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ivan il matto
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domenica 1 marzo 2026
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...come una ghost stories
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….Come una ghost stories
Cominciava a spirare la gelida e mefitica aria del maccartismo negli Stati Uniti quando, alla fatidica metà del secolo scorso, Billy Wilder presentava il suo ultimo film “Viale del tramonto”, capolavoro assoluto del regista di origine ebraica ma austriaco di provenienza, che già aveva dimostrato tutto il suo valore nel genere noir-thriller con “La fiamma del peccato” (dal romanzo “Double indemnity” di James M. Cain, 1943) sceneggiato insieme a Raymond Chandler. E’ tutta un’epoca che tramonta metaforicamente, insieme alla gigantesca villa fatiscente sul Sunset Boulevard di Los Angeles, di proprietà della matura diva del muto Norma Desmond, dove approda casualmente, per sfuggire ai creditori, lo spiantato sceneggiatore Joe Gillis.
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….Come una ghost stories
Cominciava a spirare la gelida e mefitica aria del maccartismo negli Stati Uniti quando, alla fatidica metà del secolo scorso, Billy Wilder presentava il suo ultimo film “Viale del tramonto”, capolavoro assoluto del regista di origine ebraica ma austriaco di provenienza, che già aveva dimostrato tutto il suo valore nel genere noir-thriller con “La fiamma del peccato” (dal romanzo “Double indemnity” di James M. Cain, 1943) sceneggiato insieme a Raymond Chandler. E’ tutta un’epoca che tramonta metaforicamente, insieme alla gigantesca villa fatiscente sul Sunset Boulevard di Los Angeles, di proprietà della matura diva del muto Norma Desmond, dove approda casualmente, per sfuggire ai creditori, lo spiantato sceneggiatore Joe Gillis. Sarà la sua stessa voce fuori campo, mentre lui, ormai cadavere, galleggia sul pelo dell’acqua nella piscina della villa di cui sopra, a ripercorrere la storia della loro ambigua relazione. La donna, immersa nel culto del passato e di sé stessa, vive isolata insieme al fedele maggiordomo, nella vana attesa di un ritorno sul set, sulla base di una sua strampalata sceneggiatura (“Salomè”) che l’improbabile scrittore dovrebbe rivedere. Fra cinismo e umorismo nero, Wilder lascia tramontare tutto: il cinema muto soppiantato dal sonoro, le vite dei protagonisti che preferiscono inseguire antichi miraggi o bassi tornaconti personali, gli ideali giovanili di una “Mecca del cinema” che offre occasioni a tutti mentre pullulano solo produttori avidi o giornalisti sciacalli insieme a registi come Cecil B. De Mille che, mentre gira “Sansone e Dalila”, non vede l’ora di sbarazzarsi della Desmond piombata sul set. Contaminando il noir con atmosfere da horror, il regista di Sucha, qui anche sceneggiatore, sembra costruire una storia di fantasmi nell’ambito di una delle pellicole più crudeli su Hollywood. Fantasma è il morto che parla fin da subito, fantasma la villa epicentro di tutti gli eventi narrati, fantasma il film che Norma Desmond ha scritto, fantasmi le telefonate “da parte di De Mille”, fantasmi le lettere degli ammiratori come i silenziosi giocatori di carte che convergono periodicamente nella villa. Finzione e realtà si mischiano nel film fra grottesco e ridicolo, la splendida Gloria Swanson era effettivamente una star del muto caduta nell’oblio, lo straordinario Eric Von Stroheim (indimenticabile la sua ‘maschera’) l’aveva veramente diretta nel film che lei fa proiettare nella villa, mentre l’ottimo William Holden era un attore di scarso successo fino alla provvidenziale chiamata di Wilder per il ruolo di Gillis. Se il film dovesse chiudersi con una battuta, forse sarebbe il caso di invertire quella conclusiva di “Via col vento” scandendo: “Ieri era un altro giorno”….
