|
|
flyanto
|
lunedì 13 maggio 2013
|
come vinse il partito del no
|
|
|
|
In questo film viene rappresentata tutta la campagna pubblicitaria e politica che venne realmente condotta nell'anno 1988 in Cile dal partito dell'opposizione al Governo di Pinochet e la sua conseguente vitoria. Un film interessante nella sua tematica e girato in maniera chiara ed essenziale al fine della comprensione di tutte le manovre e posizioni politiche, forse non a tutti troppo conosciute. Pertanto il film è in un certo qual modo anche avvincente e per nulla noioso nella sua presentazione di un clima politico a noi distante e gli stralci aggiunti dei reali filmati di repertorio ne aumentano il valore e la resa. Forse, in certi punti, esso può risultare anche un pò romanzato ma, ripeto, girato in maniera esplicita e notevolmente semplificata.
[+]
In questo film viene rappresentata tutta la campagna pubblicitaria e politica che venne realmente condotta nell'anno 1988 in Cile dal partito dell'opposizione al Governo di Pinochet e la sua conseguente vitoria. Un film interessante nella sua tematica e girato in maniera chiara ed essenziale al fine della comprensione di tutte le manovre e posizioni politiche, forse non a tutti troppo conosciute. Pertanto il film è in un certo qual modo anche avvincente e per nulla noioso nella sua presentazione di un clima politico a noi distante e gli stralci aggiunti dei reali filmati di repertorio ne aumentano il valore e la resa. Forse, in certi punti, esso può risultare anche un pò romanzato ma, ripeto, girato in maniera esplicita e notevolmente semplificata. Ben calato nella parte di pubblicitario, curatore di tutta la campagna politica, è Gael Garcia Bernal come anche tutti gli altri attori di contorno, che sono però più conosciuti nella loro patria che da noi.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a flyanto »
[ - ] lascia un commento a flyanto »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
pressa catozzo
|
lunedì 13 maggio 2013
|
psiconano
|
|
|
|
Un opera che ci dovrebbe fare riflettere sui venti anni trascorsi tra vendite di padelle e detersivi . Ma aimè il nostro popolo guarda alla politica come la propia squadra di calcio che se perde non è perchè l'avversario ha giocato meglio ma perchè l'arbitro ha condizionato il risultato. Ce ne libereremo di questo tempo trascorso? Il film è ottimo sotto tutti i punti di vista, ottima interpretazione ricostruzione, ci ha reso partecipi di un periodo di grande cambiamento che ha portato il Cile fuori dalla palude politica. Forse qualche cineasta dovrebbe realizzare un film su cosa non funziona nelle nostre teste. W IL CINEMA SEMPRE
|
|
|
[+] lascia un commento a pressa catozzo »
[ - ] lascia un commento a pressa catozzo »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fabrizio dividi
|
sabato 4 maggio 2013
|
over the rainbow
|
|
|
|
Dopo “Tony Manero” (2008) e “Post mortem” (2010), l’ideale trilogia sulla dittatura di Pinochet di Pablo Lorrain si chiude con uno strepitoso inno alla libertà e, soprattutto all’intelligenza. Le parti più oscure del potere erano già state esplorate con straordinaria lucidità dal regista nei due film precedenti: dalla morte di Allende vista attraverso le stanze cupe e scrostate di un ospedale dove si accumulano i corpi delle prime vittime del regime fino al grottesco reality dove per vincere bisogna emulare i balletti di John Travolta in un contesto sociale caratterizzato da totale assenza di principi morali e di stimoli culturali degni di tal nome.
