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mondolariano
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sabato 23 aprile 2011
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"fantascienza nel passato"
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La geniale astrusità di questo fantasy ha sortito un effetto boomerang assai spiacevole: l’incomprensione del pubblico. Eppure, per il fascino che sa sprigionare, è veramente un mezzo capolavoro. Quella trama complessa in cui immaginare ogni cosa; quelle scenografie grandiose ma disperse in un oceano di spazio, di buio e di incubi indistinti; quei monologhi interiori pieni di mistero; quel gioco tra antico e moderno come una sorta di fantascienza nel passato, con un piede nel romanticismo imperiale stile "vecchia Germania", laddove Kyle MacLachlan (il giovane Atreides) assomiglia davvero a Ludwig II di Baviera, e suo padre Leto (l’attore Jurgen Prochnow, già comandante del sottomarino “U-Boot 96”) sembra il sosia dell’imperatore Federico Guglielmo III di Germania.
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La geniale astrusità di questo fantasy ha sortito un effetto boomerang assai spiacevole: l’incomprensione del pubblico. Eppure, per il fascino che sa sprigionare, è veramente un mezzo capolavoro. Quella trama complessa in cui immaginare ogni cosa; quelle scenografie grandiose ma disperse in un oceano di spazio, di buio e di incubi indistinti; quei monologhi interiori pieni di mistero; quel gioco tra antico e moderno come una sorta di fantascienza nel passato, con un piede nel romanticismo imperiale stile "vecchia Germania", laddove Kyle MacLachlan (il giovane Atreides) assomiglia davvero a Ludwig II di Baviera, e suo padre Leto (l’attore Jurgen Prochnow, già comandante del sottomarino “U-Boot 96”) sembra il sosia dell’imperatore Federico Guglielmo III di Germania. Ma lo straordinario minestrone non finisce qui: c’è anche Patrick Stewart in anticipo su “Star Trek”, c’è il cantante Sting - nientemeno - che recita orgogliosamente a petto nudo, ci sono le preziose spezie che rievocano il Rinascimento delle esplorazioni geografiche, ci sono i vermi delle sabbie forniti dalla ditta Rambaldi & C. (copiati di sana pianta da “Beetlejuice” quattro anni più tardi). C’è anche una particina per Max von Sydow, laddove però il film latita alquanto nel descrivere l’avventura nel deserto col supporto delle giacche di sopravvivenza. La musica spazia dalle chitarre elettriche agli spunti più classici tratti da Mahler e Beethoven (ma non Wagner, stranamente). Inutile cercare di capire la trama: va preso così com’è.
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fericjaggar
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lunedì 14 febbraio 2011
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purtroppo critica e pubblico hanno ragione
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Il film è visibilmente la riduzione in un'unico episodio di una saga. Risulta difficile seguire la trama. Si ha l'impressione di perdersi il meglio.
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paiman
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lunedì 2 agosto 2010
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film tra il geniale e il fracassone
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Nel 10191, l'intero universo conosciuto è retto da tre forze: l'Impero, le Grandi Case del Landsraad e la onnipotente Gilda Spaziale. L'unico mezzo per qualsiasi spostamento interstellare è rappresentato da una sostanza, la spezia melange, che conferisce particolari poteri a chi l'assume, tra i quali la capacità di vedere il futuro e annullare lo spazio. Unico problema: la spezia si trova soltanto sull'arido Arrakis meglio noto come Dune, un pianeta deserto dove una goccia d'acqua vale una fortuna e dove mostruosi vermi dominano le sabbie e fanno da guardiani alla spezia. Paul Atreides, figlio del duca Leto il "Giusto" e della strega Bene Gesserit Jessica, scopre che dovrà partire per il pianeta sotto ordine dell'Imperatore in persona, che vuole che la casata Atreides governi il pianeta al posto degli orrendi Harkonnen, i quali tramano segretamente (e con la complicità dell'Imperatore) la distruzione dei loro millenari rivali Atreides e del troppo popolare Duca Leto.
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Nel 10191, l'intero universo conosciuto è retto da tre forze: l'Impero, le Grandi Case del Landsraad e la onnipotente Gilda Spaziale. L'unico mezzo per qualsiasi spostamento interstellare è rappresentato da una sostanza, la spezia melange, che conferisce particolari poteri a chi l'assume, tra i quali la capacità di vedere il futuro e annullare lo spazio. Unico problema: la spezia si trova soltanto sull'arido Arrakis meglio noto come Dune, un pianeta deserto dove una goccia d'acqua vale una fortuna e dove mostruosi vermi dominano le sabbie e fanno da guardiani alla spezia. Paul Atreides, figlio del duca Leto il "Giusto" e della strega Bene Gesserit Jessica, scopre che dovrà partire per il pianeta sotto ordine dell'Imperatore in persona, che vuole che la casata Atreides governi il pianeta al posto degli orrendi Harkonnen, i quali tramano segretamente (e con la complicità dell'Imperatore) la distruzione dei loro millenari rivali Atreides e del troppo popolare Duca Leto. Arrivato su Dune, a Paul si apriranno le porte di un mondo affascinante e ancestrale abitato dai Fremen, il popolo del deserto dagli occhi completamente blu per assuefazione di spezia. Ma un traditore per conto degli Harkonnen si nasconde tra gli Atreides, e quando questi agisce, Paul si ritrova catapultato in un'avventura per salvare se stesso e la sua casata e per rivendicare ciò che gli appartiene attraverso l'aiuto del popolo del deserto.