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figliounico
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lunedì 23 dicembre 2024
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un film sul cinema e sul tempo
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Una sintesi riuscita di dramma della follia e noir surreale, visto che la voce narrante appartiene al protagonista che compare assassinato nella prima scena, mentre il suo corpo galleggia nella piscina della grande villa hollywoodiana, cui non manca l?ironia di una black comedy ed un tocco di sentimentalismo. L?immagine del volto della diva del passato, ormai cinquantenne, riflessa nello specchio, in una delle ultime sequenze, oltre a richiamare alla mente quella analoga di Profondo rosso, rappresenta metaforicamente il cinema che guarda s? stesso e inorridisce davanti alla propria trasformazione. In tal senso Viale del tramonto sarebbe un omaggio ai divi del muto, incarnati in un gioco di specchi e di rinvii meta filmici dagli stessi attori protagonisti, Gloria Swanson ed Erich Von Stroheim, ma anche da altri personaggi nella parte di se stessi, come il produttore Cecil B.
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Una sintesi riuscita di dramma della follia e noir surreale, visto che la voce narrante appartiene al protagonista che compare assassinato nella prima scena, mentre il suo corpo galleggia nella piscina della grande villa hollywoodiana, cui non manca l?ironia di una black comedy ed un tocco di sentimentalismo. L?immagine del volto della diva del passato, ormai cinquantenne, riflessa nello specchio, in una delle ultime sequenze, oltre a richiamare alla mente quella analoga di Profondo rosso, rappresenta metaforicamente il cinema che guarda s? stesso e inorridisce davanti alla propria trasformazione. In tal senso Viale del tramonto sarebbe un omaggio ai divi del muto, incarnati in un gioco di specchi e di rinvii meta filmici dagli stessi attori protagonisti, Gloria Swanson ed Erich Von Stroheim, ma anche da altri personaggi nella parte di se stessi, come il produttore Cecil B. DeMille, un attonito Buster Keaton e altri attori del muto nella scena della partita a carte, ed al contempo un film su Hollywood, uno dei primi film sul mondo del cinema, in cui Wilder critica il cinismo dell?industria dello spettacolo, un mostro che crea e distrugge i suoi eroi di cartapesta e come Saturno divora i suoi figli impietosamente. Da brivido la memorabile sequenza finale che fa di questo straordinario film un capolavoro di tutti i tempi.
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giovanni
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mercoledì 25 settembre 2024
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capolavoro
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Quando la sceneggiatura è valida e coerente, quando il messaggio che si vuole trasmettere con il film è forte e chiaro, comprensibile e credibile, tutto fila liscio per il meglio. Da vedere assolutamente, anche per capire il livello di mediocrità del cinema attuale.
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eugen
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sabato 8 ottobre 2022
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straordinario noir e tanto altro
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"Sunset Bouloevard"(Billy Wilder, ancnhe autore della sceneggiatura con Charles Brackett e D.M.Marshmann jr, 1950)parla di uno sceneggiatore in crisi professionale e pieno di debiti che, sopratttutto a causa di una de'bacle della sua macchina sganghertaa, deve fermarsi nei pressi di uno strano edificio, che si rivela essere la villa-abitazione di un'attrice.diva del cinema muto, che ci vive, servita dal suo maggiordomo-factotum,-autista, che in realta'era stato il suo primo martio(pirmo dei tre), gia'grande regista e scopritore della diva quando le aveva 16 ann.La diva lo circuisce e lo"costr4inge"a rivedere la sua sceneggiatura di un film dedicato a Salome', in realta'celebrazione autobiografica del suo mito.