[+]
Dopo “Tony Manero” (2008) e “Post mortem” (2010), l’ideale trilogia sulla dittatura di Pinochet di Pablo Lorrain si chiude con uno strepitoso inno alla libertà e, soprattutto all’intelligenza. Le parti più oscure del potere erano già state esplorate con straordinaria lucidità dal regista nei due film precedenti: dalla morte di Allende vista attraverso le stanze cupe e scrostate di un ospedale dove si accumulano i corpi delle prime vittime del regime fino al grottesco reality dove per vincere bisogna emulare i balletti di John Travolta in un contesto sociale caratterizzato da totale assenza di principi morali e di stimoli culturali degni di tal nome.
“No” chiude il cerchio, brillantemente, attraverso il racconto di come il Paese arrivò alla insperata vittoria delle 17 (!) opposizioni –fino ad allora slegate e inconcludenti- nel referendum che avrebbe impedito la terza rielezione consecutiva a presidente del generale Pinochet. Il punto di vista è quello di un giovane pubblicitario che studia la campagna per il no, apparentemente senza alcuna possibilità di riuscita, spiazzando l’opinione pubblica e un potere troppo antiquato e supponente. Il Cile, fino ad allora tramortito da persecuzioni e ricattato dagli appoggi internazionali che lo avevano drogato di investimenti a patto di rinunciare al socialismo, si risveglia anche grazie alla capacità di far sognare un intero popolo al grido di “un NO per l’allegria”.
Alla stregua di un Don Draper latino, il giovane protagonista si batte per un paese migliore, simboleggiato da un logo solare, semplice e positivo. Un arcobaleno per il futuro che ricorda lo spot di una bibita che non a caso si chiama “Free” e che apre il film ad una speranza di libertà seppur confezionata. Il nuovo mondo che si prospetta non è perfetto, anzi. Le contraddizioni della convivenza e della riconciliazione nazionale, che avrebbero tenuto banco negli anni a venire sono riscritte dai nuovi rapporti di forza tra vittime e carnefici, non propriamente invertiti, e i sintomi di un cambiamento sociale poco appariscente sono ben visibili nelle “novelas” che continuano a parlare di soldi e potere. Ma il messaggio è chiaro laddove anche un “No” può diventare sinonimo di luce e ottimismo.
Il film è girato con cura, forse più dei precedenti. Il carrello finale è potente e sa di aria fresca, ben lontano dall’atmosfera e dagli spazi claustrofobici dei film precedenti; la fotografia riprende grana e colori dei vecchi vhs, di cui il film è infarcito, creando un effetto documentario che piano piano si impadronisce dello spettatore e che conferisce credibilità storica al film. Un’ultima annotazione riguarda gli attori, come si dice, in stato di grazia. Gael García Bernal (Babel) rappresenta bene la sfrontatezza e la rassegnazione del nuovo Cile che avanza e Alfredo Castro, attore feticcio di Lorrain, è semplicemente superbo nel suo ruolo di servitore del potere prima, e di viscido “pari” dopo, con la consueta magnifica sgradevolezza con cui ci ha ormai abituato.
Vittorie meritate nei molti festival dunque per un film potente e sincero, talmente “educativo” da diventare utile, magari lo fosse, anche alle opposizioni di casa nostra. Fabrizio Dividi
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a fabrizio dividi »
[ - ] lascia un commento a fabrizio dividi »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fabrizio dividi
|
giovedì 2 maggio 2013
|
over the rainbow
|
|
|
|
Dopo “Tony Manero” (2008) e “Post mortem” (2010), l’ideale trilogia sulla dittatura di Pinochet di Pablo Lorrain si chiude con uno strepitoso inno alla libertà e, soprattutto all’intelligenza. Le parti più oscure del potere erano già state esplorate con straordinaria lucidità dal regista nei due film precedenti: dalla morte di Allende vista attraverso le stanze cupe e scrostate di un ospedale dove si accumulano i corpi delle prime vittime del regime fino al grottesco reality dove per vincere bisogna emulare i balletti di John Travolta in un contesto sociale caratterizzato da totale assenza di principi morali e di stimoli culturali degni di tal nome.
