Let It Be - Un giorno con i Beatles

Un film di Michael Lindsay-Hogg. Con Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr, John Lennon, The Beatles.
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Musicale, durata 80 min. - Gran Bretagna 1970. MYMONETRO Let It Be - Un giorno con i Beatles * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 6 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Gli scarafaggi sul tetto Valutazione 3 stelle su cinque

di Gianni Lucini


Feedback: 29139 | altri commenti e recensioni di Gianni Lucini
mercoledì 13 maggio 2015

Nonostante il successo dell’album dalla copertina interamente bianca, passato alla storia come “White album”, il 1969 non si apre sotto buoni auspici per i Beatles. Il pubblico non lo sa ancora ma i rapporti tra i quattro componenti della band sono da tempo entrati in una crisi che si rivelerà irreversibile. Il declino è iniziato due anni prima con l’improvvisa morte per overdose di farmaci del loro manager e scopritore Brian Epstein nell’agosto del 1967. Negli anni successivi John Lennon confesserà: “La morte di Brian ci aveva sconvolto. In quel momento fu Paul (McCartney) ad assumere il controllo della situazione. Prese per mano il gruppo e iniziò a condurci, ma non tutti eravamo d’accordo di andare nella direzione che aveva scelto. Fu allora che cominciò la nostra disintegrazione. Non dopo!”. Eppure l’impressione che i Beatles danno all’esterno è quella di esperti nocchieri di una nave inaffondabile e nel pieno del suo splendore. Proprio su proposta di Paul McCartney viene fondata la Apple, un’organizzazione di proprietà di tutti e quattro i componenti della band, destinata a occuparsi della produzioni in campo artistico e della gestione di vari settori merceologici collegati all’immagine del gruppo. Il nome e il marchio sono ispirati a un quadro del pittore belga René Magritte, mentre per la sede della società viene scelto un imponente palazzo del XVIII secolo situato in un angolo di Baker Street a Londra. Nonostante l’apparente continuità la prima operazione del “dopo Epstein” si rivela un clamoroso fiasco commerciale e artistico. L’idea è quella di un film ‘on the road’ ispirato alla canzone Magical mistery tour, sulla falsariga di analoghi prodotti statunitensi. L’opera dovrebbe raccontare un lungo viaggio senza meta di un pullman che ha a bordo i Beatles, circondati da un gruppo di amici e da vari personaggi d’effetto. Il progetto si trasforma in un incubo. Disturbata fin dall’inizio dai giornalisti, dalla televisione, dai fans, la troupe fatica non poco a portare a termine le riprese e il prodotto, dopo la sua prima presentazione si rivela largamente insufficiente. Le stroncature della critica e la perplessità dei fans convincono il gruppo a rinunciare all’esportazione del film negli Stati Uniti, unica possibilità di chiudere in pareggio i conti dell’operazione. Le perdite vengono in parte compensate dal successo delle canzoni contenute nella colonna sonora, in particolare Hello goodbay. Un disastro economico si rivela anche la sezione che dovrebbe occuparsi della commercializzazione dell’immagine del gruppo tanto che il 31 luglio 1968 la boutique Apple chiude i battenti regalando le rimanenze ai clienti. In questo disastro fa eccezione il settore musicale e della produzione discografica, trainato prepotentemente dal costante successo del marchio Beatles e dal lancio di alcuni giovani talenti destinati a scalare rapidamente le classifiche, come Mary Hopkins o la Black Dyke Mills Brass Band. Diventa però indispensabile mantenere costante la produzione musicale. Il 2 gennaio 1969 i quattro ex ragazzi di Liverpool si ritrovano nello studio di registrazione di Twickenham per lavorare a un nuovo album. L’idea di Paul McCartney è quella di far esibire la band dal vivo davanti a 1.500 persone, registrando e filmando tutto per poter pubblicare un album e un lungometraggio. La realtà è diversa dai sogni. I rapporti tra i componenti sono tesi al punto tale che George Harrison abbandona i compagni per ben nove giorni. Anche l’idea dello spettacolo dal vivo, già programmato alla Roundhouse di Londra, viene accantonata. Tutto sembra finito, ma alla fine il buon senso prevale. I quattro, invece dei sofisticati e ultratecnologici studi di Twickenham, scelgono di ritrovarsi nell’ambiente più intimo e famigliare degli scantinati del palazzo che ospita gli uffici di ciò che rimane della Apple. Qui nasce l’idea di una singolare esibizione dal vivo. Il 30 gennaio 1969 John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr e il tastierista aggiunto Billy Preston salgono sul tetto dell'edificio e iniziano a suonare all’aria aperta davanti a un pubblico composto dagli impiegati della Apple e da nugoli di incuriositi passanti a faccia in su. Tra i brani che vengono eseguiti c’è anche Get back, una canzone che nella sua stesura originale attacca duramente le proposte di legge britanniche contro l’immigrazione il cui testo viene successivamente ‘ammorbidito. “Ci sono i Beatles sul tetto!” La voce corre di quartiere in quartiere e in breve tempo la folla a naso in su aumenta considerevolmente di numero. Tutti hanno la sensazione di assistere a un avvenimento storico, perché sono anni che il gruppo non si esibisce più dal vivo. L’unico a non sopportare quello che lui considera un “baccano infernale” è il capocontabile della vicina sede della Royal Bank of Scotland, un certo Stephen King, che, infastidito dal rumore, chiama la polizia. Dopo qualche minuto arrivano gli agenti che, tra i lazzi e i fischi del pubblico, salgono sul tetto del palazzo e obbligano i Beatles a smettere. Nessuno ancora lo sa ma è l’ultima esibizione dei Beatles in pubblico. Dall’inizio all’interruzione forzata è durata quarantadue minuti. La storia della band dei quattro ragazzi di Liverpool è vicina alla sua conclusione ufficiale che verrà sancita l’anno dopo dall’annuncio ufficiale dello scioglimento con relativi strascichi giudiziari.
 

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