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"Sunset Bouloevard"(Billy Wilder, ancnhe autore della sceneggiatura con Charles Brackett e D.M.Marshmann jr, 1950)parla di uno sceneggiatore in crisi professionale e pieno di debiti che, sopratttutto a causa di una de'bacle della sua macchina sganghertaa, deve fermarsi nei pressi di uno strano edificio, che si rivela essere la villa-abitazione di un'attrice.diva del cinema muto, che ci vive, servita dal suo maggiordomo-factotum,-autista, che in realta'era stato il suo primo martio(pirmo dei tre), gia'grande regista e scopritore della diva quando le aveva 16 ann.La diva lo circuisce e lo"costr4inge"a rivedere la sua sceneggiatura di un film dedicato a Salome', in realta'celebrazione autobiografica del suo mito. Lui, sconcertato dal lavoro, si accinge tuttavia a farlo e diventa, volens nolens, l'amante giovane della diva che pero0,avndo scopertto la liaison dell'uomo con una ragazza piu'giovane, minaccia entrambi(terroriztazndo la ragazza con telefonate"anonime"quanto minacciose). Finira'per ucciderlo, quando lui si sta allontanando dal maniero. Lei, credendo di girare finalmente il suo film con Cecil B.De Mille, viene invece intervistata dai giornalisti e interrogata dagli inquirenti e condotta in carcere... Monumento metoaforico allla morte del cinema muto e piu'in genere di un'0epoca, che si appresta a"trapassare"nella modernita', come dell'"eterna decadenza"di Holywood, che rinasce sempre dalle proprie ceneri, rimanendo impigliato in esse, questo noir terribile, diretto da un viennese ebreo che sara'poi igiustamente noto piu'che altro per le commedie, quando invece era anche un grande cineasta tout court, intepretato da un altro viennese ebreo ex.grande regista e sempre grande interprete(von Stroheim); da una ex-diva del"muto", Gloria Swanson e da un quasi esordiente(William Holden)e¿uno straordinario film in bianco e nero che consente una lettura polisemica "assoluta". Da vedere e rivedere, per coglierne sfumature, aspetti nascosti e reconditi, sempre cercando di leggere il film senza preconcetti storico-.critici, che appunto falserebbero la liberta'poliemica di lettura-."interpretazione del film . El Gato
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elgatoloco
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mercoledì 17 novembre 2021
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wilder autore anche"tragico", da grande
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"Sunset Boulevard"(Billy Wilder, anche autore della sceneggiatura con Charles Brackett, 1950)racconta la vicenda(narrata in prima persona)di un giovane soggettista cinematrografico, che è in cirsi nera dal punto di vista finanziario, ma non va molto meglio neppure sul paino della creeazione aristica), che, braccato dai creditori, arriva per caso nella villa di una ex.diva del"cinema muto", sostenuta da un domestico tuttofare, che in realtà era stato il primo dei suoi tre mariti, il regista che l'aveva lanciata, che aveva scelto tale ruolo solo perché innamoratissimo dell'attrice, cui però sempre del"Lei". Dopo molte esitazioni, lo scrittore di cinema accetta, anche perché l'attrice, completamente in disgraia sul paino filmico(nssuno la chiama più, un tentativo di sottoporre un suo copione su Salomé a Cecil B, De Mille viene scartato senza appello, dove invece viene considerata solo la sua vecchia automobile, da prendere eventualente a noleggio), ha ancora una notevolissima disponisibilità finanziaria e , essendosi innamorata dell'uomo, gli finanzia ogni"capriccio".
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"Sunset Boulevard"(Billy Wilder, anche autore della sceneggiatura con Charles Brackett, 1950)racconta la vicenda(narrata in prima persona)di un giovane soggettista cinematrografico, che è in cirsi nera dal punto di vista finanziario, ma non va molto meglio neppure sul paino della creeazione aristica), che, braccato dai creditori, arriva per caso nella villa di una ex.diva del"cinema muto", sostenuta da un domestico tuttofare, che in realtà era stato il primo dei suoi tre mariti, il regista che l'aveva lanciata, che aveva scelto tale ruolo solo perché innamoratissimo dell'attrice, cui però sempre del"Lei". Dopo molte esitazioni, lo scrittore di cinema accetta, anche perché l'attrice, completamente in disgraia sul paino filmico(nssuno la chiama più, un tentativo di sottoporre un suo copione su Salomé a Cecil B, De Mille viene scartato senza appello, dove invece viene considerata solo la sua vecchia automobile, da prendere eventualente a noleggio), ha ancora una notevolissima disponisibilità finanziaria e , essendosi innamorata dell'uomo, gli finanzia ogni"capriccio". Tuttavia, lo sforunato scrittore, quando può, va da una giovane ex.consulente delle case produttrici, per scrivere con lei un nuovo soggetto con relativa sceneggiatura, innamorandosene e venendo ricambiato dalla ragazza. Scoperrto dall'attrice matura quanto innamoratissima e praticamente"folle"nel suo proposito di realizzare un film, è costretto a rompere con la ragazza, cui la matura ttrice aveva telefonato. Ma tutto ciò non basta, perché Joe verrà ucciso con tre revolverate dalla donna, finendo nella piscina. Thiller, noir, dramma sentimnetale, "Playing the play"senza riserve e senza infingimenti sul mondo del cinema, questo"Sunset Boulevard", originalissimo per l'epoca(la liunga narrazione della vicenda da parte del protagonista morto)è anche un"tragedia non più possibile", ossia quelle tragedie in epoca borghese ripropostea teatro da autori come Von KLeist, ma esempio unico nella storia del cinema, con la doppia riflessione sulll'autobiografia(Gloria Swanson, protagonista efficacissima, sembra racconti la propria storia di ex.diva del muto che, all'avvento del sonoro, aveva realizzato un solo film da protagonista), sul cinema e sulla società. Realizzato da due ebrei viennesi, dal grande Billy Wilder come regista sceneggiatore(billy Wilder, però, viene ingiustamente considerato solo "il re della comemdia")e da un altro ebreo viennese come Erich Stroheim(il"von"è auto.-attiribuiutio), grande regista e attore, che qui come"domestico"ci dà un altro spaccato autobiografico, lotano dai paradossali ruoli di uficiale nazista(paradosso tragico!)interpretati in vari attri film. Williamo Holden è comunque bravo, come anche Nancy Olson, ma i grandi nomi del film sono quelli citati sopra. El Gato
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samanta
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lunedì 8 marzo 2021
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io sono una grande attrice ...
