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noia1
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venerdì 19 luglio 2019
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importantissimo ed imperdibile
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Per il compleanno del padre di una facoltosa famiglia viene organizzata una festosa riunione, il clima però sarà rovinato dalla rivelazione di segreti terribili.
Un film sparato ai cento all’ora che fa del grottesco il proprio linguaggio, non fa mai realmente ridere e non è mai realmente patetico, è semplicemente fuori di testa. Personaggi sopra le righe immersi in situazioni che hanno il proprio fulcro in rivelazioni quasi da thriller piuttosto che da classica commedia drammatica, niente viene spiegato a parole – ci sono sì ma servono a rendere il clima – perché tutta la potenza è data dalle immagini.
La telecamera si muove come impazzita coordinata da un montaggio serratissimo e con continue invenzioni, per dare il senso d’ansia che stanno vivendo i protagonisti, per trasmettere quell’instabilità che pian piano prende un po’ tutti.
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Per il compleanno del padre di una facoltosa famiglia viene organizzata una festosa riunione, il clima però sarà rovinato dalla rivelazione di segreti terribili.
Un film sparato ai cento all’ora che fa del grottesco il proprio linguaggio, non fa mai realmente ridere e non è mai realmente patetico, è semplicemente fuori di testa. Personaggi sopra le righe immersi in situazioni che hanno il proprio fulcro in rivelazioni quasi da thriller piuttosto che da classica commedia drammatica, niente viene spiegato a parole – ci sono sì ma servono a rendere il clima – perché tutta la potenza è data dalle immagini.
La telecamera si muove come impazzita coordinata da un montaggio serratissimo e con continue invenzioni, per dare il senso d’ansia che stanno vivendo i protagonisti, per trasmettere quell’instabilità che pian piano prende un po’ tutti. Non c’è il realismo inteso come tale perché, dalla più piccola eccentricità al peggiore abuso, ogni cosa ha il tono di trovarsi quasi in un’altra dimensione, perché solo in quella dimensione alternativa può succedere che un padre di famiglia fa scendere moglie e figli dall’auto per potersi fare una tranquilla chiacchierata col fratello trovato per coincidenza lungo la strada.
Un regista questo alle prese forse con l’ora e tre quarti più ispirati della sua vita, le invenzioni si sprecano e la costruzione della vicenda viaggia tutto il tempo tra l’assurdo ed il misterioso, tra l’orrido ed il demenziale. L’affresco di una famiglia che si trasforma in quello di uno Stato intero, forse l’affresco in realtà dell’intera mentalità occidentale o forse un’analisi dell’uomo, un’analisi tanto brutale e profonda che forse non c’è un argomento che venga lascato in disparte, una satira devastante che ne ha un po’ per chiunque in qualunque categoria. I continui allucinati dialoghi tra i protagonisti mettono in ballo di tutto: le tensioni, i principi, il razzismo, il disagio, la mancanza di comunicazione, la solitudine della vittima, l’incomprensibile crudeltà del forte; così vengono messi a confronto l’ottuso ed il turbato, la moglie col marito, il padre coi figli, il diverso con lo straniero, il debole con chi ce l’ha in pugno.
D’autore sì ma di sicuro non noioso, assolutamente da festival ma di sicuro dissacrante.
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ennio
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martedì 9 aprile 2019
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c'è del marcio in danimarca
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Il tema della pedofilìa, degli abusi sui bambini è tanto delicato quanto sempre più studiato anche al cinema. Von Trier lo fa in questo film con il suo solito stile scanzonato, con una narrazione poco elaborata, poco cinematografica e per nulla melodrammatica, più vicina allo stile documentaristico. In questo modo lo spettatore coglie da sè, nel profondo, l'enormità dell'abominio di cui si narra e di cui il tempo non ha cancellato il ricordo.
Tanti i momenti nel film che possono apparire surreali, come i brindisi, le canzoncine infantili e il trenino dell'amore che fanno gli invitati alla festa dopo aver udito le drammatiche confessioni dei figli sugli stupri del padre.
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Il tema della pedofilìa, degli abusi sui bambini è tanto delicato quanto sempre più studiato anche al cinema. Von Trier lo fa in questo film con il suo solito stile scanzonato, con una narrazione poco elaborata, poco cinematografica e per nulla melodrammatica, più vicina allo stile documentaristico. In questo modo lo spettatore coglie da sè, nel profondo, l'enormità dell'abominio di cui si narra e di cui il tempo non ha cancellato il ricordo.
