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nando
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sabato 27 agosto 2022
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bel cruel western
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Finalmente un western decente a stellestrisce dopo il filone Classic western di John Wayne e co.
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giovanni
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martedì 19 novembre 2019
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ridicolo
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Resto stupefatto a leggere i giudizi del pubblico. Buono/ottimo questo film? Da oscar?
Non si capisce che cosa esso voglia rappresentare: non è drammatico nonostante i morti a ripetizione, non è erotico nonostante qualche scena spinta, non è horror nonostante i momenti in cui vorrebbe essere orrifico, non è comico anche se di tanto in tanto, ma forse involontariamente, comico lo diventa, però è meglio dire: ridicolo.
Ecco che cosa è: UN FILM RIDICOLO.
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onufrio
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sabato 23 settembre 2017
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il reverendo, lo sceriffo e la prostituta
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Tutto ruota su tre personaggi, il profeta Josiah che ha fondato una piccola comunità nel new Mexico, bramoso di potere facendosi forza usando il nome di Dio predicando male e razzolando ancora peggio. Uno strambo sceriffo di nome Cornelius venuto da lontano nel piccolo villaggio alla ricerca di due ragazzi scomparsi. E Sarah, giovane e bella ex prostituta ormai moglie di Miguel, i due provano a farsi una nuova vita lavorando la terra, terra che vorrebbe possedere il profeta Josiah e per questo motivo uccide a sangue freddo il giovane Miguel, Sarah ignara di tutto lo attenderà invano per giorni, sino a quando tutti i nodi verranno al pettine e la carneficina avrà inizio.
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Tutto ruota su tre personaggi, il profeta Josiah che ha fondato una piccola comunità nel new Mexico, bramoso di potere facendosi forza usando il nome di Dio predicando male e razzolando ancora peggio. Uno strambo sceriffo di nome Cornelius venuto da lontano nel piccolo villaggio alla ricerca di due ragazzi scomparsi. E Sarah, giovane e bella ex prostituta ormai moglie di Miguel, i due provano a farsi una nuova vita lavorando la terra, terra che vorrebbe possedere il profeta Josiah e per questo motivo uccide a sangue freddo il giovane Miguel, Sarah ignara di tutto lo attenderà invano per giorni, sino a quando tutti i nodi verranno al pettine e la carneficina avrà inizio.
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elgatoloco
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sabato 17 settembre 2016
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altro west, altro western
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Rispetto a questo"altro West"dei Logan-Brothers, persino gli"spaghetti-western"del grande Sergio Leone sembrano quasi edificanti. Qui c'è un pastore, pseudo-profeta Josiah, che vive nella"corruzione", che uccide a più non posso e si sente superiore a tutti, compreso al suo Dio(ammesso e non concesso che ci creda e gli creda); tra i malcapitati c'è un Messicano, cui lui stesso aveva fatto un torto e che rivendica dei giusti diritti-muerto anch'egli, come gli altri. Josiah continua a spopolare senza tregua, finché la vedova Ramirez, già prostituta e figlia di una"signora della vita"(Parker come la figlia, che sarà tale prima di sposarsi, ossia da nubile).
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Rispetto a questo"altro West"dei Logan-Brothers, persino gli"spaghetti-western"del grande Sergio Leone sembrano quasi edificanti. Qui c'è un pastore, pseudo-profeta Josiah, che vive nella"corruzione", che uccide a più non posso e si sente superiore a tutti, compreso al suo Dio(ammesso e non concesso che ci creda e gli creda); tra i malcapitati c'è un Messicano, cui lui stesso aveva fatto un torto e che rivendica dei giusti diritti-muerto anch'egli, come gli altri. Josiah continua a spopolare senza tregua, finché la vedova Ramirez, già prostituta e figlia di una"signora della vita"(Parker come la figlia, che sarà tale prima di sposarsi, ossia da nubile). Ritratto atroce, da anti-West, possiamo dire, dunque il film è un antiwestern, ancora più, "spaghetti-w."a parte, dei vari"Soldato blu", "L'uomo chiamato cavallo"etc. I Logan, anche con atroce humor, perseguono la distruzione del mito, la sua messa in scacco e siccome negli States il West(possibilmente "Wild West")è il mito fondatore, prendersela con quel mito, rappresentandolo come"degenere", come totalmente decaduto, in quanto in preda all'arbitrio totale, alla violenza, alla corruzione, vuol dire rifiutarlo, come se in Grecia si buttassero via d'un colpo Omero, Platone, Alcibiade, Prassitele etc. o a Roma non restasse alcuna traccia, neppure indiretta, di Cesare o di Cicerone, pur avversari tra loro, come noto. Un'operazione di demistificazione radicale, sans perdon, diremmo, dove la violenza cieca domina senza alcuna regola, mentre è la giovane vedova, con la sua vendetta implacabile, a fungere, ben diversamente dal sedicente profeta Josiah, da"angel exterminador", da "livella", per citare il principe De Curtis alias Totò... Interpreti all'altezza, da Ed Harris, giustiziere legittimo, azzoppato dalle condizioni oggettive(sarebbe lo sceriffo, ma...), a Jason Isaacs, nella parte del torbido Iosiah, alla splendida January Jones, la vendicatrice, allo stesso Eduardo Noriega, il Messicano ucciso quale esponente di una realtà etnica che il "santo"(?!?)Josiah sopprime quale esponente di una razza inferiore e degenerata, nella sua concezione del tutto aberrante... Da vedere anche, meglio da rivedere, a distanza di anni, per valutare l'impatto di questo"strano"film, totalmente lontano dalla retorica di ogni fondazione"senza macchia". El Gato
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dario
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lunedì 25 luglio 2016
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brillante
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La storia è vechia, ma qui viene rivista con qualche orginalità e con notevole senso della spettacolo. Ottima regia e interpretazioni marcata ma all'altezza. Splendido il personaggio dik Ed Harris.-
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achab50
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venerdì 22 luglio 2016
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bentornato western
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Come troppe volte succede, qualche disagiato mentale ha tradotto Sweetwater in "dolce vendetta". Cominciamo male. Per fortuna le disgrazie finiscono qui. Il cinema western dimostra di avere sette vite, se appena si mettono assieme un buon regista, un direttore della fotografia in stato di grazia e degli interpreti convinti, il risultato non può che essere buono.