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Considerato un film cult è uno dei film più noti di Billy Wilder uno dei registi più titolati di Hollywood con ben 7 Oscar tra regia (3) e sceneggiatura, quando il film uscì nel 1950 in b/n Wilder era già un regista affermato in USA (La fiamma del peccato, Giorni perduti) con film drammatici. Il film ha come star indiscussa Gloria Swanson nel compito non facile di interpretare praticamente se stessa, tra l'altro aveva 50 anni come la protagonista e come lei aveva iniziato la carriera a 16 anni diventando une delle dive del cinema muto. La Swanson quando arrivò il cinema sonoro, si trovò in difficoltà, non come tanti attori spazzati via perché non sapevano recitare o per la voce, ma perchè non si ritrovava più nel nuovo ambiente, interpretò alcuni film sonori (ricevette 2 nomination all'Oscar) ma alla fine degli anni 30' lasciò il cinema dedicandosi al teatro e alla radio.
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Considerato un film cult è uno dei film più noti di Billy Wilder uno dei registi più titolati di Hollywood con ben 7 Oscar tra regia (3) e sceneggiatura, quando il film uscì nel 1950 in b/n Wilder era già un regista affermato in USA (La fiamma del peccato, Giorni perduti) con film drammatici. Il film ha come star indiscussa Gloria Swanson nel compito non facile di interpretare praticamente se stessa, tra l'altro aveva 50 anni come la protagonista e come lei aveva iniziato la carriera a 16 anni diventando une delle dive del cinema muto. La Swanson quando arrivò il cinema sonoro, si trovò in difficoltà, non come tanti attori spazzati via perché non sapevano recitare o per la voce, ma perchè non si ritrovava più nel nuovo ambiente, interpretò alcuni film sonori (ricevette 2 nomination all'Oscar) ma alla fine degli anni 30' lasciò il cinema dedicandosi al teatro e alla radio. Era una donna energica, durante il cinema muto fece la regista e il produttore di film avendo come socio e amante (erano entrambi sposati) Joseph Kennedy sr. (padre di John), ebbe pure una relazione con il suo primogenito Joseph jr. che morì in guerra. Ebbe una vita sentimentale tumultuosa, ma era anche un'imprenditrice capace nella moda e nei cosmetici.
Nel film è Norma Desmond grande attrice del muto che non recita da 20 anni, ancora ricca che vive in una villa solitaria con il fedele maggiordomo Max (Eric von Stroheim) che è stato il suo primo marito. Per caso incontra nella villa Joe (William Holden) soggettista squattrinato che inseguito dai creditori si è rifugiato con l'auto nel garage abbandonato della casa. Norma trattiene con se Joe perché rimaneggi la sceneggiatura di un film che vuole proporre al vecchio amico Cecil B. De Mille, Gloria lo paga profumatamente e lo riempe di regali costosi, Joe la notte di Capodanno scappa della villa per rivedere gli amici, incontra Betty che aveva conosciuto alla Paramount e che gli propone di scrivere insieme una sceneggiatura. Joe deve ritornare alla villaperchée Max gli ha comunicato che Norma ha tentato il suicidio, Joe la incontra e lei gli dichiara il suo amore lui cede e diventano amanti, il finale è tragico, perché lui rivela la sua situazione alla ragazza di cui si è innamorato, ma quando vuole andare via Norma gli spara e lo uccide.