Adattamento del famoso romanzo di Frank Herbert, il film è un colosso da 44 milioni di dollari (quattro volte il budget del primo Star Wars) che tenta di spiegare i punti oscuri del libro con una sceneggiatura che narra fatti antecedenti o totalmente soppressi, ma con scarso successo. David Lynch mette il suo tocco ovunque, creando un universo decadente tra il barocco e il gotico, con trovate geniali e atmosfere cupe, forse troppo cupe per questa storia. Delle tre ore e mezza girate da Lynch, le quali formano un film completo sotto molti aspetti e che offrono allo spettatore una storia più che apprezzabile, i produttori ne hanno lasciate solo due, distruggendo tutta la complessità della trama rendendo il film un riassunto del riassunto del romanzo. Questa scelta (per un facile guadagno, forse?) rende comprensibili a chi non ha letto il libro solo i primi tre quarti d'ora. Il resto sono immagini fracassone e scene di battaglia messe alla rinfusa, con odiose cesure con voce fuori campo che pretendono di spiegare interi archi narrativi. I personaggi sono appena accennati e diventano macchiette. A chi ha letto il libro non resta che sprofondare nella rabbia, a l'ignaro spettatore che si avvicina per la prima volta al mondo fantastico di Frank Herbert non resta che sprofondare nella confusione o, peggio, nel tedio. Un adattamento promettente e rovinato da coloro che volevano più spettacoli al giorno per guadagnare di più. Questo comunque non tolse al film di diventare un altro cult del regista. Ma alcuni errori vengono anche da Lynch stesso che, distaccandosi dal romanzo, trasforma il raffinato, teatrale, perfido e omosessuale barone, in un mostro assettato (letteralmente e non scherzo) di sangue, violentissimo, folle e deturpato da infezioni sul volto. Altro punto di demerito va al cosidetto modulo estraniante, totalmente assente nel romanzo e qui usato per spiegare la paura dell'Imperatore nei confronti del Duca Leto. Inoltre sembra che l'intero film sia avvolto in un'aria di perenne malinconia. In certi punti (va detto) manca di spessore epico. Attori buoni, un'interpretazione gioiellino di Brad Dourif nella parte del mentat Piter deVries, il protagonista interpetato da Kyle MacLachlan è convincente e rispecchia abbastanza bene la profondità psicologica di Paul. Bei costumi, effetti speciali un po' antidiluviani ma comunque di grande effetto (da citare i vermoni di Rambaldi). Finale interessante e trionfale, abbastanza distante da quello del romanzo e molto autoconclusivo (come il romanzo, si intende).
Voto (da 1 a 10): Sceneggiatura 7; Attori 9; Scenografie 7; Montaggio 4; Musiche 7; Fotografia 5; Effetti speciali 7; Sonoro 7; Costumi 8; Regia 7; Trucco 8; Dialoghi 8; Doppiaggio 9. Voto complessivo del film (in centesimi): 71. (tre stelle e mezzo).
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cindowen
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giovedì 22 aprile 2010
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tentativo coraggioso ma poco riuscito
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La saga di Dune di Frank Herbert è composta di 6 libri voluminosi, dando vita a svariati e complessi personaggi su un arco di tempo di parecchi millenni. Descrive società e popoli galattici di origine umana in un lontanissimo futuro (ma con riferimenti a storia, filosofia religioni e vie iniziatiche antiche e meno antiche del pianeta Terra), dando vita a machiavellici complotti e conseguenti situazioni epiche ed eroiche. Tratto caratterizzante di questo universo è la spezia, prodotta dai vermi delle sabbie di Dune, genere di prima necessità in quanto permette l'espansione della coscienza (con applicazioni in diversi campi, come ad esempio l'astronavigazione, la capacità di elaborare dati, l'acquisizione del controllo del corpo e della mente, l'entrare in contatto con il proprio passato razziale, ecc.