Tanti i momenti nel film che possono apparire surreali, come i brindisi, le canzoncine infantili e il trenino dell'amore che fanno gli invitati alla festa dopo aver udito le drammatiche confessioni dei figli sugli stupri del padre. Non è surrealismo, semmai fotografa la resilienza, l'incapacità di un gruppo sociale ad accettare in tempi brevi una realtà tanto squallida e tanto diversa da quella a cui si erano preparati.
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themorenina
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mercoledì 17 giugno 2015
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film spettacolare
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Film da vedere, di una bellezza stravolgente. Tra quelli che ho visto che fanno parte del Dogma, questo, per quanto mi riguarda, è il più bello.
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il befe
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martedì 10 marzo 2015
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capolavoro
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filippo catani
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mercoledì 26 marzo 2014
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una famiglia devastata
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Danimarca. I membri di una famiglia dell'alta borghesia si ritrovano a festeggiare il sessantesimo compleanno del padre insieme ai membri più influenti della società. Durante i consueti discorsi di rito, il figlio maggiore decide di svelare ai commensali le violenze sessuali che il padre ha inferto a lui e alla sorella recentemente suicida.
Fedele al manifesto Dogma 95 il regista Vinterberg consegna allo spettatore il ritratto devastante di quella che, fino all'inizio dei festeggiamenti per il compleanno del padre, sembrava una ricca e felice famiglia borghese. Purtroppo però dietro alle mura della maestosa tenuta di famiglia si nascondeva un orco terribile nella persona di un padre che ha commesso il più abominevole dei crimini approfittando dell'innocenza dei propri figli.
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Danimarca. I membri di una famiglia dell'alta borghesia si ritrovano a festeggiare il sessantesimo compleanno del padre insieme ai membri più influenti della società. Durante i consueti discorsi di rito, il figlio maggiore decide di svelare ai commensali le violenze sessuali che il padre ha inferto a lui e alla sorella recentemente suicida.
Fedele al manifesto Dogma 95 il regista Vinterberg consegna allo spettatore il ritratto devastante di quella che, fino all'inizio dei festeggiamenti per il compleanno del padre, sembrava una ricca e felice famiglia borghese. Purtroppo però dietro alle mura della maestosa tenuta di famiglia si nascondeva un orco terribile nella persona di un padre che ha commesso il più abominevole dei crimini approfittando dell'innocenza dei propri figli. Non è certo esente da colpe nemmeno la madre che, per quieto vivere o per paura, ha sempre voltato lo sguardo dall'altra parte. Ecco spiegati i disturbi di cui soffriva il figlio maggiore e la depressione della sorella che decide di suicidarsi per sfuggire agli incubi che la perseguitano nello sconcerto dagli altri due fratelli e del resto dei commensali. Oltre a questo troviamo un attacco con pochi precedenti al "fatato mondo borghese" regno di ipocrisie e feste come quella che si vede e popolata da personaggi più o meno equivoci che non esitano a intonare squallidi canti razzisti e a fare inizialmente spallucce davanti al racconto del figlio maggiore. Il tema della pedofilia è stato poi riproposto in salsa diversa dallo stesso regista nel recente e altrettanto bello Il Sospetto. Una menzione al cast per essersi calato in una storia letteralmente da brividi e che affronta con forza e senza orpelli (come voleva il manifesto Dogma 95) una questione terribile di cui un tempo nessuno aveva il coraggio di parlare.
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video-r
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domenica 9 febbraio 2014
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perversione e castità
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La vicenda, attendendosi ai dettami del collettivo Dogma 95, si svolge in un spazio e un tempo determinati: ci troviamo difatti nella residenza di una ricca famiglia danese, riunitasi per celebrare il sessantesimo compleanno del suo più stimato componente, l'imprenditore Helge Klingenfeldt. La festa in suo onore, già offuscata dal recente suicidio della figlia Linda, assume una piega ancora più sinistra quando il gemello di questa, Christian, approfitta di un brindisi per accusarlo di averli stuprati da bambini. A tale rivelazione i convitati rimangono interdetti e, non sapendo come reagire, continuano i festeggiamenti con micidiale noncuranza; il tutto mentre nelle cucine la servitù si adopera per vendicare i figli.