Il film è un dramma come i primi film di Wilder che poi si dedicherà alla commedia brillanti o comiche (Sabrina, A qualcuno piace caldo, Prima pagina) sempre con risvolti sarcastici, non condivido la voce fuori campo di Joe che morto racconta la sua triste storia, la voce fuori campo può essere uno strumento utile nella narrazione cinematografica, ma è troppo invadente, Wider avrebbe dovuto lasciare il racconto di più al dialogo o all'espressività. E' un film non tanto di critica al mondo del cinema, ma piuttosto il racconto come il successo e il divismo possano stravolgere la mente umana fino alla follia, Joe è l'emblema come il compromesso con la coscienza può disgustare ma fa comodo e questo succede in tutti i campi. La Swanson, ben diretta, interpreta in modo eccezionale il tragico tramonto di una diva e di un successo. ebbe solo la nomination all'Oscar che avrebbe meritato (Lo ebbe June Holliday, battendo pure Bette Davis di Eva contro Eva: figurarsi!), la sua interpretazione è da manuale con il sorriso sempre forzato e il lampeggiare degli occhi. Bravo anche Holden che riceverà 2 anni dopo l'Oscar (Stalag 17) e irreprensibile Von Stroheim.
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stefano capasso
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sabato 28 marzo 2020
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metariflessione sul cinema
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Joe Gillis è uno sceneggiatore in crisi che non riesce più a pagare l’affitto e sta per perdere la sua automobile a causa del mancato pagamento della rata. Casualmente finisce nella villa di una vecchia star del cinema muto, Norma Desmond, che le offre di rivedere il copione al quale sta lavorando da anni. Gillis accetta e ben presto l’attrice si innamora di lui che si presta alle sue attenzioni e soprattutto al suo mantenimento. Ma la situazione si complicherà fino al dramma finale.
Billy Wilder in una grande meta riflessione sul cinema. Lo star system dei tempi del muto che ha tagliato fuori i suoi protagonisti, gli studios, il set e persino la presenza di un grande regista del passato, De Mille che interpreta se stesso.
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Joe Gillis è uno sceneggiatore in crisi che non riesce più a pagare l’affitto e sta per perdere la sua automobile a causa del mancato pagamento della rata. Casualmente finisce nella villa di una vecchia star del cinema muto, Norma Desmond, che le offre di rivedere il copione al quale sta lavorando da anni. Gillis accetta e ben presto l’attrice si innamora di lui che si presta alle sue attenzioni e soprattutto al suo mantenimento. Ma la situazione si complicherà fino al dramma finale.
Billy Wilder in una grande meta riflessione sul cinema. Lo star system dei tempi del muto che ha tagliato fuori i suoi protagonisti, gli studios, il set e persino la presenza di un grande regista del passato, De Mille che interpreta se stesso. La narrazione è fatta tramite un lunghissimo ed insolito flashback, il narrante è già morto e intreccia storie di crisi personale, di amore non corrisposto e di amore impossibile. È anche la storia del protagonista che finalmente sceglie di passare ad una vita adulta, grazie all’incontro con una donna che ama veramente, anche se questo passaggio non sarà premiato.
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fabio
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sabato 2 marzo 2019
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amore e orgoglio d'altri tempi
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Vengono in mente i romanzi di John Fante: lo scrittore che vive a Los Angeles facendo la fame ma sognando di sfondare a Hollywood. L'incontro con la grande diva del mutuo lo immerge in un mondo di finzione, proprio lui che aspira vivere con la finzione. Rimane intrappolato e solo l'incontro con una giovane, anche lei aspirante scrittrice innamorata del cinema, avrà il coraggio di spingerlo a ritrovare la dignità perduta.
È anche un omaggio ad un'epoca mitica, quella del muto, a quella Hollywood, sfavillante fabbrica di sogni e a tutti i suoi protagonisti.
Dove la finzione e la realtà si scontrano inevitabilmente scaturisce la tragedia e Wilder lo racconta a modo suo, con quel suo sorriso stavolta più malinconico.
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laurence316
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domenica 21 ottobre 2018
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dietro la facciata...
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Probabilmente il vertice dell’arte di Wilder (al pari di A qualcuno piace caldo), Viale del tramonto è uno dei più clamorosi film della storia del cinema (con un titolo proverbiale).
