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stefano capasso
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lunedì 2 novembre 2020
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una questione di coscienza
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Un’anziana docente universitaria ed una donna venuta dagli Stati Uniti, ma di origine polacca, si ritrovano ad affrontare un tema di coscienza durante la lezione di etica. La donna, da bambina avrebbe dovuto essere nascosta e salvata dai nazisti perché ebrea; la famiglia che avrebbe dovuto aiutarla improvvisamente si era tirata indietro per un problema di coscienza morale e cattolica: non avrebbero potuto mentire sulla provenienza della bambina. La donna che si era rifiutata di aiutare la bambina era proprio la docente. Tra le due donne si instaura une relazione ambigua, destinata a percorrere le tappe di un chiarimento atteso da tempo.
L’ottavo film del decalogo di Kieslowsky è un lavoro estremamente cerebrale.
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Un’anziana docente universitaria ed una donna venuta dagli Stati Uniti, ma di origine polacca, si ritrovano ad affrontare un tema di coscienza durante la lezione di etica. La donna, da bambina avrebbe dovuto essere nascosta e salvata dai nazisti perché ebrea; la famiglia che avrebbe dovuto aiutarla improvvisamente si era tirata indietro per un problema di coscienza morale e cattolica: non avrebbero potuto mentire sulla provenienza della bambina. La donna che si era rifiutata di aiutare la bambina era proprio la docente. Tra le due donne si instaura une relazione ambigua, destinata a percorrere le tappe di un chiarimento atteso da tempo.
L’ottavo film del decalogo di Kieslowsky è un lavoro estremamente cerebrale. Mentire per salvare una vita o non mentire per non offendere la propria coscienza? Morale cattolica e paura delle conseguenze sono i perni intorno a cui ruota questo conflitto e che tutto sommato possono essere ridotti alla sola paura di quello che può accadere in seguito ad un comportamento che travalica le regole. Sono atmosfere cupe ed inquietanti, predomina la penombra e gli ambientamenti serali, quelle che Kieslowski mete in scena in questo film. E c’è, molto interessante, una autocitazione. Nella lezione universitaria una ragazza racconta una storia che è il soggetto del Decalogo 2: Non nominare il nome di Dio invano. Anche qui, in qualche modo, è in nome dei comandamenti che non si opera per salvare una bambina, e la domanda diventa: quando si opera in nome di Dio? Il dissidio tra il piano formale e quello reale è reso evidente e presentato come non risolvibile. Per questa ragione tra le due donne si stabilisce una comprensione che va oltre i sentimenti personali e che consente loro di elaborare, almeno in parte, un vissuto traumatico.
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cineclub giovaninsieme
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martedì 13 marzo 2012
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le menzogne di sofia
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Non dire falsa testimonianza. Durante la guerra Sofia mente, probabilmente per paura, mettendo a repentaglio la vita di una bambina ebrea, Elzbieta. La quale ‘miracolosamente’ si salva lo stesso, va a vivere in America, e dopo quarant’anni torna a trovare colei che non l’ha salvata. Sofia è adesso una docente di etica, ha poi aiutato molti altri, ha costruito la propria vita cercando di farla discendere da retti principi, impone a sé stessa una salda autodisciplina. Ma non ha mai fatto i conti con quella menzogna, l’ha solo razionalizzata, mentendo ancora agli altri, ma soprattutto a sé stessa. Tutto il suo darsi da fare e la sua coerenza morale non la salvano.
