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paul hackett
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martedì 5 maggio 2026
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ottima... la pubblicit? a milano... il film n
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Deludente rispetto al primo, manca di personalità e carisma. Positivo invece il grande spot realizzato più o meno gratis a Milano e all'Italia in genere per riflesso. La scena della cena "aziendale" al Cenavolo vinciano aldilà che sia stata ricostruita in studio è comunque un'oscenità anche solo immaginarla.
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gabriella
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martedì 5 maggio 2026
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il diavolo non veste pi? prada, ma l''algoritmo
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Nel primo capitolo avevamo lasciato Andy Sachs che abbandonava Runway per dedicarsi alla sua reale aspirazione, quella della giornalista d'inchiesta, e gettava il cellulare in una fontana di Parigi, rifiutando così di appartenere unicamente al lavoro che la stava allontanando dagli affetti e amicizie, e la ritroviamo vent'anni dopo che proprio mentre sta ricevendo un premio giornalistico, viene licenziata insieme al suo staff. Se nel 2006 le riviste cartacee erano il mondo e Runway ne era il centro,, nel 2026 con il declino dell'editoria contro l'algoritmo dei social e di A.I.le basi per una satira feroce c'erano tutte, invece la sceneggiatura sceglie il conforto della ripetizione invece del rischio dell'evoluzione, ostaggio di un " fan service" forzato che toglie quel glamour, quella cattiveria e quell'ironia che tanto avevamo amato nel primo.
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Nel primo capitolo avevamo lasciato Andy Sachs che abbandonava Runway per dedicarsi alla sua reale aspirazione, quella della giornalista d'inchiesta, e gettava il cellulare in una fontana di Parigi, rifiutando così di appartenere unicamente al lavoro che la stava allontanando dagli affetti e amicizie, e la ritroviamo vent'anni dopo che proprio mentre sta ricevendo un premio giornalistico, viene licenziata insieme al suo staff. Se nel 2006 le riviste cartacee erano il mondo e Runway ne era il centro,, nel 2026 con il declino dell'editoria contro l'algoritmo dei social e di A.I.le basi per una satira feroce c'erano tutte, invece la sceneggiatura sceglie il conforto della ripetizione invece del rischio dell'evoluzione, ostaggio di un " fan service" forzato che toglie quel glamour, quella cattiveria e quell'ironia che tanto avevamo amato nel primo. L'unico cambiamento è che Miranda non ha più nessuna malcapitata alla quale lanciare il cappotto e lo deve appendere da sola, nell'epoca della cancel culture inoltre ha un'assistente che le dice cosa non deve dire, anche se sottolinea quanto manchi quel dinamismo spietato che rendeva il suo personaggio iconico. Il ritorno di Andy a Runway, nello stesso ruolo che vent'anni rima aveva rigettato, ci può stare, è una necessità , quello che stona è che è irritante vederla dopo una carriera ventennale , che inciampa nei corridoi cercando l'approvazione di Miranda. Cosa è rimasto della ragazza che voleva cambiare il mondo con un giornalismo serio? Il problema è che la sceneggiatura ha sacrificato la coerenza del personaggio di Andy sull’altare della nostalgia, per far funzionare il sequel gli autori avevano bisogno di rimettere Andy e Miranda una di fronte all’altra, dimenticando che sono trascorsi vent’anni. Quanto a Emily, che nonostante adesso lavori per Dior in un ruolo di prestigio, non ha mai dimenticato Runway e sebbene sia quella che maggiormente ricalchi le orme di Miranda ( un divorzio e due figlie, immolati alla dedizione del lavoro), rimane intrappolata in un loop di “ eterna promessa”, anziché della ragazza ambiziosa e determinata che avevamo conosciuto. E infine Nigel, l’eterno secondo, dopo essere stato letteralmente “pugnalato “ alla fine del primo film , è ancora lì a correre in soccorso di Miranda e risolvere qualsiasi diatriba, è lui il cuore pulsante di Runway, il ritratto di un outsider culturale, l’unico vero curatore rimasto in un settore che ha smesso di guardare e ha iniziato solo a scorrere, l’unico che ha imparato a navigare il veleno dell’ufficio senza farsi consumare, ma che cerca di mantenere l’anima artistica della moda contro le logiche puramente commerciali dei nuovi investitori. Possiamo dire che il suo personaggio rappresenta una vittoria di classe, non di visibilità, perché ha capito che per salvare la bellezza servono i dati, non bastano più i tessuti pregiati e per farlo bisogna interagire con i nuovi linguaggi senza snobismo. Il suo sguardo resta l’unico posto dove la moda èancora, per un attimo, una cosa seria. Diciamo che il sequel preferisce la confezione regalo sopra il contenuto, puntando sull’estetica per distrarre lo spettatore da una sceneggiatura un po' pigra, che ha perso quella natura di manuale di sopravvivenza nel mondo del lavoro che l’aveva reso un cult. Una scena che ho trovato una vefra cafonata americana è quella della serata di gala nella sala del cenacolo vinciano. Sappiamo benissimo che il Cenacolo è monitorato da sensori laser e da micro filtraggi dell’aria e vedere gente che sorseggia cocktail e mangia tartine a pochi centimetri da una superficie che si sfalda solo a guardarla, diciamo che un film che parla di stile, dovrebbe sapere che la prima regola è il rispetto per il contesto-
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goldy
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martedì 5 maggio 2026
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vuoto pneumatico
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Una montagna di noia in un mondo fatuo e respingente.
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the moon
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domenica 3 maggio 2026
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pessimo
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Bruttissimo film,con attori bravi a ricalcare le orme del primo capitolo ma senza concludere in niente.Trama povera di contenuti, forzatamente sembra il beatiful del grande schermo. Inutile.
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nino pellino
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domenica 3 maggio 2026
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gradevole ma niente di particolare
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Sarà che "Il diavolo veste Prada 2" fa parte di un genere cinematografico che non riesce a prendermi, ma io tutto questo desiderio irrefrenabile del pubblico di correre al Cinema per andare a vedere questo film, francamente mi è risultato incomprensibile. Per carità, onore al merito per le interpretazioni gradevoli di due grandi attrici come Meryl Streep e Anne Hathaway, nonché per il fascino glamour e alla moda per quanto riguarda l'aspetto coreografico, nonché per l'eleganza degli abiti indossati dagli interpreti, per il resto non mi è sembrato di aver visto una pellicola destinata ad essere ricordata negli annali nella storia del Cinema americano.
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Sarà che "Il diavolo veste Prada 2" fa parte di un genere cinematografico che non riesce a prendermi, ma io tutto questo desiderio irrefrenabile del pubblico di correre al Cinema per andare a vedere questo film, francamente mi è risultato incomprensibile. Per carità, onore al merito per le interpretazioni gradevoli di due grandi attrici come Meryl Streep e Anne Hathaway, nonché per il fascino glamour e alla moda per quanto riguarda l'aspetto coreografico, nonché per l'eleganza degli abiti indossati dagli interpreti, per il resto non mi è sembrato di aver visto una pellicola destinata ad essere ricordata negli annali nella storia del Cinema americano. Anche la trama serve giusto ad allungare il brodo, tra crisi societaria e avanzamento del progresso tecnologico che rischia di soppiantare il mito della carta stampata. Il primo episodio è stato decisamente più originale e più significativo. Mi dispiace ma di sequel come questo se ne poteva benissimo fare a meno
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