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atalante
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lunedì 3 giugno 2013
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da guardare dopo "argo"
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Dopo "Argo", "No" è l'altra sceneggiatura dell'anno a leggere la realtà politica attraverso i segni della rappresentazione mediatica. Fotografia di Sergio Armstrong e regia di Pablo Larraín vi aderiscono al punto tale da confondersi coi molti documenti originali al servizio di un testo equilibrato nell'illustrare le motivazioni di tutte le parti in campo, ma senza sacrificare troppo il ritmo. E poi, si sa, per noi italiani, certe campagne elettorali coi sorrisi stampati e la retorica dei demagoghi sciorinata per bene sono più inquietanti che mai.
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pensierocivile
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venerdì 24 maggio 2013
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spot di vita quotidiana sotto dittatura
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Il primo confronto insospettisce, ma presto si è costretti a cedere. Insospettisce lo stile retrò, la fotografia calibratissima, la regia stilisticamente perfetta nel disegno della scena da ricondurre nel tempo; un sospetto di predominanaza estetica che cede alla storia, al racconto, ma una scelta che si rivela azzecatissima nell'utilizzo degli spot originali colmi di forza "storica" che, nel mix di reltà e finzione creato da Larrain, legano il cinema al reale senza far schiacciare la finzione dal sentimento. La vittoria del No al referendum che coinvolse Pinochet si salda indissolubilmente alla comunicazione e dunque all'estetica, il percorso di liberazione dalla dittatura viene seguito accompagnando la campagna pubblicitaria del No, le intuizioni del suo creatore, la comunicazione rivoluzionaria.
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Il primo confronto insospettisce, ma presto si è costretti a cedere. Insospettisce lo stile retrò, la fotografia calibratissima, la regia stilisticamente perfetta nel disegno della scena da ricondurre nel tempo; un sospetto di predominanaza estetica che cede alla storia, al racconto, ma una scelta che si rivela azzecatissima nell'utilizzo degli spot originali colmi di forza "storica" che, nel mix di reltà e finzione creato da Larrain, legano il cinema al reale senza far schiacciare la finzione dal sentimento. La vittoria del No al referendum che coinvolse Pinochet si salda indissolubilmente alla comunicazione e dunque all'estetica, il percorso di liberazione dalla dittatura viene seguito accompagnando la campagna pubblicitaria del No, le intuizioni del suo creatore, la comunicazione rivoluzionaria. La vera ricchezza del film è però tutta nei contrasti: proporre al popolo un "quasi" ritorno al passato rigettato, un pubblicitario "capitalista", che fa soldi grazie alle politiche di Pinochet che si occupa di una campagna sostenuta dai comunisti o "socialisti" senza fare una scelta di campo, ma solo di libertà. Larrain adorna la campagna elettorale con sprazzi, "spot" di episodi di vita quotidiana sotto dittatura: le incursioni delle forze dell'ordine, la corruzione del potere, le minacce, travolgendo anche la vita privata del protagonista, legato alla madre di suo figlio, costretto, per sicurezza ad affidarglielo in una mattina, a consegnarglielo, mentre alle spalle compare un nuovo compagno con la maglietta del No. Ottimo, in tutte le sfaccettature Gael Garcia Bernal.
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fabiofeli
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giovedì 23 maggio 2013
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la libertà dalla dittatura è un allegro no
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No - I giorni dell’arcobaleno di Pablo Larrain
Nel 1988 Pinochet, dittatore del Cile da 15 anni, autore del golpe contro Allende, è screditato presso i fautori USA, che avevano dato il via libera e favorito il colpo di stato. Per continuare a restare al vertice di un Cile antiquato e arrancante in economia il truce golpista del 1973 è costretto ad indire un referendum la posta in gioco del quale è la permanenza del generale al comando del paese per altri otto anni. Organizzatore della campagna elettorale per il Sì a Pinochet è Lucho Guzmàn (Alfredo Castro); questi contatta René Saavedra (Gael Garcia-Bernal), pubblicitario e regista di telenovelas, cercando di reclutarlo nella campagna favorevole al generale.
