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giovedì 29 gennaio 2026
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prima conoscere la storia, leggere e capire. non ? da tutti.
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Credo proprio che lei non abbia capito niente del film, ossia non abbia apprezzato la parte storica filologica che ? alla base dell'opera. Finalmente non si vedono idiozie sul rinascimento, finalmente si descrivono le cose COME SI LEGGONO NEI LIBRI DELL'EPOCA, NEI DOCUMENTI ARCHIVISTICI DELL'EPOCA, NELLE CRONACHE DELL'EPOCA. Questo ? l'approccio giusto, senn? sono film storici in cui conta solo la storia ma che potrebbero essere ambientati ad Almeria dove girava Sergio Leone, con le donne coi capelli cotonati... , insomma una accozzaglia di errori che fanno diventare il soggetto risibile ma anche irritante. E infatti chi conosce quei documenti e quel periodo storico ha apprezzato tantissimo il film.
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Credo proprio che lei non abbia capito niente del film, ossia non abbia apprezzato la parte storica filologica che ? alla base dell'opera. Finalmente non si vedono idiozie sul rinascimento, finalmente si descrivono le cose COME SI LEGGONO NEI LIBRI DELL'EPOCA, NEI DOCUMENTI ARCHIVISTICI DELL'EPOCA, NELLE CRONACHE DELL'EPOCA. Questo ? l'approccio giusto, senn? sono film storici in cui conta solo la storia ma che potrebbero essere ambientati ad Almeria dove girava Sergio Leone, con le donne coi capelli cotonati... , insomma una accozzaglia di errori che fanno diventare il soggetto risibile ma anche irritante. E infatti chi conosce quei documenti e quel periodo storico ha apprezzato tantissimo il film. Questo e poi Magnificat di Avati, ambientato nel medioevo, sono gli unici film storici fatti veramente bene. A. Fabriani R.
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sabato 28 dicembre 2024
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pino, lascia perdere.
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Pino, vieni ad aiutarmi in campagna. Lascia perdere il Cinema, non ? mestiere per te. Sul serio. un saluto
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lunedì 2 dicembre 2024
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film sublime, che lascia un segno profondo, illumina l'anima.
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Non posso spiegare ad uno come lei, che dovrebbe vedere solo i cinepanettoni, la bellezza e l'emozione che suscitano un film come "Il mestiere delle armi", girato da un Maestro del cinema. Sprecherei solo tempo e parole. Lasci stare le recensioni cinematografiche: non fanno per lei. Questo film è troppo difficile per essere compreso da un presuntuoso come lei. Io amo il rigore, la precisione storica, che giudico tutt'altro che arroganti. Sono tornata indietro di cinque secoli nel tempo di un film, e sono ancora lì, persa, faccio fatica a tornare nel 2024. L'ho visto varie volte, ed ogni volta m'è piaciuto più della precedente. Potere della perfezione....
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serpina
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domenica 3 novembre 2024
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indimenticabile
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Non potrei dissentire di più dalla recensione di Farinotti: questo film è talmente stracolmo di suggestioni - visive e spirituali - che mi capita di riguardarlo di frequente, sull' onda di una pura e semplice nostalgia. La pianura padana, raggelata e nebbiosa, il clangore dei guerrieri a cavallo che avanzano nel fango, ricoperti di ferro nero, l'austero eroismo del giovane comandante protagonista, il fuoco dei bivacchi e delle fonderie dei cannoni. Pochissime parole e una trama scarna, perché entrambe non servono: sono la Guerra e la Storia a parlare e tanto basta. È vero: c'è pure una lunghissima agonia, ma è il cavaliere medievale a morire nei panni di Joanni de' Medici, ferito a morte da un colpo di cannone.
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domenica 16 gennaio 2022
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non hai capito niente.
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Non ho altro da aggiungere.
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great steven
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domenica 31 maggio 2020
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quella cannonata che fu fatale al condottiero...!
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IL MESTIERE DELLE ARMI (IT/FR/GERM, 2001) di ERMANNO OLMI. Con HRISTO JIVKOV, SERGIO GRAMMATICO, DIMITAR RATCHKOV, DESSY TENEKEDJIEVA, SANDRA CECCARELLI, GIANCARLO BELELLI ● 1526. Alle armate dell’imperatore tedesco Carlo V, capeggiate dal generale Zorzo Frundsberg, deciso a impiccare Papa Clemente VII con un cappio d’oro, si contrappongono le truppe pontificie al comando del generale Francesco Maria della Rovere, duca d’Urbino. Tra le truppe pontificie si distingue il capitano di ventura Joanni De’ Medici, conosciuto come Giovanni dalle Bande Nere. Stimato per la sua esperienza in campo militare, è, ancora in vita, un mito irraggiungibile. Nel frattempo Alfonso d’Este, duca di Ferrara, tradendo i patti stabiliti col Papa, cede all’esercito dei lanzichenecchi quattro falconetti, sorta di primitivi cannoncini.