[+]
Dopo “Tony Manero” (2008) e “Post mortem” (2010), l’ideale trilogia sulla dittatura di Pinochet di Pablo Lorrain si chiude con uno strepitoso inno alla libertà e, soprattutto all’intelligenza. Le parti più oscure del potere erano già state esplorate con straordinaria lucidità dal regista nei due film precedenti: dalla morte di Allende vista attraverso le stanze cupe e scrostate di un ospedale dove si accumulano i corpi delle prime vittime del regime fino al grottesco reality dove per vincere bisogna emulare i balletti di John Travolta in un contesto sociale caratterizzato da totale assenza di principi morali e di stimoli culturali degni di tal nome.
“No” chiude il cerchio, brillantemente, attraverso il racconto di come il Paese arrivò alla insperata vittoria delle 17 (!) opposizioni –fino ad allora slegate e inconcludenti- nel referendum che avrebbe impedito la terza rielezione consecutiva a presidente del generale Pinochet. Il punto di vista è quello di un giovane pubblicitario che studia la campagna per il no, apparentemente senza alcuna possibilità di riuscita, spiazzando l’opinione pubblica e un potere troppo antiquato e supponente. Il Cile, fino ad allora tramortito da persecuzioni e ricattato dagli appoggi internazionali che lo avevano drogato di investimenti a patto di rinunciare al socialismo, si risveglia anche grazie alla capacità di far sognare un intero popolo al grido di “un NO per l’allegria”.
Alla stregua di un Don Draper latino, il giovane protagonista si batte per un paese migliore, simboleggiato da un logo solare, semplice e positivo. Un arcobaleno per il futuro che ricorda lo spot di una bibita che non a caso si chiama “Free” e che apre il film ad una speranza di libertà seppur confezionata. Il nuovo mondo che si prospetta non è perfetto, anzi. Le contraddizioni della convivenza e della riconciliazione nazionale, che avrebbero tenuto banco negli anni a venire sono riscritte dai nuovi rapporti di forza tra vittime e carnefici, non propriamente invertiti, e i sintomi di un cambiamento sociale poco appariscente sono ben visibili nelle “novelas” che continuano a parlare di soldi e potere. Ma il messaggio è chiaro laddove anche un “No” può diventare sinonimo di luce e ottimismo.
Il film è girato con cura, forse più dei precedenti. Il carrello finale è potente e sa di aria fresca, ben lontano dall’atmosfera e dagli spazi claustrofobici dei film precedenti; la fotografia riprende grana e colori dei vecchi vhs, di cui il film è infarcito, creando un effetto documentario che piano piano si impadronisce dello spettatore e che conferisce credibilità storica al film. Un’ultima annotazione riguarda gli attori, come si dice, in stato di grazia. Gael García Bernal (Babel) rappresenta bene la sfrontatezza e la rassegnazione del nuovo Cile che avanza e Alfredo Castro, attore feticcio di Lorrain, è semplicemente superbo nel suo ruolo di servitore del potere prima, e di viscido “pari” dopo, con la consueta magnifica sgradevolezza con cui ci ha ormai abituato.
Vittorie meritate nei molti festival dunque per un film potente e sincero, talmente “educativo” da diventare utile, magari lo fosse, anche alle opposizioni di casa nostra. Fabrizio Dividi
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a fabrizio dividi »
[ - ] lascia un commento a fabrizio dividi »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
donni romani
|
venerdì 8 febbraio 2013
|
gioco di rimandi ed emozioni fra cinema e storia
|
|
|
|
Accolto calorosamente all'ultimo Festival di Cannes e candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero il film di Larrain è una ricostruzione storica accurata, una pagina di ottimo cinema e una analisi antropologica sottile. L'azione si svolge in Cile, 1988, nazione schiacciata e ferita da quando nel 1973 il generale Pinochet, con un colpo di stato, prese il potere spodestando il presidente Allende. Gli anni di repressione, torture, con migliaia di uomini e donne scomparsi hanno alzato il livello della tensione e le critiche internazionali costringono Pinochet ad indire un referendum che legittimi la sua posizione.