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No - I giorni dell’arcobaleno di Pablo Larrain
Nel 1988 Pinochet, dittatore del Cile da 15 anni, autore del golpe contro Allende, è screditato presso i fautori USA, che avevano dato il via libera e favorito il colpo di stato. Per continuare a restare al vertice di un Cile antiquato e arrancante in economia il truce golpista del 1973 è costretto ad indire un referendum la posta in gioco del quale è la permanenza del generale al comando del paese per altri otto anni. Organizzatore della campagna elettorale per il Sì a Pinochet è Lucho Guzmàn (Alfredo Castro); questi contatta René Saavedra (Gael Garcia-Bernal), pubblicitario e regista di telenovelas, cercando di reclutarlo nella campagna favorevole al generale. Ma René rifiuta e accetta invece di legarsi allo scalcinato fronte per il No, che mostra tutti i limiti di organizzazione, di interpretazione della realtà del paese e di comunicazione di una sinistra ancora disarticolata. Manca appena un mese alla scadenza referendaria e René deve lottare per imporre il suo stile ed il suo punto di vista sulla comunicazione: boccia tutto il materiale già prodotto, non falso, certo, ma ideologico e funereo, e inserisce invece la promessa di allegria e di cambiamento positivo nel messaggio elettorale per il No. ‘Vendere’ il cambiamento è come convincere un consumatore all’acquisto di una lavatrice o di uno shampoo per capelli: l’ottimismo (spesso) ingiustificato degli spot pubblicitari convince più facilmente il 'target', che non si interroga più di tanto sulla bontà del prodotto, se questo viene presentato in modo convincente. E riguardo alla comunicazione ed alla pubblicità televisiva e non della politica nostrana si potrebbero scrivere – ahinoi - interi trattati sociologici. Il fronte del Sì, invece, sbaglia tutto: manda messaggi ideologici, cerca di resuscitare la paura del “comunismo”, che altro non è ormai che una semplice proposta democratica. L’esito della battaglia è scontato, anche perché gli USA hanno cambiato cavallo e puntano sul democristiano Aylwin, inseritosi nel fronte del No. René può tornare a filmare sciocche telenovelas.
Il film di Larrain conclude la trilogia sul Cile, aperta con Tony Manero e Post mortem (con protagonista lo stesso Alfredo Castro) e dirige gli attori con mano “televisiva”: i filmati d’epoca si mescolano alle immagini del film con identica fattura, non eccelsa ma indubbiamente efficace. Larrain può contare, oltre che sull’espressivo Castro, sul volto noto di Garcia-Bernal (già impegnato giovanissimo in Amores perros di Inarritu, nella figura di Che Guevara ne i Diari della motocicletta di Walter Salles e infine protagonista ne La mala educacciòn di Almodòvar). Il terzo film della trilogia cilena non è all’altezza del rigore degli altri due, ma è comunque un discreto film che fa riflettere molto sulla amara realtà di oggi: il No alla nuda ideologia si mescola e si rafforza con il No pubblicitario, cantato e ballato mentre si fa lo shampoo…
Valutazione ***
FabioFeli
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gabriele marolda
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martedì 21 maggio 2013
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la tv nella vita di un paese
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Dopo 15 anni di feroce dittatura sul popolo cileno nel 1988 Augusto Pinochet, nel tentativo di guadagnare consenso al proprio regime, accetta di sottoporre a referendum popolare la conferma del proprio incarico di Presidente, titolo che si era attribuito a seguito del golpe ai danni di Salvator Allende e del suo governo democratico.
Il film di Pablo Larrain ricostruisce con l'uso di documenti d'archivio che fonde in modo mirabile con la finzione cinematografica i giorni difficili della campagna del no, che l'opposizione è autorizzata a condurre utilizzando uno spazio di quindici minuti giornalieri a tarda sera.
