Una storia sbagliata

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Un film di Gianluca Maria Tavarelli. Con Isabella Ragonese, Mehdi Dehbi, Francesco Scianna, Stefania Orsola Garello, Nello Mascia.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 109 min. - Italia 2015. - Palomar uscita giovedì 4 giugno 2015. MYMONETRO Una storia sbagliata * * 1/2 - - valutazione media: 2,98 su 23 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

"Una storia sbagliata" di Gianluca Tavarelli è la metafora dell'Iraq

di Carlo Bonini La Repubblica

È una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, una storia un po'complicata, è una storia sbagliata. Cominciò con la luna sul posto e finì con un fiume d'inchiostro, è una storia un poco scontata, è una storia sbagliata..». Era il 1980 e Fabrizio De André scriveva la canzone che gli era stata chiesta per la colonna sonora di due documentari-inchiesta prodotti dalla Rai sulla morte violenta di Pasolini eWilma Montesi. Era un manifesto contro l'ignoranza e la ferocia del senso comune, contro la caccia al diverso. Trentacinque anni dopo, quella canzone diventa il titolo di un film di Gianiuca Tavarelli (prodotto dalla Palomar di Carlo degli Esposti e distribuito da Mymovies) in una scena che cambia secolo, protagonisti, perimetro, ma torna a denunciare l'obbligo di liberarsi dalla prigione delle nostre anguste e inevitabilmente miopi convinzioni. La Storia sbagliata è quella di Roberto (Francesco Scianna) e Stefania (Isabella Aragonese). Una coppia che si innamora all'ombra dei fumi del petrolchimico di Gela in una notte di karaoke cantando quel De André. Che sogna "una vita normale", una vita felicemente qualunque". Ma che tale non sarà. Perché Roberto è un soldato che conosce la schizofrenia cui lo obbliga l'alternanza tra un tempo di pace (Stefania, che aspetta i suoi ritorni in Sicilia) e un tempo guerra. Quello in Iraq (è il 2006), dove il nostro contingente militare è testimone e protagonista di un conflitto che sfigura, uccide, ma che l'ipocrisia della politica impone di non chiamare "guerra" che pure è il suo nome. E la «storia è sbagliata», perché in questo spazio privatissimo di un rapporto di coppia, l'enormità di quello che accade li giù, produce crepe che diventano un abisso. Paure inconfessabili che si fanno nero presentimento e che le comunicazioni via skype tra un compound nel deserto e un appartamento in Sicilia non riescono a dissimulare. Diffìdenza che si fa odio il giorno in cui alla porta di Stefania bussano due ufficiali in divisa, perché in un mercato di Nassiriya un martire di Allah si è portato via Roberto. Stefania decide allora di partire per l'Iraq aggregata a una missione medica umanitaria in cui non crede (un team di chirurghi opera i bambini iracheni di labbro leporino, una malformazione che in quella terra significa essere condannati a morire), ma che le è necessaria per ripercorrere gli ultimi passi di Roberto da vivo, dando risposta alle domande che la ossessionano. Perché è morto? In nome di cosa? E quando, davvero, ha cominciato a morire? Per mano di chi? Chi era e quale storia ha davvero il suo assassino? Sarà un viaggio che diventerà un'educazione sentimentale ed emotiva. Ma, insieme, un'esperienza lacerante e catartica. Che porterà Stefania a interrogarsi su se stessa, a liberarsi della sua fragile corazza di convinzioni. Un itinerario dantesco di cui è involontario Cicerone un giovane interprete iracheno (Mhedi Dehbi) rimasto ferito nell'attentato che ha ucciso Roberto e che la aiuterà nel fare della sua privatissima storia sbagliata la misura e la metafora della Storia Sbagliata in cui ha avuto l'accidente di essere precipitata l'avventura in Iraq, il "catastrofico successo" che ha cancellato oltre 400 mila vite, tra civili e militari, consegnandoci un mondo meno sicuro e irrimediabilmente diviso tra Noi e l'Altro, in una eco medioevale di nuovi Callifati e moderni Crociati. Una visione desolantedi fronte alla quale, tuttavia, l'epilogo apre una speranza. Due donne nel deserto- Stefania e la giovane vedova del martire che le ha portato via Roberto - che in silenzio si guardano per deporre ogni arma e recuperare la nostra umanità.
Da La Repubblica , 29 maggio 2015


di Carlo Bonini, 29 maggio 2015

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