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Non dire falsa testimonianza. Durante la guerra Sofia mente, probabilmente per paura, mettendo a repentaglio la vita di una bambina ebrea, Elzbieta. La quale ‘miracolosamente’ si salva lo stesso, va a vivere in America, e dopo quarant’anni torna a trovare colei che non l’ha salvata. Sofia è adesso una docente di etica, ha poi aiutato molti altri, ha costruito la propria vita cercando di farla discendere da retti principi, impone a sé stessa una salda autodisciplina. Ma non ha mai fatto i conti con quella menzogna, l’ha solo razionalizzata, mentendo ancora agli altri, ma soprattutto a sé stessa. Tutto il suo darsi da fare e la sua coerenza morale non la salvano. Lei non sa chiedere realmente perdono, ha solamente costruito un’immensa sovrastruttura razionale per nascondere la vergogna di quella colpa, la quale quindi resta il fulcro di tutta la sua vita. Per questo il quadro è sempre storto, le cose di casa non funzionano, il contorsionista incontrato nel parco simboleggia plasticamente la sua stessa vita. Elzbieta, che si è liberata dalla paura una volta per tutte e che vive una fede autentica, mette in evidenza come Sofia sia ancora vittima della sua paura e non abbia fatto alcun reale progresso. La riconciliazione tra le due è fittizia, perché nella falsità e nella più profonda solitudine vive ancora Sofia, incapace di spezzare la sua presunta autosufficienza.
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fedeleto
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venerdì 27 gennaio 2012
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si puo' mentire per salvare una vita?
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Kieslowski ,dopo i vari peisodi del decalogo,stavolta si interroga sull'ottavo comandamento ponendo molti quesiti e dubbi.Zofia ,anziana insegnante di filosofia morale ,durante delle lezioni espone delle risposte in merito a domande estremamente difficili da risolvere per via della loro apparente illogicita'.Non appena una sua traduttrice Elzbieta le pone una domanda su una bambina ebrea che ha rischiato di morire per via di una donna che ha detto la verita' in merito al suo nascondiglio,l'anziana donna ricorda perfettamente quel tragico giorno e dunque capisce che Elizbeta era quella bambina e che lei era la donna che l'ha condannata .Tentera ' di farle capire il suo disagio e la portera' a conoscera il partigiano che voleva salvarla ma il medesimo non vorra' sapere niente di cio',dunque l'orrore della guerra ancora oggi non permette che se ne parli di quei tragici momenti,forse sono tutti spettri di un lontano passato che e' meglio non vedere.
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Kieslowski ,dopo i vari peisodi del decalogo,stavolta si interroga sull'ottavo comandamento ponendo molti quesiti e dubbi.Zofia ,anziana insegnante di filosofia morale ,durante delle lezioni espone delle risposte in merito a domande estremamente difficili da risolvere per via della loro apparente illogicita'.Non appena una sua traduttrice Elzbieta le pone una domanda su una bambina ebrea che ha rischiato di morire per via di una donna che ha detto la verita' in merito al suo nascondiglio,l'anziana donna ricorda perfettamente quel tragico giorno e dunque capisce che Elizbeta era quella bambina e che lei era la donna che l'ha condannata .Tentera ' di farle capire il suo disagio e la portera' a conoscera il partigiano che voleva salvarla ma il medesimo non vorra' sapere niente di cio',dunque l'orrore della guerra ancora oggi non permette che se ne parli di quei tragici momenti,forse sono tutti spettri di un lontano passato che e' meglio non vedere.Kieslowski firma uno dei capitoli piu' complessi del suo decalogo,il punto in questione e' SI PUO' DIRE FALSA TESTIMONIANZA PER SALVARE UNA VITA?,ovviamente Kieslowski in merito non pone risposte ma situazioni e disagi che forse sono piu' eloquenti di tante risposte,e ne esce fuori come sempre un ottimo risultato.
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dandy
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venerdì 15 aprile 2011
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non dire falsa testimonianza...ma la vita altrui?
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Assieme al precedente,l'episodio del "Decalogo" più critico nei confronti della morale tradizionale.E' giusto dire falsa testimonianza se così si può salvare qualcuno?Una domanda intrigante,ma il regista non sviluppa l'argomento al meglio.Non che non sia toccante,ma poteva affrontare il tema dell'ottavo comandamento in un modo molto più incisivo e scomodo,vista anche la presenza ti un tema importante e delicato come l'Olocausto.Il racconto della studentessa per illustrare il problema dell' etica è la trama del secondo "Decalogo",e all'inizio compare il collezionista di francobolli padre dei due fratelli del "Decalogo 10".
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