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teddy187
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venerdì 28 agosto 2026
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un film verit
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Dopo aver visto il deludente MADRE, ecco un grande film verità, dove il regista ci presenta le varie debolezze e forze dell'uomo. Qui c'è tutto (tutto quello che manca in MADRE), dai problemi umani in un corpo di polizia che il grande pubblico crede irreprensibile, alla caccia all'uomo con tutte le difficoltà del caso, ai problemi privati di uomini e donne nella loro cerchia privata. Insomma un film a tutto tondo e recitato anche molto bene. Secondo me solo due pecche, se vogliamo chiamarle così, L'investigatore balbuzziente, che in verità nessuna polizia al mondo impiegherebbe come investigatore, per il problema di confronto e interrogazione con le varie persone del caso e infine il finale, che secondo me non rispecchia un finale verità, come in tutto il resto del film.
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Dopo aver visto il deludente MADRE, ecco un grande film verità, dove il regista ci presenta le varie debolezze e forze dell'uomo. Qui c'è tutto (tutto quello che manca in MADRE), dai problemi umani in un corpo di polizia che il grande pubblico crede irreprensibile, alla caccia all'uomo con tutte le difficoltà del caso, ai problemi privati di uomini e donne nella loro cerchia privata. Insomma un film a tutto tondo e recitato anche molto bene. Secondo me solo due pecche, se vogliamo chiamarle così, L'investigatore balbuzziente, che in verità nessuna polizia al mondo impiegherebbe come investigatore, per il problema di confronto e interrogazione con le varie persone del caso e infine il finale, che secondo me non rispecchia un finale verità, come in tutto il resto del film. Ultima cosa, anche in questo film il regista ci pone un problema; il rapporto fra madre e figlio.
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missantropa
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sabato 9 maggio 2026
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thriller poliziesco raffinato
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Splendida pellicola poliziesca del bravissimo Sorogoyen. Regia sublime, così come la recitazione e trama avvincente. Imperdibile per il cinefili(per chi può consigliato in lingua originale)
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luciano sibio
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giovedì 24 agosto 2023
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la vendetta come risoluzione umana condannabile
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Non mi voglio attardare nell'elargire complimenti a un poliziesco noire di rara bellezza. Noto però in tutti i commemti letti che nessuno spiega il perchè del titolo che invece a mio avviso chiaresce il vero senso del film al dilà dell'intreccio poliziesco e delle indagini che sempre definiscono lo svolgersi di ogni banale poliziesco e che qui invece rimangono un pochino in secondo piano.
Il film in verità si svela nel finale in cui adotta una conclusione che invita ad una seria riflessione collettiva .
Come dovremo comportarci se un serial killer di rara violenza su persone anziane e indifese su cui perpetra anche violenze sessuali fugge e si rifà una vita in santa pace ? Possiamo mai accettare che questo serial killer rimanga impunito ? e la naturale risposta della collettività per il regista è NO.
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Non mi voglio attardare nell'elargire complimenti a un poliziesco noire di rara bellezza. Noto però in tutti i commemti letti che nessuno spiega il perchè del titolo che invece a mio avviso chiaresce il vero senso del film al dilà dell'intreccio poliziesco e delle indagini che sempre definiscono lo svolgersi di ogni banale poliziesco e che qui invece rimangono un pochino in secondo piano.
Il film in verità si svela nel finale in cui adotta una conclusione che invita ad una seria riflessione collettiva .
Come dovremo comportarci se un serial killer di rara violenza su persone anziane e indifese su cui perpetra anche violenze sessuali fugge e si rifà una vita in santa pace ? Possiamo mai accettare che questo serial killer rimanga impunito ? e la naturale risposta della collettività per il regista è NO.E per l'occasione,infatti ,
Sorogoyen confeziona un finale ad hoc con tanro di aggiunta di violenza personale a carico del feroce assassino......... perchè così vorremo tutti e che DIO CI PERDONI.