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Dopo 15 anni di feroce dittatura sul popolo cileno nel 1988 Augusto Pinochet, nel tentativo di guadagnare consenso al proprio regime, accetta di sottoporre a referendum popolare la conferma del proprio incarico di Presidente, titolo che si era attribuito a seguito del golpe ai danni di Salvator Allende e del suo governo democratico.
Il film di Pablo Larrain ricostruisce con l'uso di documenti d'archivio che fonde in modo mirabile con la finzione cinematografica i giorni difficili della campagna del no, che l'opposizione è autorizzata a condurre utilizzando uno spazio di quindici minuti giornalieri a tarda sera.
I dissidenti si accorgono presto che l'impresa è pressoché disperata, considerato lo spazio a disposizione del regime, e decidono di affidarne la conduzione ad un pubblicitario commerciale, tale René Saavedra, realizzatore di successo di spot televisivi e di telenovelas.
Scandalizzando i più estremisti, i quali sostengono che dare cruda evidenza ai terribili misfatti della dittatura è la sola via per fare vincere l'opposizione, il nostro protagonista riesce ad imporre la propria idea che non tanto l'esibizione, pur non trascurata, della soppressione dei più elementari diritti umani, quanto della gioia che la liberazione dalla tirannia, della riconquista della libertà, avrebbe fatto breccia in un elettorato altrimenti propenso all'astensione.
Poco a poco, la campagna del no guadagna le simpatie di sempre più vasti strati della popolazione, che osa finalmente sfidare la repressione poliziesca a comizi naturalmente non autorizzati, facendo rinascere la speranza di un domani libero dal giogo della tirannia.
Lo spettatore si ritrova immerso in una pagina della storia recente del Cile, attraverso una narrazione fedele dei fatti, mettendo in evidenza come sia grande il potere dei mezzi di comunicazione, e prima tra tutti la televisione, nell'orientare un popolo verso una soluzione politica che ne determina la vita stessa.
Pare che in Italia questa pellicola non abbia avuto, almeno finora, grande successo, nonostante la critica più esigente l'abbia trovato di elevato livello. Io credo che Larrain abbia realizzato un'opera che rende omaggio alle tante vittime della dittatura, non solo cilena, ma di tutti i paesi che hanno avuto la sfortuna di subirla, e che sia riuscito a farlo senza calcare la mano sulle atrocità che tutti sappiamo sono state commesse in queste circostanze, ma con efficacia e realismo.
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filippo catani
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martedì 21 maggio 2013
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l'allegria malinconica che sconfisse il regime
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Cile 1988. Dopo 15 anni di dittatura sanguinaria, il generale Pinochet è costretto ad indire un plebiscito sulla sua persona e sulla nuova costituzione a seguito delle fortissime pressioni della comunità internazionale. La campagna del no decide di affidarsi ad un giovane ed esuberante pubblicitario.
Quindici minuti al giorno era il tempo destinato al regime per la campagna del no e perdipiù a notte fonda. Effettivamente anche il sì aveva a disposizione quindici minuti ma ovviamente nella fascia di maggiore ascolto e all'interno di un palinsesto ovviamente asservito al regime. Come era possibile trionfare in un referendum indetto da Pinochet allo scopo di vincere in carrozza? E' forse questo uno dei momenti più toccanti di questo splendido film di Larrain.
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Cile 1988. Dopo 15 anni di dittatura sanguinaria, il generale Pinochet è costretto ad indire un plebiscito sulla sua persona e sulla nuova costituzione a seguito delle fortissime pressioni della comunità internazionale. La campagna del no decide di affidarsi ad un giovane ed esuberante pubblicitario.