[+]
Accolto calorosamente all'ultimo Festival di Cannes e candidato agli Oscar come Miglior Film Straniero il film di Larrain è una ricostruzione storica accurata, una pagina di ottimo cinema e una analisi antropologica sottile. L'azione si svolge in Cile, 1988, nazione schiacciata e ferita da quando nel 1973 il generale Pinochet, con un colpo di stato, prese il potere spodestando il presidente Allende. Gli anni di repressione, torture, con migliaia di uomini e donne scomparsi hanno alzato il livello della tensione e le critiche internazionali costringono Pinochet ad indire un referendum che legittimi la sua posizione. Il fronte del no è consapevole del rischio brogli e intimidazioni ma decide di mettere in campo ogni forza ed ogni idea possibile per convincere i cileni a vincere la paura e ad andare a votare. La televisione di stato concederà ogni giorno quindici minuti alle ragioni del sì e quindici minuti a quelle del no, e saranno minuti fondamentali per far conoscere a chi guarda la verità, e ad offrire un'alternativa alla paura paralizzante ch fa prevedere un fortissimo astensionismo. Gli spot preparati dagli esponenti politici del "no , fatti di immagini cruente della repressione militare vengono sottoposti al giudizio di René Saavedra, pubblicitario di successo che passa con disinvoltura dai forni a microonde alle telenovelas. Il giudizio lapidario di Renè è che uno spot del genere "non vende" e all'osservazione inorridita dei vertici del comitato che immagini di torture e sequestri non devono vendere ma emozionare lui replica che "non sarà con immagini così tristi che convincerete i cileni a vincere la paura, dobbiamo parlare di felicità". Ed è così che vengono girati una serie di spot che parlano di futuro, di felicità, di speranza e libertà, in stile pubblicitario con musiche accattivanti e tormentoni musicali legati ad immagini solari che inizialmente sconcertano gli esponenti più radicali ma che poi hanno un tale successo televisivo da costringere gli avversari ad ingaggiare a loro volta un pubblicitario - il capo di Renè tra l'altro - per girare spot nello stesso stile non paludato. L'esito del referendum cambierà le sorti del Cile e la lenta passeggiata che Renè compie fra la folla esultante, concedendosi un timido sorriso prima di tornare a girare patinati spot per programmi televisivi, ci ricorda come un'idea vincente possa essere contagiosa. Due scelte raffinate e originalissime contraddistinguono "No", la prima è quella di affidarsi ad una fotografia e ad una regia perfettamente calate negli anni in cui il referendum si svolse, l'altra quella di sovrapporre in numerose scene i volti invecchiati di chi all'epoca partecipò agli spot - attori, cantanti, politici e presentatori tv - a quelli dei veri spot in cui appaiono giovani, in un gioco di rimandi raffinato ed emozionante. Lo scetticismo dei politici di fronte allo stile di chi vende prodotti commerciali ci dimostra quanta strada da allora abbia fatto la politica, perchè oggi nessuna campagna elettorale può rescindere dal potere dei consulenti di immagine e dai strateghi della comunicazione. La figura di René - un Gael Garcia Bernal trattenuto ma incisivo nel suo procedere - padre premuroso e attivista frenato all'inizio del film, è una figura autentica e sincera, che rende la pellicola ancora più intensa, lontana dagli estremismi e dai fanatismi, fedele alla storia ma ancora di più al pathos cinematografico. Toccante la visione degli appelli televisivi di Christopher Reeve, che insieme a Jane Fonda e Richard Dreyfuss appoggiò la campagna del no e inquietante la domanda di fondo che pone il film: la televisione ha davvero il potere di influenzare un voto, e se - come in questo caso - riesce a squarciare un velo d'indifferenza e a coinvolgere chi non aveva il coraggio di partecipare - è sempre un male o un male necessario?