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La vicenda, attendendosi ai dettami del collettivo Dogma 95, si svolge in un spazio e un tempo determinati: ci troviamo difatti nella residenza di una ricca famiglia danese, riunitasi per celebrare il sessantesimo compleanno del suo più stimato componente, l'imprenditore Helge Klingenfeldt. La festa in suo onore, già offuscata dal recente suicidio della figlia Linda, assume una piega ancora più sinistra quando il gemello di questa, Christian, approfitta di un brindisi per accusarlo di averli stuprati da bambini. A tale rivelazione i convitati rimangono interdetti e, non sapendo come reagire, continuano i festeggiamenti con micidiale noncuranza; il tutto mentre nelle cucine la servitù si adopera per vendicare i figli. Nel frattempo la tensione sale e raggiunge l'apice quando Helge è dichiarato responsabile della morte della figlia e Christian, per questa sua affermazione, viene forzatamente allontanato dal fratello minore Michael. La precauzione si rivela però inefficace dal momento che Helena, l'altra sorella, si decide a rendere pubblica la lettera d'addio trovata in camera di Linda, toltasi la vita per il ricordo degli abusi paterni. A questo punto diventa quindi impossibile per il capofamiglia nascondersi e, non potendo più addurre giustificazioni, si limita a fingersi pentito in un ultimo, quanto ridicolo, tentativo di riconciliazione: questa volta sarà infatti lui a venire allontanato, evitando di turbare la pace familiare così faticosamente raggiunta.
I principi della poetica del Dogma (regia castigata, essenzialità scenica e assenza di effetti speciali) nella mani di Vinterberg diventano strumenti ideali per rendere verosimile una storia di incredibile brutalità; tra questi la camera a mano, usata in maniera tutt'altro che amatoriale, consente allo spettatore di penetrare le dinamiche interne al racconto senza mai scadere nell'indiscrezione. Ne risulta dunque un'opera che, più che per gli espedienti tecnici, si distingue per la capacità di trattare argomenti scomodi con invidiabile lucidità; abilità, questa, che Vinterberg dimostra anche nel suo ultimo “The haunt”, una variante sul tema dell'abuso minorile riproposta da un'inedita prospettiva.
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luca scial�
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mercoledì 18 luglio 2012
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gli scheletri nell'armadio di una famiglia ricca
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Una famiglia borghese danese si riunisce per il 60mo compleanno del padre. Come tante famiglie ricche ha molti scheletri nell'armadio, che non tarderanno a venire fuori più il ricevimento va avanti.
Thomas Vintenberg, attraverso i 10 Comandamenti del Dogma '95 ideato da Lars von Trier, ci racconta le ipocrisie di una delle tante famiglie ricche. Felici solo dall'esterno. Argomentazioni dure e forti che il regista non fa mai pesare davvero, ma introduce gradualmente nella storia. La tecnica è anti-conformista ma la tematica è un pò abusata. Più che la trama va apprezzato il modo con cui Vintenberg ce la racconta.
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-will-
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martedì 20 marzo 2012
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un capolavoro antiborghese.
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Il fatto che questo demente produca e venda un dizionario di critica cinematografica rende a pieno lo stato disastroso in cui riversa il mondo culturale italiano. Ovviamente non parlo di Morandini ma di uno che pensa che fare critica significhi scrivere trame e che rigetta tutto ciò che si allontana dall'ultraclassicità cinematografica. Tristezza infinita.
PS: "Festen" è il miglior prodotto del Dogma 95. Capolavoro.
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stabeinrhapsody
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lunedì 5 marzo 2012
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dogme 1 - festen
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Non tutto è come sembra, alla festa del sessantesimo compleanno del ricco Danese protagonista di questa disavventura. L'estrema ricchezza, le belle parole, un centinaio di invitati, non sono abbastanza per compensare il violento e disgustoso passato di Helge. Non basta apparire belli, per esserlo. E questo ce lo fa notare il figlio Christian che, inaspettatamente, durante la festa, propone un discorso. Un discorso dedicato a suo padre, i cui contenuti sono così disgustosi, privi di buon gusto, da provocare il silenzio totale di ogni invitato. E da quel momento in poi prevale la tragedia sulla festosità che animava -in modo alquanto insano- il film.
Thomas Vinterberg, dirigendo questo film, non solo ottiene il premio più prestigioso del festival di Cannes; ottiene bensì ottime critiche, ed un buon successo di pubblico.