Quindici minuti al giorno era il tempo destinato al regime per la campagna del no e perdipiù a notte fonda. Effettivamente anche il sì aveva a disposizione quindici minuti ma ovviamente nella fascia di maggiore ascolto e all'interno di un palinsesto ovviamente asservito al regime. Come era possibile trionfare in un referendum indetto da Pinochet allo scopo di vincere in carrozza? E' forse questo uno dei momenti più toccanti di questo splendido film di Larrain. Il dibattito è fra chi vuole usare il tempo a disposizione per fare parlare coloro che sono stati testimoni delle terribili torture e crimini perpetuati dal regime e il giovane pubblicitario che, da esperto del settore, cerca di convincere i suoi committenti ad investire su un'eresia: l'allegria. Spot simpatici e ben calibrati, l'arcobaleno come simbolo di speranza e dell'unione dei partiti che si opponevano al generale e un motivetto musicale adatto per la campagna e che la gente potesse tranquillamente fischiettare. Visto l'inaspettato successo che la campagna referendaria inizia a riscuotere fin da subito, il regime risponde con le sue solite armi: telefonate anonime, intimidazioni e sgomberi violenti della folla. Il tutto mentre il giovane pubblicitario (un Bernal in grande spolvero) si divide tra la sua compagnia con il proprietario filo-regime, lo skate con cui si reca al lavoro e il figlio avuto con una donna di cui è ancora innamorato nonostante lei abbia un altro. Un film forte, non banale e arricchito con interessante materiale d'archivio che ricostruisce l'epilogo del tragico regime di Pinochet che lasciò ufficialmente il potere nel '90 rimanendo capo delle forze armate e poi divenuto senatore a vita con immunità. Rimane scolpita negli occhi di tutti l'immagine di Pinochet una volta tornato in patria dopo gli arresti londinesi che accennò ad alzarsi una volta sceso dall'aereo come estrema ed ultima sfida alla comunità internazionale che, con gli USA in pole position, lo avevano aiutato a raggiungere il potere contro il presidente Allende leggitimamente eletto (e anche la visita di Giovanni Paolo II fu davvero inopportuna). Lo stadio nazionale diventato sede di interrogatori e torture, esecuzioni sommarie e tutto in nome dell'anticomunismo perchè come ebbe a dire Kissinger all'indomani della vittoria di Allende "Non vedo perchè dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo". Il quale nel 1988 ripristinò la sua sovranità.
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renato volpone
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domenica 19 maggio 2013
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la potenza mediatica
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Sono passati 25 anni dal referendum che ha decretato in Cile l'abbandono del potere da parte di Pinochet ed ecco un film che racconta le dinamiche di quella campagna elettorale sia dalla parte del NO, che dalla parte del SI. Il film, girato con immagini leggermente sfuocate per dare la sensazione di un tempo all'imperfetto, è un interessante documento sulle dinamiche della comunicazione e della manipolazione delle masse attraverso media e pubblicità. Manifesto di una rivoluzione pacifista, non calcando mai la mano sulla violenza, offre interessanti spunti di meditazione sull'evoluzione del modo di fare politica, sulla difficoltà dei partiti politici di conciliare le vecchie idee con le nuove modalità del comunicare.
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Sono passati 25 anni dal referendum che ha decretato in Cile l'abbandono del potere da parte di Pinochet ed ecco un film che racconta le dinamiche di quella campagna elettorale sia dalla parte del NO, che dalla parte del SI. Il film, girato con immagini leggermente sfuocate per dare la sensazione di un tempo all'imperfetto, è un interessante documento sulle dinamiche della comunicazione e della manipolazione delle masse attraverso media e pubblicità. Manifesto di una rivoluzione pacifista, non calcando mai la mano sulla violenza, offre interessanti spunti di meditazione sull'evoluzione del modo di fare politica, sulla difficoltà dei partiti politici di conciliare le vecchie idee con le nuove modalità del comunicare. Specchio della situazione politica attuale di molti paesi occidentali, di moti spontanei di rivoluzione con attacchi e repressioni mediatici. Ben recitato, anche se a tratti melenso, è un film interessante e godibilissimo.
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enzo70
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domenica 19 maggio 2013
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film originale per un no alle dittature
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Nel 1988 Pinochet fu costretto ad indire un referendum per ottenere il sostegno al suo Governo. Il Cile, quindi, fu chiamato ad esprimersi per un si, a favore del dittatore, o per un no, il che significava un nuovo corso politico. Al fronte del no furono concessi quindici minuti di comunicazione in tv, in una par condicio di natura sudamericana; e si, perché lo stesso tempo era, sulla carta, concesso alla comunicazione politica del dittatore. Ed il film diretto dall’ottimo Pablo Larrain racconta i giorni che condussero al termine della dittatura del generale cileno dal lato di un giovane creativo pubblicitario interpretato alla grande da Gael Garcia Benal, il Che nello splendido "i diari della motocicletta".
