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lorenzo
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lunedì 6 gennaio 2025
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conclave all?americana
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Il papa è morto e la sede è vacante. Il camerlengo in crisi di fede deve gestire il conclave e i cardinali. Lussuria, superbia e simonia rovinano i piani dei tre principali candidati al soglio di Pietro. Tocca allora agli underdog.
Il film è tratto da un best seller internazionale, pertanto non mi soffermerò sulla sceneggiatura: qualcuno ha già scritto che mancava solo il tema del cambiamento climatico e avremmo avuto l'en plein. È tuttavia necessario sottolineare che fa effetto sentir dire al cardinale Aldo Bellini (che presumiamo italiano) che se fosse stato eletto sarebbe stato il "Richard Nixon dei papi"; in compenso il papa deceduto nel film somigliava a Scalfaro.
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Il papa è morto e la sede è vacante. Il camerlengo in crisi di fede deve gestire il conclave e i cardinali. Lussuria, superbia e simonia rovinano i piani dei tre principali candidati al soglio di Pietro. Tocca allora agli underdog.
Il film è tratto da un best seller internazionale, pertanto non mi soffermerò sulla sceneggiatura: qualcuno ha già scritto che mancava solo il tema del cambiamento climatico e avremmo avuto l'en plein. È tuttavia necessario sottolineare che fa effetto sentir dire al cardinale Aldo Bellini (che presumiamo italiano) che se fosse stato eletto sarebbe stato il "Richard Nixon dei papi"; in compenso il papa deceduto nel film somigliava a Scalfaro. Oppure un altro cardinale affermare che nella storia della Chiesa c'è stato un papa che da giovane fu vicino ai nazisti: mi sembra fin troppo ovvio a quale papa si voglia alludere e mi sembra altrettanto ovvio che sia una cagata sesquipedale oltre che una calunnia. Un film che vuole essere un sottile thriller psico-filosofico non può permettersi queste scivolate. E non può reggersi unicamente sulla fotografia o sulla colonna sonora. La caratterizzazione dei personaggi è inoltre fin troppo accentuata (Castellitto una macchietta col mantello alla batman). La regia è attenta a restituirci delle belle cartoline, ma rimane la sensazione di trovarsi dentro l'album fotografico di un americano a Roma che ha mangiato troppo abbacchio e ha fatto un sogno sul conclave. Se dovesse vincere l'oscar, mi faccio prete.
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[+] conclave : punti di vista
(di vittorio)
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maramaldo
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martedì 14 gennaio 2025
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habemus papam
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Non prendetelo sul serio. Edward Berger voleva fare un film cattivello, non ci riesce, almeno con noi, abituati a ben altri detrattori perfidi e maligni.
Made in USA, per molti versi. Se fior di laici presenziano cerimonie sacre, forse qualcuno medita di trasferire oltre oceano l'apparato direttivo della millenaria multinazionale d'oltretevere.
Per favore, però, non parliamo di suspense, thriller, cose così, tutt'al più un horror metafisico di serie B, per tutti quei lumini. Ombra misterica avvolge latino, movenze solenni e cerimoniose. Ne viene fuori svolazzo di tonache scarlatte, défilé (questo sì felliniano) di paramenti luccicanti e fantasiosi.
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Non prendetelo sul serio. Edward Berger voleva fare un film cattivello, non ci riesce, almeno con noi, abituati a ben altri detrattori perfidi e maligni.
Made in USA, per molti versi. Se fior di laici presenziano cerimonie sacre, forse qualcuno medita di trasferire oltre oceano l'apparato direttivo della millenaria multinazionale d'oltretevere.
Per favore, però, non parliamo di suspense, thriller, cose così, tutt'al più un horror metafisico di serie B, per tutti quei lumini. Ombra misterica avvolge latino, movenze solenni e cerimoniose. Ne viene fuori svolazzo di tonache scarlatte, défilé (questo sì felliniano) di paramenti luccicanti e fantasiosi. L'unica figura nobile che si registra tra i personaggi, il patibolare card. Lomeli (Ralph Fiennes). Sorveglia, indaga, s'impegna a gestire la congrega riottosa, alla fine si rassegna, rinuncia a se stesso, s'immola e chiede perdono per tutti.