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a donni romani »
[ - ] lascia un commento a donni romani »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
ashtray_bliss
|
martedì 5 febbraio 2013
|
dire no alla dittatura ma si al marketing tv.
|
|
|
|
"No" si preannuncia come un film di stampo e natura nettamente politica, ma in realtà non lo è. Chi si aspetta di vedere un film sugli ultimi giorni prima della caduta del regime di Pinochet resterà forse deluso. Perche' in effetti la pellicola si concentra solamente su un piccolo gruppo di pubblicitari capitanati dal anticomformista Renee Saavedra che hanno come compito quello di filmare e promuovere degli spot per convincere la gente a votare appunto "no" al referendum.
Nel film dunque non c'e' alcun background storico dell'evento che porto' al referendum, delle pressioni internazionali da parte degli paesi e nemmeno c'e' il background della dittatura di Pinochet, tra le piu' feroci della storia contemporanea.
[+]
"No" si preannuncia come un film di stampo e natura nettamente politica, ma in realtà non lo è. Chi si aspetta di vedere un film sugli ultimi giorni prima della caduta del regime di Pinochet resterà forse deluso. Perche' in effetti la pellicola si concentra solamente su un piccolo gruppo di pubblicitari capitanati dal anticomformista Renee Saavedra che hanno come compito quello di filmare e promuovere degli spot per convincere la gente a votare appunto "no" al referendum.
Nel film dunque non c'e' alcun background storico dell'evento che porto' al referendum, delle pressioni internazionali da parte degli paesi e nemmeno c'e' il background della dittatura di Pinochet, tra le piu' feroci della storia contemporanea. Il tutto viene liquidato nel giro di poche righe iniziali, che servono da prefazione al film.
Insomma, lo spunto estremamente interessante del periodo antecedente alla caduta e alla sconfitta politica della dittatura cilena sembra quasi essere messo da parte, e servire solo da filo conduttore dei vari spot a favore del "no" che il team di pubblicitari deve comporre. Una campagna pubblicitaria continua, ecco l'ingrediente sul quale si sorregge l'intera pellicola di Larrain, gran parte della quale la si segue esattamente attraverso la televisione, proprio come se anche noi non fossimo spettatori di un film ma consumatori televisivi di una carrellata di spot alla americana. Per chi poi, come me, odia seguire gli spot per tele, allora l'impresa di arrivare a termine di questo film sara' veramente ardua.
La sceneggiatura, come da copione e' piatta e la trama e' praticamente inesistente, consiste solamente nel seguire le vicende di questo gruppo di pubblicitari anti-regime e delle strategie che usano per rendere i loro spot "No" gradevoli e accessibili alle masse di consumatori-politici (tanto per coniare un nuovo termine, dato che anche la politica, sotto certi aspetti puo' essere considerata un prodotto commerciale). Dunque, gli spot non si concentrano sulla sovraesposizione di immagini di violenza, o testimonianze di gente che ha subito (perdite dei propri cari o che ha vissuto sulla propria pelle le torture). La strategia usata e' esattamente quella per pubblicizzare prodotti commerciali (tali la CocaCola) ovvero si punta su colori, allegria, feste, musica, danza e arcobaleni...insomma qualsiasi cosa che possa simboleggiare il futuro prosperoso e migliore che verra' se il popolo cileno decide di dire no alla dittatura. Anche il motivo musicale scelto (che funziona da vero e proprio leit-motiv durante tutta la durata del film, tanto da provocare la nausea) dai supportatori del No, e' un allegro motivo che recita "Cile, la alegria ya viene!"