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Nel 1988 Pinochet fu costretto ad indire un referendum per ottenere il sostegno al suo Governo. Il Cile, quindi, fu chiamato ad esprimersi per un si, a favore del dittatore, o per un no, il che significava un nuovo corso politico. Al fronte del no furono concessi quindici minuti di comunicazione in tv, in una par condicio di natura sudamericana; e si, perché lo stesso tempo era, sulla carta, concesso alla comunicazione politica del dittatore. Ed il film diretto dall’ottimo Pablo Larrain racconta i giorni che condussero al termine della dittatura del generale cileno dal lato di un giovane creativo pubblicitario interpretato alla grande da Gael Garcia Benal, il Che nello splendido "i diari della motocicletta". Il risultato è un film davvero originale che inneggia alla libertà in nome dell’allegria, senza i soliti lunghissimi sofismi sulle democrazie. Perché il messaggio vincente per abbattere il dittatore non sono le denuncie, ma il racconto del mondo che sarebbe se ci fosse maggiore libertà. Ed occorre tener conto che il popolo cileno con Pinochet perse gran parte dei diritti civili ma visse periodi di relativo benessere in un’epoca in cui tutto il Sudamerica era duramente affetto da problemi di sopravvivenza. E l’approccio di Larrain è originale in quanto va oltre i consueti luoghi comuni, facendo emergere in maniera indiretta i disastri della dittatura. Ma facendoli raccontare ad un rampante pubblicitario di successo che utilizza i sistemi della pubblicità per fare una nuova comunicazione politica vincente.
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diomede917
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venerdì 17 maggio 2013
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la forza dell'allegria
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Nonostante la pigrizia (o furbizia) di alcuni distributori “La festa del cinema” ci ha liberato dai magazzini un piccolo gioiello premiato nella sezione Quinzane des realisateurs di Cannes 2012 e candidato all’Oscar come miglor film straniero.
Con No-I giorni dell’arcobaleno il regista Pablo Larrain conclude la sua triologia sulla dittatura di Pinochet vista dal basso portandola dai chiaroscuri di Tony Manero e di Post Mortem al multicolore che ha segnato la fine di un periodo molto doloroso non solo della storia cilena ma anche della Storia Contemporanea Mondiale.
Il film mette al centro la pagina finale del periodo di Augusto Pinochet che , di fronte alle pressioni internazionali, indisse un referendum nel 1988 sulla sua presidenza.
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Nonostante la pigrizia (o furbizia) di alcuni distributori “La festa del cinema” ci ha liberato dai magazzini un piccolo gioiello premiato nella sezione Quinzane des realisateurs di Cannes 2012 e candidato all’Oscar come miglor film straniero.
Con No-I giorni dell’arcobaleno il regista Pablo Larrain conclude la sua triologia sulla dittatura di Pinochet vista dal basso portandola dai chiaroscuri di Tony Manero e di Post Mortem al multicolore che ha segnato la fine di un periodo molto doloroso non solo della storia cilena ma anche della Storia Contemporanea Mondiale.
Il film mette al centro la pagina finale del periodo di Augusto Pinochet che , di fronte alle pressioni internazionali, indisse un referendum nel 1988 sulla sua presidenza. I leader dell'opposizione convincono un pubblicitario giovane e sfrontato, René Saavedra, a guidare la loro campagna. E grazie una campagna solare e accattivante riescono a sovvertire un risultato quasi scontato (anche da temibili brogli) liberando il Cile dall’oppressione.
Ammetto che questa è una pagina di Storia che non conoscevo e che ho apprezzato tantissimo.