Mugugni di molti, esternati da pochi. Tuona card. Goffredo Tedesco sugli effetti ma Castellitto che saprà mai del relativismo? Guerra di religione: sulle guerre non ci piove, palmari insensatezze e ferocie, fin dalla prima fratellanza sempre vigente l'assassinio, ma non si scorge un genuino coinvolgimento fideistico.
D'altronde, se non si dialoga col Padre, se le chiamate del Figlio non trovano campo nelle coscienze, non apettatevi un " Inveramento dello Spirito" da un consesso di individui che avendo scelto di dedicare la vita al Signore poi si perdono in miserie alla portata di tutti.
Sprazzi di speranza, forse ottimismo. C'era una volta il Buon Samaritano, oggi vi si offre il talebano buono. Fra ceffi grifagni si distingue il basco Carlos Diez (Benitez). Giovanile, bellino, gradevole, gli si dà una patina asiatica, ombreggiature nelle occhiaie. Desidera chiamarsi Innocenzo, non sfotte ma di sicuro non scorge ironie.
Inevitabile l'esercizio di woke in quella variopinta compagnia. Barkissa Souley Maiga da Niamey (Suor Shunami), vittima di paternalismi, nella vita agitatrice instancabile batte sovente.
L'air du temps si sente. Oltre al gessato gangster non vi saranno sfuggiti nero funereo e viola penitenziale nella severità dei talkshow di impegno e di denuncia. Chi loda il Signore, invece, a volte si ammanta di tenue ciclamino. E' primavera, qualcosa fiorisce, piace di qua e di là dell'oceano che le donne si facciano avanti. L'opera si conclude con "frullo di gonne", femminili grazie al cielo. Credetemi, non poteva finir meglio.
P.S. A Nanni Moretti l'omaggio del titolo. Doveroso. Inguaribile sognatore, patetico romantico, intelletto dolente. Lucido e attento, guardò vicino, vide lontano. A lui lasciate le vaticanerie... et de hoc satis. Amen.
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giovedì 26 dicembre 2024
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intrigo in santa sede
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Fino a circa tre quarti è un thriller di qualità, girato con cura e attenzione per la forma, l’idea del giallo in Santa Sede è buona e sembrava mantenere le sue promesse senza momenti di vuoto. Verso la fine un personaggio inverosimile, forse più metaforico che reale, è il pretesto per dispiegare l’immancabile decalogo educativo: integrazione tra i popoli, questione femminile, tema gender… a questo punto devo rilevare la mancata menzione del "climate change", un cardinale “green” avrebbe completato il quadro. Insomma, il film avrebbe concluso in maggiore gloria mantenendo la traccia dell’intrigo a corte ma evitando l'epilogo moraleggiante.
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Fino a circa tre quarti è un thriller di qualità, girato con cura e attenzione per la forma, l’idea del giallo in Santa Sede è buona e sembrava mantenere le sue promesse senza momenti di vuoto. Verso la fine un personaggio inverosimile, forse più metaforico che reale, è il pretesto per dispiegare l’immancabile decalogo educativo: integrazione tra i popoli, questione femminile, tema gender… a questo punto devo rilevare la mancata menzione del "climate change", un cardinale “green” avrebbe completato il quadro. Insomma, il film avrebbe concluso in maggiore gloria mantenendo la traccia dell’intrigo a corte ma evitando l'epilogo moraleggiante. Castellitto troppo sopra le righe nell’interpretazione del più conservatore tra i cardinali, Finnes e Tucci lo osservano perplessi.
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ivan il matto
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mercoledì 1 gennaio 2025
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un film dagli eloquenti silenzi
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Partendo dal romanzo omonimo di Robert Harris, il regista premio Oscar Edward Berger (“Niente di nuovo sul fronte occidentale” del 2022), mette in scena un serrato thriller claustrofobico, tutto ambientato fra le mura vaticane di Roma, anche se racconta solo di un futuribile “Conclave”, che tutti ritengono, naturalmente votato, nell’immaginario diffuso, ad un ecumenismo rispettoso dei decreti della divina Provvidenza. Del resto, già in altri due casi, i romanzi dello scrittore inglese, avevano dato vita a pellicole complesse ed indirizzate verso stesso filone narrativo, come “L’uomo nell’ombra” (2010) e “L’ufficiale e la spia” (2019), tutte firmate da Roman Polansky.
