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mirko77
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martedì 1 novembre 2011
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marx al cinema
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Un film che ha il merito di diffondere il linguaggio marxiano e di svelare alcune contraddizioni latenti del sistema capitalistico e della lotta operaia stessa.
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gianni lucini
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venerdì 14 ottobre 2011
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a lulù piacciono poco gli intellettuali
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Nome cognome e provenienza? «Massa Ludovico, detto Lulù, Lombardia, quasi svizzera....» Così si presenta ai due giovani meridionali cui dovrebbe insegnare il lavoro Lulù, il protagonista del viaggio cinematografico di Elio Petri nel tunnel dell’alienazione e delle lotte dei primi anni Settanta per migliorare la condizione operaia. Non è un eroe Lulù, anzi è un fragile ingranaggio di una macchina che rischia a ogni passo di stritolarlo. Nella sua camera da letto, sopra la sveglia del comodino c’è lo scudetto del Milan. Il primo giornale che legge mentre fa colazione è il “Tuttosport” e la discussione con il figlio di Lidia che apre la giornata riguarda la campagna acquisti delle squadre di calcio.
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Nome cognome e provenienza? «Massa Ludovico, detto Lulù, Lombardia, quasi svizzera....» Così si presenta ai due giovani meridionali cui dovrebbe insegnare il lavoro Lulù, il protagonista del viaggio cinematografico di Elio Petri nel tunnel dell’alienazione e delle lotte dei primi anni Settanta per migliorare la condizione operaia. Non è un eroe Lulù, anzi è un fragile ingranaggio di una macchina che rischia a ogni passo di stritolarlo. Nella sua camera da letto, sopra la sveglia del comodino c’è lo scudetto del Milan. Il primo giornale che legge mentre fa colazione è il “Tuttosport” e la discussione con il figlio di Lidia che apre la giornata riguarda la campagna acquisti delle squadre di calcio. Non ha certezze su niente e quando comincia a cercarne (un po’ perchè capisce che la realtà è da cambiare e un po’ perché si sente obbligato ad averne) si mette nei guai. Le sue contraddizioni non lo abbandonano mai. Quando la storia sembra farsi epica con l’esplodere del conflitto in fabbrica lui da un lato è un trascinatore degli operai e dall’altro si comporta da superficiale egoista nel fugace rapporto sessuale con la giovane operaia Adalgisa. Per questa ragione nell’Italia fortemente politicizzata del 1971 una parte della critica e un nutrito gruppo di intellettuali storcono il naso di fronte al film ritenendo il personaggio interpretato da Volonté troppo ambiguo per rappresentare davvero le punte avanzate della conflittualità operaia. Non la pensa così il pubblico, che affolla le sale e decreta il successo del film dimostrando che forse chi la vita di fabbrica la vive davvero tende a identificarsi più nella fragilità di Lulù che nella sicurezza degli studenti o degli attivisti sindacali. Anche la sua progressiva presa di coscienza non procede per astrazioni ma si nutre di fatti e osservazioni della realtà. Parte dalla perdita di un dito, viaggia attraverso la consapevolezza che la sua condizione è uno specchio della società in cui vive («sembrate piccoli operai» dice al figlio quando lo vede uscire dalla scuola) e si conclude con una impietosa analisi del consumismo che lui concretizza dando un valore in ore di lavoro a ogni oggetto della sua casa.
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luca scialò
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venerdì 5 agosto 2011
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pregi e difetti dei movimenti degli anni '70
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Lulu' Massa (GianMaria Volontè) è un operaio stacanovista, il quale, per i suoi eccellenti ritmi di lavoro e di produzione di cottimo, è malvisto dai suoi colleghi. Anche la sua vita privata non è delle migliori. Separato, deve mantenere la moglie e il figlio, mentre convinve con una parrucchiera e il suo bambino. Anch'essa (Mariangela Melato) critica verso di lui, soprattutto per la sua scarsa vena sessuale, dovuta proprio allo stress da lavoro. Ma un giorno la sua vita cambia. Perde un dito e così viene coinvolto nelle lotte sindacali e studentesche della sinistra in fermento d'inizio anni '70. Movimenti fino a quel momento snobbati. Ma ne assaggerà anche le utopie e le contraddizioni, con la paura di finire in manicomio come un altro ex operaio, anch'egli troppo zelante.
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Lulu' Massa (GianMaria Volontè) è un operaio stacanovista, il quale, per i suoi eccellenti ritmi di lavoro e di produzione di cottimo, è malvisto dai suoi colleghi. Anche la sua vita privata non è delle migliori. Separato, deve mantenere la moglie e il figlio, mentre convinve con una parrucchiera e il suo bambino. Anch'essa (Mariangela Melato) critica verso di lui, soprattutto per la sua scarsa vena sessuale, dovuta proprio allo stress da lavoro. Ma un giorno la sua vita cambia. Perde un dito e così viene coinvolto nelle lotte sindacali e studentesche della sinistra in fermento d'inizio anni '70. Movimenti fino a quel momento snobbati. Ma ne assaggerà anche le utopie e le contraddizioni, con la paura di finire in manicomio come un altro ex operaio, anch'egli troppo zelante.
Elio Petri continua nel suo impegno cinematografico verso il sociale e la politica, "servendosi" ancora una volta di un superbo Volontè nei panni del confuso operaio Lulu'. Il film non è un semplice inno alla classe operaia o una marchetta alla sinistra. Bensì ne sottolinea le rispettive contraddizioni, le lacerazioni interne, le utopie, le confusioni; ma anche la caparbietà nella lotta e i successi. La conclusione di fatti non è netta e chiara. Non si intuisce in modo definito se gli operai hanno vinto o perso. In fondo, gli stessi movimenti, operaio e studentesco, non sapevano come sarebbe andata a finire la loro rivoluzione.