L’idea di combattere con l’allegria le barbarie di una dittatura fu una scelta azzardata e fortemente provocatoria, Larrain è bravissimo a raccontare passo passo tutte le dinamiche di questa insperata vittoria utilizzando cineprese dell’epoca per le riprese……contestualizzando così anche lo spettatore del 2000 e condividendo con lui le atrocità del tempo.
La dittatura di Pinochet è tangente in tutto lo svolgimento del film, dalle immagini della prima campagna pubblicitaria con tutti i numeri del terrore alle pressioni dell’esercito nei confronti del pubblicitario fino alle botte alla sua ex-moglie fervente attivista dell’opposizione.
L ’intento del regista è focalizzare tutto sulla forza della campagna pubblicitaria, su quanto siano importanti i contenuti ma soprattutto quanto sia importante saperli vendere……creare una canzone in stile “We are the world” da fare entrare nella testa delle persone, creare una serie infinita di spot spiritosi dove il NO deve essere evidenziato, inventarsi un logo con tutti i colori dell’arcobaleno che rappresentino ogni forza dell’opposizione.
A dare una mano a Larrain c’è un cast tutto in parte……con una sfida tra il suo attore feticcio Alfredo Castro capo della campagna del regime e il giovane Gael Garcia Bernal tutta da gustare e vedere.
Nonostante sia ambientato negli anni 80 questo film e questa tematica è fortemente attuale e sentita……e non è un caso che la sala gremita al termine del film abbia detto che sarebbe servito un René Saavedra al PD…..e questo la dice lunga sul nuovo modo di fare politica.
Voto 8
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dodix2013
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lunedì 13 maggio 2013
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bel film
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Non mi sentirei di definirlo un capolavoro, forse non rimarrà negli annali della storia del cinema, tuttavia é decisamente un bel film che fa piacere vedere.
Bella la fotografia retrò, bravi gli attori in particolare il protagonista, forse un po' lento in alcuni passaggi; tuttavia ha il pregio di rappresentare, dall'interno, la situazione della società cilena dell'epoca sulla quale la storia non ha forse ancora detto tutto.
Aiuta anche a fare una riflessione sul potere persuasivo della televisione.
Noi in Italia, con 5 canali in mano a berlusconi (notare la "b" minuscola) abbiamo esperienza in merito. Certo, al "cavaliere" non possiamo imputare assassinii e desaparecidos ma non possiamo negare che da 20 anni stia cercando di assassinare la cultura, la scuola, la verità e la democrazia in Italia.
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Non mi sentirei di definirlo un capolavoro, forse non rimarrà negli annali della storia del cinema, tuttavia é decisamente un bel film che fa piacere vedere.
Bella la fotografia retrò, bravi gli attori in particolare il protagonista, forse un po' lento in alcuni passaggi; tuttavia ha il pregio di rappresentare, dall'interno, la situazione della società cilena dell'epoca sulla quale la storia non ha forse ancora detto tutto.
Aiuta anche a fare una riflessione sul potere persuasivo della televisione.
Noi in Italia, con 5 canali in mano a berlusconi (notare la "b" minuscola) abbiamo esperienza in merito. Certo, al "cavaliere" non possiamo imputare assassinii e desaparecidos ma non possiamo negare che da 20 anni stia cercando di assassinare la cultura, la scuola, la verità e la democrazia in Italia.
E un sacco di gente continua a dargli il voto!
Incredibile!
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jaylee
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lunedì 13 maggio 2013
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la pragmatica della comunicazione
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1988, il Cile si appresta attraverso un referendum a confermare o meno il regime del dittatore Augusto Pinochet dopo quindici anni di torture, uccisioni, desaparecidos, bugie, censura. il SI confermerebbe il regime, il NO indirebbe nuove elezioni.
Sembra comunque un'impresa, perchè all'opposizione è concessa solo una finestra per fare propaganda: 15 minuti ogni giorno per 27 giorni prima del fatidico 5 ottobre... Il regime ha le rimanenti 23 ore e 45 minuti.