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Partendo dal romanzo omonimo di Robert Harris, il regista premio Oscar Edward Berger (“Niente di nuovo sul fronte occidentale” del 2022), mette in scena un serrato thriller claustrofobico, tutto ambientato fra le mura vaticane di Roma, anche se racconta solo di un futuribile “Conclave”, che tutti ritengono, naturalmente votato, nell’immaginario diffuso, ad un ecumenismo rispettoso dei decreti della divina Provvidenza. Del resto, già in altri due casi, i romanzi dello scrittore inglese, avevano dato vita a pellicole complesse ed indirizzate verso stesso filone narrativo, come “L’uomo nell’ombra” (2010) e “L’ufficiale e la spia” (2019), tutte firmate da Roman Polansky. Il termine “Conclave” ha una precisa genesi storica, nel corso del basso medioevo, infatti, gli abitanti di Viterbo, allora sede papale, stanchi di anni di indecisioni dei cardinali, li chiusero “a chiave”, nella sala grande del palazzo papale, così da costringerli a nominare un pontefice in tempi ragionevoli. Un conclave “Si che è una guerra, e tu devi schierarti da una parte” afferma perentoriamente il Cardinal Bellini al suo collega e amico Lawrence, dubbioso e perplesso, designato a supervisionare l’elezione del nuovo Papa. Nei panni dei suddetti prelati, due vecchie conoscenze del pubblico cinefilo come Ralph Fiennes e Stanley Tucci, sulle cui spalle grava buona parte del peso di un film tutto giocato in un clima dominato da sospetti, sotterfugi, delazioni, conflitti prima latenti, poi apertamente dichiarati. Il microcosmo della Cappella Sistina avvolge anche noi, dopo il fatidico ‘extra omnes’, pronunciato dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, all’inizio del conclave: il clima da noir claustrofobico, di cui sopra, prende effettivamente forma. A tutto il l’universo mediatico, mobilitato in forze per l’occasione, non resta che guardare il colore delle fumate, emesse da un’apparecchiatura apposita, manovrata dagli stessi ecclesiastici, bianca o nera, per scoprire se l’elezione così ambita ha avuto luogo o meno. All’interno, però, la guerra aperta domina le relazioni fra i porporati, determinando la classica atmosfera da thriller inaspettato, specchio di un’umanità ormai assuefatta ad ogni tipo di nefandezze, priva di ogni punto di riferimento morale o civile, a seconda dei casi. Gli intrighi di palazzo si susseguono insieme ai colpi di scena ritmati da una colonna sonora perfettamente modulata. Ma l’idea forte di regia resta quella di lunghe pause silenziose e primi piani che, eloquentemente, sottolineano gli stati d’animo di protagonisti e comprimari (a quelli citati aggiungiamo John Lithgow, Isabella Rossellini, Sergio Castellitto) quali, ansia, rabbia, disappunto, stupore, tensione. Intanto le meravigliose opere d’arte dei vari ambienti del vaticano coinvolti ‘stanno a guardare’, assistendo silenti a questo teatro dell’assurdo, quasi a voler richiamare gli uomini alle loro responsabilità. Il finale, vagamente consolatorio, ma non privo di ulteriori sorprese, sembra voler offrire una luce di speranza ….anche perché, una volta toccato il fondo, all’umanità non resta che risalire la china?!
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gabriella
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sabato 4 gennaio 2025
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tra certezza e dubbio
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Conclave è un ottimo film , con un cast eccezionale, ben interpretato e diretto, ha un buon ritmo nonostante il passo cadenzato e possiede la suspense necessaria per tenere alto l'interesse, del resto la fumata bianca è un evento ancora molto suggestivo nel il mondo cattolico, e non solo, e il frusciare delle stole cardinalizie lungo i corridoi del Vaticano, hanno indubbiamente un fascino cupo e misterioso nella sua identità secolare. Il decano inglese Thomas Lawrence, ( un ottimo Ralph Fiennes) ha il delicato compito di condurre il conclave dopo la morte del pontefice, ruolo non facile in quanto dilaniato da una crisi profonda di fede, e che si troverà in una fitta rete di intrighi, di giochi di potere, aspirazioni ambiziose che nulla hanno a che fare con l’umile servizio pastorale.