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IL MESTIERE DELLE ARMI (IT/FR/GERM, 2001) di ERMANNO OLMI. Con HRISTO JIVKOV, SERGIO GRAMMATICO, DIMITAR RATCHKOV, DESSY TENEKEDJIEVA, SANDRA CECCARELLI, GIANCARLO BELELLI ● 1526. Alle armate dell’imperatore tedesco Carlo V, capeggiate dal generale Zorzo Frundsberg, deciso a impiccare Papa Clemente VII con un cappio d’oro, si contrappongono le truppe pontificie al comando del generale Francesco Maria della Rovere, duca d’Urbino. Tra le truppe pontificie si distingue il capitano di ventura Joanni De’ Medici, conosciuto come Giovanni dalle Bande Nere. Stimato per la sua esperienza in campo militare, è, ancora in vita, un mito irraggiungibile. Nel frattempo Alfonso d’Este, duca di Ferrara, tradendo i patti stabiliti col Papa, cede all’esercito dei lanzichenecchi quattro falconetti, sorta di primitivi cannoncini. La domenica del 24 novembre 1526 un proiettile esploso da uno di questi marchingegni ferisce gravemente proprio Joanni De’ Medici, portandolo alla morte dopo l’amputazione di una gamba e quattro giorni di agonia. Con la sua scomparsa, Frundsberg e le sue truppe sono liberi di proseguire l’invasione dell’Italia che li condurrà infine al sacco di Roma nel maggio 1527. Sulla soglia dei vicinissimi settant’anni, ribaltando la tesi di Condottieri (1937) di Trenker che teorizzò Joanni come un precursore di Mussolini, attento alla lezione di Rossellini e Tarkovskij, trovata la Pianura Padana in Bulgaria, Olmi realizzò il suo primo film "epico" in cadenze antiepiche che fu, in filigrana, una profonda riflessione sulla morte di ampio respiro religioso e di potente tensione etica, ma anche sull’onore, il coraggio, il dolore e la trasformazione tecnologica del conflitto armato che lo rende ancor più brutale e mortifero. L’opera cinematografica più costosa e difficile della sua cinquantennale carriera è stata anche, sul piano stilistico, la più libera, di semplicità raffinata nella scrittura (una sceneggiatura che, senza insistere sui dettagli, riproduce verosimili dialoghi in un italiano del tardo Rinascimento), arguta nei veloci scorci di battaglie e attenta alla cultura materiale e ai volti dei bambini. La compassione che il regista rivolge al protagonista sul letto funebre non è inferiore a quella dedicata ai soldati che bruciano un crocifisso per riscaldarsi. Nella descrizione della guerra, Olmi non ha bisogno del sangue, in quanto la sofferenza proviene dal freddo, dalla fame e dal peso delle armi e delle corazze trascinate sulla neve nella Pianura Padana. Perché "il mestiere delle armi"? Perché Joanni fu un soldato e come tale rifiutò sempre di essere uno strumento nelle mani della politica. Nonostante i tradimenti e gli inganni, scelse comunque di andare incontro al proprio destino poiché, come disse Orwell, le azioni, anche se sono prive di effetto, non per questo risultano prive di significato. Di fronte alla morte la sua preoccupazione non è quella di un’improbabile salvezza eterna, ma solo quella del suo ricordo e della sua integrità, riassunta nella meravigliosa semplicità di una frase: «Vogliatemi bene quando non ci sarò più». Da non trascurare l’aspetto storiografico: le capacità militari di Giovanni dalle Bande Nere sono ormai sorpassate dai nuovi strumenti di morte, ovvero i falconetti di Zorzo Frundsberg ottenuti dal duca di Ferrara, contro i quali le armature non possono più nulla. Non solo una innovazione tecnologica dell’arte del conflitto, ma soprattutto un decisivo superamento di quei valori che prima ispiravano il combattimento. A dispetto del coraggio individuale e dell’abilità dello stratega, in un Medioevo ormai terminato la morte viene da lontano e non lascia scampo; laddove prima vinceva il valoroso (negli scontri corpo a corpo), ora trionfa chi è possessore della maggior quantità di denaro per comprare le costose e pratiche artiglierie. Sostenuto da una cupezza ovattata che a tratti lascia libera espressione a momenti di maggiore meditazione, il film vanta un andamento narrativo di tutto rispetto, grazie anche ad attori a cui sono stati giudiziosamente affidati ruoli adeguati, fra cui spiccano H. Jivkov nella parte di Joanni e S. Ceccarelli nelle vesti della pudibonda nobildonna mantovana. A ventitré anni di distanza dal superbo L’albero degli zoccoli (1978), è inoltre un ulteriore omaggio da non dimenticare che Olmi fece alla sua Lombardia, rievocando episodi storici piuttosto glissati dai libri di scuola con l’obiettivo di restituire fulgore a figure passate nell’oblio e riedificare mattone dopo mattone un’epopea degna di questo nome senza metterne inutilmente in risalto i fasti (lo dimostra specialmente la rappresentazione delle battaglie, depurata da tutti quei sovrabbondanti elementi di retorica gloriosa e boria immaginifica a cui, purtroppo, ci hanno abituato saghe come Il Signore degli Anelli o Il Trono di spade). Magnifica fotografia del figlio Fabio Olmi. Determinante nel condurre le immagini, in particolar modo nel Requiem, l’apporto musicale di Fabio Vacchi. Premi Sacher per il miglior film dell’anno e per la migliore attrice non protagonista (Ceccarelli). Premiato con nove statuette ai David di Donatello 2002.
