). Anche per capire il significato di quella Giornata della Memoria che è adesso oggetto di distorsioni e attacchi e per ricordare che i crimini di guerra fascisti non sono mai stati processati (anzi, qualcuno degli accusati, come Rodolfo Graziani, ha avuto, in tempi recenti, un mausoleo, ad Affile realizzato con il denaro pubblico).
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rumon
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sabato 17 gennaio 2026
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da vedere solo in abbinamento a "vincitori e vinti
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L'idea di partenza era buona; prendere un argomento molto complesso, come il processo di Norimberga, e scegliere una prospettiva molto settoriale, In questo modo, si ha la possibilità di lavorare in profondità invece che di rimanere in un ambito ampio, ma superficiale. Russel Crowe come Hermann Göring è molto bravo. Gli altri attori sono funzionali. Nell'insieme è un'occasione non ben sfruttata perché non fa capire bene il rapporto tra un contesto in cerca di un salvatore (o uomo forte), un certo tipo di mentalità condivisa da vari strati sociali, ed eventuali costruzioni patologiche delle personalità che arrivano al potere. Görung aveva una personalità narcisista? Bene (o male, come volete): ma perché tra i tanti narcisisti che sicuramente c'erano in Germania ai suoi tempi, lui ha fatto carriera e ha fatto quel che ha fatto? A questa domanda, il film non risponde.
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L'idea di partenza era buona; prendere un argomento molto complesso, come il processo di Norimberga, e scegliere una prospettiva molto settoriale, In questo modo, si ha la possibilità di lavorare in profondità invece che di rimanere in un ambito ampio, ma superficiale. Russel Crowe come Hermann Göring è molto bravo. Gli altri attori sono funzionali. Nell'insieme è un'occasione non ben sfruttata perché non fa capire bene il rapporto tra un contesto in cerca di un salvatore (o uomo forte), un certo tipo di mentalità condivisa da vari strati sociali, ed eventuali costruzioni patologiche delle personalità che arrivano al potere. Görung aveva una personalità narcisista? Bene (o male, come volete): ma perché tra i tanti narcisisti che sicuramente c'erano in Germania ai suoi tempi, lui ha fatto carriera e ha fatto quel che ha fatto? A questa domanda, il film non risponde. Un altro punto dolente è l'incontro tra il procuatore Jackson e papa Pio XII. Qualunque opinione su abbia sull'operato del prima Nunzio in Germania e poi, dal 1939, papa Eugenio Pacelli, averlo rappresentato come Cucciolo di Biancaneve, vestina bianca che fa uscire le punte arrotondate delle scarpe nere, non ha giovato al film. Anzi, gli ha tolto credibilità. La sequenza stona anche a fronte dello sforzo di ricostruzione filologica della Germania di allora. Per la storia, papa Pacelli, che era alto 182 cm e che quindi non avrebbe guardato Jackson come un bambino di 8 anni guarda un adulto, avrà anche compiuto delle azioni che possono essere valutate in vario modo, ma aveva comunque una serietà e un'autorevolezza che attualmente non ha alcun politico in tutto il mondo, non solo in occidente. Mi è venuto spontaneo fare un paragone con un altro film sul processo di Normiberga: "Vincitori e vinti" ("Judgement at Nuremberg") di Stanley Kramer, del 1961, sceneggiatura di Abby Mann. Entrambi ebrei, dettero vita a un film potente, complesso perché complessa era la realtà storica che doveva presentare. Con un cast stellare, di cui qui cito solo Spencer Tracy e Maximilian Schell. Nel 1961 si era in piena guerra fredda. Gli USA avevano bisogno dell'Europa contro l'URSS e in particolare avevano bisogno della Germania. Certamente avrà influito. Ma resta il fatto che, in quei tempi, sceneggiatori, registi e produttori potevano permettersi di ragionare in modo complesso e di rappresentare realtà complesse perché sapevano che il pubblico condivideva questa capacità di apprezzare la complessità.. "Norimberga", per scarto con "Vincitori e vinti", cu rende consapevoli di quanto ci siamo sciaguratamente abituati a semplificare. Curiosamente, "Vincitori e vinti", film in bianco e nero, è più ricco di sfumatore di "Norimberga", film a colori.
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gabriella
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martedì 20 gennaio 2026
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semplificazione storica
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Diciamo subito che " Norimberga "ti mette in platea a guardare un grande processo spettacolo, da subito ti guida con la musica, i primi piani ad effetto, i dialoghi, usando l'impatto visivo delle atrocità per scuotere il pubblico. Viene in mente, proprio per l'esatto opposto, " La zona d'interesse" di Glazer, che non mostra mai, non spiega , ma scommette sull'immaginazione dello spettatore rendendo l'orrore onnipresente proprio perchè invisibile, il male banale impersonato da Hoss uomo banale anche lui, e il male consapevole, Goring sa esattamente cosa ha fatto, non solo, cerca di giustificare le sue azioni dietro il dovere patriottico e vorrebbe passare alla storia come un gigante.
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Diciamo subito che " Norimberga "ti mette in platea a guardare un grande processo spettacolo, da subito ti guida con la musica, i primi piani ad effetto, i dialoghi, usando l'impatto visivo delle atrocità per scuotere il pubblico. Viene in mente, proprio per l'esatto opposto, " La zona d'interesse" di Glazer, che non mostra mai, non spiega , ma scommette sull'immaginazione dello spettatore rendendo l'orrore onnipresente proprio perchè invisibile, il male banale impersonato da Hoss uomo banale anche lui, e il male consapevole, Goring sa esattamente cosa ha fatto, non solo, cerca di giustificare le sue azioni dietro il dovere patriottico e vorrebbe passare alla storia come un gigante. James Vanderbilt per rendere il suo film avvincente , ha sicuramente forzato un po' troppo la mano, trasformando il più noto processo storico per crimini di guerra , in un duello verbale, tra lo psichiatra e il gerarca nazista, un faccia a faccia psicologico che lo rende sicuramente attraente dal punto di vista cinematografico, ma storicamente un po' artificiale. Anche sul piano recitativo il duello risulta impari, Rami Malik nel ruolo dello psichiatra Douglas Kelly non regge , l’attore recita in modo troppo studiato, mentre Russel Crowe ( Goring), incarna semplicemente il suo personaggio, non c’è nessuno sforzo apparente. Per contrastare una figura così imponente , serviva una personalità altrettanto magnetica, magari più silenziosa ma inflessibile, anche se è noto che nel processo reale Goring riuscì veramente a mettere in difficoltà l’accusa americana , usando la logica per giustificare l’ingiustificabile.-Il film punta tutto sul tentativo del carnefice a dominare e manipolare chi avrebbe dovuto studiarne la mente.. Tutto sommato il film risulta interessante da una certa prospettiva, se si predilige lo spettacolo drammatico al rigore concettuale.
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