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Conclave è un ottimo film , con un cast eccezionale, ben interpretato e diretto, ha un buon ritmo nonostante il passo cadenzato e possiede la suspense necessaria per tenere alto l'interesse, del resto la fumata bianca è un evento ancora molto suggestivo nel il mondo cattolico, e non solo, e il frusciare delle stole cardinalizie lungo i corridoi del Vaticano, hanno indubbiamente un fascino cupo e misterioso nella sua identità secolare. Il decano inglese Thomas Lawrence, ( un ottimo Ralph Fiennes) ha il delicato compito di condurre il conclave dopo la morte del pontefice, ruolo non facile in quanto dilaniato da una crisi profonda di fede, e che si troverà in una fitta rete di intrighi, di giochi di potere, aspirazioni ambiziose che nulla hanno a che fare con l’umile servizio pastorale. Del resto l’elezione a un nuovo papa è una guerra, come sostiene il cardinale Bellini ( sempre smagliante Stanley Tucci), devi decidere da che parte stare, così si creano alleanze, sabotaggi, emergono rivelazioni e segreti che poco alla volta elimineranno i candidati più attendibili , nessuno sembra degno di sedere al soglio pontificio. Il peccato ha rotto l’alleanza tra l’uomo e il resto del creato, ammonisce dall’alto l’affresco di Michelangelo, mentre i cardinali custodiscono in cuor loro il nome che hanno scelto e con il quale ognuno vorrebbe presentarsi ai fedeli dal balcone in Piazza San Pietro il giorno dell’annuncio del nuovo vescovo di Roma. La Chiesa è fatta di uomini, e gli uomini ,si sa, sono fallibili, lo stesso Lawrence nella sua omelia, afferma che la certezza è la nemica assoluta della fede, solo nel dubbio si può trovare la forza e la ragione per credere, tuttavia questa dichiarazione anziché armonizzare, disunisce le fazioni tra i progressisti, identificati in Bellini e i conservatori, rappresentati da Goffredo Tedesco, reazionario tradizionalista ( un diabolico e insolente Sergio Castellito), prevale ancora una volta l’individualismo, la meschinità della zuffa da convitto. L’entrata in scena inaspettata e improvvisa del cardinale Benetiz di Kabul, l’outsider del gruppo scompiglia i piani, a differenza degli altri candidati, si rivela uomo attento, sobrio , che aspira a una chiesa più vicina alla gente, ai poveri, e nella preghiera prima del pranzo, ringrazia le suore per aver cucinato . Il ruolo della donna nella comunità ecclesiale è silenzioso e deferente, ma, come sottolinea suor Agnes, ( efficace e misurata Isabella Rossellini), pur nell’invisibilità, hanno orecchie per sentire e occhi per vedere, affermando così la sua determinazione a sfidare le convenzioni. C’è un sogno d’infinito, dentro ognuno dei cardinali dentro la claustrofobica sala del Conclave, il desiderio di essere ricordati, eppure non sono uomini ideali, , sono semplicemente uomini, anche se nel finale si avverte un barlume di speranza, di cambiamento, o forse è solo lo specchio dell’insicurezza e dell’incertezza della nostra epoca.
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(di antonio bianchi)
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[+] non si potrebbe dire meglio
(di anna rosa)
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felicity
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mercoledì 7 maggio 2025
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un thriller morale privo di mordente
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Conclave è il tipico film da Oscar che s'indirizza al grande pubblico con una messinscena classica e un cast di primo piano per raccontare questioni complesse in modo universale.
Purtroppo, le preoccupazioni didascaliche di Paul Berger finiscono per semplificare troppo questa metafora dell'ambizione individuale al cospetto della purezza, dove i dilemmi etici posti dal soggetto di Robert Harris si annacquano in un thriller abbastanza intrigante sul piano dello sviluppo, ma un po' povero a livello di implicazioni teoriche.