Tutto il lato oscuro della dittatura di Pinochet, viene pero' messa al bando dal film, anche le minaccie e intimidazioni che subiscono i membri del "No" vengono proposte in scene di poco risalto e assolutamente non incisive (l'intrusione nella casa di Renee, la chiamata a notte fonda etc.). Tutto il contrasto sociale, le contestazioni, le manifestazioni e tutti i diverbi politici sono tematiche che vengono lasciate al di fuori di questo film. Esistono solo deboli accenni della violenza e della censura e il tutto viene visto attraverso spezzoni di questi estenuanti spot pubblicitati pro-NO e anti-Pinochet.
In poche parole il film manca di originalita' ed e' questo il principale motivo per cui risulta monotono e noioso nella sua lunghezza di 118 min. Il film non riesce nemmeno a coinvolgere gli spettatori o tener vivo il loro interesse perche' non esiste una vera vicenda da seguire e che ci faccia appassionare, se non appunto seguire le strategie per creare e filmare gli spot del "No".
Altro elemento negativo del film sta nel trasmettere il messaggio che la TV e' un mezzo talmente potente da poter convincere un intero popolo (o comunque la maggior parte di questo) ad esprimere il proprio "no", dunque opporsi alla dittatura, solo e solamente grazie a degli spot televisivi (!!). Il messaggio dunque sottostante (o subliminale) che recepisce lo spettatore attento e' quello di un popolo manovrato dalla TV e quindi dai Media. In altre parole, e' sottinteso il concetto che la TV riesce efficaciemente nell'impresa del lavaggio del cervello anche a livello di un'intera nazione, che riesce a manipolare e pilotare le scelte, comprese quelle politiche, degli individui.
La scelta dei cileni di votare "no" stando solo agli spot che ci vengono propinati (in heavy rotation) non giustificano la scelta. Uno spettatore X che andra' a vedere questo film non conoscendo la storia di dittatura di Pinochet non giustifichera' la scelta finale del popolo al referendum.
Regia e recitazione (eccetto gli spot) mediocre, anche Bernal e' sottotono purche' debba sorreggere praticamente l'intero film da solo. La fotografia e' fedele ai colori e costumi dell'epoca (fine ani '80). La colonna sonora e' costituita praticamente dal leit-motiv L'alegria Ya Viene (ed e' abbastanza irritante da ascoltare ripetutivamente).
In conclusione, credo che qualsiasi spettatore esca dalla sala abbastanza (se non completamente) deluso e che questo e' uno di quei film i quali non trasmettono e non lasciano alcun segno nella mente di quest'ultimo. Lo spunto e' interessante, perche' riguarda la storia contemporanea, ma non viene sfruttato adeguatamente. Poteva essere un gran film invece e' un opera riuscita solo a meta'.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a ashtray_bliss »
[ - ] lascia un commento a ashtray_bliss »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
giuliacanova
|
lunedì 4 febbraio 2013
|
il riscatto cileno da un'angolazione inedita
|
|
|
|
Bel film! E' uno dei candidati all'Oscar come miglior film straniero. Il mio papabile resta "Amour" di Haneke, però devo dire che questo film è la rappresentazione di una pagina di storia cilena da una angolazione molto originale. Ho letto che è stato girato con tecniche e pellicole in uso all'epoca e questo fa si che la fotografia ha una sorprendente continuità con quella degli spezzoni originali di quegli anni disseminati nel film, tanto che in certi momenti si confondono.
Io non ricordavo che nel 1988 fu indetto in Cile un referendum finalizzato a leggittimare la presidenza di Pinochet nella piazza internazionale, e che nonostante il governo avesse tutti i mezzi per indirizzarlo a suo favore le cose andarono diversamente, e questo grazie anche alla campagna televisiva messa in atto per il "NO" che poteva disporre di una striscia di 15 minuti quotidiani contrapposta a quella del "SI".
[+]
Bel film! E' uno dei candidati all'Oscar come miglior film straniero. Il mio papabile resta "Amour" di Haneke, però devo dire che questo film è la rappresentazione di una pagina di storia cilena da una angolazione molto originale. Ho letto che è stato girato con tecniche e pellicole in uso all'epoca e questo fa si che la fotografia ha una sorprendente continuità con quella degli spezzoni originali di quegli anni disseminati nel film, tanto che in certi momenti si confondono.
