Videocracy - Basta apparire

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Un film di Erik Gandini. Con Silvio Berlusconi, Fabrizio Corona, Lele Mora, Franco Nero Titolo originale Videocracy. Documentario, Ratings: Kids+13, durata 85 min. - Svezia 2009. - Fandango uscita venerdì 4 settembre 2009. MYMONETRO Videocracy - Basta apparire * * - - - valutazione media: 2,40 su 59 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   
clavius martedì 8 settembre 2009
amaro Valutazione 4 stelle su cinque
94%
No
6%

Certo in questo film non si scopre niente di nuovo, ma resta una fotografia imbarazzante del nostro paese. Deformata fin che si vuole, cerca comunque di sondare una delle cause che hanno trascinato l'Italia nel desolante vuoto culturale nel quale è immersa da almeno un ventennio. A tratti impietoso il documentario mette alla berlina comportamenti tra il ridicolo e l'orrido che contraddistinguono una fetta consistente degli italiani impegnati ad apparire, vogliosi di emergere senza competenze nè qualità. La televisione ridotta ad enorme circo Barnum dove al posto del numero della donna barbuta ci sta lo spogliarello di una casalinga meneghina mascherata. Si esce dalla visione un po' nauseati nell'osservare un universo (quello delle televisioni commerciali) sempre più autorefernziale, dove girano molti soldi in mano a gente che non sa fare nulla tranne che nutrirsi della popolarità che una società oramai priva di senso critico e gusto è disposta a concedere loro. [+]

[+] però (di francesco2)
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sassolino lunedì 21 settembre 2009
il punto più basso della civiltà Valutazione 4 stelle su cinque
89%
No
11%

Il più occultato dei film in concorso a Venezia, e già questo la dice lunga sui contenuti, è una lunga omelia funebre dell'italia dei valori, uno straniante documentario sull'ascesa della televisione, deus ex machina ultimo di una società di cartapesta, dominata da un manipolo di tre uomini (Lele Mora, Fabrizio Corona e il nostro innominato, tale Silvio). La narrazione off, espediente spesso geniale nella realizzazione di documentari, qui riesce davvero a disorientare; la voce di Erik Gandini, regista italo/svedese, è espressiva quanto un Dante nella divina commedia, col suo tono accerchiante ci costringe a prendere atto di una realtà ormai troppo radicata, troppo ammorbata (come avrebbe detto Samuel Jackson in pulp fiction) da non poterla più sovvertire. [+]

[+] anche tu? (di marezia)
[+] bravo! (e non sto scherzando) (di marezia)
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cheshirek4t domenica 6 settembre 2009
qualcosa di interessante Valutazione 4 stelle su cinque
81%
No
19%

Seppure a tratti può sembrare caotico e dispersivo, il documentario non manca di momenti particolarmente intensi. La sensazione, inizialmente, è quella di sapere già di cosa si parla, ed è dunque con poco stupore e con una certa sufficienza che ho visto la prima decina di minuti. La materia è tuttavia trattata in maniera particolare, e pian pianino si finisce per domandarsi se il saper già basti. Forse il documentario non fa altro che ripeterci cose che molti italiani già sanno, ma il tono e lo stile logico e narrativo rendono quelle consapevolezze improvvisamente assai più brucianti e profonde. In alcuni momenti mi è suonato in testa come un campanello d'allarme: "Ok, so, ma mi sono assuefatto a tutto ciò!" Secondo me, il merito del film è proprio qui, nella capacità di renderci più pesanti e più urgenti le problematiche che tratta. [+]

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g. romagna giovedì 18 febbraio 2010
videocracy Valutazione 3 stelle su cinque
74%
No
26%

L'ascesa mediatica e, conseguentemente, politica di S. Berlusconi filtrata dalle le figure di L. Mora, F. Corona, aspiranti veline ed aspiranti showmen televisivi. Il cambiamento di costume introdotto nella società dalla tv commerciale ed il culto più deteriore dell’immagine come base per la costruzione di un impero economico, politico e mediatico apparentemente inscalfibile. Il mercimonio del corpo femminile ridotto a carne da esposizione a servizio del maschio dominante. Sono questi gli argomenti trattati da Videocracy. Ha ragione chi scrive che per noi Italiani non c'è quasi nulla di nuovo sotto il sole e che questo lavoro, di produzione svedese, ha come destinatari principali gli spettatori di altri paesi che ancora non conoscono bene cosa sia l'Italia berlusconiana (anche se a volte sospetto che proprio all'estero, dove l'informazione - non certo linda e libera da servilismi, ben si intenda - non risente dell'operato della macchina berlusconiana, le persone siano meglio informate su Berlusconi di quanti qui gli concedono il voto); tuttavia, ritengo sia utile dedicarvi il poco tempo richiesto alla visione: vero, chi si avvicina ad un film del genere ha già ben in mente che cosa lo attenderà e, nella grande maggioranza dei casi, si può già prevedere cosa ne pensi, ma occorre anche considerare il fatto che alle bassezze illustrate da Gandini siamo abituati ad essere esposti in più o meno piccole pillole quotidiane cui, con l'andare del tempo, abbiamo fatto l'abitudine, sino al punto, perlomeno, di considerarle come realtà stabili del nostro tempo: qui invece non siamo chiamati ad ingerire poco per volta le piccole compresse della volgarità mediatico-sociale quotidiana, ma, come di fronte ad un'inarrestabile marea montante, ne siamo del tutto investiti quanto basta per prendere, almeno per un attimo, più organicamente coscienza della pervasività di questo fenomeno di decadimento di cui Berlusconi diviene cartina di tornasole. [+]

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aspirantefilmmaker mercoledì 9 settembre 2009
videocracy. non basta apparire. bisogna spiegare. Valutazione 3 stelle su cinque
65%
No
35%