Se dunque la base per alimentare un discorso sulla società contemporanea e perciò sulla politica era promettente, Edward Berger sceglie di limitare l’andamento di Conclave verso lidi rassicuranti.
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Conclave è il tipico film da Oscar che s'indirizza al grande pubblico con una messinscena classica e un cast di primo piano per raccontare questioni complesse in modo universale.
Purtroppo, le preoccupazioni didascaliche di Paul Berger finiscono per semplificare troppo questa metafora dell'ambizione individuale al cospetto della purezza, dove i dilemmi etici posti dal soggetto di Robert Harris si annacquano in un thriller abbastanza intrigante sul piano dello sviluppo, ma un po' povero a livello di implicazioni teoriche.
Se dunque la base per alimentare un discorso sulla società contemporanea e perciò sulla politica era promettente, Edward Berger sceglie di limitare l’andamento di Conclave verso lidi rassicuranti.
Nel film non c’è mai una scelta narrativa o estetica in grado di mettere in difficoltà le convinzioni del cardinale Lawrence e, di riflesso, dello spettatore, perché ogni personaggio è colpevole di qualche peccato non rivelato tra le mura anguste del confessionale.
Il risultato che ne deriva è una ripetizione continua delle stesse formule narrative fino a un finale che, per quanto interessante nell’idea, non è incisivo nella sua ambizione politica.
Le ombre scurissime che si fondono con il nero degli abiti dei cardinali hanno dunque il sapore di una programmaticità algoritmica calibrata a misura di intrattenimento.
Così facendo Conclave si rivela un mezzo passo falso proprio perché nella sua urgenza contemporanea non ha il respiro necessario per affondare concretamente nelle problematiche che sceglie di affrontare solo di facciata.
A trainare perciò il film sono gli interpreti principali, tutti in stato di grazia, su cui spicca un Sergio Castellitto volutamente sopra le righe e irresistibile nella sua meschinità.
La mano registica di Berger, oltre alla buona direzione attoriale, scompare tra le mura Vaticane.
Conclave ha l’eco del già visto e sentito, finendo nel marasma di thriller utili a passare una serata senza pretese.
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paolorol
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mercoledì 5 marzo 2025
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americanata
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Roberto Pazzi, il grande scrittore ferrarese che ci ha purtroppo lasciati orfani nel dicembre 2023 di una delle penne italiane più colte e raffinate, ha scritto nel 2001 un romanzo intitolato Conclave. Dal suo lavoro ha in parte tratto ispirazione Nanni Moretti per il suo film Conclave ! Roberto Pazzi non è riuscito a portare a termine un abbozzato progetto di trascrizione cinematografica, impresa che al contrario è stata portata a termine da quest'altro Conclave, a firma Harris. Purtroppo. Il Conclave di Pazzi è un romanzo visionario, grottesco, provocatorio e trasgressivo Se fosse diventato un film avrebbe suscitato scandali e polemiche, cosa che invece non è di certo successa per il Conclave di Harris.
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Roberto Pazzi, il grande scrittore ferrarese che ci ha purtroppo lasciati orfani nel dicembre 2023 di una delle penne italiane più colte e raffinate, ha scritto nel 2001 un romanzo intitolato Conclave. Dal suo lavoro ha in parte tratto ispirazione Nanni Moretti per il suo film Conclave ! Roberto Pazzi non è riuscito a portare a termine un abbozzato progetto di trascrizione cinematografica, impresa che al contrario è stata portata a termine da quest'altro Conclave, a firma Harris. Purtroppo. Il Conclave di Pazzi è un romanzo visionario, grottesco, provocatorio e trasgressivo Se fosse diventato un film avrebbe suscitato scandali e polemiche, cosa che invece non è di certo successa per il Conclave di Harris.