Io non ricordavo che nel 1988 fu indetto in Cile un referendum finalizzato a leggittimare la presidenza di Pinochet nella piazza internazionale, e che nonostante il governo avesse tutti i mezzi per indirizzarlo a suo favore le cose andarono diversamente, e questo grazie anche alla campagna televisiva messa in atto per il "NO" che poteva disporre di una striscia di 15 minuti quotidiani contrapposta a quella del "SI". il film racconta proprio questo, e il lavoro del pubblicitario Renè che si batte per non far leva sulle note del dolore che aveva seminato il dittatore ma sulla speranza e positività del popolo cileno, usando un linguaggio visivo non diverso da quello che si basa sulle tecniche di persuasione per un prodotto che si vuole vendere. Il jingle scanzonato dello spot"...Cile, l'allegria sta arrivando" provocò l'ilarità del comitato per il SI ma, come poi ci ricorda in chiusura il film, quella dittatura fu sconfitta proprio da quella allegria e senza spargimento di sangue. Un premio già vinto a Cannes e meritato. Una curiosità: sono andata a cercare in rete per verificare se gli spot sono gli originali...si lo sono!
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a giuliacanova »
[ - ] lascia un commento a giuliacanova »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
ashtray_bliss
|
domenica 3 febbraio 2013
|
dire no alla dittatura ma si al marketing tv.
|
|
|
|
"No" si preannuncia come un film di stampo e natura nettamente politica, ma in realtà non lo è. Chi si aspetta di vedere un film sugli ultimi giorni prima della caduta del regime di Pinochet resterà forse deluso. Perche' in effetti la pellicola si concentra solamente su un piccolo gruppo di pubblicitari capitanati dal anticomformista Renee Saavedra che hanno come compito quello di filmare e promuovere degli spot per convincere la gente a votare appunto "no" al referendum.
Nel film dunque non c'e' alcun background storico dell'evento che porto' al referendum, delle pressioni internazionali da parte degli paesi e nemmeno c'e' il background della dittatura di Pinochet, tra le piu' feroci della storia contemporanea.
[+]
"No" si preannuncia come un film di stampo e natura nettamente politica, ma in realtà non lo è. Chi si aspetta di vedere un film sugli ultimi giorni prima della caduta del regime di Pinochet resterà forse deluso. Perche' in effetti la pellicola si concentra solamente su un piccolo gruppo di pubblicitari capitanati dal anticomformista Renee Saavedra che hanno come compito quello di filmare e promuovere degli spot per convincere la gente a votare appunto "no" al referendum.
Nel film dunque non c'e' alcun background storico dell'evento che porto' al referendum, delle pressioni internazionali da parte degli paesi e nemmeno c'e' il background della dittatura di Pinochet, tra le piu' feroci della storia contemporanea. Il tutto viene liquidato nel giro di poche righe iniziali, che servono da prefazione al film.
Insomma, lo spunto estremamente interessante del periodo antecedente alla caduta e alla sconfitta politica della dittatura cilena sembra quasi essere messo da parte, e servire solo da filo conduttore dei vari spot a favore del "no" che il team di pubblicitari deve comporre. Una campagna pubblicitaria continua, ecco l'ingrediente sul quale si sorregge l'intera pellicola di Larrain, gran parte della quale la si segue esattamente attraverso la televisione, proprio come se anche noi non fossimo spettatori di un film ma consumatori televisivi di una carrellata di spot alla americana. Per chi poi, come me, odia seguire gli spot per tele, allora l'impresa di arrivare a termine di questo film sara' veramente ardua.