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elgatoloco
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lunedì 7 giugno 2021
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veramente originale, made in spain
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"Que Dios nos perdone"(Rodrigo Sorogoy, scritto dal regista con Isabele Pena, 2016), racconta di una calda estate di qualche anno prima, durante la visita madrilena di papa Benedetto XVI, alias Ratzinger, quando un misterioso assassino uccide anziane signore, dopo aver usato loro violenza carnale). Trouble e difficoltà di vario genere per identificare il colpevole, ma finalmente il campo si restringe a una persona di poco più di trent'anni, che ha avuto forti conflitti con la madre... Ci saranno vari colpi di scena e problmei di vario genre, con l'uccisione di un poliziotto durante un drammatico scontro co l'assassino, ma anni dopo si riscurà a risovere la situazione, certo in ritardo e dopo varie dfficoltà più"inglobate-inghiottite"come un calice amaro, più che con una risoluzione reale della questione, che comunque, dopo l'azione risolutiva di u n detective, non creerà più problmei,.
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"Que Dios nos perdone"(Rodrigo Sorogoy, scritto dal regista con Isabele Pena, 2016), racconta di una calda estate di qualche anno prima, durante la visita madrilena di papa Benedetto XVI, alias Ratzinger, quando un misterioso assassino uccide anziane signore, dopo aver usato loro violenza carnale). Trouble e difficoltà di vario genere per identificare il colpevole, ma finalmente il campo si restringe a una persona di poco più di trent'anni, che ha avuto forti conflitti con la madre... Ci saranno vari colpi di scena e problmei di vario genre, con l'uccisione di un poliziotto durante un drammatico scontro co l'assassino, ma anni dopo si riscurà a risovere la situazione, certo in ritardo e dopo varie dfficoltà più"inglobate-inghiottite"come un calice amaro, più che con una risoluzione reale della questione, che comunque, dopo l'azione risolutiva di u n detective, non creerà più problmei,. Effiacacissimo questo noir a temperature torride, nella Madrif festante per il papa ma dispersa da mille altre questomni, soprattutto perché il fi,m"passa"per varie tappe, che sono fuorvianti o meglio pssono essere forivianti per l'identifcazione del copevole, dato che ci sono due detectives che potrebbero essere colpevoli per diversi, anzi opposti motivi, un padre di famiglia, un po'"dandy", che si veste o meglio sveste anche quando ciò sarebbe contrario al serczio e che scoppia in crisi colleriche imprvvise, in particoalre quando trova il suoc ane ucciso, chairamente per vendetta e un altro, timido.introverso-.represso, con un'fanzia e adolescenza dfficile alle spalle, tutto"mister perfetini" Decisamente uno scontro di caratteri e di personalità, anche ben indagato sul piano sempre psicologico, ma sempre in relazione all'identifciazione, del"colpevole". E ci sono anche vari altri elemnt che potrebbero portare fuori strada chi invece voglia riflettere su chi sia stato e sia il colpevole. Film d'ambiente, psycho-trhiller, ma anche , se si prende da un altro punto di vista, "thriller"intrifante, "QUe Dios nos perodne"è veramente un esempio al top della cinematrografia spangola che, memore di Bunel, di Berlanga, di Saura(per fare solo alcuni nomi)riesce sempre a rinnovarsi in modo intelligente. E che dire dei due protagonist Atono De la TOrre e Roberto A'lamo? sono stradordinari, capci in pieno di rendere l'oposizoine tra due caratteri asoslutamente antitetici. Ciò che non riesce in altri paesi, che anche in Francia e in INghilterra si esrime piuttsto a livello di serials TV, nel cinema spangolo è invece peinaemente presente e realizzato. El Gato
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simone pasquali
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lunedì 9 novembre 2020
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gran bel thriller
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Ottimamente interpretato, ottime atmosfere e sceneggiatura molto robusta.
Caratterizzati ottimamente i protagonisti, da vedere.
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carloalberto
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venerdì 17 luglio 2020
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noir realistico con velleità sociologiche
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Rodrigo Sorogoyen, nella tradizione del nuovo cinema noir spagnolo, riprende uno schema narrativo già messo in scena due anni prima, nel 2014, da Alberto Rodríguez con “La isla mínima”, offrendoci uno spaccato della società civile iberica, questa volta contemporanea, come sfondo per un poliziesco classico con risvolti drammatici. In questo caso i temi si fondono con qualche difficoltà, poiché a prevalere sulla coralità degli avvenimenti storici, la visita di papa Ratzinger a Madrid nel 2011 con le conseguenti violente contestazioni di piazza, e sulla suspense del thriller, per Sorogoyen sono gli aspetti psicologici dei personaggi, che, con qualche forzatura, che non poco stona nel finale, orientano l’attenzione sulle vicende intime dei due investigatori, interpretati da Roberto Alamo e Antonio de la Torre, quest’ultimo già apprezzato protagonista nel “La vendetta di un uomo tranquillo” di Raúl Arévalo.