Basta apparire. Il sottotitolo dice tutto. La cosa più importante è farsi vedere, mostrarsi davanti ad una telecamera, anche solo per un quarto d'ora e fare un mix tra Ricky Martin e il karate. Ma parliamoci chiaro: Videocracy non vuole svelare uno scandalo, Videocracy vuole semplicemente illustare una realtà nota da tempo da un punto di vista "esterno" (il regista è un bergamasco esule in Svezia), e cercare di capire come un esperimento televisivo registrato in un bar in cui le casalinghe si spogliavano per il piacere dei muratori sia riuscito a cambiare, in 30 anni, la mentalità di un intero paese. E forse è in questo secondo punto che il film risulta più debole. Per essere il più chiaro possible, il regista ha deciso di intrecciare la storia, che fa un pò da filo conduttore, di un giovane ventiseienne che aspira ad entrare nel mondo della televisione, con quelle di personaggi ben più noti, Fabrizio Corona per citarne uno, mostrando chiaramente il muro che separa questi due mondi. [+]

[+] quasi (di nongip)
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salvatore scaglia domenica 5 settembre 2010
potere al telecomando Valutazione 3 stelle su cinque
43%
No
57%

"Basta apparire": il sottotitolo è quasi più efficace di "Videocracy". Basta apparire, in una duplice accezione. Ormai è sufficiente l'aspetto esteriore per la propria affermazione: prestanza fisica e visi leccati per i maschi; e forme femminili pressochè perfette. Lo afferma lo stesso Corona: la gente guarda al personaggio, è irrilevante quel che dice. La forma dunque obnubila del tutto i contenuti. Ammesso che ci siano. Basta apparire, poi, in televisione: dove il frustrato operaio di periferia, che non ha successo con l'altro sesso, potrebbe ottenere soldi, fama e quindi orde di ragazze alla sua corte. "Videocracy" è un docu-film non solo sul potere della tv, ma sulla radicale trasformazione dell'Italia a partire dagli anni '80. [+]

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kildem martedì 22 febbraio 2011
se avete un cervello, gradirete questo film Valutazione 4 stelle su cinque
38%
No
63%

Un film documentario che dimostra come la televisione, i soldi, il potere, possano letteralmente distruggere l'essere umano, addirittura un'intera nazione.
Siete stufi di questa Italia pappona e burlona? Guardate Videocracy.
Un piccolo appunto personale tuttavia.

Se il problema fosse solo Berlusconi, morto lui saremmo liberi. Il problema è ANCHE Berlusconi, ma non solo.

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domiu.u venerdì 28 gennaio 2011
basta apparire Valutazione 3 stelle su cinque
38%
No
63%

Documentario molto interessante. Mostra la televisione italiana,una buona parte di essa è così, per quello che è: un misto di programmi decisamente scadenti e orripilanti, visti però da milioni di persone. Un misto di personaggi potenti che sono considerati dei grandi per un motivo a me, e penso a molti altri, ignoto. Personaggi come Lele Mora, che non si vergogna nemmeno di mostrare un video con tanto di musichetta e immagini fasciste e naziste e che è atteso da decine di persone per fare una foto. Personaggi come Fabrizio Corona, che si definisce il "Robin Hood" moderno,quello che però ruba ai ricchi per dare a sè stesso. Che riceve 10.000 euro per una serata in discoteca. Che si è preparato una bella strategia (la linea di magliette,il discorso appena uscito di prigione,le serate in dicoteca. [+]

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meromero mercoledì 16 settembre 2009
molto rumore per nulla Valutazione 2 stelle su cinque
39%
No
61%

Molto rumore per nulla. O quasi. L’atteso docu-film del regista trapiantato in Svezia Erik Gandini, addirittura censurati i trailer sia dalla Rai che da Mediaset, non realizza appieno le aspettative di un pubblico, cui era indirizzato, che già conosceva il 95% dell’argomento e che invece si aspettava di ampliare i propri orizzonti culturali. Invece nulla di nuovo, a parte sapere che Lele Mora è dichiaratamente fascista con tanto di suoneria di Faccetta nera sul suo nuovissimo telefonino e che il presidente Silvio Berlusconi possiede un “suo” piccolo vulcano privato… Un viaggio che parte dai primi programmi a premi delle reti private, organizzati alla meno peggio in piccoli bar, dove le primissime vallette, nemmeno paragonabili alle finte bellezze di oggi, si spogliavano se il concorrente da casa rispondeva alle domande. [+]

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timelord domenica 4 ottobre 2009
capolavoro di incompetenza Valutazione 1 stelle su cinque
19%
No
81%

Preso dalla foga di un'ennesima crociata antiberlusconiana e dall'intima soddisfazione di diffamare l'Italia, Gandini mette insieme un teorema assai discutibile senza nemmeno sapere una virgola della storia della televisione italiana: si limita a sostenere che arrivato Berlusconi la Tv è diventata commerciale e ha invogliato gli italiani a diventare dei volgari esibizionisti. Ma la storia della TV italiana parte da molto più lontano, compresa quella della TV commerciale, e sostenere certe tesi mettendo il solo Berlusconi sul banco degli imputati è un'azione a metà strada tra l'ignoranza pura e la disonestà intellettuale. Tant'è vero che la sequenza della casalinga che si spoglia viene mendacemente attribuita a Telemilano, cosa impossibile in quanto 1) tale sequenza risale a prima della nascita di telemilano medesima, 2) è pure in bianco e nero, quando telemilano ha sempre trasmesso a colori, 3) in ogni caso si è appurato che tale trasmissione era di "Teletorino". [+]

[+] ottimo (di lisbeth)
[+] complesso di inferiorità (di minamovies)
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