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La saga di Dune di Frank Herbert è composta di 6 libri voluminosi, dando vita a svariati e complessi personaggi su un arco di tempo di parecchi millenni. Descrive società e popoli galattici di origine umana in un lontanissimo futuro (ma con riferimenti a storia, filosofia religioni e vie iniziatiche antiche e meno antiche del pianeta Terra), dando vita a machiavellici complotti e conseguenti situazioni epiche ed eroiche. Tratto caratterizzante di questo universo è la spezia, prodotta dai vermi delle sabbie di Dune, genere di prima necessità in quanto permette l'espansione della coscienza (con applicazioni in diversi campi, come ad esempio l'astronavigazione, la capacità di elaborare dati, l'acquisizione del controllo del corpo e della mente, l'entrare in contatto con il proprio passato razziale, ecc.) e l'allungamento della vita umana. Tutta la saga è incentrata sulla necessità dell'utilizzo della spezia e delle implicazioni sociali, economiche, politiche e culturali, nonché mistiche e filosofiche, che questo uso comporta. E' molto riduttivo descrivere in breve la trama di questa saga e mi rendo conto che questa mia esposizione può dare un'idea di noia e pedanteria: in realtà è una lettura appassionante, che si può ripetere più volte trovandovi sempre nuovi risvolti e fonti di ispirazione.
Tutto ciò premesso..... Il film in questione è tratto "solamente" dal primo libro della serie. La sua trama, a grandi linee: un'antica famiglia aristocratica dell'Impero galattico, gli Atreides, diventa feudataria di Dune, aridissimo pianeta dal clima proibitivo ed unica fonte di approvvigionamento della spezia. Da ciò derivano una serie di complotti, che portano al tentativo di eliminazione della famiglia da parte dei crudeli cugini Harkonnen; all'adozione di Paul, erede superstite degli Atreides e di sua madre da parte dei Fremen, nomadi del deserto che vivono in sintonia con l'ambiente che li circonda e custodiscono un importante segreto; al progresso spirituale del giovane Paul, il quale diventa un profeta e capo supremo dei Fremen e, alla fine, all'eliminazione degli usurpatori e al controllo totale da parte di Paul e dei Fremen della sorgente della spezia. Nella vicenda si intrecciano i maneggi di una quantità di società più o meno segrete, come le Bene Gesserit (ordine mistico femminile, dedito al controllo del corpo e della mente con scopi eugenetici), i Mentat (computer umani), ecc., ognuna con i propri scopi occulti perseguiti in svariati modi, che interagiscono tra loro influenzando la trama principale; nell'opera di Herbert, gli eventi causati da queste società si sviluppano e vengono alla luce anche millenni dopo gli eventi narrati nel primo libro.
Sono d'accordo che non ha il minimo senso la classica battuta: "Era meglio il libro", ma cerchiamo di essere obiettivi. Far rendere una trama così complessa senza tradirne lo spirito è un'impresa titanica, anche con i mezzi espressivi odierni. Il lavoro di Lynch risente del tentativo di provarci, ma cede di fronte all'oggettiva difficoltà. Ne risulta un'opera scenograficamente sfarzosa, ma quasi incomprensibile per chi non ha letto il libro e non molto coerente nella narrazione: un "riassunto del riassunto del riassunto delle puntate precedenti", con personaggi che, seppur fondamentali nella saga di Herbert, nel film non rivestono alcuna importanza nell'economia della storia. E onestamente, la sceneggiatura e gli attori non valgono un granché. Peccato.
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paride86
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martedì 12 gennaio 2010
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appena sufficiente
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Esteticamente degno di nota, "Dune" è però un film dedicato ai soli lettori del romanzo da cui è tratto, vista la densità di avvenimenti che si susseguono in due ore di pellicola. E' difficile stare dietro a questa trama, non perché sia criptica come molte opere del maestro, ma per la sbrigatività con cui viene trattato lo spettatore. Purtroppo la colpa di tutto ciò non è da imputare a David Lynch, ma a De Laurentiis che, da produttore, gli impose il taglio e la durata.
Da notare la presenza di Silvana Mangano in una breve parte.
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fluturnenia
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mercoledì 3 giugno 2009
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davanti allo scherno nn bisogna avere fretta
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Ho appena finito di rivederlo dopo ben 25 anni. Epico e mistico, squilibrato ma "serio" più di quanto nn sia la trilogia originale di Star Wars tanto da nn concedersi nemmeno un secondo di humor (insomma Star Wars riesce ancora a strappare qualche risatina), e come dice la recensione, farraginoso e arduo da afferare e recepire a fondo. Unica strada prenderlo così com'è nel suo insieme senza porsi troppe domande eppure obbliga a nn perdere nemmeno un attimo per nn rischiare di smarrire il filo, ma con tutta la buona volontà e l'attenzione possibile ci sn dettagli e particolari che sfuggono o che nn si fanno scremare del tutto. Proprio grazie ai ripetuti lirici momenti di poesia narrativa risulta troppo troppo troppo lento, dispersivo e ridondante con il risultato che così cm succede ai personaggi del film anche allo spettatore sembra che tempo e spazio si siano annullati.
