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paolp78
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domenica 23 agosto 2026
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melodramma che finisce in commedia
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Il regista Mike Figgis, reduce dal buon successo di “Via da Las Vegas”, torna a occuparsi di eccessi e trasgressioni, collegate a dinamiche passionali che coinvolgono i sentimenti, generando tormenti e sensi di colpa. La pellicola segue una narrazione melodrammatica, che include pure la trattazione di tematiche pesanti e serie (omosessualità e virus HIV, argomenti ricorrenti in quegli anni), finché tutto viene rovesciato nell’inatteso finale, in cui Figgis piazza una trovata spiazzante e piacevole che regala all’opera una conclusione leggera, da pazza commedia anni ’30 (le celebri screwball comedies). Tutta l’opera beneficia di questo finale a effetto, che trasforma un film abbastanza anonimo, in una pellicola che a suo modo si fa ricordare.
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Il regista Mike Figgis, reduce dal buon successo di “Via da Las Vegas”, torna a occuparsi di eccessi e trasgressioni, collegate a dinamiche passionali che coinvolgono i sentimenti, generando tormenti e sensi di colpa. La pellicola segue una narrazione melodrammatica, che include pure la trattazione di tematiche pesanti e serie (omosessualità e virus HIV, argomenti ricorrenti in quegli anni), finché tutto viene rovesciato nell’inatteso finale, in cui Figgis piazza una trovata spiazzante e piacevole che regala all’opera una conclusione leggera, da pazza commedia anni ’30 (le celebri screwball comedies). Tutta l’opera beneficia di questo finale a effetto, che trasforma un film abbastanza anonimo, in una pellicola che a suo modo si fa ricordare.
La sceneggiatura, firmata anch’essa da Figgis, come il soggetto, non è riuscitissima; l’intreccio sentimentale che costituisce il punto centrale della storia, per quanto accattivante e originale, non è particolarmente coinvolgente.
Molto meglio l’ambientazione metropolitana, che conserva un suo fascino.
Il ritmo della narrazione non è incalzante; Figgis indugia troppo nelle chiacchiere sofisticate, non riuscendo a dare sostanza e interesse omogeno all’opera, che soffre di qualche momento morto.
Come in altre opere del regista americano, c’è spazio per analisi introspettive di carattere etico e morale.
Il cinema di Figgis, per riuscire ha bisogno più che altri di una sponda da parte degli interpreti: se nella già citata precedente pellicola ne aveva trovata una eccellente con la performance di Nicolas Cage, stavolta è Wesley Snipes a venire in soccorso al regista con una prova convincente. Non mi è piaciuta invece Nastassja Kinski, che ha il ruolo femminile più importante, mentre sono da promuovere gli altri attori impegnati nelle parti in primo piano, Kyle MacLachlan, Robert Downey Jr. e la meno famosa Ming-Na Wen, attrice cinese naturalizzata americana.
Del cast fa parte in un piccolo ruolo anche Thomas Haden Church.
Buone le musiche curate personalmente da Figgis.
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nervita
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martedì 29 novembre 2005
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bello veramente
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nulla, bello veramente questo film. difficilmente annoto titoli di film e questo c'è in mezzo, non sarò una grande della critica ma mi è veramente piaciuto, se dovesse capitarmi tra le mani lo comprerei sicuramente.
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maquiria
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emozioni nell'ombra
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Ho letto critiche spaventose su questo film che è riuscito invece a emozionarmi.Sarò da ricovero?
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