Renè Saavedra (G. Garcia Bernal) è figlio di un esiliato, ed è un pubblicitario di successo nello studio di Lucho Guzman (A. Castro), che svolge consulenza per lo stesso ufficio di propaganda del regime... I giorni di Renè passano tra una campagna pubblicitaria per una bevanda ed una telenovela, e con suo figlio, avuto con un'attivista politica di sinistra, che si rifiuta di andare a vivere da lui.
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1988, il Cile si appresta attraverso un referendum a confermare o meno il regime del dittatore Augusto Pinochet dopo quindici anni di torture, uccisioni, desaparecidos, bugie, censura. il SI confermerebbe il regime, il NO indirebbe nuove elezioni.
Sembra comunque un'impresa, perchè all'opposizione è concessa solo una finestra per fare propaganda: 15 minuti ogni giorno per 27 giorni prima del fatidico 5 ottobre... Il regime ha le rimanenti 23 ore e 45 minuti.
Renè Saavedra (G. Garcia Bernal) è figlio di un esiliato, ed è un pubblicitario di successo nello studio di Lucho Guzman (A. Castro), che svolge consulenza per lo stesso ufficio di propaganda del regime... I giorni di Renè passano tra una campagna pubblicitaria per una bevanda ed una telenovela, e con suo figlio, avuto con un'attivista politica di sinistra, che si rifiuta di andare a vivere da lui. Non potrebbe essere più apolitico di così, contento del suo lavoro ben pagato, della sua casa, la sua auto, il suo microonde, i suoi trenini, la sua coscienza sprofondata in un oblio consumistico.
Un bel giorno, Josè Tomas Urrutia, leader (socialista) del fronte del No, decide di affidargli la campagna di propaganda... Inizialmente rifiuta, poi, forse anche per riconquistare la compagna (in tutti i sensi), accetta prima di dare qualche consulenza, poi piano piano ne diventa il vero e proprio direttore artistico; ne ribalta il mood, non più solo cupa denuncia, ma jingle, slogan, colori, loghi (occhio alla gag del mimo che viene inserito ovunque)... Introduce il concetto di vendita di un'idea che, per quanto nobile nel contenuto, necessita di essere comunicata nelle giuste forme. Prima incontra lo sbigottimento quasi etico del suo fronte, poi, grazie anche a Urrutia, riesce a far passare il concetto. Non esiste nessuna verità auto-evidente, neanche il sangue rimane indelebile nella memoria di chi non lo ha vissuto in prima persona. Così prima il regime affida la responsabilità a Guzman (che minaccia il suo collaboratore), poi René finisce con l'attirare le persecuzioni della polizia politica fino al grande giorno... il resto è storia.
La direzione asciutta di Pablo Larrain, autore del disturbante Tony Manero del 2008, unita alla sceneggiatura di Antonio Skarmeta, scrittore de Il Postino di Neruda, pur con qualche ripetizione di troppo, realizza una pellicola di rara intelligenza e finezza, nonché di crudo “sense-making” a proposito della politica, che è un prodotto come tutti, e solo quando si crea un’operazione di vero e proprio branding (identificazione emotiva positiva col e nel marchio), c’è possibilità che questa abbia successo. Inutile fare appello all’intelligenza delle persone. Lo aveva capito San Paolo duemila e rotti anni fa, lo hanno capito Berlusconi e Bush e fortunatamente Obama, non lo capisce quella Sinistra odierna che sbatte continuamente la propria superiorità morale in faccia agli elettori.
Straordinario il personaggio di Renè, che accetta la sfida non perché convinto politicamente, ma per ambizione, per soddisfare il suo bambino interno ribelle che gioca coi trenini (che dice sempre NO, ovviamente!), per riportare in casa la madre di suo figlio. Una volta vinto (ma sempre solo), tornerà a fare esattamente quello che faceva prima, con un successo in più nel suo carnet, sbandierato dalla sua stessa azienda (!), lo sguardo perso nei suoi obiettivi, ma privo di ideali veri e propri, la sua dedizione professionale micidiale quanto gelida. (www.versionekowalski.it)
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(di writer58)
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