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peer gynt
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domenica 15 marzo 2020
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cechov colpito e affondato
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Film decisamente brutto, annegato com'è nei registri del grottesco e dell'assurdo. Mikhalkov non poteva rendere peggio di così l'arte di raccontare di Anton Cechov. Soprattutto nella prima parte prevale un fellinismo di maniera che infastidisce. Da evitare.
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joker 91
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mercoledì 6 aprile 2011
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un bellissimo film
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un film troppo sottovalutato che parla d'amore,fallimento attraverso un certo Marcello Mastroianni che è l'attore italiano più grande della storia che si guadagnò la terza nomination all' oscar poi il premio sarà vinto da Douglas per wall street ed vince la palma d'oro a cannes. Marcello ha nelle mani il film con un interpretazione eccezzionale,qualche punto smorto nella pellicola è presente ma Mikhalkov riesce a mantenere degnamente l'insieme.
Ottimo film con colonna sonora struggente,ingiustamente sottovalutato
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lafcadio
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sabato 10 maggio 2008
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l'autentico nel fallimento
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Un'ottima pellicola. Mastroianni, guidato da Mikalkov, eccelle. Brava la Keller, il suo personaggio, nella seconda parte della sua apparizione, esprime un intimismo coinvolgente. La storia può apparire come una delle tante, ma il messaggio è nel suo interno. Qui, il protagonista esce fuori dalla schermo protettivo (la sicurezza che il benessere della moglie gli procurava)in cui si crogiolava in un'esistenza falsata.Ma la sua natura di apparente pusillanime non gli consente di riuscire nel proposito di ricostruirsi un ruolo, quindi un nuovo rapporto con la donna per la quale pure provava un forte sentimento. "Apparente pusillanime", ho detto perché, in vero, l'autenticità fallisce al cospetto dell'ordinario della vita.
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Un'ottima pellicola. Mastroianni, guidato da Mikalkov, eccelle. Brava la Keller, il suo personaggio, nella seconda parte della sua apparizione, esprime un intimismo coinvolgente. La storia può apparire come una delle tante, ma il messaggio è nel suo interno. Qui, il protagonista esce fuori dalla schermo protettivo (la sicurezza che il benessere della moglie gli procurava)in cui si crogiolava in un'esistenza falsata.Ma la sua natura di apparente pusillanime non gli consente di riuscire nel proposito di ricostruirsi un ruolo, quindi un nuovo rapporto con la donna per la quale pure provava un forte sentimento. "Apparente pusillanime", ho detto perché, in vero, l'autenticità fallisce al cospetto dell'ordinario della vita. Il senso dell'autentico si percepisce a sprazzi, come un segno che sfugge e la coda dell'occhio lo carpisce all'ultimo istante. Per alcuni ciò è così vero che non si sentono, malgrado la capacità o meno che possono avere di concettualizzare un tal segno,di farne una convenzione. Un rapporto accettato non può che convenzionarsi, rendersi abitudine, se dilatato oltre la misura del suo apparire: vivere di un ricordo può essere più intenso. Ma questo ricordo deve scaturire da sé, quando meno ci si aspetti di vederlo. La scena del ritorno, quando sul carro gli emerge nella memoria la nenia che sua mamma gli soleva cantare da bambino per farlo addormentare esprime il senso di ciò che si intende. Lì è l'autentico e non si provi a dilatarlo oltre quella misura perché se ne farebbe già altra cosa. Meglio apparire un farfallone, un pusillanime, consapevole di esserlo(e questo il personaggio lo esprime: nel finale quando il regista unisce il drammatico- la commozione del protagonista quando finisce di raccontare la sua storia proprio a colui che ha preso il suo posto con la donna di cui aveva sentito nella narrazione- al grottesco: la mimica pagliaccesca che richiama la danza zingaresca e quindi l'essere ridicolo con cui si maschera). Mikalkov, sapientemente fa coincidere l'alternanza, il passaggio dal dramma al grottesco, che, per contrasto, esprime tale consapevolezza insita nel personaggio: 1) al suo risveglio, dopo aver ricordato la nenia infantile (ciò che poteva essere e non è stato, l'Ormai che non torna, il trascorre) e l'incrocio del carro zingaresco;2) e alla fine del suo racconto. Non a caso lo stesso Regista ha girato Oblomov, dal romanzo di Concarov, dove l'inazione, è il caso di dirlo?,è sinonimo del seguente pensiero amletico:"L'incarnato della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero." E quindi il sentire di Oblomov è il sentire del Mastroianni mikalkoviano. La pellicola esprime ottimamente lo spirito russo: l'abbraccio, il bacio, l'espressione dei volti e quella verbale, per non dire della bella fotografia che risalta lo sfondo paesaggistico.
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gianni
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lunedì 31 marzo 2008
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ociciornia
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perchè mediocre? molte scene in russo e porta fuori l'ascoltatore. lo svia e non capisce il significato di quelle scene anche bellissime, Altro oci ciornie con sottotitoli in italiano, veloci, rapidi, porta a rovinare la bellezza del film.
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sixoclock
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martedì 8 gennaio 2008
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ma dov'è checov?
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Noioso e lungo. La storia è banalissima, ma il peggio è...dove sta Checov? Sinceramente non riesco a capire a quale racconto si sia ispirato il regista. Basta la sola ambientazione russa di inizio 900 a definire il film ispirato ai racconti di Checov? Unica chicca carina sono i titoli di testa presentati come in un'opera teatrale
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iuri
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domenica 23 dicembre 2007
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oci ciornie
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