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libero contumace
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venerdì 11 febbraio 2011
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la consolazione dell'aldilà
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Il messaggio del film sta nel titolo.
L'unica consolazione che può avere la classe degli sfruttati è il "paradiso", ammesso che esista, e ammesso che non si vada a finire all'inferno.
La classe operaia non può dunque che sperare.
Infatti ogni tentativo di cambiamento radicale porta solo guai: Lulù perde il posto di lavoro, si avvicina pericolosamente alla pazzia, iniziano le crisi con la compagna.
Il regista, notoriamente di sinistra, da un lato riconosce e denuncia le pessime condizioni di lavoro degli operai negli anni settanta, ma al contempo critica i paladini della rivoluzione, studenti e (una minoranza fra gli) operai.
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Il messaggio del film sta nel titolo.
L'unica consolazione che può avere la classe degli sfruttati è il "paradiso", ammesso che esista, e ammesso che non si vada a finire all'inferno.
La classe operaia non può dunque che sperare.
Infatti ogni tentativo di cambiamento radicale porta solo guai: Lulù perde il posto di lavoro, si avvicina pericolosamente alla pazzia, iniziano le crisi con la compagna.
Il regista, notoriamente di sinistra, da un lato riconosce e denuncia le pessime condizioni di lavoro degli operai negli anni settanta, ma al contempo critica i paladini della rivoluzione, studenti e (una minoranza fra gli) operai.
Alla fine del film si torna al punto di partenza, nulla è cambiato, ma Lulù impara, amaramente, che non c'è scampo dalla sua triste condizione, o meglio l'unica possibilità è un lento cambiamento, l'accettazione dei compromessi, i cui frutti magari saranno raccolti da altre generazioni.
Gian Maria Volontè è eccellente, più bravo che in "A ciascuno il suo" e "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto".
La seconda parte del film è lenta e pesante, ma nonostante ciò merita di essere visto.
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ralphscott
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martedì 25 gennaio 2011
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io sono brava,io me la merito la pelliccia
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Son passati quasi quarant'anni,ma questo resta un film attuale. Le rivendicazioni,i timori,l'alienazione dell'uomo nella fabbrica son sempre quelle. Mentre Mike Bongiorno torchia i concorrenti,in sottofondo,la vita degli operai nelle loro umili case va avanti,fin quando una sveglia,l'indomani,darà inizio ad altre fatiche. Accanto al "mostro" Volonté,troviamo una Melato eccentrica,commovente nel sognare una vita migliore,magari aiutata dalle parrucche e dal visone,a cui aspira. Risate amare
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estremista di sinistra
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sabato 7 marzo 2009
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un film pericolosamente reazionario
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"La classe operaia va in paradiso" è un film pericolosamente reazionario: non c'è nessun sincero odio nei confronti del lavoro, della macchina, della catena di montaggio. Chiunque sia autenticamente di sinistra invochi il rogo per questa pellicola infame e fascista.
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(di federer85)
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anonimo
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giovedì 22 gennaio 2009
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a film politico, giudizio politico
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Leggere la scheda di Goffredo Fofi su questo film (scheda presente in questo sito nella zona "Critica") per imparare qualcosa.
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anonimo
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domenica 28 dicembre 2008
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elio petri bocciato a piacenza
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La più giusta critica a questo film la scrisse Goffredo Fofi sul n. 44-45 dei "Quaderni Piacentini", nel 1971.
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pol68
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domenica 30 novembre 2008
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mondo operaio degli anni 70 e recensori del 2008
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sembra che molti non si ricordino quando fu girato questo film: il mondo agitato di quegli anni sembra un lontano ricordo e chi recencisce oggi pensa di trovarsi di fronte ad un film barzelletta, alla fantozzi, direi! In realtà, pur portato al parossismo in certi frangenti, rimane uno spaccato vero, autentico della vita in fabbrica di quel decennio, dove scioperi e scontri di piazza erano all'ordine del giorno e dove la rivoluzione sembrava dietro l'angolo. Quel che si puo' rimprovare, piuttosto, è l'incapacità di dare un indirizzo preciso al film. in altre parole, Petri, da che parte sta? meglio il tutto e subito degli studenti o il qualcosa e un po alla volta del sindacato? meglio il licenziamento per aver difeso le proprie idee o la riassunzione con la degradazione in catena di montagg
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sembra che molti non si ricordino quando fu girato questo film: il mondo agitato di quegli anni sembra un lontano ricordo e chi recencisce oggi pensa di trovarsi di fronte ad un film barzelletta, alla fantozzi, direi! In realtà, pur portato al parossismo in certi frangenti, rimane uno spaccato vero, autentico della vita in fabbrica di quel decennio, dove scioperi e scontri di piazza erano all'ordine del giorno e dove la rivoluzione sembrava dietro l'angolo. Quel che si puo' rimprovare, piuttosto, è l'incapacità di dare un indirizzo preciso al film. in altre parole, Petri, da che parte sta? meglio il tutto e subito degli studenti o il qualcosa e un po alla volta del sindacato? meglio il licenziamento per aver difeso le proprie idee o la riassunzione con la degradazione in catena di montaggio? meglio il lavaggio del cervello operato dal capitale o quello degli studenti fancazzisti? ai posteri l'ardua sentenza
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erma46
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giovedì 20 novembre 2008
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poco è cambiato
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nessun moralismo,personaggi veri straordinario volontè
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