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Non tutto è come sembra, alla festa del sessantesimo compleanno del ricco Danese protagonista di questa disavventura. L'estrema ricchezza, le belle parole, un centinaio di invitati, non sono abbastanza per compensare il violento e disgustoso passato di Helge. Non basta apparire belli, per esserlo. E questo ce lo fa notare il figlio Christian che, inaspettatamente, durante la festa, propone un discorso. Un discorso dedicato a suo padre, i cui contenuti sono così disgustosi, privi di buon gusto, da provocare il silenzio totale di ogni invitato. E da quel momento in poi prevale la tragedia sulla festosità che animava -in modo alquanto insano- il film.
Thomas Vinterberg, dirigendo questo film, non solo ottiene il premio più prestigioso del festival di Cannes; ottiene bensì ottime critiche, ed un buon successo di pubblico. Ma io non sono qui per stare dalla parte nè del pubblico, nè della critica, ma bensì dalla mia parte, cioè quella di un ragazzo qualsiasi imbattutosi in questo film (quasi) casualmente.
La mia prima impressione fu che era ottimamente diretto, d'altronde sono abituatissimo e devotissimo al cinema di Lars Von Trier, che è il secondo creatore (insieme al regista del film in questione) del Dogma95, di cui questo film è il manifesto. Inevitabili riprese a mano, mancanza totale di colonna sonora, luci naturali, assenza di effetti speciali e di filtri ottici. Insomma, grandissima parte delle regole imposte dal dogma cinematografico danese sono state rispettate. Dopo la direzione del film, ho voluto dare uno sguardo più attento alla recitazione degli attori. E, non conoscendo nessuno degli attori presenti nel film, mi sono incredibilmente stupito per il fatto che recitano in una maniera pressochè impeccabile. Soprattutto il figlio Christian e suo fratello Michael. Ma nessuno degli attori è da sottovalutare. E per quanto riguarda la storia, il montaggio e la sceneggiatura non v'è nulla da dire, pressochè perfette. Insomma, uno dei film più belli che ho visto di recente. Da non perdere per nulla al mondo, soprattutto se non gradite il mondo della nobiltà. Capolavoro.
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molenga
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venerdì 10 febbraio 2012
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una botta di franchezza
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Per una questione di comodità e di completezza tengo a casa il Farinotti, mi piace com'è redatto e spesso mi trovo anche in accordo con le osservazioni di chi collabora. trovo tuttavia assurda la linea assunta nei confronti di tutto ciò che è vicino a Dogma 95 o Lars von trier. Festen di quel movimento è il film manifesto, dunque è massacrato dal buon dizionario_: è più che evidente che a certa critica piace criticare a priori: se certe esagerazioni di "dogville", per fare un esempio, sono innegabili, dov'è l'esagerata macchina a mano in "festen"? e quando non si trova l'inflazionata critica alle riprese ci si lancia in commenti da bar, vedi quello di un critico di"repubblica" se "melancholia", che registrato il premio alla dust, con spocchia affermava:" ma non c'era veramente niente di meglio?".
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Per una questione di comodità e di completezza tengo a casa il Farinotti, mi piace com'è redatto e spesso mi trovo anche in accordo con le osservazioni di chi collabora. trovo tuttavia assurda la linea assunta nei confronti di tutto ciò che è vicino a Dogma 95 o Lars von trier. Festen di quel movimento è il film manifesto, dunque è massacrato dal buon dizionario_: è più che evidente che a certa critica piace criticare a priori: se certe esagerazioni di "dogville", per fare un esempio, sono innegabili, dov'è l'esagerata macchina a mano in "festen"? e quando non si trova l'inflazionata critica alle riprese ci si lancia in commenti da bar, vedi quello di un critico di"repubblica" se "melancholia", che registrato il premio alla dust, con spocchia affermava:" ma non c'era veramente niente di meglio?"... questa è una premessa.
festen è un film scorrettissimo su una famiglia ipocrita che si ritrova per il 60 compleanno del paterfamilias. ci sono tutti i figli tranne la gemella del maggiore, suicidatasi. i motivi del gesto sono gli stessi che portano il gemello(ulrich thomsen) ad annunciare durante la cena che, quando erano piccoli, il grande babbo, il capo che impone come capocerimoniere un tedesco- e qui il richiamo alla natura servile e ipocrita di certi raduni di famiglia come paradigma dei ruffiani di oscuri poteri è evidente-, li violentava. l'unico dei fratelli che rimane fedele al padre, inizialmente, è il più piccolo e scapestrato, che ha l'opportunità di diventare masson grazie all'appoggio del genitore, ma davanti all'evidenza(un biglietto lasciato dalla defunta) dovrà divenire il più spietato dei boia. Come giusto, come da Dogma, non si salva nessuno. E va bene così
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