La sceneggiatura, come da copione e' piatta e la trama e' praticamente inesistente, consiste solamente nel seguire le vicende di questo gruppo di pubblicitari anti-regime e delle strategie che usano per rendere i loro spot "No" gradevoli e accessibili alle masse di consumatori-politici (tanto per coniare un nuovo termine, dato che anche la politica, sotto certi aspetti puo' essere considerata un prodotto commerciale). Dunque, gli spot non si concentrano sulla sovraesposizione di immagini di violenza, o testimonianze di gente che ha subito (perdite dei propri cari o che ha vissuto sulla propria pelle le torture). La strategia usata e' esattamente quella per pubblicizzare prodotti commerciali (tali la CocaCola) ovvero si punta su colori, allegria, feste, musica, danza e arcobaleni...insomma qualsiasi cosa che possa simboleggiare il futuro prosperoso e migliore che verra' se il popolo cileno decide di dire no alla dittatura. Anche il motivo musicale scelto (che funziona da vero e proprio leit-motiv durante tutta la durata del film, tanto da provocare la nausea) dai supportatori del No, e' un allegro motivo che recita "Cile, la alegria ya viene!"
Tutto il lato oscuro della dittatura di Pinochet, viene pero' messa al bando dal film, anche le minaccie e intimidazioni che subiscono i membri del "No" vengono proposte in scene di poco risalto e assolutamente non incisive (l'intrusione nella casa di Renee, la chiamata a notte fonda etc.). Tutto il contrasto sociale, le contestazioni, le manifestazioni e tutti i diverbi politici sono tematiche che vengono lasciate al di fuori di questo film. Esistono solo deboli accenni della violenza e della censura e il tutto viene visto attraverso spezzoni di questi estenuanti spot pubblicitati pro-NO e anti-Pinochet.
In poche parole il film manca di originalita' ed e' questo il principale motivo per cui risulta monotono e noioso nella sua lunghezza di 118 min. Il film non riesce nemmeno a coinvolgere gli spettatori o tener vivo il loro interesse perche' non esiste una vera vicenda da seguire e che ci faccia appassionare, se non appunto seguire le strategie per creare e filmare gli spot del "No".
Altro elemento negativo del film sta nel trasmettere il messaggio che la TV e' un mezzo talmente potente da poter convincere un intero popolo (o comunque la maggior parte di questo) ad esprimere il proprio "no", dunque opporsi alla dittatura, solo e solamente grazie a degli spot televisivi (!!). Il messaggio dunque sottostante (o subliminale) che recepisce lo spettatore attento e' quello di un popolo manovrato dalla TV e quindi dai Media. In altre parole, e' sottinteso il concetto che la TV riesce efficaciemente nell'impresa del lavaggio del cervello anche a livello di un'intera nazione, che riesce a manipolare e pilotare le scelte, comprese quelle politiche, degli individui.
La scelta dei cileni di votare "no" stando solo agli spot che ci vengono propinati (in heavy rotation) non giustificano la scelta. Uno spettatore X che andra' a vedere questo film non conoscendo la storia di dittatura di Pinochet non giustifichera' la scelta finale del popolo al referendum.
Regia e recitazione (eccetto gli spot) mediocre, anche Bernal e' sottotono purche' debba sorreggere praticamente l'intero film da solo. La fotografia e' fedele ai colori e costumi dell'epoca (fine ani '80). La colonna sonora e' costituita praticamente dal leit-motiv L'alegria Ya Viene (ed e' abbastanza irritante da ascoltare ripetutivamente).
In conclusione, credo che qualsiasi spettatore esca dalla sala abbastanza (se non completamente) deluso e che questo e' uno di quei film i quali non trasmettono e non lasciano alcun segno nella mente di quest'ultimo. Lo spunto e' interessante, perche' riguarda la storia contemporanea, ma non viene sfruttato adeguatamente. Poteva essere un gran film invece e' un opera riuscita solo a meta'.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a ashtray_bliss »
[ - ] lascia un commento a ashtray_bliss »
|
|
d'accordo? |
|
|
|