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alex2044
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martedì 18 novembre 2025
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i colori della vita
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Un bel film che si vede con piacere , illuminato dai colori di Monet e dalle musiche di Debussy . L'idea dei due piani temporali ? particolarmente intelligente e riuscita . Non ci sono pause e tutto scorre perch? il passaggio da un'epoca all'altra , dopo la sorpresa iniziale diventa col passare del tempo naturale . Si passa dalle carrozze a cavalli ai TGV con leggerezza e simpatia . Perch? gli esseri umani che compongono il racconto sono sempre coerenti col tempo che vivono .La storia di questa famiglia allargata che scava nel suo passato per conoscersi meglio ? un'idea drammaturgica vincente . Il film poi ? anche un invito a ricordare un periodo storico per l'arte particolarmente fortunato .
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Un bel film che si vede con piacere , illuminato dai colori di Monet e dalle musiche di Debussy . L'idea dei due piani temporali ? particolarmente intelligente e riuscita . Non ci sono pause e tutto scorre perch? il passaggio da un'epoca all'altra , dopo la sorpresa iniziale diventa col passare del tempo naturale . Si passa dalle carrozze a cavalli ai TGV con leggerezza e simpatia . Perch? gli esseri umani che compongono il racconto sono sempre coerenti col tempo che vivono .La storia di questa famiglia allargata che scava nel suo passato per conoscersi meglio ? un'idea drammaturgica vincente . Il film poi ? anche un invito a ricordare un periodo storico per l'arte particolarmente fortunato . Insomma divertimento e cultura un binomio che non ? solo piacevole ma anche utile . La ricostruzione storica ? accurata e come gi? accennato le musiche ,gli ambienti , i costumi ricercati e perfetti , Gli attori ,con in testa la bravissima Suzanne Lindon, sono tutti bravi nella loro parte . Personalmente cito in particolare il simpatico Vincent Macaigne , gi? apprezzato protagonista di alcuni film presentati in passati Torino Film Festival . La sua presenza sempre sorridente ? arguta mette il buonumore anche al pi? musone degli spettatori .In conclusione il film ? da vedere . Bravo C?dric Klapisch la scommessa ? vinta , alla prossima con ammirazione e simpatia .
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francesca meneghetti
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mercoledì 26 novembre 2025
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la clessidra del tempo che mescola passato e prese
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C’è una casa abbandonata dal 1944, che, con la campagna circostante, è nelle mire di un ambizioso progetto immobiliare. Un avvocato è perciò incaricato di contattare tutti gli eredi, tantissimi, discendenti dai tre figli dell’originaria proprietaria, una certa Adele, chiedendo il consenso per la vendita. La tribù, che si è riconosciuta tramite l’albero genealogico illustrato dall’avvocato, si riunisce su zoom e nomina quattro rappresentanti per visionare l’abitazione, che sembra abbandonata e vuota, ma contiene delle fotografie di fine ottocento-inizi novecento, un quadro, delle lettere.
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C’è una casa abbandonata dal 1944, che, con la campagna circostante, è nelle mire di un ambizioso progetto immobiliare. Un avvocato è perciò incaricato di contattare tutti gli eredi, tantissimi, discendenti dai tre figli dell’originaria proprietaria, una certa Adele, chiedendo il consenso per la vendita. La tribù, che si è riconosciuta tramite l’albero genealogico illustrato dall’avvocato, si riunisce su zoom e nomina quattro rappresentanti per visionare l’abitazione, che sembra abbandonata e vuota, ma contiene delle fotografie di fine ottocento-inizi novecento, un quadro, delle lettere. Si dischiude così l’avventura dell’investigazione storica sulla comune antenata, con un montaggio che alterna sistematicamente la ricerca attuale dei quattro, diversi tra loro (il più giovane un fotografo ipertecnologico, la donna, ingegnere, ma turbata da affanni del cuore, un insegnante, un apicultore) con la ricostruzione della storia antica. L’alternanza di presente e passato si snoda con molta fluidità perché c’è sempre un link (per situazioni o per luoghi) che determina il travaso dall’uno all’altro, come se una clessidra venisse rovesciata. È soprattutto il ragazzo, inizialmente refrattario, che si fa prendere dal vortice dell’indagine, complice un viaggio sciamanico, e scopre così che il suo mestiere ha un nesso con i suoi antenati, tanto che il film si conclude con la scena della contemplazione serena di una grande tela delle ninfee di Monet, con la ragazza giusta, mentre all’inizio, nello stesso luogo, la vecchia fidanzata, modella, pretendeva di cambiare i colori dell’opera per intonarli meglio al suo vestito.
Dire di più sulla trama sarebbe ingiusto e toglierebbe il gusto della sorpresa, che accompagna un film delizioso, che fa sognare, soprattutto per le numerose scene parigine, che riprendono la collina di Montmartre, dove sopravvive ancora un vigneto, sconfinare con i campi, ma caratterizzarsi già come culla dei movimenti artistici e culturali a cavallo dei due secoli, e contemplano anche un bistrot tipico (Le rat mort), locali lussuosi, parchi e bordelli. E poi la villa di Monet a Giverny, con il famoso laghetto delle ninfee. Il regista, Cédric Klapisch, è autore de L’appartamento spagnolo. Ottima la fotografia. Perfetta, nei panni di una ragazza in formazione, coraggiosa e determinata (Adele), Suzanne Lindon.
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