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Kundun
Un film di Martin Scorsese.
Con Tenzin Thuthob Tsarong, Sonam Phuntsok, Tenzin Lodoe
Biografico,
Ratings: Kids+16,
durata 133 min.
- USA 1997.
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Tibet 1937. In una famiglia di contadini viene trovato in un bambino di due anni il Kundun, la reincarnazione umana del Buddha della Compassione, il successore del tredicesimo Dalai Lama, morto nel 1933. Si segue la sua crescita (a due, cinque, dodici anni) e formazione fino all'investitura che avviene al diciottesimo anno. Intanto nel 1950 l'esercito della Repubblica Popolare Cinese invade il Tibet. Nel 1953 il quattordicesimo Dalai Lama cerca una collaborazione costruttiva col governo degli invasori ma, dopo un colloquio a Pechino col presidente Mao Tse Tung, rinuncia. Scoppiata una rivolta nel 1959, duramente repressa, il Dalai Lama ripara in India. Bizzarro film: storia tibetana, scritta da una buddista (la nordamericana Melissa Mathison, ex moglie di Harrison Ford), diretta da un cattolico e girata in un paese musulmano (Marocco). Tiepido successo di pubblico e accoglienze critiche spaccate in due. I più l'hanno trovata un'opera schizofrenica e stravagante, apprezzabile sul versante privato, irrisolta su quello storico-politico. I meno ne hanno lodato la coincidenza tra l'armonia del buddismo e l'equilibrio strutturale e linguistico del regista. “In Kundun tutto, dentro al caos pietrificato della storia, è immobilmente fluente. Anche il cinema.” (Bruno Fornara). Un film manierista? Forse, ma di altissimo livello. |
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premi nomination |
Premio Oscar 0 5 |
Golden Globes 0 1 |
DVD | KundunUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 22 febbraio 2000
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Politico o poetico? Naviga fra questi due aggettivi Kundun, la pellicola che Martin Scorsese ha dedicato alla figura del Dalai Lama. Un uomo in esilio da quasi quarant’anni, cacciato dalla sua terra, il Tibet, dalla prepotenza degli invasori “liberatori’” cinesi. Politico e poetico, ma soprattutto (ed è un bene) poetico. Perché Scorsese, per la maggior parte del film, insiste sulla vicenda umana del protagonista, mostrandoci il mondo e gli orrori della Storia attraverso i suoi occhi. Una lunga, stupefatta “soggettiva”, questo è il meglio di Kundun (é uno degli appellativi della massima autorità civile e religiosa tibetana: sta per “presenza”). » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
“Raccontami la mia storia”, dice un bambino alla madre. E lei, quasi si trattasse d’una favola o d’un mito antico, gli ripete una volta ancora come, nascendo, lui abbia per miracolo trasformato il mondo, portandovi felicità e vita. Il bambino ascolta incantato, gioiosamente certo di sé. è il centro del mondo, appunto, quello che Martin Scorsese mostra all’inizio di Kundum (Usa, 1997). Scopriremo presto che il bambino è il futuro quattordicesimo Dalai Lama. Ne seguiremo la crescita, l’educazione, i tentativi di contrastare l’invasione cinese, gli incontri con Mao Dze Dong, la fuga dal Tibet e l’esilio. » |
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Scorsese: la non violenza, prossima rivoluzione
di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
Il regista parla di "Kundun" (quattro nomination agli Oscar) sui nostri schermi a fine mese. E lancia un appello. "Raccontando il Dalai Lama ha scoperto il pacifismo. Basta kolossal, il cinema mostri la realta". "Ho abbandonato le crudelta ‘stile Mean Streets. Dopo i trionfi del Titanic il costo delle pellicole salirà e le opere coraggiose rischiano di sparire". Lunga è stata la strada che ha portato il cattolico italo - americano Martin Scorsese dalle violente e cattive compagnie di "Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno" ('72) alla spirituale non violenza di "Kundun" ('97), sulla storia del 14o Dalai Lama, definito dalla critica Usa "una preghiera". » |
Scorsese presenta il suo Tibet
di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
Martin Scorsese è a Roma e come sempre, ogni volta in cui viene in Italia, l'inquieto regista di Mean Streets, che ama vivere di notte, che predilige chiudere di giorno le persiane delle stanze dove vive, che si nutre di cinema e film restaurati, è felice. Oggi si concederà una giornata di svago e incontrerà gli amici, domani mattina parlerà con la stampa, domani sera presenzierà alla prima all'Opera del suo film Kundun ovvero, come lo ha sintetizzato, scegliendo con la Medusa Distribuzione la frase di lancio: Il destino di un popolo vive nel cuore di un ragazzo. » |
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