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Ho appena finito di rivederlo dopo ben 25 anni. Epico e mistico, squilibrato ma "serio" più di quanto nn sia la trilogia originale di Star Wars tanto da nn concedersi nemmeno un secondo di humor (insomma Star Wars riesce ancora a strappare qualche risatina), e come dice la recensione, farraginoso e arduo da afferare e recepire a fondo. Unica strada prenderlo così com'è nel suo insieme senza porsi troppe domande eppure obbliga a nn perdere nemmeno un attimo per nn rischiare di smarrire il filo, ma con tutta la buona volontà e l'attenzione possibile ci sn dettagli e particolari che sfuggono o che nn si fanno scremare del tutto. Proprio grazie ai ripetuti lirici momenti di poesia narrativa risulta troppo troppo troppo lento, dispersivo e ridondante con il risultato che così cm succede ai personaggi del film anche allo spettatore sembra che tempo e spazio si siano annullati. Tutto appare così dilatato in questa opulenza di simboli e retoriche, piensieri e parole che ritornano continuamente a rubare la scena al ritmo e all'azione. Vero è che gli anni'80 nn erano ancora ne' pronti ne' padroni del dinamismo di oggi ma la sf e il fantastico di allora avevano già abbracciato con molte altre pellicole trame + vivaci anche se meno complesse. La necessità dello spettatore di arrivare al dunque senza scervellarsi nn collimava ieri, ne' oggi ne' domani lo farà con la capacità per alcuni, volontà per altri o il semplice gusto personale di approcciarsi a pellicole + contemplative, quasi "ascetiche" piuttosto che concrete e/o ludiche.
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gigi lendon
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venerdì 21 novembre 2008
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film capolavoro
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Quando uscì questo film fu un'autentica innovazione tecnologica del cinema dell'epoca. Un antesignano dei film di fnatascienza che si successero.
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sergio pensato
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martedì 16 settembre 2008
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cinema alimentare
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Lynch non ha letto attentamente il romanzo di Herbert, e temo che non ne avesse neppure intenzione. Ciò che rende unica la saga è l'armonia tra avventura, storia della civiltà (sentimento ancora più vertiginoso perché proiettato nell'abisso dei secoli a venire: è bastato a farmi divorare tre volumi in una settimana), misticismo sincero e incredibile ricostruzione d'ambiente. A parte i limiti di tempo, che avrebbero condizionato negativamente qualunque regista (a meno di estrapolare più saggiamente una parte della storia), in questo colossal c'è soltanto l'azione, sviluppata oltremodo come in un trito fumetto (veramente di cattivo gusto la stilizzazione dei cattivoni): manca il meglio, a partire dal confronto tra le diverse società che fanno l'impero, per non parlare della psicologia dei personaggi; ma, porca miseria, manca soprattutto Lynch, che non produce nessuno dei suoi lampi d'ispirazione visionaria, che gli avrebbero poi fruttato tanto merito.
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Lynch non ha letto attentamente il romanzo di Herbert, e temo che non ne avesse neppure intenzione. Ciò che rende unica la saga è l'armonia tra avventura, storia della civiltà (sentimento ancora più vertiginoso perché proiettato nell'abisso dei secoli a venire: è bastato a farmi divorare tre volumi in una settimana), misticismo sincero e incredibile ricostruzione d'ambiente. A parte i limiti di tempo, che avrebbero condizionato negativamente qualunque regista (a meno di estrapolare più saggiamente una parte della storia), in questo colossal c'è soltanto l'azione, sviluppata oltremodo come in un trito fumetto (veramente di cattivo gusto la stilizzazione dei cattivoni): manca il meglio, a partire dal confronto tra le diverse società che fanno l'impero, per non parlare della psicologia dei personaggi; ma, porca miseria, manca soprattutto Lynch, che non produce nessuno dei suoi lampi d'ispirazione visionaria, che gli avrebbero poi fruttato tanto merito. Eppure, con tanto ben di Dio che vi è profuso, il film sta ancora in piedi... peccato, una occasione perduta e comunque un cult.
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[+] ineccepibile
(di al_violator)
[ - ] ineccepibile
[+] pensate alla salute, quella nn ammette discussioni
(di fluturnenia)
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sox
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giovedì 27 marzo 2008
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ma stiamo qui a discutere?
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se scrivessi imperfezione anziché inperfezzione forse avresti più credito...
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lensis
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venerdì 8 febbraio 2008
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un vero capolavoro
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Un film assolutamente stupendo....ma che deve essere capito,e x questo consiglio di leggere il libro altrettanto stupendo!Sappiate che George Lucas,Steven Spielberg,e Sthephen King considerano dune un capolavoro,nn saprei cos'altro dirvi...|
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