Ma basta parlare di Pazzi e della sua versione felliniano-bunueliana dell'elezione a porte chiuse più nota al mondo. Non mi resta che invitare tutti a leggere il suo scandaloso romanzo e di non covare troppe aspettative per il film di Berger. Protagonisti abili attori come Fiennes e Tucci, un ruolo secondario che non passerà alla storia per la Rossellini, bella fotografia, effetti speciali spettacolari ma piuttosto tamarri.. Che dire ? Un'americanata alla fine..Un finto thriller privo di sussulti, eccezion fatta per la scena finale che non spoilero ma che non penso farà precipitare nessuno giù dalla sedia. In definitiva un film che fallisce nel forse impossibile tentativo di trasferire sullo schermo i contenuti filosofici del romanzo di Harris e che mette in scena i peccati più veniali del Vaticano, ben lontano dall'affondare la lama in quelli più segreti ed inquietanti.
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jonnylogan
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giovedì 8 maggio 2025
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cum clavis
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Nel 2011 Nanni Moretti con il suo Habemus Papam (id.; 2011) cercò di mostrarci una versione estremamente personale di cosa potesse accadere a una Chiesa cattolica in bilico fra due Pontificati e alle prese con un conclave nel quale tutti i cardinali presenti si auguravano di non essere eletti.
A distanza di quasi tre lustri il cinquantacinquenne regista Edward Berger, gira la sua quinta pellicola basandola sul romanzo thriller omonimo firmato dall’autore Britannico Robert Harris. Donando a Ralph Finnies un ruolo centrale rispetto a uno degli eventi più noti, e al tempo stesso misteriosi, del mondo occidentale.
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Nel 2011 Nanni Moretti con il suo Habemus Papam (id.; 2011) cercò di mostrarci una versione estremamente personale di cosa potesse accadere a una Chiesa cattolica in bilico fra due Pontificati e alle prese con un conclave nel quale tutti i cardinali presenti si auguravano di non essere eletti.
A distanza di quasi tre lustri il cinquantacinquenne regista Edward Berger, gira la sua quinta pellicola basandola sul romanzo thriller omonimo firmato dall’autore Britannico Robert Harris. Donando a Ralph Finnies un ruolo centrale rispetto a uno degli eventi più noti, e al tempo stesso misteriosi, del mondo occidentale. Ovvero quello dei riti e della scelta di colui che sarà a capo dello stato più importante del mondo cattolico.
La pellicola è vissuta dagli spettatori nella medesima reclusione alla quale sono sottoposti gli oltre cento cardinali. Con la macchina da presa che si muove ispezionando incontri carbonari avvolti perennemente dalla penombra, trascorsi fra i meandri delle sale e dei cortili dello stato pontificio. Alternandoli a momenti conviviali e a speculazioni principalmente in essere fra Stanley Tucci, nel ruolo del Cardinale progressista Aldo Bellini e l’ottimo Finnies, in quello di Thomas Lawrence, cardinale vicino al Papa uscente, perché spinto dal medesimo desiderio di apertura nei confronti delle altre confessioni. Anch’egli, esattamente come Bellini, Papabile, ma anche combattuto dall’idea di diventare nuovo Pontefice: sia perché poco sicuro della propria fede, ma anche perché disilluso dall’ambiente Vaticano.
Vero distinguo, rispetto alla pellicola di Moretti, il taglio completamente drammatico dato dalla lotta ideologica fra differenti correnti di pensiero. È eccellente in tal senso la prova offerta da Sergio Castellitto nel ruolo del Cardinale Goffredo Tedesco, incline a una visione ortodossa della fede cristiana e per questo osteggiato con difficoltà da parte dell’ala cardinalizia più progressista.
Un thriller politico – religioso godibile seppur cerebrale. Candidato a otto statuette Oscar. Capace di vincere nella categoria miglior sceneggiatura non originale e nel quale il cast sa muoversi con maestria come un ingranaggio ben oleato.
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belliteam
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lunedì 26 maggio 2025
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questo conclave e'' una guerra
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Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale) dirige un cast stellare: R.Fiennes, S.Tucci, J.Lithgow, in "conclave", film quanto mai attuale, girato a Roma a cinecitta' dove si e' ricostruita anche la cappella sistina dove e' ambientata gran parte della pellicola.