Costruito su una trovata che era una novità assoluta (il morto che racconta la propria vicenda [il quale, in origine, avrebbe dovuto pure dialogare con altri cadaveri all’obitorio, scena poi eliminata]), il film è una sferzante, caustica e impietosa radiografia di ciò che si cela dietro la facciata luminosa e scintillante di Hollywood, delle tragedie e delle miserie (esistenziali) che si originano dalla “fabbrica dei sogni”.
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Probabilmente il vertice dell’arte di Wilder (al pari di A qualcuno piace caldo), Viale del tramonto è uno dei più clamorosi film della storia del cinema (con un titolo proverbiale).
Costruito su una trovata che era una novità assoluta (il morto che racconta la propria vicenda [il quale, in origine, avrebbe dovuto pure dialogare con altri cadaveri all’obitorio, scena poi eliminata]), il film è una sferzante, caustica e impietosa radiografia di ciò che si cela dietro la facciata luminosa e scintillante di Hollywood, delle tragedie e delle miserie (esistenziali) che si originano dalla “fabbrica dei sogni”.
E’ una pietra miliare del cinema americano e mondiale, un melodramma dai contorni tragici e nerissimi, ma anche pervaso da una sottile vena di umorismo nero.
Al suo centro, il tema della decadenza e della perdita della propria dignità, in una vertiginosa spirale che porta, in questo caso, a confondere il cinema con la vita vera, in altri termini il proprio lavoro con la propria esistenza. E, difatti, il film stesso mescola “in modo inquietante finzione e realtà” (Mereghetti).
Perché la Swanson era un’autentica diva del muto caduta nel dimenticatoio, effettivamente diretta da DeMille in alcune pellicole (e che si prodiga di conseguenza, in parte, in una sorta di impietoso autoritratto), von Stroheim (che interpreta il maggiordomo) un ex-regista di quell’epoca d’oro (da ricordare almeno per il suo Greed [Rapacità, 1925]) che la diresse per davvero nell’incompiuto Queen Kelly (che è poi il film che lei proietta ossessivamente nel propria sala di proiezione privata), mentre DeMille, ovviamente, era anch’egli un vero regista (che qui interpreta se stesso, intento nelle riprese di Sansone e Dalila) e Hedda Hopper una temibile e temuta giornalista scandalistica (la si vede sul finale).
Viale del tramonto è un capolavoro senza tempo, perché non ha perso in attualità (e probabilmente non vi perderà mai), uno dei più efficaci nel raccontare del lato oscuro di Hollywood ma dell’industria dello spettacolo in generale.
Indimenticabile il finale (con l'ex-regista che "dirige" per l'ultima volta quella che fu la sua diva), ma diverse sono le scene da ricordare (in una di questa, tra le varie “facce di cera”, compare fugacemente anche Buster Keaton). E ottime le interpretazioni (non solo la Swanson, che per ironia della sorte ad oggi viene ricordata unicamente per questo film; ma anche tutti gli altri). 11 nomination e (solo) 3 Oscar: a miglior sceneggiatura, scenografia e colonna sonora.
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parsifal
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lunedì 9 ottobre 2017
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fascino decadente
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IL grande e poliedrico Billy Wilder diede vita, nel 1950, a quest'opera che può essere , a tutti gli effetti, considerata come uno dei film hollywodiani più rappresentativi del cinema americano del dopoguerra. Un vero e proprio oggetto di culto, che sfida il passare del tempo, che tra l'altro è una delle tematiche fondanti della sceneggiatura. Che venne scritta da Wilder, insieme a C. Brackett e D. Marshamm Junior, ed ebbe più di una stesura. Venne terminata in corso d'opera , poichè Wilder voleva constatare sul campo la sua efficacia e basarsi sull'ìinterazione , umana e professionale , tra gli attori. La vicenda inizia con una narrazione a ritroso ; una voce fuori campo , che si scoprirà appartenere allo sfortunato protagonista Joe Gills (W.
