Visages, villages

Un film di JR, Agnès Varda. Titolo originale Visages, villages. Documentario, Ratings: Kids+13, durata 90 min. - Francia 2017. - Cineteca di Bologna uscita giovedì 15 marzo 2018. MYMONETRO Visages, villages * * * 1/2 - valutazione media: 3,73 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Uno sguardo sul sociale Valutazione 4 stelle su cinque

di vanessa zarastro


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lunedì 26 marzo 2018

Un film delizioso che documenta un viaggio insolito svolto dalla regista Agnés Varda, famosa all’epoca della nouvelle vague e il giovane artista JR che usa la tecnica del “collage” fotografico, in vari paesini della Francia in tutte le direzioni. Lei è stata una protagonista della rifondazione del cinema in quegli anni, regista del memorabile Cleo dalle 5 alle 7 e di Senza tetto né legge con cui nel 1985 ha vinto il Leone d’Oro. Lui è uno street artist considerato il Banksy francese.
I due, pur avendo storie molto diverse e più che altro quasi sessant’anni di differenza, hanno una sensibilità comune e portano avanti una ricerca di umanità. Il film-documentario è anche una riflessione sullo sguardo attraverso la comunicazione visiva. In un furgone adibito a cabina/macchina fotografica, percorrono un vasto territorio da Chérénce a Pirou-Plage, da Sainte-Marguerite-sur-Mèr a St. Aubin-sur-Mer. Lì sulla scogliera della Normandia i due evocano Guy Bourdin che Agnés ha fotografato da ragazzo, prima che diventasse un famoso fotografo di moda, e JR riproduce quella stessa foto ingigantita su un bunker abbandonato della Seconda Guerra Mondiale roccia. Il giorno dopo, la marea si è portata via l’immagine. Come non pensare all’operazione recentemente fatta da Kentridge lungo i muraglioni dei Lungotevere? L’arte ormai ha inglobato da tempo il concetto di effimero, forse dalla “Tribuna di Lenin” progettata da El Lissizky ormai un secolo fa.
Il rapporto tra i due registi e attori è in crescendo, lui ha eternamente gli occhiali scuri e il cappello in testa, lei ha il vezzo di un caschetto di capelli bicolore e si appoggia a un grazioso bastoncino istoriato. Lui la presenta alla vecchia nonna centenaria, lei gli narra del suo amato compagno, il regista Jacques Demy famoso per aver diretto, tra altri, il delizioso film musicale Le parapluies de Cherbourg nel 1964 con Catherine Deneuve ventenne e Nino Castelnuovo. Il rapporto tra AV e JR mi ha evocato invece la storia narrata in un altro cult del cinema: Harold & Maude del 1971 che racconta l’incontro tra Harold Chasen, un giovane viziatissimo con manie macabre e poco interessato alla vita, e Maude Chardin, una stravagante ottantenne mitteleuropea con una grande carica comunicativa, che gli trasmetterà la gioia di vivere. Maude crede nel “grande ciclo della vita” includendo anche la morte, e con Harold s’incontrano in quanto frequentatori di funerali. Adorabile è la descrizione dell’anziana e bizzarra, ma vitalissima signora di cui Harold s’innamora. Le bellissime canzoni di Cat Steven sono state scritte espressamente per il film come Don’t Be Shy e If You Want To Sing Out, Sing Out.
Per Agnés Varda e JR scattare le foto – rigorosamente in bianco e nero - costituisce un pretesto per entrare in rapporto con il sociale, con gli abitanti dei villaggi, la Francia della provincia, e in alcuni casi riescono a farsi raccontare le storie della vita, in altri si focalizzano i volti, si fotografano le persone che vengono riproposte ingigantite sui muri. «Ogni volto racconta una storia» afferma Varda. Così le immagini di minatori sui muri delle case a schiera, in un paesino minerario semi-abbandonato così è immortalata anche la cameriera di un bar con il suo ombrellino su un dislivello di un borgo in Provenza. Oltre agli allevatori, agli operai, ai pensionati, ai postini, vengono ritratte anche le famiglie che decidono di ripopolare un piccolo villaggio abbandonato da decenni.
Il film è anche una sezione a 45 gradi sulla Francia con i suoi panorami: dalle distese di lavanda del Sud alle bianche scogliere della Normandia, passando attraverso piccoli paesini arroccati e arrivando ai più aspri panorami industriali. Bello è il percorso nella campagna dove si produce formaggio di capra e si vedono due metodi diversi nella produzione: da un lato il metodo super-tradizionale con mungitura manuale e gran rispetto dell’animale, dall’altra un allevamento intensivo con macchinari tecnologizzata per la mungitura e, alle capre, hanno bruciato le corna per evitare che si azzuffino facendo perdere tempo alla produzione. Anche lì JR e Agnés fotografano il volto una capra cornuta e ne stampano l’effige ingrandita su una parete. A Le Havre, invece, i due intervistano alcuni scaricatori di porto e poi le loro mogli che fotografano e incollano le gigantografie sui containers.
Ci sarà spazio anche per un pellegrinaggio alla tomba di Henri Cartier-Bresson - considerato il pioniere del foto-giornalismo – e di sua moglie Martine Franck, in un minuscolo cimitero a Bonnieux in Provenza.
Vi sarà anche un omaggio a Godard con la citazione del film Bande à part della visita di corsa attraverso il Louvre, che Agnés ha dovuto girare in carrozzina spinta da JR.Quindi, il film mostra il viaggio in treno in Svizzera fino a Rolle sul Lago Lemano dove, in una villetta color salmone vive proprio Jean-Luc Godard. Lei gli vorrebbe presentare JR che in qualche modo gli assomiglia ma l’ombroso regista si sottrae all’appuntamento lasciandole, però, un messaggio scritto affettuoso.  La commozione di Agnés convincerà JR alla fine di fare qualcosa per lei: si toglierà finalmente gli occhiali e la piccola grande donna vedrà a stento, un po’ fuori fuoco, lo sguardo dolce di quel ragazzo.
  Il film è stato presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes dove ha ricevuto il premio “L’oeil d’or”. Ha ottenuto anche una nomination agli Oscar del 2018 nella categoria “miglior documentario”.

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