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gianni lucini
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sabato 3 dicembre 2011
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un film in quattro atti
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Mario Lanfranchi è un regista lirico prestato al cinema. Non a caso il suo primo film è stato “La Traviata” interpretata da Anna Moffo, all’epoca sua moglie. La sua incursione nel genere western è felice e anomala nel panorama dell’intera produzione del genere. La storia, apparentemente, non è dissimile da tante altre con il protagonista determinato a compiere ferocemente la sua vendetta nei confronti dei quattro assassini che gli hanno ucciso il fratello. Il taglio narrativo scelto, però, è quello teatrale con una divisione netta in quattro atti, ciascuno molto diverso dall’altro per ambientazione, per caratteristiche del “cattivo” destinato a essere giustiziato e per ritmo.
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Mario Lanfranchi è un regista lirico prestato al cinema. Non a caso il suo primo film è stato “La Traviata” interpretata da Anna Moffo, all’epoca sua moglie. La sua incursione nel genere western è felice e anomala nel panorama dell’intera produzione del genere. La storia, apparentemente, non è dissimile da tante altre con il protagonista determinato a compiere ferocemente la sua vendetta nei confronti dei quattro assassini che gli hanno ucciso il fratello. Il taglio narrativo scelto, però, è quello teatrale con una divisione netta in quattro atti, ciascuno molto diverso dall’altro per ambientazione, per caratteristiche del “cattivo” destinato a essere giustiziato e per ritmo. Si può dire che c’è una sorta di “crescendo” nella realizzazione della vendetta, dai tempi lunghissimi dell’azione nel deserto alla caccia del primo assassino, un disperato che vorrebbe sottrarsi al suo destino interpretato da Richard Conte fino alle azioni serrate e schizofreniche del quarto e ultimo atto quando il protagonista si trova di fronte O'Hara, un pazzo criminale albino tutto vestito di bianco, con gli occhi rossi diabolici, ossessionato dall'oro e dalle ragazze bionde interpretato da un grandissimo Tomas Milian. Ci sono poi momenti di grande invenzione scenica come la partita a poker con Enrico Maria Salerno che ha un’unica posta: la vita. L’antieroe non mostra mai soddisfazione nella sua vendetta, come si conviene ai protagonisti della tragedia greca. Eccellente la fotografia di Antonio Secchi così come la musica di Gianni Ferrio.
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dandy
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martedì 19 luglio 2011
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particolare.
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Anomalo e semisconosciuto western nostrano che tende al surreale(vedi l'inizio),molto parlato e suddiviso in quattro segmenti autonomi.Piuttosto abile e affascinante nel rimescolare i clichè del genere,ma anche un pò pedagogico e stilizzato nella messa in scena.Non mancano sparatorie e trucchetti più o meno ingegniosi.Il protagonista(un funzionale Clarcke) è un vendicatore dai tratti sovrumani,che beve unicamente latte e si estrae una pallottola dalla gamba a mani nude .Milian,albino schizzato ed epilettico biancovestito e in versione inedita bionda,sembra un incrocio tra il Ken della "Barbie",Klaus Kinski e He-Man.Od ogni modo interessante,da recuperare.
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Anomalo e semisconosciuto western nostrano che tende al surreale(vedi l'inizio),molto parlato e suddiviso in quattro segmenti autonomi.Piuttosto abile e affascinante nel rimescolare i clichè del genere,ma anche un pò pedagogico e stilizzato nella messa in scena.Non mancano sparatorie e trucchetti più o meno ingegniosi.Il protagonista(un funzionale Clarcke) è un vendicatore dai tratti sovrumani,che beve unicamente latte e si estrae una pallottola dalla gamba a mani nude .Milian,albino schizzato ed epilettico biancovestito e in versione inedita bionda,sembra un incrocio tra il Ken della "Barbie",Klaus Kinski e He-Man.Od ogni modo interessante,da recuperare.
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giuseppe acciaro
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domenica 12 ottobre 2008
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"un western teatrale"
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Mario Lanfranchi, marito di Anna Moffo, dirige il suo unico western. Formatosi come regista teatrale porterà molto della sua esperienza in questo film.C'è il sempiterno tema della vendetta ma qui è trattato ed elaborato in un altro modo rispetto ai prodotti affini e coevi.Il film è suddiviso in 4 quadri, seppur legati tra loro.I dialoghi tra i killer e il vendicatore sono interessanti, dove ognuno spiega la propria posizione e motiva le ragioni del suo agire.E' una lotta fatta di astuzie, trabocchetti, di improvvisi ribaltamenti delle situazioni. Salerno è un giocatore scaltro e sornione, Richard Conte è un ambizioso fazendero, Adolfo Celi un maniaco religioso, e un incredibile Tomas Milian si cala nei panni di un albino vestito come un dandy ed epilettico.
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Mario Lanfranchi, marito di Anna Moffo, dirige il suo unico western. Formatosi come regista teatrale porterà molto della sua esperienza in questo film.C'è il sempiterno tema della vendetta ma qui è trattato ed elaborato in un altro modo rispetto ai prodotti affini e coevi.Il film è suddiviso in 4 quadri, seppur legati tra loro.I dialoghi tra i killer e il vendicatore sono interessanti, dove ognuno spiega la propria posizione e motiva le ragioni del suo agire.E' una lotta fatta di astuzie, trabocchetti, di improvvisi ribaltamenti delle situazioni. Salerno è un giocatore scaltro e sornione, Richard Conte è un ambizioso fazendero, Adolfo Celi un maniaco religioso, e un incredibile Tomas Milian si cala nei panni di un albino vestito come un dandy ed epilettico.Il film vanta anche una splendida fotografia e la bella colonna sonora orchestrata dall'esperto Gianni Ferrio.Ogni volta che lo si visiona acquista qualcosa, con dei particolari che ritenuti di secondo piano diventano invece rilevanti.Da rivedere.
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