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IL grande e poliedrico Billy Wilder diede vita, nel 1950, a quest'opera che può essere , a tutti gli effetti, considerata come uno dei film hollywodiani più rappresentativi del cinema americano del dopoguerra. Un vero e proprio oggetto di culto, che sfida il passare del tempo, che tra l'altro è una delle tematiche fondanti della sceneggiatura. Che venne scritta da Wilder, insieme a C. Brackett e D. Marshamm Junior, ed ebbe più di una stesura. Venne terminata in corso d'opera , poichè Wilder voleva constatare sul campo la sua efficacia e basarsi sull'ìinterazione , umana e professionale , tra gli attori. La vicenda inizia con una narrazione a ritroso ; una voce fuori campo , che si scoprirà appartenere allo sfortunato protagonista Joe Gills (W.; HOlden), rievoca le sue gesta partendo dall'immagine che lo ritrae cadavere, all'interno di una piscina, appartenente ad una lussuosa e decadente villa hollywodiana. Ci arrivò mentre tentava di sfuggire agli agenti delle tasse e durante la fuga , entrò in quella che a lui sembrava una pomposa e fatiscente magione d'altri tempi abbandonata a sè stessa, non certo priva di un lugubre fascino retrò. Ma l'apparenza inganna; il giovane sceneggiatore , squattrinato e con poche speranze, è costretto a ricredersi. IL luogo , è abitato da una signora che in passato fu la stella del cinema muto e d oggi brilla solo alla luce dei suoi ricordi, Norma Desmond ( interpretata da Gloria Swanson, che fu davvero un' attrice molto in vista all'epoca del muto) . Ella vive nel suo mondo dorato, circondata da tutte quegli orpelli decadenti dai quali mai potrebbe separarsi, continuando a fluttuare nella vanagloria di sentirsi l'unica e sola degna di essere ricordata. " Io sono grande , è il cinema che è diventato piccolo." Questa è ciò che la diva dice al giovane scrittore, nel presentarsi a lui. Da quel momento, inizierà tra i due un rapporto via via sempre più confidenziale e ravvicinato , al quale Joe non riuscirà a sottrarsi facilmente. IL giovane accetta di rievisionare un copione scritto dalla diva, con l'intenzione di interpretarlo, ai fini di una rentrèè in grande stile. La necessità economica e la curiosità , che spesso contraddistinguono gli scrittori di talento, lo spingono a vivere quel che gli viene proposto. MA tutto diventerà simile ad una prigione dorata: Norma, sovente sostenuta nelle sue originali elucubrazioni, spesso prive di fondamento, dall'onnipresente maggiordomo- tuttofare, figura inquietante e misteriosa intepretata da E.Von Stroheim,vorrebbe possederlo fino in fondo e lo costringe a vivere una vita non sua , soffocandolo giorno dopo giorno. Per cui egli conduce una doppia vita; di giorno accanto a Norma e di notte scrive copioni in compagnia della ragazza di una amico, che si innamorerà di lui. Nel frattempo la Diva è impaziente e decide di contattare il suo amico regista C.B. De Mille, al quale ha spedito il copione per avere una risposta e coglie l'occasione di una telefonata dalla Paramount( equivoco che troverà nel chiarimento la chiave di volta di parte della vicenda) per presentarsi sul set di Sansone e Dalila. Viene accolta con tutti gli onori, si commuove, ma Joe comprende l'amaro retroscena, confermato dal maggiordomo; nessuno l'aveva convocata, volevano solo noleggiare la sua auto. Non ci sarà nessun ritorno e nessuno desidera che ci sia. Intanto NOrma accecata dalla gelosia, telefona alla collega di Joe e le racconta la verità sulla sua vita professionale e privata, facendolo passare per un gigolò d'alto bordo. La ragazza raggiunge la residenza, vede e constata con i suoi occhi come stanno le cose e chiede a Joe di seguirla . Lui non lo farà ed andrà incontro ad un tragico e melodrammatico epilogo. La scena finale, in cui Norma scende maestosamente le scale, credendo di girare il film del suo ritorno sulle scene, diretto dall' onnipresente Max ( suo ex marito che ha accettato di servirla pur di non abbandonarla) è una delle scene più toccanti di tutto il cìnema americano del dopoguerra. Atmosfere decadenti e sofisticate ,narrazione avvincente ed ambientazioni ad hoc, che meglio non potrebbero rappresentare l'intera vicenda.Inoltre nonostante parli dell'inesorabiltà dello scorrere del tempo, supera di gran lunga ogni barriera temporale. Capolavoro da apprezzare, in ogni suo lato.
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