Bello, visto in lingua originale, un curioso viaggio nel teatro tradizionale giapponese.
La recitazione è ammaliante, e fa venir voglia di approfondirne la conoscenza.
Ma questa è stata, per me, solo la superficie.
Sotto una storia di tensioni e sentimenti forti, della fuga da un destino familiare (la mafia giapponese) per approdare, quasi in un paradosso, in un altro mondo, quello dello spettacolo, ma con le stesse, identiche dinamiche: il capo clan, la famiglia, l'eredità da raccogliere, o da sottrarre.
Quindi un film sull'universalità di certe dinamiche, dalle quali più tentiamo di sfuggure più veniamo catturati.
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Bello, visto in lingua originale, un curioso viaggio nel teatro tradizionale giapponese.
La recitazione è ammaliante, e fa venir voglia di approfondirne la conoscenza.
Ma questa è stata, per me, solo la superficie.
Sotto una storia di tensioni e sentimenti forti, della fuga da un destino familiare (la mafia giapponese) per approdare, quasi in un paradosso, in un altro mondo, quello dello spettacolo, ma con le stesse, identiche dinamiche: il capo clan, la famiglia, l'eredità da raccogliere, o da sottrarre.
Quindi un film sull'universalità di certe dinamiche, dalle quali più tentiamo di sfuggure più veniamo catturati. Una sorta di sabbie mobili emotive.
Mi ha ricordato, in alcune dinamiche "Anime Nere", film di tutt'altra ambientazione, ma pari sensazioni.
Poi, il cadere e rialzarsi (ricordate Fabio e Fiamma?).
Non lascia indifferente. Coinvolgente: ci si trova tanto dentro il teatro, quanto dentro la storia. Credo si un merito della regia.
Lo consiglio
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