Qui però c'è un particolare molto interessante che mi ha fatto aggettivare l'opera come "calligrafica". Ogni inquadratura è perfetta, ogni cambio di scena inizia con una immagine assolutamente fotografica ed emozionale; c'è un ostentato ma assolutamente gradevole piacere della perfezione formale. Da Oscar, letteralmente da Oscar la scena della protagonista che, dopo aver liberato lo sceriffo da una incomoda posizione alla "San Pietro" scende dalla croce: qui addirittura siamo in pieno barocco caravaggesco; si vorrebbe bloccare la scena e rimirarsela per qualche minuto.
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Come troppe volte succede, qualche disagiato mentale ha tradotto Sweetwater in "dolce vendetta". Cominciamo male. Per fortuna le disgrazie finiscono qui. Il cinema western dimostra di avere sette vite, se appena si mettono assieme un buon regista, un direttore della fotografia in stato di grazia e degli interpreti convinti, il risultato non può che essere buono.
Qui però c'è un particolare molto interessante che mi ha fatto aggettivare l'opera come "calligrafica". Ogni inquadratura è perfetta, ogni cambio di scena inizia con una immagine assolutamente fotografica ed emozionale; c'è un ostentato ma assolutamente gradevole piacere della perfezione formale. Da Oscar, letteralmente da Oscar la scena della protagonista che, dopo aver liberato lo sceriffo da una incomoda posizione alla "San Pietro" scende dalla croce: qui addirittura siamo in pieno barocco caravaggesco; si vorrebbe bloccare la scena e rimirarsela per qualche minuto.
Ovviamente questo condiziona, nel bene, tutto il resto; i tre personaggi principali sono veramente in palla, e per non rovinare il piacere della scoperta a chi vuol vederlo dirò solo che è un film da acquistare su supporto digitale per guardarselo con comodo, e più volte, a casa.
Il cinema non è morto. Evviva.
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kyotrix
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martedì 19 maggio 2015
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non esageriamo
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Trama scontata ( solita vendetta dopo un omicidio ) e scene/ambientazione/comportamenti alquanto surreali.
Altra pecca, non spiega nulla del passato e genitori della protagonista.
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ashtray_bliss
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mercoledì 6 maggio 2015
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western dinamico e disinvolto. promosso in pieno.
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Non può che rivelarsi una piacevole sorpresa questo western fieramente atipico e fuori dagli schemi per il pubblico di spettatori che, comprensibilmente, possono essersi stancati del suddetto genere. Questa pellicola però è l'eccezzione che tutti ci aspettiamo, un western sui generis che mescola brillantemente stili e generi talmente diversi tra loro che parerebbe impossibile far incrociare in un unico prodotto e in maniera assolutamente armonica e disinvolta. Spaziamo dunque dal western più classico, al revenge movie azzardando anche momenti pulp mentre troviamo ovviamente i più disparati stili che accompagnano il susseguirsi di scene; dall'ironia, allo humor nero, a veri momenti di drammaticità e intensità emotiva.
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Non può che rivelarsi una piacevole sorpresa questo western fieramente atipico e fuori dagli schemi per il pubblico di spettatori che, comprensibilmente, possono essersi stancati del suddetto genere. Questa pellicola però è l'eccezzione che tutti ci aspettiamo, un western sui generis che mescola brillantemente stili e generi talmente diversi tra loro che parerebbe impossibile far incrociare in un unico prodotto e in maniera assolutamente armonica e disinvolta. Spaziamo dunque dal western più classico, al revenge movie azzardando anche momenti pulp mentre troviamo ovviamente i più disparati stili che accompagnano il susseguirsi di scene; dall'ironia, allo humor nero, a veri momenti di drammaticità e intensità emotiva.