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giovedì 12 dicembre 2019
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vita. viva. il resto sono chiacchiere.
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è storia fatta immagine, e quindi (per la nostra era) emozione. . E per storia intendo i fatti che "passano", tra una nevicata, un amplesso e una carezza al cane. Vita. Vita di una volta che torna. Viva. tutto il resto sono chiacchiere
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catullo
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lunedì 4 agosto 2014
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un capolavoro...perchè no?
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Forse nel rinascimento vivevano con tale lentezza e parlavano piano...ed era sempre inverno e nei palazzi delle signorie era sempre buio e le candele erano sempre accese. Questo Giovanni dalle bande nere che aveva battuto i Lanzichenecchi da grande stratega ma che poi lo fregarono con un inganno stimola grande simpatia...un' Italiano che in fatto di mestiere delle armi aveva proprio le palle e le ha mostrate fino all'ultimo anche fino alla morte. Olmi è un grande esteta del cinema...ci ha presentato un film storico coi fiocchi...magari troppo calligrafico ma non aveva bisogno di imitare l'ultimo Rossellini...quello della TV...degli "atti degli apostoli o della "presa del potere da parte di Luigi XIV " .
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Forse nel rinascimento vivevano con tale lentezza e parlavano piano...ed era sempre inverno e nei palazzi delle signorie era sempre buio e le candele erano sempre accese. Questo Giovanni dalle bande nere che aveva battuto i Lanzichenecchi da grande stratega ma che poi lo fregarono con un inganno stimola grande simpatia...un' Italiano che in fatto di mestiere delle armi aveva proprio le palle e le ha mostrate fino all'ultimo anche fino alla morte. Olmi è un grande esteta del cinema...ci ha presentato un film storico coi fiocchi...magari troppo calligrafico ma non aveva bisogno di imitare l'ultimo Rossellini...quello della TV...degli "atti degli apostoli o della "presa del potere da parte di Luigi XIV " . Olmi è un regista straordinario e questo film è un capolavoro...per me!
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(di serpina)
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muttley72
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lunedì 20 maggio 2013
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5 stelle per la fotografia, 2 per la sceneggiatura
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Film che ho visto solo una volta (.....al cinema quando uscì nele sale): ricordo una meravigliosa fotografia, con inquadrature lente che "indugiavano". Le immagini diventavano quasi dei meravigliosi quadri.
Tuttavia anche chi sapesse già in anticipo di non andare a vedere un film come "Braveheart" o "Il gladiatore", non potevacerto immaginare di trovarsi addirittura di fronte ad un film talmente lento da spazientire anche i santi.
La battaglia poi (che è la scena ce ntrale per un film di guerra o comunque ispirato all' ambiente militare) è deludente.
Olmi sarà anche un maestro del cinema, ma qui è più che altro un maestro della fotografia.
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Film che ho visto solo una volta (.....al cinema quando uscì nele sale): ricordo una meravigliosa fotografia, con inquadrature lente che "indugiavano". Le immagini diventavano quasi dei meravigliosi quadri.
Tuttavia anche chi sapesse già in anticipo di non andare a vedere un film come "Braveheart" o "Il gladiatore", non potevacerto immaginare di trovarsi addirittura di fronte ad un film talmente lento da spazientire anche i santi.
La battaglia poi (che è la scena ce ntrale per un film di guerra o comunque ispirato all' ambiente militare) è deludente.
Olmi sarà anche un maestro del cinema, ma qui è più che altro un maestro della fotografia.
I bassi incassi del si spiegano, secondo me, per i motivi (difetti) che ho detto......
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zanna--95
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lunedì 20 maggio 2013
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il film peggiore che abbia mai visto
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Pessimo.
Di film brutti ne ho visti tanti, ma questo li supera tutti. Mi viene da ridere leggendo i commenti "è un film lento e va capito". Non diciamo fesserie questo film è orribile. Personaggi anonimi e recitazione scadente. Ambienti bui in cui si fatica a capire cosa stia realmente succedendo. I personaggi appaiono senza un motivo e senza un minimo di spiegazione: sarei potuto entrare in scena , dire la mia battuta insignificante e andarmene e non avrei stonato con il resto del Film. Il film inizia e finisce senza che allo spettatore sia rimasto nulla.
[+] un bel tacer....
(di serpina)
[ - ] un bel tacer....
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