Visages, villages

Un film di JR, Agnès Varda. Titolo originale Visages, villages. Documentario, Ratings: Kids+13, durata 90 min. - Francia 2017. - Cineteca di Bologna uscita giovedì 15 marzo 2018. MYMONETRO Visages, villages * * * 1/2 - valutazione media: 3,73 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

...le foto di una vita... Valutazione 4 stelle su cinque

di loland10


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domenica 22 aprile 2018

Visages, Villages” (id., 2017) è un film della inedita coppia Agnes Varda (al tredicesimo lungometraggio) eJR (fotografo francese).
            Mettersi comodi, rilassatevi,tranquilli e sereni: titoli disegnati, scritte dolci e segni leggeri di contorno. Titoli di coda tra una strada e dei nomi. In aperta campagna due persone fanno l’autostop, una opposto all’altra.            Due biciclette, due mondi e due storie si incontrano.
            Agnes Varda (fotografa e regista) e JR. (fotografo e artista) prendono un furgoncino con il marchio di una macchina per fotografare e girano, quasi senza meta, una Francia piena, silenziosa, provinciale, dove i colori e i volti degli abitanti si guardano e ci guardano. Parafrasando De Sica ‘le foto ci guardano’.
            Un docu-film che si forma tra i villaggi, le vie, le cascine, il porto, gli operai e le famiglie. Un montaggio itinerante che prende spazio e suoni naturali, si forma piano piano.
È un diario in via di componimento, anzi si compone mentre cammini, vai in bici, in un furgone, degli incontri, delle persone, degli uomini delle donne, dei ragazzi 
Figure retoriche nulle tra volti sconosciuti e amici per caso. In un the road movie il fotografo e la regista, i ricordi e il presente si incontrano (quasi sempre) negli sguardi di vita dentro una provincia mai finita. In una Francia misurata, di contorno, senza artifizi o parole vuote. In un misero furgoncino la grandezza di uno scorrere quotidiano non inerte e banale ma realisticamente accattivante.
Omaggio di una vita trascorsa, di una cultura di passaggio e di incontri, di silenzi e di sguardi. La fotografie maestosamente fanno rivivere vie, case, casolari e lavoro passato e presente.
Teatralità itinerante, passano gli artisti di strada, chiedono collaborazione, si fanno raccontare e raccontano, una donna e i suoi ricordi, un aiutante e i suoi quotidiani.
Occorre ascoltare l’emozione e palpare le piccole cose che diventano storie da ‘scrivere’ e ‘guardare’. La vita in furgoncino si pesa in ogni attonito ingrandimento che alimenta fervore e malinconia, festa e archivio.
Film lieve dove il racconto minimo quasi minimalista si ritrae ogni volta senza screzi e con allegria pseudo- seriosa. Foto giganti che danno il senso di un incontro itinerante: Jr con i suoi occhiali scuri che non toglie mai (ma c'è una prima volta un po' sfocata) si fa vice alla Varda che cerca sempre qualcuno li per caso. Una mamma, dei giovani, delle mogli, un agricoltore, una donna sola: tra paesi, campagne, un porto, case di minatori, una spiaggia in Normandia, dei posti che forse non aspetti. Tutto piccolo, semplice, senza retorica che fa pensare addolcisce è un po' commuove. Fino ad un treno velocissimo tra i passi lenti e il furgone d'antan.
Un treno dove i due salgono: viaggio lungo per poter incontrare Jean Luc Godard. In Svizzera in quel di Rollè: si avvicinano con circospezione alla casa del mito e del lontano amico per Varda. Suonano, bussano, tutto chiuso, nessuno apre, aspettano, silenzio, lasciano un biglietto sul cancello, quasi volante...e dopo qualche istante si allontanano. Varda non è molto contenta dell'incontro non avvenuto, si ritrae, quasi impreca e non digerisce un amico che non vede più..da molti anni (da sempre…sembra). Una piccola lacrima.
Ci si siede, si guarda il panorama, la natura attorno, gli occhiali scuri vengono staccati, lo sguardo non è filtrato....anche se ci appare senza un viso delineato e i suoi contorni.
Attori stile (neo=realismo, senza sorta di battuta con viste minime e piccoli carrelli: una presentazione quasi rosselliniana nel tempo post moderno pensando ad un passato importante.
Acqua e grano, alta marea e mietitura, porto e scaricatori, Le Havre e la cultura pop, il sogno e la fine. Fotografia dolce e immediata, linguaggio ordinario e semplice, recitazione in presa diretta, regia poco ammiccante e montaggio da sartoria con punte di ago e qualche filo per strada.
Menzione alla ‘Cineteca di Bologna’ che ha distribuito il film.
Voto: 7½/10 (***½).

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