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Padre padrone
Un film di Vittorio Taviani, Paolo Taviani.
Con Omero Antonutti, Nanni Moretti, Marcella Michelangeli, Saverio Marconi, Fabrizio Forte.
continua»
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 117 min.
- Italia 1977.
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Tratto da un libro autobiografico (1975) di Gavino Ledda. Pastore di Siligo (Sassari), Gavino vive fino a vent'anni con il gregge tra i monti, strappato alla scuola, separato dalla lingua, escluso dalla collettività. Durante il servizio militare in continente, studia e prende la licenza liceale. Esplode allora la ribellione contro il padre che, di fatto e per necessità, è stato lo strumento della sua separazione. Esce dallo scontro vincitore, colmo di pietà e di terrore. Apologo sulla necessità di spezzare il potere autoritario e sul rifiuto del silenzio, ha nella colonna sonora e musicale (Egisto Macchi) il suo versante più inventivo. Pur con durezze didattiche e scorie intellettualistiche, è un film razionale e lucido che assomiglia al paesaggio sardo: ventoso e scabro, enigmatico e violento, soffuso di una luce che gli dà la nobiltà maestosa di un quadro antico. Un intenso O. Antonutti e un duttile S. Marconi nella parte di Gavino sono i protagonisti. Prodotto dalla RAI. Palma d'oro a Cannes da una giuria presieduta da Roberto Rossellini. Fu l'ultima delle sue trasgressioni alle regole del gioco. |
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premi nomination |
Nastri d'Argento 1 0 |
Festival di Cannes 1 0 |
David di Donatello 2 0 |
| Il figlio Saverio Marconi al padre Omero Antonutti | |
| Voi patriarchi avete fatto solo due cose nella vita: ubbidito prima e comandato dopo. | |
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| Dialogo fra il pastorello sardo Fabrizio Forte e una pecora che non vuoi farsi mungere | |
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Bestia merdosa, lo so che ci vuoi riprovare. Ma io ti tappo il c**o. E dopo che ti avrò munto, con la tua me**a ti tapperò la bocca, gli occhi, le orecchie. Io ti fregherò appena ti volterai: tu mi hai bastonato e io ti cacherò nel latte. Così tuo padre bastonerà te. Non ci riuscirai. Io il c**o te lo tengo tappato. Ci riuscirò perché sei stupido. Tremi, sudi e puzzi. Non sai mungere con quelle manine piene di geloni. Mi fai male alle mammelle, Gavino Ledda, e io ti cacherò nel latte. |
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| Preghiera di uno scolaretto sardo nella prima sequenza | |
| Dio mio fa' che babbo muoia. Se lo fai morire, ti ubbidirò per sempre. Basta un calcio dell'asino nella pancia. Forse è meglio in fronte: così muore subito, e neanche se ne accorge. | |
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Altre frasi celebri del film Padre padrone
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DVD | Padre padroneUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 14 novembre 2007
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di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
Perché Padre padrone è un film importante, fra i più importanti delle ultime stagioni, e va subito visto approfittando del fatto che opportunamente, benché prodotto dalla televisione, prima che sul piccolo schermo esce nei cinema? Ci provammo a dirlo quando fu presentato al festival di Cannes dove poi avrebbe vinto, auspice Rossellini, la «palma d'oro»: provocando così gran tempesta fra quanti, nel pieno della crisi del mercato cinematografico, ritennero un tradimento la premiazione, da parte del massimo festival del cinema, d'un film nato per la Tv. » |
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Divenuto il film-manifesto del nuovo cinema culturale legato alla TV, anche grazie alla Palma d’oro assegnatagli a Cannes da Rossellini, Padre padrone rischia di venir considerato come un fenomeno a sé. Si tratta invece, del punto d’arrivo, dopo quasi vent’anni di militanza cinematografica, dei fratelli Taviani che alle prese con il, libro autobiografico di Gavino Ledda (Feltrinelli) s’impegnano a cancellarne ogni traccia di naturalismo. Nella storia del pastorello che cresce sotto il dominio paterno considerato come una cosa, poi si riscatta attraverso un’onnivora Curiosità per i suoni e diventa professore universitario di glottologia, i dioscuri di San Miniato hanno individuato un Lehrstiück di tipo brechtiano. » |
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
È il film dei fratelli Taviani che Rossellini, premiandolo a Cannes con la Palma d’oro, ci ha lasciato in testamento come esempio di vero cinema. Da imitare, da difendere. Un film di severissimo impegno, stilisticamente meditato, qui addirittura prezioso, là secco e riarso, con salda concretezza. Lo spunto, il libro omonimo che Gavino Ledda, oggi scrittore e glottologo, ieri pastore e analfabeta, ha scritto su quella sua singolare esperienza che, alcuni anni orsono, lo ha visto passare dagli stazzi di Sardegna alla letteratura e alla scienza. » |
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