"questo conclave e' una guerra" e' una delle frasi simbolo, che evidenzia quanto il regista vuole mettere in "luce": rivalita', intrighi, scandali sessuali; assisteremo ad un gioco delle parti dove da un lato coglieremo la solennita' del momento e l'ordine di facciata (la tavola apparecchiata perfettamente, le rigorose procedure interne), mentre dall'altra parte noteremo i mozziconi per terra di sigarette fumate di nascosto dai cardinali a simboleggiare il lato "oscuro" appunto del Conclave.
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Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale) dirige un cast stellare: R.Fiennes, S.Tucci, J.Lithgow, in "conclave", film quanto mai attuale, girato a Roma a cinecitta' dove si e' ricostruita anche la cappella sistina dove e' ambientata gran parte della pellicola.
"questo conclave e' una guerra" e' una delle frasi simbolo, che evidenzia quanto il regista vuole mettere in "luce": rivalita', intrighi, scandali sessuali; assisteremo ad un gioco delle parti dove da un lato coglieremo la solennita' del momento e l'ordine di facciata (la tavola apparecchiata perfettamente, le rigorose procedure interne), mentre dall'altra parte noteremo i mozziconi per terra di sigarette fumate di nascosto dai cardinali a simboleggiare il lato "oscuro" appunto del Conclave.
il prodotto finale si lascia vedere, anche se stereotipato e senza un effetto uau, tutto abbastanza prevedibile dall'inizio alla fine.
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paolp78
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sabato 22 novembre 2025
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molto politico, poco spirituale
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L’ottimo regista austriaco Edward Berger si cimenta in un’opera con un oggetto complicato e delicato. Se il lavoro di Berger è ineccepibile e curatissimo sul piano formale e stilistico, meno condivisibile pare la chiave di narrazione che si è scelta, che punta su una trama molto politica e piena di macchinazioni segrete e colpi di scena, sacrificando eccessivamente l’aspetto spirituale, religioso e morale che in una pellicola di questo genere dovrebbe avere assoluta centralità. L’opera è poco profonda, non spinge verso riflessioni etiche né conduce una significativa indagine sui significati teologici delle liturgie ecclesiastiche, che pure sono riproposte con apprezzabile precisione, sin nei dettagli; viceversa Berger fa prevalere sugli aspetti trascendenti e spirituali quelli propri di generi cinematografici più popolari.
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L’ottimo regista austriaco Edward Berger si cimenta in un’opera con un oggetto complicato e delicato. Se il lavoro di Berger è ineccepibile e curatissimo sul piano formale e stilistico, meno condivisibile pare la chiave di narrazione che si è scelta, che punta su una trama molto politica e piena di macchinazioni segrete e colpi di scena, sacrificando eccessivamente l’aspetto spirituale, religioso e morale che in una pellicola di questo genere dovrebbe avere assoluta centralità. L’opera è poco profonda, non spinge verso riflessioni etiche né conduce una significativa indagine sui significati teologici delle liturgie ecclesiastiche, che pure sono riproposte con apprezzabile precisione, sin nei dettagli; viceversa Berger fa prevalere sugli aspetti trascendenti e spirituali quelli propri di generi cinematografici più popolari.
Ottime le scenografie e soprattutto i costumi.
Nel finale Berger si fa trascinare dalla moda, tanto invalsa nella cinematografia moderna, di ricercare ossessivamente e a ogni costo l’effetto sorpresa per scioccare il pubblico: in questo caso la soluzione scelta pare fuori luogo e rivela un approccio superficiale e poco cosciente della delicata materia trattata, la cui essenza più autentica resta ben lontana dall’essere messa a fuoco.
Il protagonista è interpretato da Ralph Fiennes, autore di un’interpretazione molto intensa e ispirata, che costituisce uno degli elementi di maggior pregio del film. Negli altri ruoli di rilievo troviamo un cast internazionale in cui spiccano i noti attori americani Stanley Tucci e John Lithgow, molto bravi a risultare credibili e adatti ai ruoli assegnatigli; Isabella Rossellini, a cui va l’unica parte femminile di rilievo, e che mette in scena la migliore performance dopo quella di Fiennes; e poi ancora l’italiano Sergio Castellitto, il britannico di origini tanzaniane Lucian Msamati, ed infine il messicano Carlos Diehz.
Pregevole colonna sonora, adatta alla narrazione.
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