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Rodrigo Sorogoyen, nella tradizione del nuovo cinema noir spagnolo, riprende uno schema narrativo già messo in scena due anni prima, nel 2014, da Alberto Rodríguez con “La isla mínima”, offrendoci uno spaccato della società civile iberica, questa volta contemporanea, come sfondo per un poliziesco classico con risvolti drammatici. In questo caso i temi si fondono con qualche difficoltà, poiché a prevalere sulla coralità degli avvenimenti storici, la visita di papa Ratzinger a Madrid nel 2011 con le conseguenti violente contestazioni di piazza, e sulla suspense del thriller, per Sorogoyen sono gli aspetti psicologici dei personaggi, che, con qualche forzatura, che non poco stona nel finale, orientano l’attenzione sulle vicende intime dei due investigatori, interpretati da Roberto Alamo e Antonio de la Torre, quest’ultimo già apprezzato protagonista nel “La vendetta di un uomo tranquillo” di Raúl Arévalo. L’insieme è piacevole ed il film risulta nel complesso godibile; tuttavia, non sfugge all’analisi degli elementi che costituiscono questo puzzle a tre tessere, società spagnola in crisi, dramma umano e giallo classico, un utilizzo ingenuo o smaliziato, a seconda dei punti di vista, dei più vieti clichè per rappresentare, di volta in volta, lo sbirro violento, dall’aspetto volgare ma dal cuore d’oro, il poliziotto anomalo, perché troppo corretto e pignolo per il suo ambiente di lavoro, caratterizzato macchiettisticamente da una forte balbuzie, ed infine il profilo psicologico del serial Killer, già infinite volte visto e rivisto nei film di questo genere. Le scene della vita privata dei due eroi risultano altrettanto stereotipate ed infarcite di luoghi comuni, con la famigliola piccolo borghese fintamente felice, col cane e la figlia maggiore ribelle, e la solitudine dell’altro, che ha la casa arredata come un ufficio ed ascolta fado portoghesi. I quadretti sono tratteggiati in modo superficiale, risultano poco più di un abbozzo e finiscono tra le velleità sociologiche dell’autore insieme alle rare inquadrature della piazza in rivolta. Detto questo, l’opera rimane apprezzabile e sotto certi aspetti invidiabile per una cinematografia giovane che con successo si cimenta nel noir realistico, genere da noi, ahimè, praticato soprattutto nelle imbalsamate serie televisive dei giovani e vecchi montalbano o dei vari ispettori coliandro, manara e perfino preti investigatori, che ricalcano stancamente, con poca convinzione e senza oramai i grandi interpreti di un tempo le orme di classici indimenticabili quali furono gli sceneggiati del Tenente Sheridan, del Commissario Maigret e di Nero Wolfe.
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alefthand
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sabato 19 gennaio 2019
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bel film, stranamente ancora non recensito
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Buon film lo consiglio ci scriverei su una bellissima recensione, ma devo correre a lavoro, ok. Farò una ricerca su Antonio De la torre, Roberto Alamo ed il regista Rodrigo Sorogoyen; probabilmente guarderò altri loro film
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everart
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venerdì 14 settembre 2018
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ottimo
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Film un pó pesante ma molto bello, inizia lentamente ma poi ti prende e ti tiene in tensione fino alla fine, decisamente drammatico.
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veiturineis
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mercoledì 23 maggio 2018
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non verosimile
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per me la trama di questo film è gravemente carente di verosimiglianza, di credibilità
(l'incolumità post-caduta dal 3° piano; l'evento stesso, che accade in una strada madrilena più deserta del deserto;
e poi la parte finale, '3 anni dopo'... ridicola, per i miei criteri di verosimiglianza di una trama poliziesca)
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