La storia del resto, inizia subito col botto grazie ad una scena particolarmente memorabile e bizzara che preavvisa agli spettatori il tipo di lungometraggio che seguirà; non-ortodosso, eccentrico e spigliato. Delineando subito il suo stile originale e distaccandosi notevolmente dal filone. Seguiamo così tre storie diverse ma ugualmente destinate a scontrarsi e intrecciarsi: quella dello sceriffo Cornelius Jackson, che sta investigando sulla sparizione di due fratelli diretti a Santa Fe, poi quella di una giovane coppia di sposi innamorati e alle prese con la quotidiana sopravvivenza, Sarah e Miguel. Infine vi troviamo la vera colonna portante del film, un villain e mascalzone dei più odiosi che si possano immaginare; il prete Josiah. La figura del prete si presenta subito pulita, affascinante e colta (ed anche col pallino per l'eleganza e la finezza) seppur, paradossalmente, si rivelerà essere la più malvagia, sinistra e maligna che si possa mai immaginare di riscontrare in un ruolo simile. Rappresenta perfettamente la banalità del male travestita da uomo per bene e per di più religioso che predica -senza praticare- l'amore fraterno, la pace e la tolleranza. Macchiatosi dei peggior peccati, il reverendo è un vero criminale che solo grazie alla sua posizione come leader della comunità religiosa stabiltasi nel mezzo del deserto del New Mexico, riesce a corrompere, persuadere e ovviamente governare l'intera cittadina. Le cose iniziano però a mettersi male quando lo scieriffo, un po' pazzoide ma assolutamente preciso nel suo dovere investigativo, scopre che i fratelli che stava cercando sono stati uccisi mentre attraversavano il deserto, nella proprietà di Josiah e per di più dal reverendo stesso.
I sospetti e le ombre iniziano a calarsi anche sulla figura, falsa e meschina, di Josiah il quale dal canto suo non demorde e applica rigidamente le regole della vendetta ''occhio per occhio''. Così, quando la sorte vuole che la sua attenzione cada su un semplice agricoltore, il messicano Miguel, deciderà di sbarazzarsi anche di lui, assecondando così la sua sete di sangue e violenza, giustificandola con una presunta mancanza di rispetto del giovane contadino nei suoi confronti. A ripristinare il senso di giustizia sarà però proprio la vedova di Miguel, Sarah; una donna tenace e forte che ha seppellito il suo passato di prostituta ricominciando da zero una vita semplice ma appagante dal punto di vista affettivo. La donna però riuscirà a scoprire quanto accaduto realmente al coinuge e anche grazie all'appoggio dello scieriffo si spoglierà definitivamente dell'immagine di sposa devota e donna per bene assumendo il ruolo di una autentica vendicatrice che semina morte ma sopratutto giustizia nella cittadina, sbarazzandosi di tutti i personaggi loschi e corrotti o semplicemente perversi che ne facevano parte.
Un'antieroina che ricorda immancabilmente la Sposa tarantiniana che ha conquistato gli schermi e gli spettatori di mezzo mondo, quasi 10 anni fà. Ma si tratta di due pellicole veramente diverse, quindi inutili sarebbero i parallelismi o i confronti. Fatto sta che anche Sweetwater ha una dose di pazzia non indifferente, di cui fa vanto, e insieme alla sua verve riesce assolutamente nell'intento di portare una boccata di aria fresca in un genere che altrimenti sarebbe in seria crisi e declino.
Complici sono le magnetiche interpretazioni del trio in atto. Un Ed Harris straordinariamente disinvolto e stravagante che si ritrova a dover fronteggiare un irragionevolmente perfido Jason Isaacs, odioso e viscido come non mai nelle vesti di un ''villain'' coi fiocchi che fa venire i brividi sia per la cattiveria del personaggio che per la compiacenza dell'attore che lo veste. Veramente notevole la bella e talentuosa January Jones in un ruolo ruvido e audace, che riesce a calzare benissimo e far breccia conquistando gli spettatori. Si tratta peraltro di un prodotto affascinante e oltretutto ben realizzato che sa' dosare e spargere consapevolmente i suoi ingredienti di base, quali la violenza, l'azione e la drammaticità. Qui, non abbiamo da lamentarsi nemmeno per lo spessore emotivo/psicologico che viene dato ai protagonisti, il quale riesce ad emeregere (per ognuno di loro) in maniera fluida, comprendendone le azioni e i sentimenti.
Ottime, come sempre le location, che varieggiano tra panorami aridi e secchi, a pareti e vette rocciose battute dal caldo sole del New Mexico finendo con le tratte boscose, verdi e attraversate da fiumi che abbelliscono il panorama e la fotografia della pellicola.
Un piccolo must che va necessariamente scoperto e visionato. Merita decisamente. 4/5
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[+] ottima recensione, non conosco il film
(di marangon)
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[+] occhio all' ortografia
(di no_data)
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